Apri il menu principale

Giuseppe Gaetani d'Aragona

arcivescovo, nobile, collezionista di dipinti, italiano
Giuseppe Gaetani d'Aragona
patriarca della Chiesa cattolica
Coa fam ITA gaetani3.jpg
 
Incarichi ricoperti
 
Nato1639 a Piedimonte d'Alife
Consacrato arcivescovo15 marzo 1676
Elevato patriarca2 maggio 1695
Deceduto1710
 

Giuseppe Gaetani d'Aragona (Piedimonte d'Alife, 163912 marzo 1710) è stato un patriarca cattolico, diplomatico e nobile italiano.

Indice

BiografiaModifica

Giuseppe Gaetani d'Aragona (o de Aragonia) era figlio di Alfonso (1609-1644), 2º duca di Laurenzana, conte di Alife, principe d'Altamura, signore di Piedimonte di Gioia di Dragoni e di Porzia Carafa (1608-1652), già vedova di Ferdinando Caracciolo duca d'Airola. La coppia ducale ebbe molti figli: Francesca (monaca), Giulia (monaca), Francesco (1633-1653), Antonio (1638-1710), quindi Giuseppe, Anna Maria (monaca) e Diana. Giuseppe Gaetani il 15 marzo 1646 fu ammesso tra i cavalieri di Malta.

La prematura scomparsa del fratello maggiore, Francesco, morto senza discendenti, spostò i diritti di primogenitura sul figlio maschio secondogenito, Antonio, che nel 1653 divenne 4º duca di Laurenzana.

Giuseppe scelse la carriera ecclesiastica: consacrato vescovo il 15 marzo 1676, dal 24 febbraio 1676 fu arcivescovo titolare di Neocesarea del Ponto, il 2 maggio 1695 divenne patriarca titolare di Alessandria dei latini - incarico che tenne fino alla morte - e dal 4 aprile 1676 al 15 giugno 1678 fu nunzio apostolico a Firenze.

 
Jakob Philipp Hackert, Veduta di Piedimonte d'Alife, (1800)

A Roma gli furono affidati incarichi: presidente del porto di Ripetta e auditore generale della Curia delle cause Apostoliche. Aveva una residenza nella Rocca di Frascati e a Roma abitava al piano nobile di palazzo Caetani, con affaccio su piazza Santi Apostoli.

Rimase sempre attaccato a Piedimonte d'Alife, feudo di famiglia, dove sua madre aveva fondato un convento e insieme al marito aveva creato un teatro. La cappella della famiglia Gaetani era nella chiesa dei Cappuccini.[1] Alla morte di Giuseppe Gaetani una tela con Madonna e Bambino che era nella sua camera da letto, fu messa sull'altare della cappella di famiglia, dove Giuseppe Gaetani fu sepolto.

La sua collezione di dipintiModifica

Due inventari, uno del 1699 e uno del 1710[2] testimoniano la ricchezza della collezione di dipinti di Giuseppe Gaetani. Le attribuzioni - tra cui Giorgione, Tiziano, Caravaggio, Sassoferrato - non sono mai sostenute da note sull'origine dei dipinti e in molti casi si tratta di copie.[3] Le opere d'arte che erano appartenute ad Alfonso Gaetani erano andate a Francesco e poi ad Antonio. Giuseppe Gaetani destinò tutti i suoi averi al nipote Niccolò (1657-1741), figlio di Antonio. Alla morte di Niccolò - che di molto aveva aumentato le collezioni d'arte di famiglia - tutto andò disperso.

DocumentiModifica

  • Archivio di Stato di Rieti, Pergamena 62/0051 e 62/0058 (Instrumentum et decreti di Gregorio Giuseppe Gaetani d'Aragona, patriarca di Alessandria d'Egitto, uditore generale).
  • Editto di Monsignor Giuseppe Gaetani d'Aragona Patriarca d'Alessandria Presidente dell'Acqua Paola, giugno 1706.[4]

NoteModifica

  1. ^ La chiesa di San Francesco, del 1577, annessa al convento dei Cappuccini che erano arrivati a Piedimonte grazie a Cassandra de Capua Gaetani, fu confiscata da Murat che la trasformò in gendarmeria. Nel 1820 i Cappuccini ne ripresero il possesso, ma l'abbandonarono nel 1893. Il convento aveva una pinacoteca e una biblioteca che furono in parte disperse.
  2. ^ Labrot,  pp. 232-243. A p. 232 note biografiche di Giuseppe Gaetani. L'inventario dei dipinti da lui posseduti, redatto alla sua morte, fu steso dal notaio Giovanni Battista d'Errico, il 7 settembre 1710.
  3. ^ «Jusqu'à la fin du XVIIe siècle, et parfois bien au-delà, de nombreuses collections aristocratiques renferment un nombre élevé de copies: onze pour Juan Suarez de Figueroa, dix-neuf pour Geronimo Ferdinando Alarcon de Mendoza, dix-huit pour le second Alarcon, vingt et un pour Giuseppe Gaetani D'Aragona, vingt pour Giovanna Battista Pignatelli, et vingt-trois enfin pour Alvaro Della Quadra.» Gérard Labrot, Éloge de la copie. Le marché napolitain (1614-1764), in: Annales. Histoire, Sciences Sociales, vol. 59º, n. 1, 2004, pp. 7-35.
  4. ^ Carlo Fea, Storia 1. delle acque antiche sorgenti in Roma, perdute, e modo di ristabilirle, 2. dei condotti antico-moderni delle acque, Vergine, Felice, e Paola, e loro autori, Roma, nella Stamperia della R.C.A., 1832, SBN IT\ICCU\RMS\0051262. L'editto di Giuseppe Gaetani è alle pp. 170-171.

BibliografiaModifica

  • Gérard Labrot, Collections of paintings in Naples: 1600-1780 with the assistance of Antonio Delfino; edited by Carol Togneri Dowd and Anna Cera Sones; The provenance index of the Getty art history information program, Munich, Saur, 1992, SBN IT\ICCU\IEI\0068594.