Giuseppe Emanuele Modigliani

politico e antifascista italiano
Giuseppe Emanuele Modigliani
GiuseppeEmanueleModigliani.jpg

Deputato dell'Assemblea Costituente
Gruppo
parlamentare
Partito Socialista Italiano (15 luglio 1946 - 3 febbraio 1947)
Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (3 febbraio 1947 - 4 ottobre 1947)
Collegio CUN
Incarichi parlamentari
  • membro della giunta per il regolamento interno (26 giugno 1946 - 4 ottobre 1947)
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico PSI (1894-1947)
PSLI (1947)
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Professione avvocato

Giuseppe Emanuele Modigliani (Livorno, 28 ottobre 1872Roma, 5 ottobre 1947) è stato un politico e antifascista italiano.

BiografiaModifica

Modigliani nacque a Livorno il 28 ottobre del 1872 da una famiglia ebraica, primogenito dei quattro figli (i fratelli erano Margherita, Umberto ed Amedeo, quest'ultimo divenuto poi un celebre e rinomato pittore) di Flaminio Modigliani, livornese, discendente da una famiglia originaria di Roma, e di Eugénie Garsin, francese nata a Marsiglia ma di famiglia giudeo-portoghese tunisina, ambedue di sentimenti religiosi non rigorosamente praticanti [1].

Dopo aver frequentato il Ginnasio e liceo classico G.B.Niccolini e F.D.Guerrazzi di Livorno, seguì gli studi universitari a Pisa, vi conseguì la laurea in giurisprudenza e si avvicinò al movimento socialista.

Nel 1894 fu tra i fondatori del sezione livornese del Partito Socialista Italiano, divenendo l'anno successivo anche consigliere comunale della sua città. Promosse la nascita delle Camere del Lavoro e la diffusione del movimento socialista nell'area pisana, senese e nella Maremma. Collaborò al periodico socialista La Martinella di Colle di Val d'Elsa dove tenne anche diversi comizi.

Dopo il servizio militare ritornò alla sua attività politica divenendo segretario del Partito Socialista in Toscana.

Nel 1898 fu arrestato a Piacenza, dove dirigeva un giornale, fu processato insieme all'intero gruppo dirigente socialista e condannato a sei mesi di carcere. Proseguì la sua militanza come amministratore locale ed organizzatore del movimento sindacale e cooperativo.

Complesso fu il suo rapporto con Filippo Turati, con cui condivideva la visione riformista (dentro cui rappresentava l'ala più a sinistra); fu molto vicino invece alle posizioni di Gaetano Salvemini, pur avendo espresso un forte anti-interventismo nella prima guerra mondiale per cui partecipò alla conferenza di Zimmerwald dove insieme a Christian Rakovskij e Leone Trockij redasse il Manifesto di Zimmerwald contro la guerra.

Deputato dal 1913, fu assai apprezzato per le sue doti dialettiche e la sua notevole preparazione, che fu proficuamente utilizzata nella stesura delle riforme del regolamento della Camera dei deputati del 1920 e del 1922[2]. Esperienza che ebbe modo di ripetere come membro della giunta per il regolamento nell'Assemblea Costituente nel 1946 e fino alla morte nell'ottobre del 1947.

Nel serrato dibattito interno dei socialisti degli anni venti del 1900 cercò, senza successo, di evitare la scissione fra riformisti e massimalisti. Nel 1926, quando ormai il fascismo si consolidava al potere, fu dichiarato decaduto assieme agli altri parlamentari dell'opposizione. Riprese allora la sua professione di avvocato e rappresentò la parte civile nel processo per l'omicidio di Giacomo Matteotti.

In seguito agli attacchi ricevuti dai fascisti, insieme alla moglie Vera Funaro prese la via dell'esilio, dapprima in Austria e poi in Francia, continuando la sua attività di propaganda antifascista e divenendo rappresentante italiano all'Internazionale socialista.

Rientrato in Italia dopo la guerra, con la salute assai compromessa, fu membro della Consulta nazionale e deputato all'Assemblea Costituente.

L'11 gennaio 1947 partecipò alla scissione di Palazzo Barberini divenendo presidente del Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (poi Partito Socialista Democratico Italiano).

NoteModifica

Voci correlateModifica

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Collegamenti esterniModifica

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