Granada Club de Fútbol

società calcistica spagnola
Granada CF
Calcio Football pictogram.svg
Logo-granada-cf.png
Los Nazaríes, Los Rojiblancos, El Graná
Segni distintivi
Uniformi di gara
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Casa
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Calzettoni
Trasferta
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Terza divisa
Colori sociali 600px Horizontal White Red HEX-FF0000.svg Rosso, bianco
Dati societari
Città Escudo de Granada2.svg Granada
Nazione Spagna Spagna
Confederazione UEFA
Federazione Flag of Spain.svg RFEF
Campionato La Liga
Fondazione 1931
Proprietario Cina Link International Sports ltd.
Presidente Cina Jiang Lizhang
Allenatore Spagna Diego Martínez
Stadio Nuevo Los Cármenes,
Granada, Provincia di Granada,
(22.524 posti)
Sito web www.granadacf.es
Palmarès
Si invita a seguire il modello di voce

Il Granada Club de Fútbol, spesso abbreviato Granada CF ma meglio noto semplicemente come Granada, è una società calcistica spagnola con sede nella città di Granada, nella comunità autonoma dell'Andalusia.

Fondato nel 1931, il club milita dal 2019 nella Liga.

Disputa le partite casalinghe nello stadio Nuevo Los Cármenes con una capacità di 22 524 spettatori.

StoriaModifica

Fondazione ed esordi (1931-1938)Modifica

Il Recreativo de Granada fu fondato il 6 aprile del 1931 da Julio López Fernández, che assunse la carica di presidente. La prima divisa scelta dal club fu interamente di colore bianco[1]. La prima partita fu disputata contro il Deportivo Jaén, che fu sconfitto per 2-1. Il primo goal dell'incontro, e della storia del club andaluso, fu segnato da Antonio Bombillar.

Iniziata la propria attività nelle serie regionali andaluse, nella stagione 1932-33 il club vinse il campionato di Tercera Regional per la Región Sur, venendo per la prima volta promosso in Tercera División e, già l'anno successivo, accedendo alla serie cadetta del calcio spagnolo.

In Primera División (1939-1944)Modifica

Dopo la lunga parentesi della Guerra Civile, che vide tre anni di interruzione delle competizioni calcistiche, il Recreativo fu inserito in Segunda División e, dopo due stagioni, raggiunse la massima categoria del calcio spagnolo grazie a un'impressionante risalita dalle serie inferiori, che portò il club dalla Tercera Regional alla Primera División nell'arco di soli sette campionati.

Il Granada - che assunse in questo periodo la denominazione odierna e, dal 1939, i colori sociali attuali- confermò il proprio periodo positivo nella stagione 1940-41, culminata con la prima storica promozione in Primera: il campionato era formato da due gironi e le prime due classificate avrebbero disputato un piccolo campionato con partita di andata e di ritorno. Il Granada giunse secondo nel suo gruppo e incontrò il Deportivo La Coruña, il Castellón e la Real Sociedad, che dopo il conflitto bellico si chiamava Donostia. Con due vittorie ottenute fuori casa contro la Real (con gol granadino del basco Cholín) e il Castellón il Granada vinse il campionato con una giornata d'anticipo: l'incontro finale vide la vittoria del Deportivo, ma ciò non arrestò i festeggiamenti che animarono per una settimana la città[2][3].

Il Granada raggiunse così la massima serie: era una squadra giovane, piena di qualità, con elementi che entreranno nella storia del club: Floro, Millán, González, Maside, Bonet, Sosa, Guijarro, Trompi, Cholin, Bachiller e Liz. Il presidente Ricardo Martín Campos visse momenti felici, ma l'allenatore Victoriano Santos abbandonò a sorpresa la compagine andalusa un mese prima di terminare la stagione, per morire poco tempo dopo vittima di tubercolosi.

Dodici campionati in Segunda (1944-1956)Modifica

Dopo quattro stagioni disputate in Primera, con il raggiungimento dell'ottavo posto in classifica nel 1943-44, la stagione 1944-45 vide retrocedere il Granada. Il club dovette attendere dodici anni, con la stagione 1956-57, per rientrare nel giro delle grandi: all'epoca il presidente era Pepe Bailón[3]. La battaglia per la promozione fu coronata dal successo, ma il presidente e il segretario Bueso furono sanzionati per aver tentato di corrompere il club avversario.

La squadra vinse la Segunda División, gli allenatori furono Álvaro Pérez a cui subentrò Pasarín, e questa la formazione base: Candi, Vicente, Suárez, Pérez Andreu, Galvis, Baena, Guerrero Vida, Igoa, Rius y Navarro. Il Granada rimase nella massima serie quattro stagioni, per poi retrocedere in seconda divisione, che disputò per cinque anni consecutivi.

Vicecampioni in Coppa di Spagna (1958-1959)Modifica

Nel 1959 il club raggiunge il suo massimo risultato, piazzandosi al secondo posto nella Copa del Generalísimo (l'attuale Coppa del Re). Disputò la finale della competizione nello Stadio Santiago Bernabéu contro il Barcellona FC, e fu sconfitto dai catalani per 4-1[4]. Il percorso per la finale non fu agevole e il Granada, allenato da Jenő Kálmár, affrontò l'Elche nei sedicesimi, il Cadice negli ottavi e il Plus Ultra - oggi Real Madrid Castilla - nei quarti. La semifinale fu giocata contro il Valencia che aveva eliminato l'Atlético de Madrid. I due incontri furono molto combattuti: il primo vide la vittoria del Valencia al Mestalla per 1 a 0, nel secondo prevalse la compagine granadina per 3 a 1 (gol de Arsenio, Carranza e Vázquez per gli andalusi, e di Ricardo per i valenziani): fu quindi necessario l'incontro di spareggio al Bernabéu. Inoltre, con 31 gol all'attivo, fu la squadra più prolifica di quell'edizione della coppa.

 
Granada CF

L'Equipo ascensor (1957-1966)Modifica

Nel 1965-66 la compagine ottenne la sua terza promozione nella massima serie, di nuovo con Pepe Bailón alla presidenza, e l'immarcescibile Jenő Kálmár in panchina. Per ottenerla fu necessario uno scontro fratricida contro il CD Málaga, visto che i granadini erano arrivati al secondo posto: ci fu una vittoria a Los Cármenes e un pareggio alla Rosaleda con rete decisiva del granadino Eloy Matute[3]. La formazione base era: Otero, Barrenechea, González, Tosco, Sande, Lorenzo, Santos, Rafa Almagro, Ureña, Gerardo y Vicente; sei titolari provenivano dalla cantera, cinque di questi erano nati a Granada (González, Almagro, Eloy, Ureña y Gerardo).

Dopo solo una stagione nella massima serie il Granada viene tuttavia di nuovo retrocesso dopo gli spareggi contro il Betis di Siviglia: la sconfitta a Los Cármenes nell'incontro di andata provocò l'allontanamento dell'allenatore Ignacio Eizaguirre, sostituito da Manolo Ibáñez: questi non riuscì comunque a rovesciare le sorti, venendo sconfitto anche nella gara di ritorno. La retrocessione comportò le dimissioni di Bailón e l'accesso alla presidenza di Cándido Gómez.

Per la stagione 1967-68 Candi mantenne quasi lo stesso organico effettuando solo sei acquisti, assunse come allenatore Joseíto e, con lo zamorano ex madridista in panchina, il Granada disputò una stagione eccezionale che la vide raggiungere il primo posto della Segunda[3].

Il periodo d'oro (1968-1980)Modifica

La stagione 1968-69 vide l'inizio della fase migliore della storia del Granada in Primera División. Negli otto campionati infatti seguenti la compagine andalusa riuscì a mantenersi stabilmente nella massima serie, e per due volte (1972 e 1974) si classificò al sesto posto, al momento il miglior piazzamento della storia del club. È in questo periodo che il Granada viene soprannominato "ammazzagiganti", grazie alle vittorie conseguite, tra gli altri, contro il Real Madrid, il Barcellona e l'Atletico di Bilbao[1].

Nel 1975-76 Miguel Muñoz venne assunto come allenatore dopo aver allenato il Real Madrid per 15 anni e la nazionale spagnola per altri cinque, ma la sua permanenza fu breve: il Granada fu infatti subito retrocesso[2].

Crisi (1980-2008)Modifica

Dopo questa stagione la compagine andalusa entrò in una fase di relativa decadenza, e per 35 anni non riuscì a risalire nella massima serie, finendo addirittura in Segunda B, allora il terzo livello della piramide calcistica spagnola, nel 1981. Per tutti gli anni '80 la squadra ha avuto solamente alcune brevi presenze nella Segunda División, ma per la maggior parte ha frequentato la Segunda División B, fino alla stagione 2001-02 quando è retrocessa addirittura nella Tercera División, la quarta serie iberica[5].

Dopo cinque stagioni nella Tercera División, Francisco Sanz e suo padre Lorenzo Sanz (ex presidente del Real Madrid) rilevarono il Granada. Grazie al loro intervento il club riuscì a risalire in Segunda División B.

Nella stagione 2007-08 la squadra arriva quinta nel quarto gruppo della Segunda División B, mentre nella successiva ottiene un decimo posto.

 
Deportivo de La Coruña vs. Granada CF.

L'era Pozzo (2009-2016)Modifica

Nell'estate del 2009 la famiglia Pozzo, già proprietaria di maggioranza dell'Udinese, entra a far parte della società andalusa come massimo azionista,[6]; intervenuto col socio Quique Pina (rimasto presidente del club fino al 2016) per salvare la società sull'orlo del fallimento, il nuovo proprietario ha subito contribuito al rilancio della squadra che ha centrato la promozione in Segunda División vincendo il campionato di Segunda División B nel 2010. Dodici mesi più tardi riesce nell'impresa del doppio salto consecutivo di categoria. Il 18 giugno 2011, avendo la meglio nella finalissima dei play-off sull'Elche (0-0 in casa e 1-1 ad Alicante), la formazione granadina si assicura la promozione in Primera a trentacinque anni di distanza dall'ultima apparizione[7].

Per tutta la gestione della famiglia Pozzo il Granada è sempre riuscito a non retrocedere in Segunda División, raggiungendo come massimo piazzamento in classifica il 15º posto nel 2012-13 e 2014.

Il 23 maggio 2016 la famiglia Pozzo, dopo sei anni trascorsi alla presidenza del club, decide di vendere la società ad un gruppo cinese, il colosso del marketing sportivo Desports[8].

Dal 2016 a oggiModifica

Alla prima stagione senza la proprietà italiana il Granada retrocede in Segunda División con tre giornate d'anticipo dopo la sconfitta del 29 aprile 2017 in casa della Real Sociedad (2-1)[9].

Dopo il decimo posto in seconda divisione del 2017-18, il secondo posto dell'annata seguente garantisce al club la risalita in massima serie[10]. Il ritorno in massima serie viene concluso con un ottimo 7º posto in campionato, valido per un posto alle qualificazioni dell'Europa League 2020-21, conquistato all'ultima giornata[11], e con il raggiungimento delle semifinali in Coppa del Re[12].

CronistoriaModifica

Cronistoria del Granada Club de Fútbol
  • Il 6 aprile del 1931 nasce il Club Recreativo Granada attualmente conosciuto come Granada Club de Futbol
  • 1931-32 - 2º nella División Regionale Andalusa.
  • 1932-33   2 º nella División Regionale Andalusa. Promosso in Tercera División
  • 1933-34   3º in Tercera División. Promosso in Segunda División
  • 1934-35 - 7º nel Gruppo III di Segunda División.
  • 1935-36 - 6º nel Gruppo III di Segunda División.
  • 1936-39: Campionato sospeso a causa della Guerra civile spagnola.
  • 1939-40 - 2º nel Gruppo V di Segunda División.


  • 1950-51 - 6º nel Gruppo II di Segunda División.
  • 1951-52 - 13º nel Gruppo II di Segunda División.
  • 1952-53 - 9º nel Gruppo II di Segunda División.
  • 1953-54 - 4º nel Gruppo II di Segunda División.
  • 1954-55 - 3º nel Gruppo II di Segunda División. 5º nel Gruppo Promozione.
  • 1955-56 - 8º nel Gruppo II di Segunda División.
  • 1956-57 -   1°nel Gruppo II di Segunda División. Promosso in Primera División.
  • 1957-58 - 13º in Primera División.
  • 1958-59 - 13º in Primera División. Salvo dopo aver vinto lo spareggio contro il CE Sabadell
Finalista in Coppa del Generalissimo.
  • 1959-60 - 12º in Primera División.




  • 1990-91 - 5º nel Gruppo III di Segunda División B.
  • 1991-92 - 9º nel Gruppo IV di Segunda División B.
  • 1992-93 - 3º nel Gruppo IV di Segunda División B. Perde gli spareggi promozione.
  • 1993-94 - 6º nel Gruppo IV di Segunda División B.
  • 1994-95 - 13º nel Gruppo IV di Segunda División B.
  • 1995-96 - 2º nel Gruppo IV di Segunda División B. Perde gli spareggi promozione.
  • 1996-97 - 6º nel Gruppo IV di Segunda División B.
  • 1997-98 - 4º nel Gruppo IV di Segunda División B. Perde gli spareggi promozione.
  • 1998-99 - 6º nel Gruppo IV di Segunda División B.
  • 1999-00 - 1º nel Gruppo IV di Segunda División B. Perde gli spareggi promozione.

Semifinalista in Coppa del Re.

Colori e simboliModifica

ColoriModifica

Quando è stato fondato, la divisa principale del Granada C.F. era una maglia con le bande verticali azzurre e bianche ed i pantaloncini neri[13].

A partire dal 1939 è stata adottata l'attuale combinazione bianco-rossa, ispirata a quella dell'Atlético Madrid[14]. A partire dal 1973, il club ha tuttavia cambiato le bande verticali per le bande orizzontali, motivando la decisione con una migliore riconoscibilità televisiva, ai tempi delle trasmissioni in bianco e nero[15]. Da allora la divisa è stata modificata diverse altre volte, alternando l'uso delle bande orizzontali e delle bande verticali, seguendo l'opinione del presidente del momento, fino alla stagione 2004-05 quando l'assemblea societaria ha deciso di adottare definitivamente le bande orizzontali[14].

StemmaModifica

Il simbolo della società è costituito da uno scudo allungato bianco-rosso, diviso diagonalmente da destra a sinistra, contenente le lettere maiuscole GCF, rappresentanti il nome ufficiale della squadra[16]. È sormontato da un pallone da calcio, e riporta inoltre sulla punta inferiore, un frutto di melograno stilizzato; il simbolo è da sempre distintivo della città di Granada, e come tale riportato sullo stemma cittadino e su quello della monarchia spagnola, presente sulla bandiera nazionale[17].

StadioModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Estadio Nuevo Los Cármenes.

Dopo la sua fondazione la squadra giocava le sue partite casalinghe al Campo de Las Tablas, inaugurato il 20 dicembre 1931. Il campo però verrà usato solo fino al 23 dicembre 1934 quando venne inaugurato il nuovo stadio: l'Estadio Los Cármenes. Il club giocò le partite locali in questo stadio fino al 1995 quando fu inaugurato lo stadio Nuevo Los Cármenes[18].

Dalla stagione 1995-96 il Granada C.F. gioca i suoi incontri locali nell'Estadio Nuevo Los Cármenes, inaugurato il 16 maggio 1995, con una capacità di 22.524 posti.

  • Dimensioni: 105x68 metri.
  • Sede: C/ Pintor Manuel Maldonado s/n.
  • Data di inaugurazione: 16 maggio 1995, con il match Real Madrid - Bayer Leverkusen (1-0).
  • Prima partita del Granada C.F.: 22 agosto 1995. Granada C.F. - Betis Siviglia (4-1) [XXIII Granada Trophy].

SocietàModifica

Informazioni sul clubModifica

  • Sede: C/ Recogidas, 35. 1º D. 18005 Granada.
  • Telefono: 958 25 33 00.
  • Fax: 958 25 33 04.
  • Sito web Ufficiale: www.granadacf.es

Settore giovanileModifica

Dal 1947, il Granada possiede una sua sezione giovanile, il Club Recreativo Granada (fino al 2018 noto come Granada B[19]), attualmente militante in Segunda División B, il terzo livello calcistico nazionale.

Giocatori celebriModifica

  Le singole voci sono elencate nella Categoria:Calciatori del Granada C.F.

Allenatori celebriModifica

  Le singole voci sono elencate nella Categoria:Allenatori del Granada C.F.

PalmarèsModifica

Competizioni nazionaliModifica

  • Coppa dell'Andalusia (1): 1933
  • Trofeo Antonio Puerta (1): 2010

Altri piazzamentiModifica

Finalista: 1958-1959
Semifinalista: 1944-1945, 1969, 2019-2020
Secondo posto: 1939-1940 (gruppo V), 1940-1941 (gruppo II), 1965-1966 (gruppo II), 2018-2019
Terzo posto: 1948-1949, 1954-1955 (gruppo II), 1961-1962 (gruppo II)
Vittoria play-off: 2010-2011
Secondo posto: 1995-1996 (gruppo IV)
Terzo posto: 1986-1987, 1992-1993 (gruppo IV)

Statistiche e recordModifica

Tornei nazionaliModifica

TifoseriaModifica

Gemellaggi e rivalitàModifica

La rivalità tradizionalmente più sentita fra la tifoseria rojiblanca è quella nei confronti del Malaga, denominato "Derby dell'Andalusia orientale"[20] fin dagli anni '30[21]. Più recente è l'inimicizia sorta nei confronti dell'Elche, originata da contrasti di natura sportiva nel corso delle ultime stagioni[22] e dallo spareggio-promozione vinto dai bianco-rossi nel 2011.

OrganicoModifica

Rosa 2020-2021Modifica

Rosa e numerazione sono aggiornate al 4 settembre 2020.[23]

N. Ruolo Giocatore
1   P Rui Silva
2   D Dimitri Foulquier
3   D Álex Martínez
4   C Maxime Gonalons
5   D José Antonio Martínez Gil
6   D Germán Sánchez
7   A Álvaro Vadillo
8   C Yan Brice Eteki
9   A Roberto Soldado
10   C Antonio Puertas
11   D İsmail Köybaşı
12   C Ramón Azeez
13   P Aarón Escandell
14   C Fede Vico
15   D Carlos Neva
16   D Víctor Díaz
N. Ruolo Giocatore
17   C Gil Dias
18   D Neyder Lozano
19   C Ángel Montoro
20   D Jesús Vallejo
21   C Yangel Herrera
22   D Domingos Duarte
23   A Darwin Machís
26   C Antonio Aranda
29   C Isma Ruiz
31   A Mario Rodríguez
32   D Antonio Montoro
39   D Pepe Sánchez
  A Jorge Molina
  D Quini
  A Luis Suárez
  A Kenedy

NoteModifica

  1. ^ a b (ES) V. Masià Pous, Historial del Granada Club de Fútbol, S.A.D., su lafutbolteca.com. URL consultato il 18 maggio 2020.
  2. ^ a b (ES) Historia del Granada CF, in Ideal. URL consultato il 18 maggio 2020.
  3. ^ a b c d (ES) Los seis ascensos a Primera división, su granadacf.es, 5 giugno 2019. URL consultato il 18 maggio 2020.
  4. ^ (ES) J. M. Olivencia, 60 años de la gesta de la final de Copa, in GranadaHoy, 22 giugno 2019. URL consultato il 18 maggio 2020.
  5. ^ (ES) El Granada acaba en Tercera División, in El Mundo, 2 agosto 2002. URL consultato il 18 maggio 2020.
  6. ^ Doppia festa Pozzo: Granada in Liga sportmediaset.mediaset.it
  7. ^ V. Clari, Granada in Liga, 35 anni dopo Nel nome della famiglia Pozzo, in La Gazzetta dello Sport, 19 giugno 2011. URL consultato il 18 maggio 2020.
  8. ^ I. Iandiorio, Liga, la famiglia Pozzo ha deciso: il Granada sarà venduto ai cinesi, in La Gazzetta dello Sport, 24 maggio 2016. URL consultato il 18 maggio 2020.
  9. ^ Liga, 35ª giornata: Marcelo salva il Real Madrid, Granada retrocesso, su SpazioCalcio.it, 2 maggio 2017.
  10. ^ (ES) J. Azcoytia, Un sueño hecho realidad: el Granada regresa a Primera, in Marca (quotidiano), 4 giugno 2019. URL consultato il 18 maggio 2020.
  11. ^ A. Seu, Liga, cala il sipario. Storico Granada: va in Europa, Getafe beffato. Retrocede il Leganés, in La Gazzetta dello Sport, 19 luglio 2020. URL consultato il 6 agosto 2020.
  12. ^ (ES) J. Otero, El Athletic se clasifica para la final de la Copa del Rey gracias a un gol de Yuri al Granada (2-1), in El Pais, 6 marzo 2020. URL consultato il 6 agosto 2020.
  13. ^ (ES) R. Callejón, La evolución de las camisetas del Granada CF, in GranadaDigital, 9 luglio 2015. URL consultato il 18 maggio 2020.
  14. ^ a b (ES) La influencia inglesa en el origen de los colores actuales del Granada CF, su granadacf.es, 20 aprile 2018. URL consultato il 18 maggio 2020.
  15. ^ (ES) M. Pedreira, Seis camisetas para la historia, su granadacf.ideal.es, 7 febbraio 2010. URL consultato il 18 maggio 2020.
  16. ^ (ES) L.F. Ruiz, Una fruta en constante transformación, su ahoragranada.com, 26 agosto 2017. URL consultato il 18 maggio 2020.
  17. ^ S. Giacalone, La Bandiera Spagnola, su don-quijote.it. URL consultato il 18 maggio 2020.
  18. ^ (ES) Estadio Nuevo Los Cármenes, in Ideal. URL consultato il 18 maggio 2020.
  19. ^ (ES) El filial pasará a llamarse Club Recreativo Granada desde el 1 de julio, su granadacf.es, 9 marzo 2018. URL consultato il 18 maggio 2020.
  20. ^ (ES) P.L. Alonso, Málaga-Granada: el derbi de siempre, in DiarioSur, 9 dicembre 2016. URL consultato il 18 maggio 2020.
  21. ^ (ES) Historia del Deporte Andalucia: Aquellos derbis del fútbol andaluz, su deportedelsur.com. URL consultato il 18 maggio 2020.
  22. ^ (ES) F. Rodriguez, Elche-Granada, historia de una rivalidad que nació en 2011, in Ideal, 15 agosto 2018. URL consultato il 18 maggio 2020.
  23. ^ Plantilla, granadacf.es. URL consultato il 6 settembre 2016.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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