Giuseppe Marchesi (pittore)

pittore italiano

Giuseppe Marchesi, noto anche con lo pseudonimo di il Sansone (Bologna, 30 luglio 1699Bologna, 16 febbraio 1771), è stato un pittore italiano, del periodo barocco, attivo principalmente a Bologna. Fu prima allievo del pittore Aureliano Milani e poi di Marcantonio Franceschini.

Archimede in un dipinto di Marchesi, Pinacoteca Stuard

BiografiaModifica

 
Clemente VIII riconsegna agli Anziani le chiavi della città di Bologna, 1739-40: il dipinto rappresenta papa Clemente VIII nell'atto di restituire le chiavi della città ai membri del consiglio degli Anziani, inginocchiati al suo cospetto. Sulla destra due fanciulli con tromba e alcuni soldati con tamburo sottolineano la solennità dell'avvenimento.[1]

Giuseppe Marchesi nacque a Bologna il 19 luglio 1699. Il suo primo maestro fu il pittore bolognese Aureliano Milani fino al 1719, quando Milani lasciò Bologna per Roma. Così, Marchesi entrò nella bottega di Marcantonio Franceschini, all'epoca il miglior esponente dello stile classicista a Bologna, e probabilmente in Europa, almeno fino all'affermazione di Donato Creti.

Da Aureliano Milani, Giuseppe Marchesi prese in prestito il gusto di Carracci per alcune figure maschili atletiche, e allo stesso tempo trasse da Franceschini una meravigliosa leggerezza nel rappresentare immagini di donne, bambini e angeli, con uno stile molto personale, che ha sempre mantenuto la capacità di Franceschini di rendere carnagioni chiare, soffuse di un dolce rossore e armonia nella composizione. Non sono note le opere realizzate mentre era allievo di Franceschini che, essendo di natura particolarmente moderata, finì per condurre il giovane Marchesi fuori dalla sua bottega a causa dell'eccessiva vivacità del personaggio di quest'ultimo. "Il Ratto di Elena" è il primo lavoro di sicura datazione realizzato per la grande sala della casa Buratti, a Bologna, nel 1725, e così dopo l'espulsione di Marchesi dalla bottega di Franceschini.

Precedenti sono da considerare i dipinti con le Quattro Stagioni (Pinacoteca Nazionale di Bologna). Questi dipinti, interpretando in modo molto personale lo stile di Franceschini, mantengono il gusto per l'ambientazione arcade, ma con una gamma cromatica che si distacca da quella del maestro e riconduce, piuttosto, a Lorenzo Pasinelli, per raggiungere un naturalismo più raffinato in "Inverno Notturno", in cui Marchesi sperimenta giochi realistici e inusuali di luci e ombre, che dimostrano, come le altre tre opere, una conoscenza della pittura rococò del Nord Europa. Tuttavia, già "Il ratto di Elena" documenta l'inizio del passaggio di Giuseppe Marchesi a quella che sarà la seconda e centrale fase della sua attività, nella quale, affascinato dallo stile di Vittorio Maria Bigari (Bologna 1692 - 1776), il "Sansone" passerà a colori molto traslucidi, con figure sottili, cielo cristallino e mare e sfondi di architetture di vertici classiche.

A questa fase appartengono "Achille si congeda dal centauro Chirone" (Hinton Ampner, Hampshire) e "Clemente VIII restituisce le chiavi della città di Bologna agli Anziani" (1739-1740), delle Collezioni Civiche di Arte Antica di Bologna . Nel terzo ed ultimo periodo Giuseppe Marchesi, pur restando un ottimo interprete, perderà la leggerezza compositiva che ha caratterizzato la sua giovinezza e l'età matura, apparentemente a causa di uno stato di depressione causato dalla declinante salute della moglie. Nel 1752 fu nominato principe dell'Accademia Clementina.[2] Morì a Bologna il 16 febbraio 1771.

La casa Beccadelli di Bologna ospita alcune sale al piano terra decorate da Vittorio Bigari e Marchesi. La Biblioteca Zambeccari, ex monastero dell'ordine dei gesuiti, fu decorata da Nicola Bertuzzi e Marchesi come pittori di figure, Pietro Scandelari le quadrature e Antonio Calegari come stuccatore.[3]

NoteModifica

  1. ^ Clemente VIII riconsegna agli Anziani le chiavi della città di Bologna, su bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it. URL consultato il 18 luglio 2019.
  2. ^ DBI.
  3. ^ LA BIBLIOTECA ZAMBECCARI, su www.comune.bologna.it. URL consultato il 18 luglio 2019.

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN47841837 · ISNI (EN0000 0000 6631 3203 · Europeana agent/base/11551 · LCCN (ENnr94003460 · GND (DE12944409X · ULAN (EN500024803 · BAV (EN495/127803 · CERL cnp00603825 · WorldCat Identities (ENlccn-nr94003460