Apri il menu principale

Granducato di Lituania

Stato dell'Europa orientale esistito dal 1253 al 1569
Granducato di Lituania
Granducato di Lituania – BandieraGranducato di Lituania - Stemma
Lithuanian state in 13-15th centuries.png
Dati amministrativi
Nome completoGranducato dei Samogizi, Lituani, Russi
Nome ufficialeВеликое князство Литовское, Руское, Жомойтское и иных
Lingue parlateruteno,[1] polacco,[1] lituano[2]
CapitaleVilnius
Altre capitaliNovogrudok[3]
Politica
Forma di governoMonarchia
Capo di StatoGranduchi di Lituania
Nascita1263 con Treniota
CausaAssassinio del Re Mindaugas ed elevazione a Granducato
Fine1569
CausaUnione di Lublino
Territorio e popolazione
Bacino geograficoEuropa orientale
Massima estensione320.000 km² nel 1572[4]
Popolazione2.500.000 circa nel 1490 e 1791
Religione e società
Religioni preminentiPaganesimo, Ortodossia, Cattolicesimo
Religioni minoritarieLuteranesimo, Ebraismo
Evoluzione storica
Preceduto daRegno di Lituania
Succeduto daChorągiew królewska króla Zygmunta III Wazy.svgConfederazione polacco-lituana
Ora parte diBielorussia Bielorussia
Lituania Lituania
Polonia Polonia
Ucraina Ucraina
Russia Russia

Il Granducato di Lituania (in ruteno: Великое князство Литовъское, in lituano: Lietuvos Didžioji Kunigaikštystė, in bielorusso: Вялі́кае Кня́ства Літо́ўскае (ВКЛ), in ucraino: Велике Князівство Литовське (ВКЛ), in polacco: Wielkie Księstwo Litewskie) fu uno stato dell'Europa orientale esistito tra i secoli XII e XVIII.[5][6][7]

Nato a seguito dell'incoronazione di Mindaugas in un processo di unificazione delle popolazioni locali avviato già dal 1230 circa, il Granducato di Lituania raggiunse il periodo di massimo splendore nel XV secolo, divenendo uno dei più grandi per dimensione in Europa.[8]

Trasformatosi in Confederazione polacco-lituana a seguito dell'unione con il Regno di Polonia, cessò definitivamente di esistere a più di 500 anni di età dalla fondazione, nel 1795.

StoriaModifica

Ducato e Regno di LituaniaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Ducato di Lituania e Regno di Lituania (1251-1263).
 
Il castello di Trakai. Trakai fu uno dei principali centri del Granducato di Lituania
 
Parte superiore del Castello di Vilnius. Vilnius diventò capitale permanente della Lituania nel 1323

Il Ducato di Lituania iniziò la sua crescita sotto la guida di Mindaugas (o Mindoŭh in bielorusso), che riuscì a raggruppare le popolazioni locali intorno al 1230.[9] Mindaugas fu poi battezzato nel 1252 (col consenso dell'Ordine di Livonia) e incoronato Re di Lituania nel 1253: tuttavia, nel 1260 abbandonò il cristianesimo.[10] La Lituania fu proclamata regno la prima volta. Il 12 settembre 1263, Mindaugas fu ucciso, con i suoi due giovani figli, dal nipote Treniota.[11] Il periodo successivo, fu caratterizzato da lotte tra i Duchi della Lituania: lo stato seppe però sopravvivere e si espanse sia ad est che a sud, nonostante le invasioni dei mongoli e i vari scontri con la Repubblica di Pskov e i cavalieri di Livonia,[12] incorporando molte parti della Rutenia.

Granducato di LituaniaModifica

L'espansione raggiunse il suo apogeo sotto i Gediminas (in bielorusso Hiedzimin), che crearono un forte governo centralizzato e crearono un impero che si estendeva dal Mar Nero al Mar Baltico.[13][14]

I Gediminas nel 1323 ristabilirono Vilnius come capitale permanente, al posto di Trakai.[15][16] La facilità con cui la Lituania costruì il suo impero è da accreditare alle capacità tecniche e tattiche dei Granduchi, ma anche alla debolezza dei principati della Rutenia (ortodossi e dunque non supportati dalla Chiesa cattolica).[17]

 
Antico forte a Kernavė. Ora nella Lista del Patrimonio mondiale dell'UNESCO

La Lituania era nella posizione ideale per controllare gli Slavi dell'est (1/12 della popolazione totale nella metà del XV secolo).[18] Fu inoltre in grado di gestire sia i rapporti con lo Stato monastico dei cavalieri teutonici che con l'ordine di Livonia (spesso conflittuali nel XIV secolo).[12][19]

Nel 1349, la Lituania fu in grado di acquisire il controllo di una parte del Principato di Galizia-Volinia, ovvero la seconda regione: la Galizia finì invece in mano ai polacchi.[20] Accettando l'Unione di Krewo del 1386, il Granducato effettuò un'unione personale con il Regno di Polonia.[21]

Mentre quasi tutti gli stati attorno furono sconfitti e saccheggiati dai Mongoli, la Lituania non fu mai raggiunta.[22] L'espansione della Lituania fu quindi anche incoraggiata dallo scarso controllo dei Mongoli sui territori da loro conquistati (la Rutenia non fu mai incorporata direttamente nel Khanato dell'Orda d'Oro, bensì fu sempre uno stato vassallo in base ad un debole trattato d'indipendenza).[23] Lo stato lituano non raggiunse il suo apice in base alla forza militare: la sua esistenza dipese anche dalle capacità diplomatiche dei Granduchi.[24][25] Molte città furono annesse non perché sconfitte ma in base ad accordi che ne sancivano lo stato di vassalli della Lituania.[26]

Visto che molte di queste erano già suddite o del Khanato o della Moscovia la loro scelta non fu di perdere l'indipendenza ma semplicemente quella di cambiare "padrone".[26] Questo esempio è visibile per la città di Velikij Novgorod, mai attaccata dalle armate lituane nonostante fosse entrata nella sfera d'influenza baltica.[27] Questo controllo fu anche facilitato da disordini interni alla città che voleva liberarsi dalla sottomissione alla Moscovia.[27] Questo modello di costruzione dello stato risultò però molto instabile. Il cambio della politica interna della città, la sottrasse dal controllo lituano, e questo capitò anche con altre città della Rutenia, oltre che con Novgorod.

 
"Cristianizzazione della Lituania del 1387", olio di Jan Matejko, 1889, Castello Reale di Varsavia.

La Lituania raggiunse l'apice con Vitoldo, che regnò dal 1392 al 1430 e uno dei più famosi regnanti del Granducato di Lituania.[28][29] Fu granduca dal 1401 al 1430,[30] principe di Grodno dal 1376 al 1392[31] e principe di Luc'k dal 1387 al 1389.[32] Vitoldo era figlio di Kęstutis, cugino di Jogaila, che diventò Re di Polonia come Ladislao II, e nonno di Basilio II di Russia.[33] Nel 1410 Vitoldo stesso comandò le forze del granducato nella battaglia di Grunwald contro i teutonici, che finì con una decisiva vittoria polacco-lituana. I tedeschi furono sconfitti forse anche per via dell'assenza degli alleati storici, i cavalieri di Livonia, che riuscirono ad acquisire una rilevante autonomia gestionale nello scenario dei Paesi baltici,[34] in quel preciso momento essenzialmente costituito da tre macro-entità territoriali: il Granducato, i possedimenti dei livoniani e quelli dei russi della Repubblica di Pskov.

Vitoldo riportò sviluppo economico nel paese e introdusse molte riforme, anche se non tutte furono tenute in vita dai suoi successori:[35] il Granducato divenne più centralizzato, e i principi locali con legami dinastici al trono furono rimpiazzati con governatori leali al leader politico. I governatori erano ricchi proprietari terrieri e formavano la base della nobiltà lituana. Durante il regno di Vitoldo, iniziarono ad acquisire spessore le famiglie Radziwiłł e Goštautai, che in seguito divennero molto influenti nella politica pure in virtù dei numerosi feudi posseduti che svariavano dall'Aukštaitija alla Lituania minore. [36]

Contrasti con i moscoviti e Confederazione polacco-lituanaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Confederazione polacco-lituana.

La velocità di espansione della Moscovia spinse inevitabilmente i russi a giungere in conflitto con la Lituania.[37] Dopo l'annessione del Principato di Novgorod nel 1478, Mosca era diventata indiscutibilmente la principale potenza dell'Europa nord-orientale. Tra il 1492 e il 1508, Ivan III di Russia si impadronì di una parte della Rutenia appartenente alla Lituania.[38] La perdita della regione e le continue pressioni dovute all'espansione della Russia condussero il Granducato a vivere un periodo di profonda paura di vedere la Lituania dissolta: per ovviare a questa situazione di incertezza, si assunse la decisione di stringere una più forte alleanza con la Polonia, con la quale si optò per una fusione e per la realizzazione della Confederazione Polacco-Lituana a seguito dell'Unione di Lublino del 1569.[39][40][41][42] Durante il periodo di esistenza della Confederazione, molti dei territori furono sottoposti ad un processo di "rutenizzazione" e di allontanamento dalla sfera culturale lituana. Allo stesso modo, le aree più orientali finirono per assimilare pian piano le influenze bielorusse fino a sostituirle a quelle precedenti di stampo baltico.[43][44] Da un punto di vista giuridico, il vecchio Granducato preservò molti dei diritti e degli usi precedentemente adottati, inclusi un governo separato, un esercito e conio separati fino alla Costituzione di maggio della Polonia del 1791. Tuttavia, nonostante questi elementi formali possano far pensare ad una preservazione della componente baltica, un processo di irreversibile sostituzione dell'elemento lituano risultò palese nel corso dei secoli: in particolare, l'assimilazione della cultura polacca in sostituzione di quella lituana assottigliò le differenze tra le nobiltà locali e favorì la proliferazione della polonizzazione.[45]

Nel 1795, la Confederazione fu sciolta con la spartizione tra Russia Imperiale, Prussia e Austria.

EsercitoModifica

 
Battaglia di Grunwald. Le figure centrali sono quelle di Ulrich von Jungingen e Vitoldo

Nonostante la fondamentalmente pacifica acquisizione lituana di gran parte dei suoi possedimenti ruteni, il Granducato poteva fare affidamento sulla forza militare se necessario, ed era l'unica potenza dell'Europa Orientale che poteva contrastare efficacemente l'Orda d'Oro. Quando quest'ultima cercò di impedire l'espansione lituana venne infatti spesso. Nel 1333 e nel 1339 i lituani sconfissero grandi forze mongole che cercavano di strappare Smolensk alla sfera d'influenza lituana e i tatari che lì vivevano si spostarono nei confini della Lituania.[46][47]

I mongoli raramente ebbero il potere per fermare a lungo i lituani. Pur riportando una vittoria significativa nel 1399, i primi ritardarono solo brevemente il diffondersi del controllo dei baltici fino al Mar Nero.[48] A causa dell'influenza lituana, i mongoli non poterono esercitare il dominio militare sulla Russia nord-occidentale: fu e per questa ragione e per motivazioni logistiche che Smolensk, Pskov, Novgorod, e Polack furono alcune delle poche grandi città che non vennero mai depredate dai mongoli, colpite invece al tempo dalla peste nera e da altre epidemie.[49]

ReligioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Romuva.
 
La Chiesa di Sant'Anna e la Chiesa del Monastero Bernardino a Vilnius
 
La Chiesa di San Giorgio (1487) a Kaunas

Dopo il battesimo nel 1252 e l'incoronazione nel 1253 di Re Mindaugas, con cui il sovrano intendeva perseguire uno scopo puramente politico,[50] la Lituania venne riconosciuta come uno stato cristiano fino al 1260, quando Mindaugas decise di entrare in guerra con i livoniani e rinunciò alla cristianità.[10] Fino al 1387, i lituani professarono la religione tradizionale propria, restando così cronologicamente l'ultimo territorio d'Europa ad aver abbracciato la fede cristiana.[51][52] I credi pagani dovettero essere profondamente radicati per sopravvivere alla forte pressione dei missionari e delle potenze straniere fattasi avvertire già addirittura prima della costituzione del Ducato di Lituania (1230) con operazioni militari su vasta scala messe in atto dai crociati. Fino al XVII secolo, restarono in vita rituali del vecchio credo soprattutto nelle fasce più umili della popolazione, come nutrire le bisce o portare cibo sulle tombe degli antenati.[53]

 
Quadro religioso della Confederazione nel 1573. In viola i territori di fede calvinista, in bianco i cattolici, in azzurro quelli luterani e in verde quelli ortodossi

I duchi delle odierne Bielorussia e Ucraina, così come gli abitanti, anziché convertirsi al cattolicesimo come accaduto in Lituania dal 1387, abbracciarono la Chiesa ortodossa e preservarono tale decisione pure dopo l'Unione di Brest del 1595-1596.[54] Questo evento storico fu un tentativo di avvicinare gli ortodossi al cattolicesimo. Il riconoscimento dell'autorità papale da parte degli ortodossi e del catechismo cattolico sembrava costituire un notevole passo avanti: ciononostante, le terre orientali del Granducato preservarono la liturgia ortodossa.

Nella seconda metà del XVI secolo, il calvinismo si diffuse in Lituania, come precedentemente era avvenuto in Livonia, supportato dalle casate dei Radziwiłł, Chodkiewicz, Sapieha, Dorohostajski e altre ancora. Basti pensare che nel 1580 la maggioranza dei senatori era di fede calvinista o sociniana. Il lavoro messo in atto dai Gesuiti al fine di riconvertire le famiglie più influenti della zona iniziò a produrre i suoi effetti in maniera più o meno dirompente nel corso del 1600. Verso il 1670 il calvinismo era infatti professato ormai solo da parte della fascia contadina e della classe nobile di importanza locale.

SocietàModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Lithuania Propria.

La fondazione del Granducato, come detto, fu messa in atto dai lituani pagani del Mar Baltico e dai principati bielorussi slavi che si unirono nella seconda metà del XII secolo: solo una percentuale minore della popolazione era composta dai lituani attuali. La componente etnica era perlopiù slava.[55] L'espansione oltre i confini dell'area iniziale dell'insediamento lituano e bielorusso portò ad annettere grandi porzioni della Rus' di Kiev. Raggiunto il maggior apice durante il XV secolo, i territori dell'attuale Lituania, Bielorussia, Ucraina, Transnistria e parti della Polonia e della Russia facevano capo allo stesso leader politico, portando il Granducato ad essere uno degli Stati più popolosi del Vecchio Continente.

Tra le altre popolazioni, nel Granducato vivevano polacchi, ebrei, armeni, tedeschi ecc., che contribuirono a rendere assai variegata la componente culturale e sociale.[18] Il carattere multinazionale dello stato e la filosofia cosmopolita della sua élite dopo il XIV secolo faranno poi scoppiare un dibattito sulla legalità della nazione della Lituania nel XIX e XX secolo.[56] Il dibattito sull'identità nazionale coinvolse prevalentemente storici polacchi, russi, lituani e bielorussi e assunse un carattere sovranazionale; la questione raggiunse il suo picco durante le guerre per l'indipendenza dal 1917 al 1920, e contribuì a molte dispute locali, come ad esempio quella che riguardava la linea Curzon e la politica della Lituania centrale.

L'espansione del Granducato di Lituania nella moderna Rutenia Bianca nei secoli successivi rese la sua cultura simile a quella lituana.[57][58]

I bielorussi, che ebbero un risveglio nazionale in quel periodo, iniziarono a considerarsi una nazione differente.

CulturaModifica

 
L'Università di Vilnius e la Chiesa di San Giovanni

Le lingue ufficiali del Granducato di Lituania erano il ruteno dai tempi di Vitoldo[59] (indicato anche come Vecchio Bielorusso dai bielorussi e come slavo del governo dai lituani) e il latino, quest'ultimo sostituito dal polacco verso la fine del XVII secolo.[60] La prima era usata nelle leggi scritte e per la corrispondenza con gli stati orientali; il latino era usato per trattare con gli stati occidentali fino a quando non fu più utilizzato. Anche se l'uso della lingua lituana nel governo dello stato dopo Vitoldo e Jogaila (figli rispettivamente di Kęstutis e Algirdas) è contestabile, si sa che il Re di Polonia e Granduca di Lituania Alessandro I poteva capire e parlare il lituano: sotto il suo comando, si raggiunge il picco di libri stampati in latino, almeno 1.790.[61] Dopo di lui non si hanno prove valide dell'uso della lingua.

Uno stato di incertezza a livello di ricostruzione linguistica permane anche sull'idioma che la classe nobiliare adoperava nella vita quotidiana. Alla nascita dello stato, i lituani costituivano il 70% della popolazione. Con l'acquisizione di nuovi territori slavi, questa parte scese al 50% e più tardi al 30%. Altre etnie importanti erano gli ebrei e i tatari. Nel periodo del tardo Granducato, gli slavi costituivano la maggioranza, e le lingue slave erano usate per scrivere le leggi. Per tal motivo il tardo Granducato di Lituania viene talvolta definito come una nazione slava, come Polonia, Russia, ecc.[62]

Una delle più vecchie università dell'Europa Orientale, l'Università di Vilnius, venne fondata da Stefano I Báthory, Re di Polonia e Granduca di Lituania, nel 1579.[63] Grazie al lavoro dei gesuiti durante la controriforma, l'università si sviluppò ben presto in uno dei più importanti centri scientifici e culturali della regione, e come più importante centro scientifico del Granducato di Lituania.[64]

EreditàModifica

Secondo alcuni storici, soprattutto russi, uno degli effetti cruciali del dominio lituano riguardò le divisioni etniche tra gli abitanti dell'ex Rus' di Kiev.[65] Da questo punto di vista, la creazione del Granducato di Lituania giocò un ruolo importante nella separazione dei diversi gruppi di slavi orientali. Dopo la conquista della Rutenia, i mongoli tentarono di tenere uniti gli slavi orientali e riuscirono a conquistare gran parte delle terre in Europa centrale.[66]

 
Il primo libro stampato in lingua lituana Le semplici parole del Catechismo (di Martynas Mažvydas). Il libro venne dedicato al Granducato di Lituania

Il resto delle ex terre rutene (principati della Bielorussia) si unì al Granducato fin dall'inizio, mentre altre terre dell'Ucraina divennero vassalle della Lituania in seguito. La soggiogazione degli slavi orientali avvenuta in due maniere differenti, creò divergenze sostanziali che persistono ancora oggi. Secondo questa ricostruzione, mentre in Kiev esistevano sì sostanziali differenze ma confinate in una zona ristretta, fu l'annessione lituana di gran parte della Rutenia meridionale e occidentale che portò alla divisione permanente tra ucraini, bielorussi e russi.[67][68]

Questa asserzione è altamente controversa, poiché sulle stesse basi si può sostenere che la ragione della creazione di stati russi separati fu data dal fatto che il Granducato di Mosca rimase sotto il l'influenza politica e culturale mongola. Da questo punto di vista, la ragione delle divisioni tra gli abitanti della Rutenia fu l'influenza mongola sulla Moscovia, piuttosto che quella lituana su altre parti della Rutenia. Oltre a ciò, le divisioni etniche e linguistiche tra gli abitanti della Rutenia non vennero iniziate dalle divisioni di quest'area tra mongoli e lituani, e sono più vecchie della creazione del Granducato di Lituania.[senza fonte] Infine, fino al XX secolo, le frontiere etniche e linguistiche tra ucraini, bielorussi e russi non coincidevano con alcun confine politico.

L'idea di sostituirsi al mondo lituano inteso come insieme di usi e costumi ipotizzato per più secoli dalle due grandi potenze più vicine, Germania e Russia, ha radici profonde. Le tribù prussiane (di origine baltica) che attaccarono la Masovia e portarono il Duca Corrado ad intervenire costituendo l'Ordine di Dobrzyń,[69] spinsero gruppi di tedeschi ad insediarsi vicino all'attuale Lituania, la cui presenza fu incentivata anche quando si costituì lo Stato monastico dei cavalieri teutonici.[70] In un periodo storico totalmente lontano da quel passato (XX secolo) i teutonici furono in grado di impossessarsi dei Paesi baltici per due volte: durante la Grande Guerra (Ober Ost), in cui si accarezzò l'idea di germanizzare il territorio con un regno fantoccio artificiosamente creato ad hoc e guidato da Mindaugas II, nome che evocava la guida del Ducato di Lituania e poi primo sovrano.[70] Dopo essere stati allontanati, i tedeschi fecero ritorno dopo che la Russia comunista aveva preso possesso della Lituania per circa 20 anni e nacque il Reichskommissariat Ostland nel corso della seconda guerra mondiale. Alcuni aspetti che meritano di essere ricordati per via del legame al Granducato ineriscono alla stesura dell'Atto d'indipendenza del 1918:[71] in esso, il Consiglio decretò la Lituania stato sovrano ripristinando Vilnius come capitale, in virtù delle ragioni storiche che le avevano già permesso di essere il centro principale secoli prima, e fu altresì asserita la volontà di cessare tutti i legami di dipendenza con Stati terzi, come se dalla dissoluzione dello Stato polacco-lituano nel 1795 fino alla disfatta cosacca del 1918 avesse avuto luogo una lunga occupazione che però non aveva troncato la ferma decisione di rimanere indipendenti e le fondamenta di una tradizione nazionale i cui sedimenti a turno cercarono di estirpare russi e tedeschi. Mosca fu in grado di mantenere il controllo del territorio per più di un secolo e mezzo, se si sommano gli anni dell'Impero russo e della RSS Lituana. Come fecero i tedeschi, anche i cosacchi cercarono di minare la formazione di un'identità culturale tanto cara ai pensatori ottocenteschi, con provvedimenti restrittivi volti a russificare come ad esempio la disposizione del bando di stampa di testi in alfabeto latino attivo dal 1865 al 1904[72] e la repressione di movimenti contrari al regime nel secondo dopoguerra a favore di figure care al socialismo.[73]

 
Lo Statuto del Granducato di Lituania

A discapito di tutte le vicissitudini storiche successive, gli storici lituani ricordano con maggior entusiasmo il periodo del Granducato, in cui si visse un'epoca florida e di sviluppo accompagnato dal prestigio che la Lituania acquisì nel continente europeo.[29][74]

NoteModifica

  1. ^ a b (EN) Kurt Braunmüller; Gisella Ferraresi, Aspects of Multilingualism in European Language History, John Benjamins Publishing, 2003, ISBN 978-90-27-21922-0, pp. 109-110: "È possibile supporre che a parlare una lingua slava (n.d.a. incluso il ruteno) fosse la parte orientale del Granducato, ‘polonizzata’ poi linguisticamente e culturalmente dalla metà del XV secolo (...)".
  2. ^ (EN) Daniel Stone, The Polish-Lithuanian State, 1386-1795, University of Washington Press, 2001, ISBN 978-02-95-98093-5, p. 4.
  3. ^ (EN) Alexander Lokotko; Olga Knyazeva; Evgeny Morozov; Izotov Olga, Tourist Mosaic of Belarus, Litres, 2017, ISBN 978-54-57-63663-7, p. 294.
  4. ^ (EN) Ostrogorski Centre, The Journal of Belarusian Studies (2014), Lulu.com, ISBN 978-12-91-89325-0, p. 108.
  5. ^ A.-L. d'. Harmonville, Dizionario delle date, dei fatti, luoghi ed uomini storici, G. Antonelli, 1845, digitalizzato dall’Università del Wisconsin il 18 settembre 2008, p. 744.
  6. ^ (LT) Tomas Baranauskas, Lietuvos valstybės ištakos [Lo Stato lituano], Vilnius, viduramziu.istorija.net, 2000. URL consultato il 6 agosto 2019.
  7. ^ (EN) Saulius Sužiedėlis, Dizionario storico della Lituania (II edizione), Lanham, Md., Scarecrow Press, p. 119, ISBN 978-0-8108-4914-3.
  8. ^ (EN) IUCN East European Programme, Environmental status reports Estonia Latvia Lithuania (vol. 5), IUCN, 1991, ISBN 978-28-31-70161-5.
  9. ^ (EN) C. Rowell, Lithuania Ascending, Cambridge University Press, 1994, ISBN 978-05-21-45011-9, p. 289.
  10. ^ a b (EN) Rūta Janonienė; Tojana Račiūnaitė; Marius Iršėnas; Adomas Butrimas, The Lithuanian Millenium: History, Art and Culture, VDA leidykla, 2015, ISBN 978-60-94-47097-4, p. 45.
  11. ^ (EN) Vita di Mindaugas e scontri con il nipote Treniota a cura di erenow.net
  12. ^ a b (EN) Zenonas Norkus, An Unproclaimed Empire: The Grand Duchy of Lithuania, Routledge, 2017, ISBN 978-13-51-66905-4, p. 80.
  13. ^ (EN) IBP, inc, Lithuania Business Law Handbook: Strategic Information and Basic Laws (vol. 1), Lulu.com, 2013, ISBN 978-14-38-77033-8, p. 24.
  14. ^ (EN) S. C. Rowell, Lithuania Ascending, Cambridge University Press, 2014, ISBN 978-11-07-65876-9, pp. 93-94.
  15. ^ (EN) Gordon McLachlan, Lithuania, Bradt Travel Guides, 2008, ISBN 978-18-41-62228-6, p. 72.
  16. ^ (DE) Marianna Butenschön, Litauen, C.H.Beck, 2002, ISBN 978-34-06-44789-1, p. 78.
  17. ^ (EN) Robert I. Frost, The Oxford History of Poland-Lithuania, Oxford University Press, 2018, ISBN 978-01-92-56814-4, p. 316.
  18. ^ a b (LT) Letukienė, Nijolė; Gineika, Petras, "Istorija. Politologija: kurso santrauka istorijos egzaminui", Vilnius: Alma littera, 182, 2003: "Si tende a livello numerico ad accettare storiograficamente la presenza di circa 270.000 mila lituani nel 1260 su una popolazione totale di 400.000 mila (67.5%). Il territorio del Granducato ammontava più o meno a 200.000 chilometri quadrati. I seguenti dati sulla popolazione sono riprodotti seguendo lo schema: anno, popolazione totale in milioni e composizione etnica dei lituani nel totale, dimensioni territorio:
    1340 – 700.000 abitanti di cui 370.000 lituani, 350.000 km quadrati;
    1375 – 1.400.000 (...) di cui 420.000 lituani, 700.000 km quadrati;
    1430 – 2.500.000 (...) di cui 590.000 lituani (24%), 930.000 km quadrati;
    1490 – 3.800.000 (...) di cui 550.000 lituani (14% o 1/7), 850.000 km quadrati;
    1522 – 2.365.000 (...) di cui 700.000 lituani (30%), 485.000 km quadrati;
    1568 – 2.800.000 (...) di cui 825.000 lituani (30%), 570.000 km quadrati;
    1572, 1.710.000 (...) di cui 850.000 lituani (50%), 320.000 km quadrati;
    1770 – 4.840.000 (...) di cui 1.390.000 lituani (29%), 320.000 km quadrati;
    1791 – 2.500.000 (...) di cui 1.400.000 lituani (56%), 250.000 km quadrati;
    1793 – 1.800.000 (...) di cui 1.350.000 lituani (75%), 132.000 km quadrati."
  19. ^ (EN) Anti Selart, Livonia, Rus’ and the Baltic Crusades in the Thirteenth Century, BRILL, 2015, ISBN 978-90-04-28475-3, p. 266.
  20. ^ Francis Dvornik, Gli slavi nella storia e nella civiltà europea, EDIZIONI DEDALO, 1985, ISBN 978-88-22-00504-5, p. 295.
  21. ^ (EN) Andrzej Wierzbicki, Polish-Belarusian Relations, Nomos Verlag, 2018, ISBN 978-38-45-29114-7, pp. 24-25.
  22. ^ (EN) Andrew Evans, Ukraine, Bradt Travel Guides, 2007, ISBN 978-18-41-62181-4, p. 18.
  23. ^ (EN) Virgil Ciocîltan, The Mongols and the Black Sea Trade in the Thirteenth and Fourteenth Centuries, BRILL, 2012, ISBN 978-90-04-22666-1, p. 218.
  24. ^ (EN) R. Butterwick, The Polish-Lithuanian Monarchy in European Context, C.1500-1795, Springer, 2001, ISBN 978-03-33-99380-4, p. 84.
  25. ^ (EN) Andrzej Jakubowski; Andrzej Miszczuk; Bogdan Kawałko; Tomasz Komornicki; Roman Szul, The EU's New Borderland, Taylor & Francis, 2016, ISBN 978-13-17-22432-7, p. 10.
  26. ^ a b (EN) Kimmo Katajala; Maria Lähteenmäki, Imagined, Negotiated, Remembered, LIT Verlag Münster, 2012, ISBN 978-36-43-90257-3, pp. 22-23.
  27. ^ a b (EN) Zenonas Norkus, An Unproclaimed Empire: The Grand Duchy of Lithuania, Routledge, 2017, ISBN 978-13-51-66905-4, p. 233.
  28. ^ (EN) Amy McKenna, Estonia, Latvia, Lithuania, and Poland, Britannica Educational Publishing, 2013, ISBN 978-16-15-30991-7, p. 77.
  29. ^ a b (EN) Richard C. Frucht, Eastern Europe (vol. 2), ABC-CLIO, ISBN 978-15-76-07800-6, p. 170.
  30. ^ (EN) Saulius A. Suziedelis, Historical Dictionary of Lithuania (ed. 2), Scarecrow Press, 2011, ISBN 978-08-10-87536-4, p. 341.
  31. ^ (EN) Urszula Szulakowska, Renaissance and Baroque Art and Culture in the Eastern Polish-Lithuanian Commonwealth (1506-1696), Cambridge Scholars Publishing, 2019, ISBN 978-15-27-52743-0, p. 316.
  32. ^ (EN) Giedrė Mickūnaitė, Making a Great Ruler, Central European University Press, 2006, ISBN 978-96-37-32658-5, p. 171.
  33. ^ (EN) Alexander Basilevsky, Early Ukraine, McFarlane, 2018, ISBN 978-14-76-62022-0, p. 178.
  34. ^ (EN) Anita J. Prazmowska, A History of Poland, Macmillan International Higher Education, 2011, ISBN 978-02-30-34537-9.
  35. ^ (EN) Robert I. Frost, The Oxford History of Poland-Lithuania, Oxford University Press, 2018, ISBN 978-01-92-56814-4, p. 189.
  36. ^ (EN) Robert I. Frost, The Oxford History of Poland-Lithuania, Oxford University Press, 2018, ISBN 978-01-92-56814-4, p. 450.
  37. ^ (EN) Barbara Alpern Engel; Janet Martin, Russia in World History, Oxford University Press, 2015, ISBN 978-01-99-94787-4, p. 127.
  38. ^ (EN) Filip Ejdus, Memories of Empire and Entry into International Society, Taylor & Francis, 2017, ISBN 978-13-17-20548-7, p. 27.
  39. ^ (EN) Andrzej Wierzbicki, Polish-Belarusian Relations, Nomos Verlag, 2018, ISBN 978-38-45-29114-7, pp. 28-29.
  40. ^ (EN) Serhii Plokhy, The Origins of the Slavic Nations, Cambridge University Press, 2006, ISBN 978-11-39-45892-4, p. 166.
  41. ^ (EN) Grigory Ioffe; Vitali Silitski, Historical Dictionary of Belarus (ed. 3), Rowman & Littlefield, 2018, ISBN 978-15-38-11706-4, p. 322.
  42. ^ (EN) Paul Robert Magocsi, A History of Ukraine, University of Toronto Press, 2010, ISBN 978-14-42-69879-6, p. 143.
  43. ^ (EN) Andrij Makuch, "Ukraine: History: Lithuanian and Polish rule", Encyclopædia Britannica Online, link verificato il 16 ottobre 2019: "All'interno del Granducato [lituano] le terre rutene (ucraine e bielorusse) inizialmente mantennero una notevole autonomia. Gli stessi lituani pagani si stavano convertendo sempre più all'Ortodossia e si stavano assimilando nella cultura rutena. Le pratiche amministrative e il sistema legale del Granducato attingevano fortemente alle usanze slave, e una lingua ufficiale dello stato ruteno (nota anche come Rusyn) si sviluppò gradatamente nel tempo dalla lingua usata in Rus. Il dominio polacco in Ucraina negli anni 1340 e per due secoli a venire fu in seguito limitato alla Galizia. Lì, i cambiamenti in settori come l'amministrazione, la legge e il possesso della terra procedettero più rapidamente che nei territori ucraini sotto la Lituania. Tuttavia, la Lituania stessa fu presto trascinata nell'orbita polacca a seguito del legame dinastico dei due stati nel 1385/86 e del battesimo dei lituani nella chiesa (cattolica romana)."
  44. ^ (EN) "Union of Lublin: Poland-Lithuania (1569)". Encyclopædia Britannica Online, link verificato il 16 ottobre 2019, "Formalmente, Polonia e Lituania rimanevano distinte e componenti della medesima federazione, [...] Tuttavia la Polonia, che mantenne il predominio sulle terre lituane che aveva acquisito, ebbe una maggiore rappresentanza nella Dieta e divenne la componente dominante."
  45. ^ (EN) Aivars Stranga, "Lithuania: History: Union with Poland", Encyclopædia Britannica Online, link verificato il 16 ottobre 2019: "Mentre la Polonia e la Lituania avrebbero successivamente eletto un sovrano congiunto e un parlamento comune, la struttura di base del doppio stato fu preservata. Ambe le parti continuarono ad essere amministrate separatamente e ad avere i propri codici di legge e forze armate. La costituzione della confederazione, tuttavia, fornì uno slancio per la polonizzazione culturale della nobiltà lituana. Alla fine del 17° secolo, [quest'ultima] era praticamente diventata indistinguibile dalla sua controparte polacca."
  46. ^ (EN) Shirin Akiner, Islamic Peoples Of The Soviet Union, Routledge, 2013, ISBN 978-11-36-14266-6, p. 85.
  47. ^ John L. Fennell, A History of the Russian Church to 1488, Routledge, 2014, ISBN 978-13-17-89720-0, p. 196.
  48. ^ (EN) Vitali Silitski, Jr.; Jan Zaprudnik, The A to Z for Belarus, Scarecrow Press, 2010, ISBN 978-14-61-73174-0, p. 306.
  49. ^ (EN) John T. Alexander, Bubonic Plague in Early Modern Russia, Oxford University Press, 2003, ISBN 978-01-95-15818-2, p. 15.
  50. ^ (EN) Alexander Basilevsky, Early Ukraine, McFarland, 2016, ISBN 978-14-76-62022-0, p. 176.
  51. ^ (EN) Florin Curta; Andrew Holt, Great Events in Religion, ABC-CLIO, 2016, ISBN 978-16-10-69566-4, p. 645.
  52. ^ (EN) Gediminas Lankauskas, The Land of Weddings and Rain, University of Toronto Press, 2015, ISBN 978-14-42-69936-6, p. 164.
  53. ^ (EN) Lithuanian Student Association (U.S.). Secretariate for External Relations, Lithuanian Student Association (U.S.), Lituanus Foundation, Lituanus (vol. 21), LSASER, 1975, p. 18.
  54. ^ (EN) Serhii Plokhy, The Cossacks and Religion in Early Modern Ukraine, OUP Oxford, 2001, ISBN 978-01-91-55443-8, p. 85.
  55. ^ (EN) Norman Davies, Litva: The Rise and Fall of the Grand Duchy of Lithuania, Penguin, 2013, ISBN 978-11-01-63082-2: "Sebbene nacquero poi contrasti con l’Ordine teutonico di lì a breve e con altre popolazioni diverse dai tedeschi".
  56. ^ Si parla a tal proposito di Risveglio nazionale lituano, un movimento che getterà le basi per far nascere quel sentimento identitario alla base degli sviluppi dell'Atto d'indipendenza della Lituania.
  57. ^ (EN) Daniel Stone, The Polish-Lithuanian State, 1386-1795, University of Washington Press, 2001, ISBN 978-02-95-98093-5, p. 225.
  58. ^ (EN) Ludmilla Charipova, Latin Books and the Eastern Orthodox Clerical Elite in Kiev, 1632-1780, Manchester University Press, 2006, ISBN 978-07-19-07296-3, p. 17.
  59. ^ (EN) Motoki Nomachi; Catherine Gibson, The Palgrave Handbook of Slavic Languages, Identities and Borders, Springer, 2016, ISBN 978-11-37-34839-5, p. 61.
  60. ^ (EN) T. Kamusella, The Politics of Language and Nationalism in Modern Central Europe, Springer, 2008, ISBN 978-02-30-58347-4, p. 152.
  61. ^ (EN) Giovanna Siedina, Latinitas in the Polish Crown and the Grand Duchy of Lithuania, Firenze University Press, 2014, ISBN 978-88-66-55674-9, p. 17.
  62. ^ (EN) Serhii Plokhy, The Origins of the Slavic Nations, Cambridge University Press, 2006, ISBN 978-11-39-45892-4, p. 85.
  63. ^ (EN) OECD, Reviews of National Policies for Education, OECD Publishing, 2002, ISBN 978-92-64-19347-5, p. 201.
  64. ^ (EN) Jaunius Gumbis, Medical Law in Lithuania (ed. 2), Kluwer Law International B.V., 2018, ISBN 978-94-03-50193-2.
  65. ^ (EN) Katlijn Malfliet; Francisca Scharpe; Francisca Scharpé, The Concept of Russia, Leuven University Press, 2003, ISBN 978-90-58-67345-9, pp. 35-36.
  66. ^ (EN) Marek Jan Chodakiewicz, Intermarium, Routledge, 2017, ISBN 978-13-51-51195-7, p. 42.
  67. ^ (EN) Andrew Savchenko, Belarus: a Perpetual Borderland, BRILL, 2009, ISBN 97-89-00-417448-1, p. 25.
  68. ^ (EN) Andrew Wilson, The Ukrainians, Yale University Press, 2015, ISBN 978-03-00-21965-4, p. 47.
  69. ^ Fratelli di Dobrzyn a cura di Oratores e Bellatores, link verificato il 2 novembre 2019.
  70. ^ a b (EN) Commissione degli Affari Esteri degli USA, Treaty of Peace with Germany, U.S. Government Printing Office, 1919, digitalizzato dalla University of Michigan il 10 giugno 2008, p. 1029.
  71. ^ (LT) Nutarimas, Medieval Lithuania, 2005. URL consultato il 15 luglio 2019 (archiviato il 24 gennaio 2013).
  72. ^ (EN) Daniel C. Hallin; Paolo Mancini, Comparing Media Systems Beyond the Western World, Cambridge University Press, 2011, ISBN 978-11-39-50516-1, pp. 54-55.
  73. ^ (EN) Vytautas Michelkevičius, The Lithuanian SSR Society of Art Photography (1969-1989), VDA leidykla, 2011, ISBN 978-60-94-47033-2, p. 317.
  74. ^ (EN) OECD, Investment Guide for Lithuania, OECD Publishing, 1998, ISBN 978-92-64-16368-3, p. 18.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN130760339 · LCCN (ENn87917325 · GND (DE4499060-1 · WorldCat Identities (ENn87-917325