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Le rovine del forte di Golconda
Golconda tra il XV ed il XVII secolo

Golconda (AFI: /golˈkonda/[1]) è una città, ormai ridotta in rovina, che si trova nell'India centro meridionale, poco lontano dall'odierna città di Hyderabad, capitale dello stato indiano dell'Andhra Pradesh.

StoriaModifica

 
Tomba del Sultano Maometto Qutb Shah ad Hyderabad.

La prima fortezza fu costruita nel XII secolo sotto la dinastia dei Kakatiya e fino al 1512 la città fece parte del Sultanato di Bahmani. Dopo la caduta di quest'ultimo, Golconda divenne la capitale di uno dei cinque sultanati del Deccan, estendendo la sua autorità su buona parte del Deccan, in particolare su vasti tratti degli attuali stati indiani di Karnataka e Maharashtra.

Dopo un periodo di decadenza, venne conquistata dal Gran Mogol Aurangzeb, che la annesse al suo impero nel 1687 (Aurangzeb assediò il forte cittadino per nove mesi e riuscì a conquistarlo solo per il tradimento di un ufficiale, che aprì un ingresso secondario). Le rovine di tre muraglie di granito circondano tuttora il forte di Golconda per un perimetro complessivo di circa sette chilometri.

I diamanti di GolcondaModifica

 
Il Darya-ye Noor (il mare di luce), un grande diamante estratto a Golconda, oggi conservato in Iran

Sin dall'antichità Golconda fu celebre in tutto il mondo per la ricchezza dei suoi giacimenti alluvionali di diamanti; per secoli fu infatti l'unico luogo al mondo ad avere una miniera dove si potevano estrarre queste gemme, altrimenti rinvenute in depositi alluvionali occasionali,[senza fonte] che venivano estratti nel sud-est del regno e poi lavorati dentro la città. Inoltre la città stessa divenne con il tempo uno dei principali mercati diamantiferi mondiali, dove venivano lavorate e commerciate gemme provenienti da altre regioni, tanto che per secoli il nome di Golconda divenne per gli Europei sinonimo di incredibile ricchezza.

NoteModifica

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