Giuseppe Rimbotti

Giornalista e partigiano italiano

Giuseppe Rimbotti (Milano, 23 ottobre 1915Pozzo della Chiana, 28 luglio 2000) è stato un giornalista italiano, medaglia d'oro al valor militare.

BiografiaModifica

Al momento dell'armistizio, come tenente dell'81º Reggimento fanteria "Torino", era al comando di una sezione della Compagnia mortai reggimentale, distaccata in località Prevallo, nei pressi di Trieste. Mentre cercava di raggiungere il proprio reparto, impegnato contro i tedeschi, si scontrò con un gruppo di militari germanici che pretendevano di disarmarlo, in base agli ordini da loro ricevuti di disarmare l'esercito italiano all'indomani dell'8 settembre. Rimbotti ne abbatté tre prima di essere, a sua volta, ferito. Catturato e condannato a morte, dopo che aveva rifiutato di consigliare al suo Comando di battaglione la resa, Rimbotti era in attesa del plotone d'esecuzione. Ma la situazione si capovolse e furono i tedeschi che dovettero arrendersi agli italiani.

Il giovane ufficiale fu ricoverato all'ospedale militare di Gorizia, dove rimase sino al dicembre 1943. Non si presentò al richiamo della Repubblica Sociale, in quanto in congedo illimitato per le ferite riportate. Raggiunta l'Italia centrale presso la famiglia d'origine, prese parte alla Guerra di liberazione dal luglio 1944 al luglio 1945 in qualità di interprete presso un reparto inglese.

Congedato nell'agosto del 1946, nel 1955 prese domicilio a Firenze. Qui organizzò la Sezione fiorentina dell'Associazione Combattenti dell'Esercito Italiano nella Guerra di Liberazione, divenendone presidente. In seguito, lasciato questo incarico, rimase nell'Associazione come presidente onorario nazionale.

OnorificenzeModifica

  Medaglia d'oro al valor militare
«Improvvisamente affrontato, mentre isolato cercava di raggiungere il proprio reparto impegnato in combattimento, da numerosi tedeschi che intendevano disarmarlo, ne abbatteva due a colpi di pistola. Ferito, non desisteva dal suo atteggiamento e ne abbatteva un altro. Disarmato da un colpo di fucile che gli strappava l'arma di mano veniva catturato, ferito in più parti del corpo. Condannato a morte con giudizio sommario, all'offerta dell'avversario di aver salva la vita, a condizione che si recasse dal proprio comandante di battaglione a consigliargli la resa, fermamente rifiutava, pur sapendo di mettere in tal modo a repentaglio la propria esistenza. Liberato in seguito alla resa delle truppe tedesche, partecipava con valore alla guerra di liberazione. Bell'esempio di fermezza, di sprezzo della vita e di onor militare.»
— Passo del Prevallo (Trieste), 9 settembre 1943[1].

Altre onorificenze: Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana, decreto P.R. 2 giugno 1960. Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana, decreto P.R. 27 dicembre 1969;

Pubblicazioni: Giuseppe Rimbotti, San Bernardino nell'iconografia milanese, "Bullettino di Studi Bernardiniani", Anno IV, n. 3-4, 1938 (XVII); Giuseppe Rimbotti, Salvo D'Acquisto. Un carabiniere da non dimenticare, Edizioni Paoline, Milano 1992.

NoteModifica

  1. ^ Giuseppe Rimbotti, su Quirinale.it. URL consultato il 20 novembre 2018.

BibliografiaModifica