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Giuseppe Berini

Presbitero, botanico e archeologo italiano

BiografiaModifica

Giuseppe Berini nasce a Ronchi di Monfalcone (ora Ronchi dei Legionari) nel 1746. Compie gli studi ad Udine e all'Ateneo di Padova[1].

Diventato sacerdote viene spesso chiamato col titolo di Abate, secondo l'usanza del tempo, anche se non è titolare di un'abbazia.

Si dedica alla botanica, alla geologia, all'archeologia e all'epigrafia. L'area delle sue ricerche è compresa tra Aquileia ed il Carso, tra il Timavo ed il Natisone[1].

In ambito botanico collabora con Leonardo Brumati[2], Giovanni Brignoli[3] e de Suffren[4].

Negli stessi anni invia descrizioni, campioni e semi anche a Wulfen[5], Bartling[6] e Bertoloni[1].

Con l'amico Brumati si dedica anche allo studio delle epigrafi di San Giovanni di Duino. Indaga anche sul ponte romano[7] sull'Isonzo e sulla tomba degli Eusebi[1].

Il suo interesse per la geologia verte soprattutto sul problema della provenienza delle acque del Timavo che pubblica in Indagine sullo stato del Timavo opera che è un sunto delle sue conoscenze sul territorio[1]. La teoria di Berini è che un tempo le acque dell'Isonzo formassero un lago nella zona dell'attuale confluenza con il Vipacco. Il lago, senza emissari, sfociava, attraverso un percorso sotterraneo, nel Timavo. Il crollo delle volte portò ad una riduzione della portata e di conseguenza alla tracimazione del lago dando origine all'attuale percorso di superficie dell'Isonzo fino al mare. Quindi il Timavo è ancora alimentato dalle acque dell'Isonzo. La prova di questa teoria è un muschio (la Fontinalis capillacea) caratteristica, secondo Berini, delle rive dell'Isonzo e rinvenuta anche nelle foci del Timavo.[8]

Nella stessa opera, in una nota a piè di pagina, c'è la prima segnalazione di un proteo (Proteus anguinus) nel carso Isontino[9]

Si dedica, dal 1801[10] alla traduzione della Naturalis historia di Plinio che si ferma però a due libri pubblicando tre opere sull'argomento[11].

Muore a Ronchi il 30 aprile 1831.

OpereModifica

NoteModifica

  1. ^ a b c d e Magnani 2009.
  2. ^ Berini aveva avviato Brumati agli studi e saranno poi colleghi nella breve esperienza al Ginnasio di Monfalcone (Domini 1962)
  3. ^ Brignoli 1822, p. 216.
  4. ^ De Suffren 1802, p. 6.
  5. ^ Marchesetti 1896, p. LXIII.
  6. ^ Friedrich Gottlieb Bartling (1798-1875) è stato un botanico tedesco. Studiò a Gottinga. Nel 1818 intraprese un viaggio botanico in Ungheria e Croazia. Nel 1836 divenne professore all'Università di Gottinga e l'anno successivo direttore del locale Orto Botanico (Ziegenspeck 1953).
  7. ^ Le vestigia del manufatto furono scoperte nel 1688 nei pressi di Ronchi. Noto come 'ponte di Ronchi', fu oggetto di scavi dal 1741 al 1880. Le epigrafi si trovano nei musei di Trieste ed Aquileia mentre i materiali furono quasi completamente asportati per il riutilizzo nell'edilizia pubblica a privata. Oggi è praticamente invisibile. Considerato un tempo un ponte sull'antico alveo dell'Isonzo era, alla luce degli studi più recenti, probabilmente un viadotto (Zanier 2009)
  8. ^ Galli 1999, pp. 16-17.
  9. ^ Berini 1826, p. 31.
  10. ^ Brumati 1816.
  11. ^ Sappiamo che il sig. Berini di Monfalcone sta da lungo tempo occupandosi di un'intera versione di Plinio, in cui sono un saggio i tre libri fin ora impressi, e che lo palesano ricco di cognizioni riguardanti la storia naturale, ma troppo disattento nell'italiana dizione. (Gamba 1828)

BibliografiaModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN264764441 · ISNI (EN0000 0004 1979 6221 · SBN IT\ICCU\TSAV\152452
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