Gli occhi chiusi (Redon)

dipinto di Odilon Redon
Gli occhi chiusi
Redon-Closed-eyes-1894.jpg
AutoreOdilon Redon
Data1894
Tecnicaolio e fondo dorato, su cartone
Dimensioni30,5×28,5 cm
UbicazioneCollezione privata

Gli occhi chiusi (Les yeux clos) è il nome di varie opere realizzate dal pittore simbolista francese Odilon Redon, tra il 1889 e il 1894.

VersioniModifica

Anno Stato Città Museo Tecnica e dimensioni
1889   Paesi Bassi Amsterdam Van Gogh Museum Pastello su cartone. 45 x 35 cm
1890   Francia Parigi Museo d'Orsay Olio su tela. 44x36 cm
189O   Stati Uniti New York Brooklyn Museum Litografia. 55,9x40,6 cm
1894   ? Collezione privata Olio e fondo dorato su cartone. 30,5x28,5 cm
1894   Giappone ? Collezione privata Olio su tavola

Storia e DescrizioneModifica

Redon, dal 1889 al 1894 circa, realizzò in diverse versioni Gli occhi chiusi, con varie tecniche e modificandone qualche dettaglio. Nel 1889 una versione fu acquistata da Theo van Gogh con il titolo Nel cielo.
Il dipinto del 1890 che Redon giudicava «un po' grigio», fu invece scelto per la collezione nazionale francese nel 1904 da Léonce Bénédite, allora direttore del Musée du Luxembourg ed oggi si trova al Museo d'Orsay.[1]
Le immagini sono dominate da un volto centrale, quasi a mezzo busto, caratterizzato dagli occhi chiusi. Sullo sfondo non vi sono riferimenti spaziali, ad eccezione della linea d'orizzonte da cui sembra emergere la figura, illuminata da una luce proveniente da destra.[2] In diverse versioni è presente in primo piano una superficie piatta, come di acqua, da cui emerge la testa.

Il critico Edmond Picard, lodando in suo articolo la litografia che Redon aveva eseguito dal dipinto, ne paragonò il volto ai tratti della moglie del pittore ed egli rispose scrivendogli:

«[Il suo] articolo troppo elogiativo mi ha sorpreso per tutto ciò che lei vi ha visto e per tutto ciò che ho messo così inconsciamente in questa testa d'androgino. Lei vi ha visto i tratti della signora Redon! Può darsi. Dato che mi servo di pochi modelli, mi capita di riprodurre i volti che mi circondano; ma non nei miei mostri, però.[3]»

Significato ed interpretazioniModifica

Gli occhi chiusi è come un sobrio fonte battesimale, scaturito dall’ammirazione di Redon per lo Schiavo morente di Michelangelo, che il pittore aveva ammirato al Louvre nel 1888, scrivendo nella sua autobiografia:

«Quanta attività mentale elevata sotto gli occhi chiusi del suo prigione! Dorme, e il sogno inquieto che scorre sotto quella fronte di marmo ci trasporta in un mondo commovente e riflessivo.[2]»

Gli occhi chiusi nel sogno o nella morte, il mondo interiore, l'assenza, l'apparizione: sono tutti temi cari a Redon.[4]

«Questo volto, non di uomo né di donna, è l’involucro dell’anima, e somiglia alle diverse epifanie di Cristo dagli occhi chiusi presenti nell'opera redoniana.»

(Eva Di Stefano[5])

Nelle varie opere vi sono rimandi cristologici che appaiono evidenti, nella prima versione del 1899 dove è presente l'aureola, oppure simbolici, come nell'opera dominata da un'iconico fondo dorato.
Gli occhi chiusi è incentrato sulla dicotomia visibile-invisibile della vita, in una riflessione interiore ed in un dialogo che va al di là della concretezza tangibile della materia.[1]

NoteModifica

  1. ^ a b Lacambre, 1996, p. 244.
  2. ^ a b Di Stefano, 2005, p. 33.
  3. ^ Gamboni, 1989, p. 303.
  4. ^ (EN) Odilon Redon, Closed Eyes, su musee-orsay.fr.
  5. ^ Di Stefano, 2005, p. 34.

BibliografiaModifica

  • Di Stefano Eva, Odilon Redon, in Art e Dossier, Firenze, Giunti, 2005, ISBN 88-09-04091-0.
  • Lacambre Geneviève, Capodieci Luisa, Lobstein Dominique, Il simbolismo da Moreau a Gauguin a Klimt (Catalogo della mostra Palazzo dei Diamanti, Ferrara, 18 febbraio – 20 maggio 2007), Ferrara, Ferrara Arte, 2007, ISBN 88-89793-06-6.
  • Odilon Redon, A se stesso, in Carte d'artisti, Milano, Abscondita, 2004.
  • Gamboni Dario, Immagini potenziali e "indizi di sembianze": contributo di Odilon Redon alla storia visiva dell'ambiguità; in Odilon Redon La natura dell'invisibile (Catalogo della mostra a Lugano, Museo Cantonale d'Arte), a cura di Manuela Kahn-Rossi, Milano, Skira, 1996.

Voci correlateModifica

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