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Giuseppe Pièche

generale e agente segreto italiano
Giuseppe Pièche
Generale Divisione Giuseppe Pièche.jpg
Ritratto del generale Giuseppe Pièche
7 marzo 1886 – 25 agosto 1977
Nato aFirenze
Morto aVelletri
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Forza armataFlag of Italy (1860).svg Regio Esercito
ArmaCarabinieri
Anni di servizio1914 - 1945
GradoGenerale di Divisione
GuerreSeconda Guerra Mondiale
Altre caricheagente segreto
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Giuseppe Pièche (Firenze, 7 marzo 1886Velletri, 25 agosto 1977) è stato un generale e agente segreto italiano.

BiografiaModifica

Giuseppe Pièche fu un ufficiale dei carabinieri, e responsabile della sezione (III) controspionaggio del Servizio Informazioni Militare dal 1932 al 1936. Mario Roatta lo vuole quindi con sé nella guerra di Spagna quale comandante di tre sezioni ed una compagnia di carabinieri, pari a circa 500 uomini. Pièche funge anche da coordinatore di tutti gli aiuti militari che giungono al campo nazionalista.

Promosso al grado di generale di divisione l'11 novembre 1940, resse il comando della III Divisione carabinieri "Ogaden" di Napoli.

Dopo aver collaborato con l'OVRA, nel 1942 Pièche svolse su incarico di Mussolini un'indagine sulla proliferazione delle polizie "parallele" agli ordini dei vari gerarchi fascisti. Dal luglio 1942 al febbraio 1943 coordinò e diresse le azioni di polizia militare in Croazia, nuovamente sotto il comando di Roatta, alla 2a Armata. Gli viene attribuito il ruolo, non provato, di consulente all'organizzazione della polizia politica di Ante Pavelić in questi mesi. Ma è altresì dimostrata la sua azione di desistenza rispetto al genocidio nei confronti delle locali comunità ebraiche da parte degli ustascia. Il 4 novembre 1942 avvertì Mussolini dell'uso dei gas per sterminare intere comunità ebraiche deportate dai Balcani.

Rientrato in Italia, il 23 febbraio 1943 è vicecomandante dell'Arma dei Carabinieri. Dal 22 luglio resse brevemente la prefettura di Foggia. Il Maresciallo Badoglio lo nominò il 19 novembre 1943 comandante dell'Arma dei carabinieri nell'Italia Liberata (equivalente al Comandante Generale) e poi, dal 20 luglio 1944, Prefetto reggente della provincia di Ancona. Mentre ricopriva tale incarico, l'Alto Commissariato delle sanzioni contro il fascismo decise di deferirlo alla Commissione di epurazione, che dichiarò non esservi luogo a procedere poiché Pièche fu temporaneamente collocato in riserva.

All'indomani del conflitto, mantenendo i gradi di generale dei carabinieri, venne nominato nel 1946 Direttore generale della Protezione civile e dei servizi antincendio del ministero dell'Interno e, con questo incarico, continuò nella propria attività di controspionaggio, in un momento di vacatio dei servizi italiani. Dal 1947 permette che una serie di riunioni del neonato Movimento Sociale Italiano si tengano presso sedi romane dei vigili del fuoco.

Nel 1948 favorì la nascita di gruppi armati come il Movimento Anticomunista per la Ricostruzione Italiana (MACRI, una presunta fondazione cattolica di assistenza), il Fronte Antibolscevico e l'Armata Italiana di Liberazione (AIL), composti da reduci della RSI, volontari monarchici e, comunque, anticomunisti. Negli stessi mesi a cavallo delle elezioni politiche coordinò l'allontanamento dei partigiani dalla polizia e la riammissione di elementi dal passato fascista.

Vi fu inoltre un'attività di infiltrazione di informatori in vari gruppi di sinistra, così come, attraverso il casellario politico centrale, ricostituito nel 1945, si iniziò nuovamente a raccogliere informazioni su personalità legate ai partiti di opposizione. L'AIL fu particolarmente attiva nel importare armi attraverso Bolzano e distribuendole ad unità in tutta Italia. Il suicidio di un ufficiale dell'AIL, certo Zanetti, portò alla scoperta dell'intera rete ed alla sua smobilitazione.

Monarchico anche all'indomani del referendum (il 14 ottobre 1969 venne nominato barone dal re in esilio Umberto II), mantenne nel corso del dopoguerra relazioni con i principali servizi segreti occidentali e, segnatamente, quelli statunitense e britannico. Nel 1970 si rifugiò a Malta per sfuggire ad un mandato di cattura che lo vedeva collegato al fallito golpe del principe Junio Valerio Borghese. Venne successivamente scagionato e poté quindi tornare in Italia.

OnorificenzeModifica

BibliografiaModifica

  • Boatti Giorgio, L'Arma. I carabinieri da De Lorenzo a Mino 1962-1977, Feltrinelli, Milano 1978;
  • De Lutiis Giuseppe, Storia dei servizi segreti in Italia, Editori Riuniti, Roma 1991;
  • Murgia Pier Giuseppe, Il vento del Nord. Storia e cronaca del fascismo dopo la Resistenza, SugarCo, Milano 1975;