Governo Ricasoli I

2º Governo del Regno d'Italia
Governo Ricasoli I
Bettino Ricasoli litografia.jpg
StatoItalia Italia
Presidente del ConsiglioBettino Ricasoli
(Destra storica)
CoalizioneDestra storica
LegislaturaVIII
Giuramento12 giugno 1861
Dimissioni3 marzo 1862
Governo successivoRattazzi I
3 marzo 1862
Left arrow.svg Cavour IV Rattazzi I Right arrow.svg

Il Governo Ricasoli I è stato in carica dal 12 giugno 1861 al 3 marzo 1862 per un totale di 264 giorni, ovvero 8 mesi e 19 giorni.

Presidente del Consiglio dei ministriModifica

Bettino Ricasoli

MinisteriModifica

Affari EsteriModifica

Ministro Bettino Ricasoli

Agricoltura, Industria e CommercioModifica

Ministro Filippo Cordova

FinanzeModifica

Ministro Pietro Bastogi

Grazia e Giustizia e Affari EcclesiasticiModifica

Dal 16 ottobre 1861 prende il nome di Ministero della Giustizia e degli Affari di Culto

Ministro Vincenzo Maria Miglietti

GuerraModifica

Ministro Bettino Ricasoli ad interim fino al 5 settembre 1861
Alessandro Della Rovere dal 5 settembre 1861 al 3 marzo 1862

InternoModifica

Ministro Marco Minghetti fino al 1º settembre 1861
Bettino Ricasoli dal 1º settembre 1861 al 3 marzo 1862

Lavori PubbliciModifica

Ministro Ubaldino Peruzzi

MarinaModifica

Ministro Federico Luigi, Conte Menabrea

Pubblica IstruzioneModifica

Ministro Francesco De Sanctis

CronologiaModifica

  • 12 giugno 1861: Il re Vittorio Emanuele II affida al barone Ricasoli l'incarico di formare un governo, di cui egli terrà oltre alla presidenza anche i dicasteri degli Esteri e della Guerra.
  • 10 settembre: Ricasoli invia a Parigi un progetto di riconciliazione con la Santa Sede: annessione di Roma al Regno d'Italia in cambio della sovranità personale del Papa sulla Capitale, di una donazione annua e della completa autonomia pontificia nella nomina dei vescovi; il progetto naufraga per l'opposizione francese.
  • 9 ottobre: l'esecutivo approva una serie di decreti volti a favorire la centralizzazione dello Stato. Il generale Enrico Cialdini, inviato nel Meridione per sedare alcune rivolte anti-sabaude, viene sostituito a causa della sua crudele repressione da Alfonso La Marmora.
  • 26 febbraio 1862: In seno al Governo si accentuano le dissensioni, specialmente fomentate da Cordova. I ministri mettono i rispettivi portafogli a disposizione del presidente del consiglio.
  • 27 febbraio 1862: Essendo il re Vittorio Emanuele da due giorni indisposto, il presidente del consiglio dei ministri Ricasoli gli scrive chiedendogli, anche a nome dei ministri, della sua salute, e per dirgli che prima ancora di domenica vorrebbe parlargli di vari oggetti. Il Re gli risponde che non sta ancora troppo bene, anche di morale; che per consiglio del medico va in campagna, ma sarà di ritorno sabato sera 1 marzo; ed aggiunge:«Caro Barone, mi pare che le difficoltà vanno crescendo e che tutto non è piano. Vorrei avere il fegato come lo possiede lei, caro Barone, ma Dio non mi diede quella prerogativa, di modo che le passioni umane non mi divertono. Le auguro di essere illuminato più di me, e con ciò Vittorio Emanuele stringe la mano a Bettino Ricasoli da buono e vero amico. Il suo affezionatissimo Vittorio Emanuele».
  • 28 febbraio 1862: Il presidente del consiglio dei ministri, Ricasoli, scrive al Re per prevenirlo che domani sarà pronto ai suoi cenni per le 18 o per le 21. Lo intrattiene delle difficoltà politiche attuali; gli dice che il solo vero e disinteressato amico di esso Re è Bettino Ricasoli; che esso Re è avvolto da «una nebbia sinistra e dolorosa». Il Re solo può dissiparla «d'un soffio della sua anima onesta ed italiana». Quanto ad esso Ricasoli aspetta «che Vittorio Emanuele ed il Re degnino di rendergli libertà, pace e riposo». Gli scrive poi seconda lettera per dirgli che interpreta quella di lui di ieri come disapprovazione della condotta del ministero e sfiducia; questo senso si aveva già dai ministri che la sera di martedì, 25, si trovarono d'accordo nel deliberare le dimissioni, che ora rassegna al Re.
  • 1° marzo 1862: Il Re scrive al presidente del consiglio dei ministri Ricasoli, precisandogli le ragioni per le quali esso Re «ed una parte rispettabile dei rappresentanti della Nazione» sentono scemata la fiducia nel governo; ma esso Re «stando sempre prima di tutto alla purità del Regime Costituzionale» desidera che il ministero susciti un nuovo voto della Camera, per vederci più chiaramente. Ricasoli risponde al Re insistendo nelle dimissioni. Il Re gli risponde accettandole. Il Re manda a chiamare il presidente della Camera, Rattazzi, il quale, dopo conferito con il Sovrano, accetta l'incarico di formare il nuovo governo. Il ministero Ricasoli si è dimesso per dissensi interni, per pressioni esercitate dal ministro di Francia sulla politica interna, e per influenze di corte favorevoli a Rattazzi.

BibliografiaModifica

  • Francesco Bartolotta, Parlamenti e Governi d'Italia dal 1848 al 1970, 2 Voll., Vito Bianco editore, Roma, 1971, II Vol., p. 33.

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