Gloria (inno cristiano)

inno liturgico cristiano
(Reindirizzamento da Gloria in excelsis Deo)
Nota disambigua.svg Disambiguazione – "Gloria a Dio" rimanda qui. Se stai cercando la dossologia minore, vedi Gloria al Padre.

Il Gloria,[1][2] o Gloria a Dio nell'alto dei cieli (in latino Gloria in excelsis Deo), è un antico inno della liturgia cristiana.[3]

È detto anche "inno angelico" o "dossologia maggiore", distinta così dalla "dossologia minore", la Gloria al Padre.[4]

La parola o la frase iniziale, l'incipit, dà il nome alla composizione tutta intera.

La locuzione latina in excelsis significa "nel più alto", sottointendendo "dei cieli".

Insieme al Magnificat, al Benedictus e al Nunc dimittis, e diversi altri canti dell'Antico Testamento, fu incluso nel Libro delle Odi, una raccolta liturgica presente nel Codex Alexandrinus (del V secolo) e in diversi altri manoscritti più recenti della Septuaginta.

Nel XIX secolo la preghiera era anche chiamata in italiano "Cantico degli angeli" (tradotta col "Voi": Noi vi benediciamo, vi adoriamo, ecc.), e differenziato dal Santo che era detto invece "Cantico dei Santi in cielo", dove per santi si intendono sia gli angeli che gli esseri umani (le anime dei defunti, o coloro che sono assunti in anima e corpo).[5].

La frase del VangeloModifica

La frase iniziale è l'acclamazione degli angeli festanti, per annunziare ai pastori la nascita di Gesù (Lc 2,14[6]): «δόξα ἐν ὑψίστοις θεῷ» (dóxa en hypsístois theṓ).

L'inno liturgicoModifica

 
Antica partitura col tetragramma gregoriano del Gloria in excelsis Deo
Gloria in excelsis Deo (info file)
Gloria No 5, canto gregoriano

Analisi del testoModifica

È un testo che, contrariamente a quanto può far pensare il carattere natalizio delle prime parole, è di carattere pasquale. È una lode a Cristo, acclamato come Signore Dio e Re, Agnello di Dio, Figlio Unigenito del Padre, santo, Altissimo. Cristo è invocato perché abbia misericordia di tutti i Suoi figli.

La versione della Vulgata inizia con Gloria in altissimis Deo dove altus è in genere inteso in senso geografico e fisico, rispetto ad excelsus (superlativo di bonus), che invece indica una qualità. Tuttavia, anche il Padre nostro inizia con l'espressione che sei nei cieli, anche qui intesa in senso geografico, poiché gli antichi non avevano altro modo di esprimere la trascendenza di Dio.

Di nuovo, la Vergine Maria non è mai nominata nella preghiera. Il Gloria, come suggerisce anche il primo capoverso rivolto a Dio, è considerato un inno di adorazione e di lode alla Sacrosantissima Trinità, mediante l'invocazione successiva di Cristo.

Contiene una professione di fede in alcuni importanti punti identica al Credo niceno: Signore Gesù Cristo, unigenito figlio di Dio, [.. che fu] crocifisso, morì e fu sepolto, [...] siede alla destra del Padre, [...] il suo regno non avrà fine.

Il finale quoniam in latino classico (Cicerone e altri), ma anche medioevale, è ben distinto da quia, che indica una causalità temporale che precede l'effetto.

Al contrario, quoniam ha come primo significato dopoché, e molto più di frequente anche "siccome", "dacché", "dato che": indica una condizione speciale di un dato momento, che può essere sia occasionale, ma anche attuale[7] in modo perfetto o sempre presente (il nunc stans), come la santità (Gesù Cristo senza peccato) e l'Unità delle Tre divine Persone in Dio (Tu solus Dominus, [..] cum Santo Spiritu, in gloria Dei Patris).

Musica e metricaModifica

Le strofe sono ordinate in distici, e nella comune Messa degli angeli in latino può essere cantato con canone a due voci corali.

Il Gloria in excelsis Deo e il Te Deum sono detti anche "salmi idiomatici", perché presentano una struttura metrica e musicale paragonabile con quella del Salterio biblico. Sono gli unici inni fino a noi pervenuti dal tempo delle persecuzioni dei cristiani, nella loro bellezza e forma di poesia lirica.

La parte musicale non prevede note ornate da melisma o da neuma.

Uso liturgicoModifica

 
La Sacrosantissima Trinità, icona dipinta sul soffitto all'ingresso (πρόστωον) del Monastero ortodosso di Vatopedi ad Aghion Oros (Monte Athos), in Grecia

Chiesa cattolicaModifica

Nella messa del rito romano questo inno liturgico cristiano si canta o si recita dopo il Kyrie nelle domeniche fuori del tempo di Avvento e Quaresima; e inoltre nelle solennità e [[festa (liturgia)|feste.[8] Si omette in Avvento "per esprimere concretamente il fatto che finché dura il nostro pellegrinaggio manca qualcosa perché la gioia sia completa",[9] e nella Quaresima perché è un periodo di purificazione e di attesa della gioia pasquale[10]

Viene iniziato dal sacerdote o, secondo l’opportunità, dal cantore o dalla schola, ma viene cantato o da tutti simultaneamente o dal popolo alternativamente con la schola, oppure dalla stessa schola. Se non lo si canta, viene recitato da tutti, o insieme o da due cori che si alternano.[8]

Il Gloria è così il penultimo elemento dei riti che precedono la Liturgia della Parola. Lo segue la colletta.[11]

La Chiesa cattolica permette l'uso con un gruppo di fedeli della forma tridentina di questo rito (limitatamente alla versione più recente, quella del 1962) solo per autorizzazione specifica della Santa Sede o del locale vescovo diocesano.[12] In tale forma il Gloria viene detto o cantato nella messa in tutte le feste di qualsivoglia grado e classe e nelle domeniche e si omette, oltre che in Avvento e Quaresima, nel Tempo di settuagesima, e la sua recita è soggetta a numerose e dettagliate rubriche.[13]

Rito bizantinoModifica

Il rito bizantino è quello presente nella Chiesa Ortodossa Chiese cattoliche di rito orientale. Nel rito bizantino invece l'inno è presente nel Mattutino e nella Compieta di ogni giorno, seguito da una gran quantità di versetti biblici che subiscono leggere variazioni a seconda che si tratti di un giorno feriale o festivo.

Nel mattutino della domenica e delle Solennità, chiamato in greco Orthros, si pronuncia la dossologia maggiore (il Gloria in excelsis)[14]; invece, la dossologia minore o Gloria a Dio si pronuncia nel mattutino dei giorni infrasettimanali (non festivi), e per l' Apodeipnon (Compieta), e in nessun caso durante la Divina Liturgia[15].

Chiesa anglicanaModifica

Nell'edizione del 1549 del Book of Common Prayer, la Chiesa d'Inghilterra era solita pronunciare il Gloria nello stesso punto previsto dal rito romano, ma da un certo tempo in poi fu spostata al termine della celebrazione, prima delle benedizione finale. Questa collocazione rimase ininterrottamente fino al XX secolo, senza essere toccata dalle revisioni del 1552 e del 1662. La versione attualmente valida, chiamata Common Worship, ha introdotto due modalità, una delle quali ripristina la collocazione iniziale della preghiera, come nel rito romano.

Il Libro delle Preghiere in uso alla Chiesa anglicana statunitense, edizione del 1928, poneva anch'esso la pronuncia del Gloria al termine del servizio eucaristico, dove già era previsto dal Book of Common Prayer del 1662.

L'edizione statunitense del 1928, come la prassi delle Chiese aderenti al Continuing Anglican movement, permette l'uso dell'inno Gloria in excelsis al posto del Gloria Patri alla fine dei salmi o dei cantici presenti nella Preghiera della Sera. Il Libro della Chiesa Episcopale, nell'edizione del 1979, stabilì la scelta fra due possibili riti:

  • Rite One: collocò il Gloria all'inizio della celebrazione, dopo o anche in sostituzione del Kyrie;
  • Rite Two: può essere detto in lingua moderna, e per il servizio della Santa Eucaristia prevede che ogni domenica sia pronunciato o cantato il Gloria in excelsis oppure altra preghiera idonea, tranne per i periodi di Avvento e di Quaresima.

L'inno Gloria in excelsis è frequente anche nel Servizio divino della confessione luterana, e di numerose altre confessioni cristiane.

Il testo completoModifica

Latino Italiano
Glória in excélsis Deo
et in terra pax homínibus bonæ voluntátis.
Laudámus te,
benedícimus te,
adorámus te,
glorificámus te,
grátias ágimus tibi propter magnam glóriam tuam,
Dómine Deus, Rex cæléstis,
Deus Pater omnípotens.
Dómine Fili Unigénite, Iesu Christe,
Dómine Deus, Agnus Dei, Fílius Patris,
qui tollis peccáta mundi, miserére nobis;
qui tollis peccáta mundi, súscipe deprecatiónem nostram.
Qui sedes ad déxteram Patris, miserére nobis.
Quóniam tu solus Sanctus, tu solus Dóminus,
tu solus Altíssimus,
Iesu Christe, cum Sancto Spíritu: in glória Dei Patris.
Amen.
Gloria a Dio nell'alto dei cieli
e pace in terra agli uomini amati dal Signore.[16][17]
Noi ti lodiamo,
ti benediciamo,
ti adoriamo,
ti glorifichiamo,
ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa,
Signore Dio, Re del cielo,
Dio Padre onnipotente.
Signore, Figlio unigenito, Gesù Cristo,
Signore Dio, Agnello di Dio, Figlio del Padre;
tu che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi;
tu che togli i peccati del mondo, accogli la nostra supplica;
tu che siedi alla destra del Padre, abbi pietà di noi.
Perché tu solo il Santo, tu solo il Signore,
tu solo l'Altissimo:
Gesù Cristo, con lo Spirito Santo: nella gloria di Dio Padre.
Amen.

Testo greco nella liturgia ortodossa (Orthron) [18][19]

Δόξα Σοι τῷ δείξαντι τὸ φῶς.
Δόξα ἐν ὑψίστοις Θεῷ καὶ ἐπὶ γῆς εἰρήνη ἐν ἀνθρώποις εὐδοκία.
Ὑμνοῦμέν σε, εὐλογοῦμέν σε, προσκυνοῦμέν σε, δοξολογοῦμέν σε, εὐχαριστοῦμέν σοι, διὰ τὴν μεγάλην σου δόξαν.
Κύριε Βασιλεῦ, ἐπουράνιε Θεέ, Πάτερ παντοκράτορ, Κύριε Υἱὲ μονογενές, Ἰησοῦ Χριστέ, καὶ Ἅγιον Πνεῦμα.
Κύριε ὁ Θεός, ὁ ἀμνὸς τοῦ Θεοῦ, ὁ Υἱός τοῦ Πατρός, ὁ αἴρων τὴν ἁμαρτίαν τοῦ κόσμου, ἐλέησον ἡμᾶς, ὁ αἴρων τὰς ἁμαρτίας τοῦ κόσμου.
Πρόσδεξαι τὴν δέησιν ἡμῶν, ὁ καθήμενος ἐν δεξιᾷ τοῦ Πατρός, καὶ ἐλέησον ἡμᾶς.
Ὅτι σὺ εἶ μόνος Ἅγιος, σὺ εἶ μόνος Κύριος, Ἰησοῦς Χριστός, εἰς δόξαν Θεοῦ Πατρός. Ἀμήν.
Καθ' ἑκάστην ἡμέραν εὐλογήσω σε, καὶ αἰνέσω τὸ ὄνομά σου εἰς τὸν αἰῶνα καὶ εἰς τὸν αἰῶνα τοῦ αἰῶνος.

Traslitterazione[20]

Doxa Soi tō dexainti to phōs.
Doxa en ʿypsistois theō kai epì gēs ʿeirēnē en anthrōpois eudokia.
ʿYmnoumen se, eulogoumen se, proskynoumen se, doxologoumen se, eucharistoumen soi, dia tēn megalēn sou doxan.
Kyrie Basileu, epouranie thee, Patēr pantokrator, Kurie 'Yie monogenes, Iēsou Christe, kai ʿAgion Pneuma.
Kyrie ʿo Theos, ʿo amnos tou Theou, ʿo ʿYios tou Patros, ʿo airōn tēn amartian tou kosmou, ʿeleēson ʿēmas, ʿo airōn tas amartias tou kosmou.
Prosdexai tēn deēsin ēmōn, ʿo kathēmenos en dexia tou Patros, kai eleēson ʿēmas.
ʿOti sy ei monos ʿAgios, ʿOti sy 'ei monos Kyrios, Iēsous Christos, eis doxan Theou Patros. 'Amēn.
Kath' ʿekastēn ʿēmeran 'eulogesō se, kai ainēsō to 'onoma sou 'eis ton 'aiōna kai 'eis ton 'aiōna tou 'aiōnos.

StoriaModifica

Il suo uso risale per lo meno al III secolo, ma secondo Probst[21] al I.

Il liber pontificalis dice che «Telesforo, papa dal 128 a circa il 139, ordinò che il giorno della nascita del Signore si celebrassero messe di notte e che si recitasse l'inno angelico, cioè il Gloria in excelsis Deo, prima del sacrificio»[22]. Dice anche che «papa Simmaco (498-514) ordinò che l'inno Gloria in excelsis fosse recitato ogni domenica e nelle feste natalizie dei martiri».

Inizialmente il Gloria si recitava, come ora, dopo l'introito e il Kyrie, ma solo da parte del vescovo[23]. Si può notare che il Gloria entra nella liturgia natalizia, che è la festa a cui appartiene in maniera propria, e che solo in un secondo momento si estende alle domeniche e a certe grandi feste, ma solo per i vescovi. L'Ordo romanus I dice che quando il Kyrie è finito, «il pontefice, rivolto verso la gente, comincia il Gloria in excelsis, se è il tempo appropriato» (si tempus fuerit), e nota in maniera speciale che i preti potevano recitarlo solo a Pasqua[24]. L'Ordo di santa Amanda[25] concede loro ciò solo la vigilia di Pasqua e il giorno della loro ordinazione.

Conosciamo il testo latino antico, ma esisteva precedentemente in greco. La tradizione vuole che fu tradotto in latino da sant'Ilario di Poitiers (morto nel 366). Ilario avrebbe imparato l'inno durante il suo esilio in Oriente (360)[26]. In tutti i modi, la versione latina è diversa dalla versione greca attuale. Si corrispondono fin verso il fondo del testo latino, che tuttavia aggiunge Tu solus altissimus e Cum sancto Spiritu. Il greco poi continua: «Ogni giorno ti benedirò e glorificherò il tuo nome per sempre, nei secoli dei secoli», e continua con altri dieci versi, principalmente con espressioni tratte dai salmi, per terminare con il Trisagion e con il Gloria al Padre.

Appare in una forma leggermente diversa nelle Costituzioni apostoliche (VII,47) all'inizio di una "preghiera del mattino", ed ha un sapore subordinazionista[27].

Una forma molto simile si trova nel Codex Alexandrinus (V secolo) e nello Pseudo-Atanasio, de Virginitate (prima del IV secolo), §20[28].

Esteso ulteriormente e senza più tracce di subordinazionismo, viene cantato nel rito bizantino nella preghiera del Orthros (mattutino). In questa forma ha più versi che in latino, e finisce con il Trisagion.

Il sacramentario gregoriano[29] e il Liber de exordiis[30] di Walafrid Strabo ribadiscono la stessa cosa. Berno di Costanza la ritiene un torto ancora nel secolo XI[31].

Ma verso la fine dello stesso secolo il Gloria era recitato dai preti così come dai vescovi. Il Micrologus dello stesso Berno di Costanza (1048) ci dice che «in tutte le feste che hanno un ufficio completo, eccetto in Avvento e in settuagesima, e nella festa dei Santi Innocenti sia il prete che il vescovo recitano il Gloria in excelsis» (c. II).

In seguito divenne, com'è adesso, parte fissa di ogni messa eccetto nei tempo penitenziali. Veniva recitato anche in Avvento, per lo meno fino a che l'Avvento non cominciò ad essere considerato un tempo penitenziale.

Al tempo di Amalario di Metz (IX secolo)[32] era recitato in Avvento «in qualche posto». Ciò si applicherebbe, naturalmente, alle messe celebrate dal vescovo, nelle domeniche e nelle feste. Così si esprime anche Onorio di Autun (1145), nel XII secolo[33]. Nella Roma della fine di quel secolo, in avvento si usavano paramenti bianchi e si recitava il Gloria[34]. In seguito, l'Avvento venne gradualmente considerato un tempo di penitenza a imitazione della Quaresima. E quindi il Te Deum e il Gloria furono abbandonati durante gli stessi, e si introdusse l'uso dei paramenti violacei.


NoteModifica

  1. ^ Ordinamento generale del Messale romano, su vatican.va. URL consultato il 21 giugno 2021.
  2. ^ Il canto del “Gloria” e l’orazione colletta, su liturgico.chiesacattolica.it. URL consultato il 21 giugno 2021.
  3. ^ (EN) F. L. Cross e E.A. Livingstone, The Oxford Dictionary of the Christian Church, 3ª ed., Nova Iorque, Estados Unidos, Oxford University Press, 2005, p. 685, ISBN 978-0-19-280290-3.
  4. ^ Enciclopedia on line Treccani, voce "Gloria"
  5. ^ don Giuseppe Riva, coi Tipi di Antonio Valentini e C., Manuale di Filotea, ed.ne decimaterza (riveduta e aumentata), Milano, Libraio Serafino Maiocchi, Contrada de' Profumieri n. 3219, Agosto 1860, p. 77 e 78 (di 940).
  6. ^ Lc 2,14, su laparola.net.
  7. ^ Karl Enrnst Georges, Oreste Badellino e Ferruccio Calonghi, Dizionario Latino-italiano, Rosenberg & Sellier, 1989.
  8. ^ a b Ordinamento Generale del Messale Romano, 53
  9. ^ Aleteia
  10. ^ Aleteia
  11. ^ Ordinamento Generale del Messale Romano, 46, 54
  12. ^ Motu proprio Traditionis custodes, articoli 1 e 2
  13. ^ Ritus servandus in celebratione Missae, IV, 3 (pagina LVI dell'edizione del 1962)
  14. ^ Enciclopedia Britannica Online, articolo ''Vulgate'', su britannica.com. URL consultato l'11 marzo 2012.
  15. ^ Herbermann, Charles, ed. (1913). "Gloria in Excelsis Deo", Catholic Encyclopedia. New York: Robert Appleton Company.
  16. ^ Nuovo Messale Romano, in vigore dal 29 novembre 2020 Debutta il nuovo Messale. Ecco che cosa cambia a Messa, su avvenire.it. URL consultato il 21 dicembre 2020.
  17. ^ Verso il nuovo Messale (PDF), su liturgia.it. URL consultato il 21 dicembre 2020.
  18. ^ La preghiera è pronunciata durante la Domenica o una Solennità. Per l'infrasettimanale cambiano i versi: ΟΡΘΡΟΣ, preghiera ortodossa del mattutino, su analogion.gr. URL consultato l'11 marzo 2012 (archiviato dall'url originale il 7 luglio 2012).
  19. ^ Ορθροσ Εν Ταισ Κυριακαισ, su analogion.gr. URL consultato l'11 marzo 2012 (archiviato dall'url originale il 7 luglio 2012).
  20. ^ La traslitterazione rispetta regole internazionali, stabilite per ogni lettera dell'alfabeto greco. L'accento grave o circonflesso sono da noi pronunciati nello stesso modo, e non compaiono in traslitterazione perché si ricavano dalla metrica. Lo spirito aspro (" ʿ " che non è un apostrofo; o quello dolce), e la quantità vengono rese, poiché possono cambiare del tutto radice etimologica e significato di una parola greca. Il dittongo ou si legge u, mentre la lettera gamma si legge sempre come g gutturale (es. ghiaia), ed infine la Ypsilon si pronuncia iu quando non preceduta da vocale.
  21. ^ Ferdinand Probst, Lehre und Gebet in den drei ersten christlichen Jahrhunderten, H. Laupp, Tübingen, 1871, p. 290.
  22. ^ Duchesne, p. 129.
  23. ^ Ibid., 263.
  24. ^ Ed. C. Atchley, Londra, 1905, pp. 130, 148.
  25. ^ Duchesne, appendice, p. 460.
  26. ^ Sostengono questo Giovanni Beleth, Rationale divinorum officiorum, c. 36; Duandus Rationale, IV, 13, che pensa che Ilario si limitò ad aggiungerlo alla messa a partire dal Laudamus te; nota anche che Innocenzo III lo attribuisce a papa Telesforo, mentre altri a Simmaco.
  27. ^ Duchesne, p. 158.
  28. ^ P.G. XXVIII, 275.
  29. ^ dicitur Gloria in excelsis Deo, si episcopus fuerit, tantummodo die dominico sive diebus festis; a presbyteris autem minime dicitur nisi solo in Pascha
  30. ^ c.22, in P.L., CXIV, 945
  31. ^ Libellus de quibusdam rebus ad Missae officium pertinentibus, c.2, in P.L., CXLII, 1059
  32. ^ De officiis eccl. libri IV, IV, 30
  33. ^ Gemma animae, III, 1
  34. ^ Ordo Romanus XI, 4

BibliografiaModifica

  • Louis Duchesne, Origines du Culte chretien, vol. 1, 2ª ed., Parigi, 1898.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàGND (DE4157652-4