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Giuseppe Maria Talucchi (Torino, 6 febbraio 1782Torino, 2 dicembre 1863) è stato un architetto italiano.

Indice

BiografiaModifica

Nato da una ricca famiglia originaria di Santhià, conseguì nel 1803 la patente di "misuratore e architetto civile" presso l'Università di Torino, divenendo negli anni successivi collaboratore dell'architetto Ferdinando Bonsignore, al quale rimarrà strettamente legato per tutta la sua carriera professionale e di insegnamento.

Con la Restaurazione, fu nominato professore sostituto di architettura civile presso la regia Università, di cui in seguito divenne anche architetto.

Nel 1818 progettò la prima sede dell'ospedale San Luigi Gonzaga per la città di Torino, un'architettura panottica a croce di Sant'Andrea. Iniziò così una lunga attività di progettista, svoltasi in gran parte per l'Università, la pubblica amministrazione e la casa regnante, ma anche per molti privati e religiosi.

Nel 1824, in seguito alla riforma degli studi, fu confermato sostituto di Bonsignore ed ebbe inoltre la cattedra di geometria pratica. Nello stesso anno divenne membro del Consiglio degli edili della città e nei primi anni '30 fu nominato professore aggiunto alla cattedra di architettura dell'Accademia Albertina di Torino.

Nel 1843 morì Bonsignore e la cattedra di architettura a Torino fu occupata da Carlo Promis, con criteri e orientamenti apertamente storicisti, in polemica con le precedenti generazioni neoclassiche. Anche Talucchi dovette, a questo punto, farsi da parte.

Nel 1849 divenne deputato del collegio di Santhià. Dopo un lungo periodo di assenza dalla scena professionale, si spense a Torino nel 1863.

Suoi principali collaboratori di studio furono l'architetto Felice Courtial e l'architetto e disegnatore Gaetano Bertolotti.

RiconoscimentiModifica

Talucchi è stato recentemente rivalutato per il suo ruolo, non certo limitato a quello di delfino del più noto Bonsignore, e per la sua cultura, alimentata da viaggi in Francia e in Inghilterra. Fu inoltre autore di alcune tra le più significative e affascinanti realizzazioni dell'architettura neoclassica piemontese, dapprima contenute in un'austera e profondamente sentita interpretazione del più puro ed essenziale classicismo di derivazione romana, in accordo con le predilezioni del suo maestro, poi più aperte a soluzioni decorative in sintonia con il rinnovamento del gusto caratteristico del periodo albertino. La sua adesione alle istanze neoclassiche non si limitò agli aspetti decorativi, ma si espresse anche in profonde suggestioni di grandi spazi fuori-scala, come nel duomo di Santa Maria del Borgo a Vigone (dal 1832), ispirato alle terme romane, una delle sue opere più importanti. Un grande numero di allievi, all'Università e all'Accademia, contribuì a diffondere in Piemonte e in Savoia per più generazioni i suoi insegnamenti.

La critica gli ha riconosciuto una particolare sensibilità e un inusuale apprezzamento (all'interno di una solida cultura neoclassica), per le architetture barocche sei-settecentesche, soprattutto di Guarino Guarini e Filippo Juvarra (di quest'ultimo si occupò con il completamento della chiesa di San Filippo Neri e nel dettare il programma per il concorso per la facciata della chiesa di San Carlo, gemella di quella juvarriana di Santa Cristina, a Torino, vinto dall'architetto lombardo Ferdinando Caronesi).

Una via gli è stata intitolata a Torino, nei dintorni di Piazza Bernini.

Opere principaliModifica

BibliografiaModifica

  • Vespasiano Talucchi, Brevi cenni sulla vita e sulle opere dell'architetto Giuseppe Maria Talucchi, Torino 1916 (rist. in opuscolo Torino 1917)
  • Mario Catella, Valdieri e le sue cave di marmo, in "Atti e rassegna tecnica società ingegneri e architetti Torino", 12, dic. 1965.
  • Luciano Tamburini, I teatri di Torino, Torino 1966.
  • Davide Giovanni Cravero, Un nobilissimo architetto neoclassico torinese. Giuseppe Talucchi, in "Alba di Risorgimento", Torino 1967
  • Carlo Colombo, La rotonda del Talucchi a Torino, in "Bollettino della società piemontese di archeologia e belle arti", 35-37, 1981-1983.
  • Patrizia Chierici, Rinnovo e sostituzioni edilizie tra XVII e XVIII secolo, in "L'ambiente storico. Ricerche sui centri minori piemontesi", 4-5, 1982
  • Vera Comoli Mandracci, Torino, Bari 1983
  • Walter Canavesio, Giuseppe Maria Talucchi e la chiesa di Vigone, in "Studi piemontesi", 1, 1988
  • Elena Dellapiana, Giuseppe Talucchi architetto. La cultura del classicismo civile negli Stati Sardi restaurati, Torino 1999
  • Elena Dellapiana, Lettere di Giuseppe Talucchi a Carlo Amati: rapporti tra l'Accademia Albertina e Brera nel primo Ottocento, in M. Casadio, Architettura nella storia. Scritti in onore di Alfonso Gambardella, a cura di G. Cantone, E. Manzo, Milano 2008.

Collegamenti esterniModifica

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