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Governo Moro I

19º esecutivo della Repubblica Italiana

ComposizioneModifica

Presidente del Consiglio dei ministriModifica

Aldo Moro (DC)

Vicepresidente del Consiglio dei ministriModifica

Pietro Nenni (PSI)

Segretario del Consiglio dei ministriModifica

Ministeri senza portafoglioModifica

Speciali compiti politici Attilio Piccioni (DC)
Presidente del comitato dei ministri per il Mezzogiorno e le zone depresse Giulio Pastore (DC)
Rapporti con il Parlamento Umberto Delle Fave (DC)
Ricerca scientifica Carlo Arnaudi (PSI)
Riforma della pubblica amministrazione Luigi Preti (PSDI)

MinisteriModifica

 
Il ministro Emilio Colombo presta giuramento davanti al presidente della repubblica Antonio Segni

Affari esteriModifica

Ministro Giuseppe Saragat (PSDI)
Sottosegretari Arialdo Banfi (PSI), Giuseppe Lupis (PSDI), Ferdinando Storchi (DC)

InternoModifica

Ministro Paolo Emilio Taviani (DC)
Sottosegretari Leonetto Amadei (PSI), Guido Ceccherini (PSDI), Crescenzo Mazza (DC)

Grazia e GiustiziaModifica

Ministro Oronzo Reale (PRI)
Sottosegretari Riccardo Misasi (DC)

BilancioModifica

Ministro Antonio Giolitti (PSI)
Sottosegretari Giuseppe Caron (DC)

FinanzeModifica

Ministro Roberto Tremelloni (PSDI)
Sottosegretari Cesare Bensi (PSI), Athos Valsecchi (DC), Mario Vetrone (DC)

TesoroModifica

Ministro Emilio Colombo (DC)
Sottosegretari Luigi Silvestro Anderlini (PSI), Giuseppe Belotti (DC), Lorenzo Natali (DC)

DifesaModifica

Ministro Giulio Andreotti (DC)
Sottosegretari Mario Marino Guadalupi (PSI), Guglielmo Pelizzo (DC), Natale Santero (DC)

Pubblica IstruzioneModifica

Ministro Luigi Gui (DC)
Sottosegretari Maria Badaloni (DC), Giorgio Fenoaltea (PSI), Domenico Magrì (DC)

Lavori PubbliciModifica

Ministro Giovanni Pieraccini (PSI)
Sottosegretari Emilio Battista (DC), Pier Luigi Romita (PSDI)

Agricoltura e ForesteModifica

Ministro Mario Ferrari Aggradi (DC)
Sottosegretari Dario Antoniozzi (DC), Ludovico Camangi (PRI), Venerio Cattani (PSI)

Trasporti e Aviazione CivileModifica

Ministro Angelo Raffaele Jervolino (DC)
Sottosegretari Orlando Lucchi (PSI), Salvatore Mannironi (DC)

Poste e TelecomunicazioniModifica

Ministro Carlo Russo (DC)
Sottosegretari Luigi Angrisani (PSDI), Remo Gaspari (DC)

Industria e CommercioModifica

Ministro Giuseppe Medici (DC)
Sottosegretari Danilo De' Cocci (DC), Franco Maria Malfatti (DC), Maria Vittoria Mezza (PSI)

SanitàModifica

Ministro Giacomo Mancini (PSI)
Sottosegretari Dante Graziosi (DC)

Commercio con l'EsteroModifica

Ministro Bernardo Mattarella (DC)
Sottosegretari Girolamo Messeri (DC)

Marina MercantileModifica

Ministro Giovanni Spagnolli (DC)
Sottosegretari Mariano Pintus (DC)

Partecipazioni StataliModifica

Ministro Giorgio Bo (DC)
Sottosegretari Carlo Donat-Cattin (DC)

Lavoro e Previdenza SocialeModifica

Ministro Giacinto Bosco (DC)
Sottosegretari Ettore Calvi (DC), Simone Gatto (PSI), Anselmo Martoni (PSDI)

Turismo e SpettacoloModifica

Ministro Achille Corona (PSI)
Sottosegretari Ruggero Lombardi (DC), Pietro Micara (DC)

CronologiaModifica

  • 4 dicembre 1963. Dopo la fase transitoria del "governo ponte" guidato da Giovanni Leone, si raggiunge l'accordo storico fra Dc e Psi - tanto voluto da Aldo Moro - che porta alla costituzione del primo governo della nuova storia repubblicana italiana con partecipazione dei socialisti. Pietro Nenni, leader del Psi, è vicepresidente del Consiglio; 6 sono i ministri socialisti. Al momento di porre la fiducia, però, alcuni parlamentari socialisti manifestano il loro disaccordo (25 deputati e 13 senatori escono dall'aula) e fonderanno il nuovo Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP). Per ragioni opposte, anche il repubblicano Randolfo Pacciardi vota contro, e sarà per questo espulso dal partito. Fra i dissidenti ci sono anche democristiani, come ad esempio Mario Scelba capofila della corrente Centrismo e altri 29 deputati della DC, tra i quali il futuro Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, che però si sottomettono alla disciplina di partito dopo un intervento dell'Osservatore Romano. Consumate tutte le polemiche, il governo ottiene la fiducia (alla Camera 350 sì, 233 no, 4 astensioni; al Senato 175 sì, 111 no).
  • 27 dicembre 1963. Viene istituita la Regione Molise, la ventesima regione d'Italia, dallo scorporo dalla precedente ripartizione denominata Abruzzi e Molise.
  • 26 gennaio 1964. Il presidente del Consiglio, Aldo Moro, si dimette da segretario della Dc, lasciando l'eredità a Mariano Rumor (della corrente dorotea) e al vice Arnaldo Forlani (fanfaniano).
  • 22 febbraio 1964. Scattano i nuovi provvedimenti del governo: viene disciplinata la vendita a rate e viene varata una riforma finanziaria per trattenere la fuga di capitali (tra le altre cose, il governo riduce al 5% la quota di possesso sui titoli nominativi e mantiene al 30% quella sui titoli anonimi).
  • 27 maggio 1964. I provvedimenti governativi suscitano la crisi: il ministro socialista del Bilancio, Antonio Giolitti, dice di non essere d'accordo e di prevedere un aggravamento della situazione; anche il collega democristiano del Tesoro, Emilio Colombo, afferma di prevedere un collasso dell'economia a causa dell'eccessivo aumento dei salari rispetto al reddito. Pochi giorni dopo, ad avallare questa situazione è il governatore della Banca d'Italia, Guido Carli, il quale afferma che a pagarne le conseguenze sarebbe stato l'intero sistema produttivo.
  • 25 giugno 1964. Il governo cade su un provvedimento che riguarda l'istruzione privata. Solo 7 voti di scarto determinano il rifiuto del progetto governativo di assegnare fondi per 149 milioni di lire (una cifra irrisoria, ma gli oppositori la prendono come questione di principio). Nel calderone ci sono anche la tassa sulle automobili, l'aumento della benzina e soprattutto il nuovo piano urbanistico pensato dal ministro socialista Giovanni Pieraccini.
  • 26 giugno 1964. Lo scontro è infuocato: socialisti, socialdemocratici, repubblicani, ma anche una parte della stessa Dc non sostengono i provvedimenti. Il governo non può più stare in piedi e Moro si dimette.

NoteModifica

  1. ^ Fausto De Luca, Il governo Moro ha giurato. Giovedì si presenterà alle Camere, in "La Stampa", 6 dicembre 1963, p. 1.
  2. ^ Moro è entrato in carica - Il giuramento al quirinale, in Corriere d'Informazione, 5 dicembre 1963.
  3. ^ Fausto De Luca, Giuramento a Segni dei ventisei ministri, in "Stampa Sera", 23 luglio 1964, p. 1.
  4. ^ IV Legislatura della Repubblica italiana

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