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Giulio Martinat

generale italiano
Martinat Giulio di Filippo
NascitaManiglia di Perrero, 24 febbraio 1891
MorteNikolaevka, 26 gennaio 1943
Cause della morteFerite riportate in combattimento
Luogo di sepolturaNikolaevka
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Forza armataRegio Esercito Italiano
ArmaFanteria
CorpoAlpini
Anni di servizio1910 - 1943
GradoGenerale di Brigata
GuerreGuerra italo-turca, Prima guerra mondiale, Guerra d'Etiopia, Seconda guerra mondiale
CampagneFronte somalo, Campagna italiana di Grecia, Campagna di Russia
BattaglieBattaglia di Derna, Battaglia di Monte Mrzlivrh, Battaglia di Nikolaevka
Comandante dibattaglione "Pinerolo", Brigata alpina "Julia", IV Divisione CCNN "Tevere", 11º Reggimento alpini, 5ª Divisione alpina "Pusteria", XVI Corpo d'Armata, IV Corpo d'Armata
Decorazionivedi qui
Studi militariIstituto Superiore di Guerra
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Giulio Martinat (Maniglia di Perrero, 24 febbraio 1891Nikolaevka, 26 gennaio 1943) è stato un generale italiano, degli alpini. Capo di Stato Maggiore di Corpo d’Armata, medaglia d'oro al valor militare.

BiografiaModifica

Nacque a Maniglia di Perrero il 24 febbraio 1891, figlio di Filippo e Maria Tron. Di religione valdese, frequentò la Scuola Latina di Pomaretto, per proseguire gli studi presso il Ginnasio Liceo Valdese di Torre Pellice. Dopo aver seguito da volontario il corso ufficiali di complemento, nel1910 partì per la guerra italo-turca come sergente assegnato al battaglione "Edolo" del 5º Reggimento alpini, distinguendosi nei combattimenti a Derna. Decorato di una Medaglia di bronzo al valor militare ottenne la promozione a sottotenente di complemento. Rientrato in Italia e transitato in servizio permanente effettivo, venne trasferito al battaglione "Pinerolo" del 3º Reggimento alpini, con il quale prese parte alla prima guerra mondiale distinguendosi nei combattimenti del Monte Mrzlivrh meritando una seconda Medaglia di bronzo al valor militare e la promozione a tenente (luglio 1915) e poi a capitano (all'inizio del 1916), terminando la guerra inquadrato nel 1º Reggimento Mitraglieri mobilitato.

Finita la guerra viene inquadrato nel 6º Reggimento Alpini, battaglione "Monte Baldo", durante l'attività del Corpo d'Occupazione Italiano in Alta Slesia a Teschen. Tornato in Italia, si laurea in giurisprudenza presso l'Università di Napoli (primavera 1921); appassionato di lingue, nel corso degli anni imparerà il francese[1], lo spagnolo, l'inglese, il tedesco, il croato, il serbo e il russo. Nel 1923 si trasferì per servizio presso la Scuola Allievi Ufficiali di Complemento di Verona, sposandosi il 29 dicembre dello stesso anno con Emma Montignani.

Dal 1924 al 1927 prestò servizio presso la Missione Militare Italiana in Ecuador come istruttore di mitragliatrici ed armi automatiche, frequentando al ritorno in Italia il 57º Corso dell'Istituto Superiore di Guerra. Promosso al grado di Maggiore, trascorse il periodo di esperimento di Stato Maggiore a Trieste (1930-1931), prendendo successivamente il comando del battaglione "Pinerolo"[2].

Promosso al grado di Tenente Colonnello (1934), prestò servizio di Stato Maggiore ad Alessandria e l'anno successivo come Capo di Stato Maggiore della Divisione Alpina "Julia". A fine 1935 venne assegnato come Capo di Stato Maggiore alla IV Divisione CCNN "Tevere", mobilitata per la Guerra d'Etiopia sul fronte somalo, dove venne decorato con Medaglia d'argento al Valore Militare. Rientrato in Italia tornò al suo incarico di Capo di Stato Maggiore della "Julia" fino al 1937, quando, promosso Colonnello, assunse il comando dell'11º Reggimento alpini a Brunico. Nel settembre 1939 tornò a svolgere incarichi di Capo di Stato Maggiore, prima presso la 5ª Divisione alpina "Pusteria", poi presso il XVI ed il IV Corpo d'Armata.

Nel 1940 partì per l'Albania come Capo di Stato Maggiore del Corpo d'armata Alpino, guadagnando la seconda Medaglia d'Argento al Valore Militare e la Croce di Cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia.

Il 17 luglio 1942 partì, sempre come Capo di Stato Maggiore del Corpo d'Armata Alpino, alla volta del fronte russo, ed a novembre venne promosso Generale di Brigata.

Il 26 gennaio 1943, con i resti delle forze italiane in ritirata, prese parte alla Battaglia di Nikolaevka. Gli alpini avevano già ripetutamente ed inutilmente cercato di sfondare l'accerchiamento russo ed anche gli ufficiali superiori si misero alla testa delle truppe per un ultimo attacco. Uscito da una riunione ufficiali, Martinat vide passare gli alpini dell'"Edolo", e la sua decisione fu immediata:

«Ho cominciato con l'"Edolo", voglio finire con l'"Edolo"»

. Imbracciato un moschetto, cominciò ad incitare

«Avanti alpini, avanti di là c'è l'Italia, avanti!»

, perdendo la vita in combattimento. Insieme ad altri 39 ufficiali e 3000 alpini venne sepolto nelle grandi fosse comuni scavate dai soldati russi.

RiconoscimentiModifica

Perrero, suo paese natale, gli ha dedicato un monumento, opera dello scultore Emilio Musso e inaugurato il 21 maggio 1950.[3] Strade a suo nome sono state inaugurate a Torre Pellice, Luserna San Giovanni, Bedollo, Perrero, Pinerolo, oltre al Parco Martinat di San Pietro Val Lemina.

OnorificenzeModifica

  Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia
«Capo di Stato Maggiore di un Corpo d'Armata in guerra, in oltre tre mesi di operazioni, svoltesi in terreno asprissimo di montagna e con condizioni meteorologiche avverse, di fronte ad un avversario agguerrito ed aggressivo, dava continue e brillanti prove di grande capacità, rapida percezione, spiccato intuito tattico. Trascinatore per temperamento, pieno d’entusiasmo, si portava spesso in prima linea fra le truppe durante il combattimento per controllare e raddrizzare situazioni. In ogni circostanza fu di esempio a tutti per infaticabile attività, slancio, ardimento, serenità e sprezzo del pericolo. Fronte Greco-albanese, 28 ottobre 1940-5 febbraio 1941
— Regio Decreto n.253 del 1º agosto 1941.[4]
  Medaglia d'oro al valor militare
«Capo di Stato Maggiore di un Corpo d’Armata, soldato di eccezionale coraggio e di indiscusso valore, veterano di quattro campagne, più volte decorato, di elette qualità di mente e di cuore, vista passare una compagnia alpina che scendeva in linea per decidere l’aspra battaglia in corso, cedendo al suo istintivo entusiasmo di soldato e di combattente, vi si metteva alla testa dando a tutti con la sua alta parola la fiamma dell’ardimento e divenendone con la sua persona irresistibile esempio. Ritto, mentre sparava con il suo moschetto, in zona battutissima e scoperta, su elementi nemici appostati a brevissima distanza, una pallottola ne spezzò l’audace impresa e gli stroncò la vita, ma la vittoria era assicurata ed il nemico in fuga. Fulgido esempio di alte virtù combattive e di suprema dedizione alla Patria. Nicolajewka (Russia), 26 gennaio 1943.[5]»
  Medaglia d'argento al valor militare
«Trovandosi in un treno attaccato e fatto deragliare dai ribelli, coadiuvava con slancio e perizia i suoi superiori, dando pronta attuazione ai loro ordini per assicurare la prima difesa dei viaggiatori. Incaricato poi di sorvegliare un lato della difesa improvvisata, dava saggie, energiche disposizioni ai militari dipendenti, contribuendo così a tenere in rispetto per oltre ventiquattro ore l'avversario venti volte superiore di numero. Accorrendo senza posa dove maggiore era il rischio animò i pochi difensori sì che nonostante le perdite e la drammaticità della situazione, la resistenza poté protrarsi fino all'arrivo dei soccorsi che salvarono la vita dei numerosi viaggiatori, fra i quali donne e bambini. Esempio di alto spirito guerriero, durante ventiquattro ore, ogni suo atto fu atto di valore. Casello di Zalalakà, 6-7 luglio 1936
  Medaglia d'argento al valor militare
«Capo di S.M. di un corpo d'armata, durante vari giorni di combattimento si portava ripetutamente sulla linea del fuoco delle fanterie per rendersi conto delle situazioni per animare e trascinare. Durante una operazione per la conquista di una importante piazzaforte avversaria, difesa con accanimento da ingenti forze, avuto sensazione dell'imminente tracollo nemico, accompagnato da un solo carabiniere, si portava arditamente oltre le nostre pattuglie avanzate, penetrando per più chilometri nel dispositivo dell'avversario ripiegante ma ancora in armi e faceva pervenire al proprio comandante preziose ed esatte informazioni. Per il suo coraggioso comportamento, per lo slancio e l'entusiasmo in ogni suo atto destava l'ammirazione dei comandi e comandanti dipendenti. Valle Osteni-Dibra, 12 aprile - Korca-Erzeke-Leskoviku, 17-18-19-20-21 aprile 1941
  Medaglia di bronzo al valor militare
«Per la calma e la fermezza dimostrate il 3 marzo in difficili condizioni di combattimento. Si distinse anche per lodevole contegno nella notte dell'11-12 febbraio 1912. Derna 11-12 febbraio e 3 marzo 1912
  Medaglia di bronzo al valor militare
«Alla testa del suo reparto, si slanciava all'assalto delle trincee nemiche. Obbligato dal tiro delle mitragliatrici avversarie ad arrestarsi, dirigeva con sicurezza e calma il fuoco dei suoi alpini, finché cadeva ferito. Monte Mrzlivrh, 1-2 giugno 1915
  Medaglia commemorativa delle Campagne di Libia
  Medaglia commemorativa della guerra 1915-918 per il compimento dell'unità d'Italia
  Medaglia commemorativa italiana della vittoria del 1918
  Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia 1848-1918
  Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa Orientale 1935-1936 (ruoli combattenti)

Onorificenze straniereModifica

  Croce di Cavaliere dell'Ordine della Croce di Ferro
— 3 aprile 1943[6]

PubblicazioniModifica

  • Corrispondenze di guerra dalla Libia - L'Avvisatore Alpino (1912)
  • La loro offerta - Federazione Italiana Studi per la Cultura Religiosa, Napoli (1919)
  • Il grande capo d'una grande impresa militare - Società di Studi Valdesi (1939)

NoteModifica

  1. ^ Conseguendo un diploma presso la sezione napoletana dell'Università di Grenoble.
  2. ^ 3º Reggimento Alpini.
  3. ^ Copia archiviata, su comune.perrero.to.it. URL consultato il 25 febbraio 2012 (archiviato dall'url originale l'11 aprile 2012). Comune di Perrero - visto 6 aprile 2010
  4. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  5. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  6. ^ ww2awards.com.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica