Governo Tambroni

15º Governo d'Italia
Governo Tambroni
Fernando Tambroni-1.jpg
Stato Italia Italia
Presidente del Consiglio Fernando Tambroni
(DC)
Coalizione DC
con l'appoggio esterno del MSI e del PDIUM
Legislatura III Legislatura
Giuramento 26 marzo 1960
Dimissioni 19 luglio 1960
Governo successivo Fanfani III
27 luglio 1960
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Il Governo Tambroni è stato il quindicesimo governo della Repubblica Italiana, il terzo della III legislatura.

Rimase in carica dal 26 marzo 1960[1] al 27 luglio 1960[2] per un totale di 123 giorni, ovvero 4 mesi e 1 giorno.

A marzo del 1960 l'esponente democristiano Fernando Tambroni ricevette l'incarico di formare un governo per sostituire quello guidato da Antonio Segni appena dimessosi. L'obiettivo politico era quello di superare l'emergenza, attraverso un "governo provvisorio", in grado di consentire lo svolgimento della XVII Olimpiade a Roma e di approvare il bilancio dello Stato.

L'8 aprile il governo monocolore democristiano proposto da Tambroni ottenne la fiducia della Camera, per soli tre voti di scarto (300 sì e 293 no), con il determinante appoggio dei deputati missini. La circostanza causò l'abbandono dei ministri appartenenti alla sinistra della DC Bo, Pastore e Sullo.

L'11 aprile, dietro esplicito invito del proprio partito, il governo rassegnò le dimissioni che furono respinte dal presidente Giovanni Gronchi, anzi ricevendo l'invito a presentarsi al Senato per completare la procedura del voto di fiducia.

Il 29 aprile, sempre con l'appoggio dei missini e con pochi voti di scarto (128 sì e 110 no), il governo Tambroni ottenne la fiducia del Senato.[3]

Indice

ComposizioneModifica

Presidente del Consiglio dei ministriModifica

Segretario del Consiglio dei ministriModifica

Sottosegretari alla Presidenza del Consiglio dei ministriModifica

Ministeri senza portafoglioModifica

Presidente del comitato dei ministri per il Mezzogiorno e le zone depresse Giulio Pastore fino all'11/04/60
Fernando Tambroni interim dall'11/04/60
Rapporti fra Governo e Parlamento Armando Angelini
Riforma della pubblica amministrazione Giorgio Bo fino all'11/04/60 (i suoi compiti passano al ministro per i rapporti fra Governo e Parlamento)

MinisteriModifica

Affari esteriModifica

Ministro Antonio Segni
Sottosegretari Carlo Russo, Ferdinando Storchi

InternoModifica

Ministro Giuseppe Spataro
Sottosegretari Guido Bisori, Oscar Luigi Scalfaro

Grazia e GiustiziaModifica

Ministro Guido Gonella
Sottosegretari Lorenzo Spallino

BilancioModifica

Ministro Fernando Tambroni, ad interim
Sottosegretari Angelo De Luca

FinanzeModifica

Ministro Giuseppe Trabucchi
Sottosegretari Giacomo Piola, Michele Troisi

TesoroModifica

Ministro Paolo Emilio Taviani
Sottosegretari Alfonso De Giovine, Lorenzo Natali, Guglielmo Schiratti, Alfonso Tesauro

DifesaModifica

Ministro Giulio Andreotti
Sottosegretari Alfredo Amatucci, Giovanni Bovetti, Enrico Roselli

Pubblica IstruzioneModifica

Ministro Giuseppe Medici
Sottosegretari Maria Badaloni, Angelo Di Rocco

Lavori PubbliciModifica

Ministro Giuseppe Togni
Sottosegretari Crescenzo Mazza, Tommaso Spasari

Agricoltura e ForesteModifica

Ministro Mariano Rumor
Sottosegretari Giuseppe Salari, Giacomo Sedati

TrasportiModifica

Ministro Fiorentino Sullo fino all'11/04/60
Mario Ferrari Aggradi interim dall'11/04/60
Sottosegretari Salvatore Foderaro, Calogero Volpe

Poste e TelecomunicazioniModifica

Ministro Antonio Maxia
Sottosegretari Augusto Cesare Fanelli, Remo Gaspari

Industria e CommercioModifica

Ministro Emilio Colombo
Sottosegretari Nullo Biaggi (fino al 24/06/60), Filippo Micheli

SanitàModifica

Ministro Camillo Giardina
Sottosegretari Angela Gotelli

Commercio con l'EsteroModifica

Ministro Mario Martinelli
Sottosegretari Antonio Pecoraro

Marina MercantileModifica

Ministro Angelo Raffaele Jervolino
Sottosegretari Francesco Turnaturi

Partecipazioni StataliModifica

Ministro Mario Ferrari Aggradi
Sottosegretari Giuseppe Garlato

Lavoro e Previdenza SocialeModifica

Ministro Benigno Zaccagnini
Sottosegretari Salvatore Mannironi, Cristoforo Pezzini

Turismo e SpettacoloModifica

Ministro Umberto Tupini
Sottosegretari Domenico Magrì, Gabriele Semeraro

EventiModifica

  • 21 maggio 1960. Nel corso di un comizio del Pci, a Bologna, Giancarlo Pajetta viene interrotto da un commissario di polizia che chiede di sciogliere la manifestazione per motivi di ordine pubblico: scoppiano disordini e il governo ne esce indebolito e tra le polemiche.
  • 15 giugno 1960. Il ministro dello Spettacolo, Umberto Tupini, annuncia che ci sarà drastica censura per tutti quei film con "soggetti scandalosi, negativi per la formazione della coscienza civile degli italiani". Sotto accusa c'è il film di Federico Fellini, "La dolce vita".
  • 30 giugno 1960. Manifestazione della sinistra a Genova contro lo svolgimento del sesto congresso del MSI, poi non tenutosi; un gruppo di alcune migliaia di manifestanti, tra cui molti portuali, alla fine della manifestazione viene coinvolto in forti scontri con la polizia, che vedranno decine di feriti da ambo le parti.
  • 5 luglio 1960 a Licata ci fu una manifestazione di braccianti ed operai, la polizia uccise una persona (Vincenzo Napoli) e ne ferì 4
  • 6 luglio 1960. i parlamentari di sinistra che si apprestano a depositare corone di fiori a Porta San Paolo – Roma, in ricordo dell’eroica battaglia del settembre 1943 contro i nazisti, viene attaccato da uno squadrone di carabinieri a cavallo, al galoppo. Vennero fermati in tanti, tra cui il deputato PCI Pietro Ingrao
  • 7 luglio 1960. Reggio Emilia La sera prima la CGIL reggiana proclamò lo sciopero cittadino di protesta contro le violenze dei giorni precedenti. La prefettura proibì gli assembramenti nei luoghi pubblici e concesse unicamente i 600 posti della Sala Verdi per lo svolgimento del comizio. L'indomani il corteo di protesta era composto da circa 20.000 manifestanti. Un gruppo di circa 300 operai delle Officine Meccaniche Reggiane decise quindi di raccogliersi davanti al monumento ai Caduti, cantando canzoni di protesta. La Forze del’ordine caricano a freddo e, respinte, impugnarono le armi da fuoco e cominciarono a sparare: 5 morti: Lauro Farioli 22 anni, Ovidio Franchi 19 anni, Marino Serri 41 anni, partigiano della 76ª, Afro Tondelli 36 anni, partigiano della 76ª SAP, Emilio Reverberi 39 anni, partigiano nella 144ª Brigata Garibaldi. Qui la cronaca
  • 8 luglio 1960 Palermo Corteo di protesta per i fatti di Reggio Emilia, la polizia carica a freddo, i manifestanti reagiscono e la polizia spara, 4 morti e 36 feriti da armi da fuoco; muoiono Giuseppe Malleo, 16 anni raggiunto al torace da una pallottola di moschetto, Andrea Cangitanoi 14 anni, ucciso a colpi di mitra, Francesco Vella, 42 anni e Rosa La Barbera, di 53 anni
  • 8 luglio 1960 Catania la polizia spara e uccide Salvatore Novembre
  • 14 luglio 1960. Il presidente del Consiglio afferma alla Camera (prendendo spunto dalla visita di Togliatti a Mosca) che "questi incidenti sono frutto di un piano prestabilito dentro il Cremlino": sostiene cioè che dietro le rivolte ci sia la sinistra filo-sovietica.
  • 19 luglio 1960. Il governo rassegna le dimissioni, ormai osteggiato, nella stessa DC, anche dalle correnti di Moro e Fanfani. Tambroni lascia la vita politica.
  • 26 luglio 1960. Fanfani viene nominato a capo di un nuovo governo monocolore democristiano, durante il periodo del suo mandato, il miracolo economico italiano raggiunge il suo culmine, per poi scemare negli anni successivi.

NoteModifica

  1. ^ Michele Tito, La cerimonia al Quirinale, in "La Stampa", 27 marzo 1960, p. 1.
  2. ^ V. S., Il governo Fanfani ha giurato al Quirinale. Oggi riunione del Consiglio dei Ministri, in "La Stampa", 28 luglio 1960, p. 1.
  3. ^ Benedetto Coccia, Quarant'anni dopo: il sessantotto in Italia fra storia, società e cultura, Editrice APES, Roma, 2008, pagg.76-77

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