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Giuseppe Rapelli

politico italiano

«Ho di lui un ricordo affettuoso e grato, che il tempo non attutisce. Anzi, la crisi attuale rende forse ancora più validi alcuni suoi insegnamenti, la disattenzione per i quali si iscrive, ora per allora, tra le occasioni collettivamente perdute»

(Giulio Andreotti in 30Giorni, giugno 1999[1])

Giuseppe Rapelli (Castelnuovo Don Bosco, 21 ottobre 1905Roma, 17 giugno 1977) è stato un politico italiano.

Giuseppe Rapelli

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature I Legislatura
Gruppo
parlamentare
Democrazia Cristiana
Incarichi parlamentari
Presidente della Commissione Lavoro e Previdenza Sociale

Dati generali
Partito politico Democrazia Cristiana
Professione sindacalista

Indice

BiografiaModifica

In seguito alla morte del padre si trasferisce con la madre a Torino, dove milita nelle file dell'Azione Cattolica e si impegna giovanissimo nel movimento sindacale cristiano diventando, alla fine del 1924, Segretario della locale Unione del Lavoro, organo della CIL la cattolica Confederazione italiana dei lavoratori.

Nel 1926 fa parte, con Grandi e Gronchi, del triumvirato che regge nell'ultimo periodo di vita la CIL, privata dal patto di palazzo Vidoni di ogni funzione sindacale a pro dei sindacati fascisti. Sempre nel 1926 dà vita alla rivista Il Lavoratore che si caratterizza per le aperture verso le forze laiche e di sinistra in funzione antifascista. Cessata, con la fine del 1926, ogni possibilità di azione politica e sindacale Rapelli si dedica per vivere a un'attività commerciale.

Nella ResistenzaModifica

Nell'autunno 1942 partecipa alla prime riunioni clandestine di fondazione della Democrazia Cristiana e nei 45 giorni viene nominato commissario del Sindacati torinesi dell'industria.
Partecipa alla Resistenza come membro del Comitato sindacale del CLN piemontese e del triumvirato sindacale della DC Alta Italia. Nell'ottobre 1944 viene arrestato a Milano dalla polizia repubblichina. Sarà liberato a febbraio 1945 per scambio di ostaggi.

DopoguerraModifica

Alla Liberazione, con l'unità sindacale diventa Segretario della Camera del Lavoro di Torino per la corrente cristiana. Nell'estate 1945 fonda le ACLI nel capoluogo piemontese, viene cooptato nel Consiglio Nazionale DC e, nel settembre, è nominato membro della Consulta Nazionale.

Attività parlamentareModifica

Eletto alla Costituente il 2 giugno 1946, Rapelli fa parte della Commissione dei settantacinque, incaricata di preparare il progetto costituzionale. Nell'autunno dello stesso anno subentra ad Achille Grandi come Segretario Generale della CGIL per la corrente cristiana, posizione in cui rimarrà fino ad aprile 1947.

La sua idea di partito con una forte connotazione cristiano-sociale, favorevole al decentramento regionale e neutrale rispetto al Patto Atlantico[2], lo portò in contrasto anche con Alcide De Gasperi.

Attività sindacaleModifica

Alla rottura dell'unità sindacale nell'estate 1948 assume una posizione contraria all'immediata creazione di un'organizzazione sindacale anticomunista concorrente della CGIL e, nel 1949 e poi ancora nel 1950, tenta di dar vita a una Costituente sindacale.

Nell'autunno 1950 abbandona la CISL e inizia una battaglia aperta per un sindacalismo cristiano e per l'emanazione di una legge sindacale in applicazione degli articoli 39 e 40 della Costituzione.

Nel 1952-1953 pubblica la rivista Lettere ai Lavoratori. Il 7 giugno 1953 viene rieletto alla Camera della quale, nell'autunno 1955, diventa Vice Presidente.
Nel 1958 appoggia la costituzione del Sindacato Italiano dell'Auto, di cui otterrà l'affiliazione alla Confederazione Internazionale dei Sindacati Cristiani. Viene rieletto alla Camera nelle elezioni politiche di quell'anno.

Nella battaglia per la rinascita del sindacalismo cristiano in Italia Rapelli si troverà però isolato, e la sopravvenuta cecità gli imporrà l'abbandono di ogni attività politica e sindacale.
Muore a Roma il 17 giugno 1977.

Tutta la sua biblioteca è stata donata al Centro Studi Piero Gobetti[3]

NoteModifica

  1. ^ [1] Giulio Andreotti sul mensile 30 giorni, in occasione della recensione del libro su Giuseppe Rapelli
  2. ^ [2] Nel dibattito parlamentare e conseguente votazione per l'entrata dell'Italia nel Patto Atlantico, Giuseppe Rapelli si astiene
  3. ^ [3] L'archivio storico del Centro studi comprende, oltre al nucleo originario delle carte e dei documenti di Piero e Ada Gobetti, numerosi fondi relativi alla storia del Novecento, dell'antifascismo e del movimento operaio. Tra i principali segnaliamo ..., il Fondo Giuseppe Rapelli

BibliografiaModifica

  • Carlo Felice Casula Bartolo Gariglio Francesco Malgeri Stefano Musso, Giuseppe Rapelli, Un'idea cristiana del sindacato, Studium, ISBN 88-382-3813-8, Roma, 1999 256pag
  • Caterina Simiand, I deputati piemontesi all'Assemblea Costituente, Milano, Franco Angeli, 1999, 639pag
  • Istituto Luigi Sturzo, Fanfani e la casa: gli anni Cinquanta e il modello italiano di welfare state: il piano INA-Casa, Rubettino editore, ISBN 88-498-0512-8, 2002, 442pag

Giovanni Rapelli, Giuseppe Rapelli e Il Lavoratore La formazione di un sindacalista cattolico nella Torino Anni 20, Effatà Editrice, 2011

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN27933536 · ISNI (EN0000 0000 5281 4066 · SBN IT\ICCU\IEIV\047065 · LCCN (ENno00006943 · GND (DE121670430