Grattage

tecnica pittorica
Esempio di grattage

Il grattage (letteralmente "grattamento", “raschiamento”) è una tecnica della pittura surrealista che consiste nel “grattare” con vari strumenti la pittura ancora fresca stesa sulla tela o altro materiale.

L'obiettivo è quello di graffiare, togliere il pigmento cromatico steso su un supporto preparato "a gesso"[1], raschiare la parte più esterna della pellicola pittorica, in maniera da movimentare la superficie[2].

I graffi creati fanno emergere le cromie degli strati pittorici sottostanti e danno vita a contrasti cromatici e chiaroscurali.

Tecnica e materialiModifica

 
texture realizzata grattando il colore con bisturi e blocchi metallici

Per questa tecnica pittorica, oltre all'utilizzo di pennelli e spatole, ci si avvale di strumenti nuovi, sperimentando utensili comuni e oggetti di uso quotidiano, come spugne, spazzole in acciaio, stiletti, bisturi, punte, lamette, e piccoli blocchi metallici.

Con l'ausilio di questi strumenti è possibile graffiare e sfregare, scavare e scarnificare le singole stratificazioni delle molteplici stesure policrome[3].

L'artista, con il proseguire alternando a successivi interventi di velature ulteriori graffi, affronta in ogni istante di lavoro la totalità della tela. Ottiene così la pulsazione di un universo dove la luce nasce dall'ombra, entra in essa per poi risorgere rivelando il respiro di una materia cosmica, portando così lo spettatore a fluttuare in uno spazio dagli infiniti possibili orizzonti[4].

Gli artistiModifica

Questa tecnica fu usata da Max Ernst[5] [6]e da Joan Miró[7], ed in seguito dagli artisti informali.

Max Ernst riscoprì la tecnica del frottage (basata sul principio dello sfregamento); nel 1927 trasporrà questa tecnica del disegno - applicata generalmente alla carta - alla pittura ad olio, facendo nascere cosi il procedimento del grattage[8].

Il grattage ha permesso a Max Ernst di liberare le forze creative ricche di suggestioni ed evocazioni, meno teoriche e più inconsce e spontanee[9].

La tela viene posta sugli oggetti e i materiali selezionati dal pittore; il grattage della pittura applicata alla superficie farà sorgere, come per il frottage, un mondo spesso inquietante. Pettini e forchette sono ugualmente utilizzati per ottenere determinati effetti di materia[8].

Questa tecnica è stata affinata dall'artista Hans Hartung; egli attraverso questo procedimento giunge alla sublimazione della propria tipica gestualità pittorica, creando un nuovo alfabeto segnico affidandosi ad utensili appuntiti, pennelli opportunamente modificati, e rulli. Le sue linee ottenute mediante il grattage sono ridotte a graffi ottenuti sulla superficie con dei gesti ampi e decisi, eseguiti di «getto»[10].

NoteModifica

  1. ^ Carlo Pirovano, La Pittura in Italia: Il Novecento, Volumi 1-2, Electa, 1992
  2. ^ Marina Pugliese, Tecnica mista. Com'è fatta l'arte del '900, Bruno Mondadori, 2012
  3. ^ Giovanni Distefano, Franco Rocchetta, Atlante storico di Venezia: non in terra, neque in aqua sumus nos viventes, Supernova, 2008
  4. ^ Nico Stringa, Venezia '900: da Boccioni a Vedova, Marsilio, 2006
  5. ^ M. E. Warlick, Max Ernst and Alchemy: A Magician in Search of Myth, University of Texas Press, 2013
  6. ^ Max Ernst, Metropolitan Museum of Art, New York, 2005
  7. ^ Giulio Carlo Argan, Studi sul surrealismo, Volume 1, Officina, 1977
  8. ^ a b Max Ernst, 1891-1976: da collezioni francesi e italiane, Skira, 1996
  9. ^ Max Ernst, Ian Turpin, Max Ernst, Phaidon, 1979
  10. ^ Hans Hartung, Domenico D'Oora, Maurizio Medaglia, Vittorio Raschetti, Hans Hartung, Silvia, 2006

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