Gruppo antipartito

Il gruppo antipartito (in russo: антипартийная группа?, traslitterato: antipartijnaja gruppa) fu un gruppo di alti esponenti politici sovietici all'interno della leadership del Partito Comunista dell'Unione Sovietica che tentò, senza successo, di deporre Nikita Krushev da Segretario generale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica nel giugno del 1957. Il gruppo, che fu così denominato da Krushev, era guidato dagli ex premier dell'Unione Sovietica Georgy Malenkov e Vyacheslav Molotov. Il Gruppo era contrario sia al disgelo politico nella società sovietica, voluto da Krushev, che alla denuncia del culto della personalità di Stalin.

MotiviModifica

I membri del Gruppo ritenevano gli attacchi di Krushev contro Stalin, espressi dal primo nel discorso al XX Congresso del Partito Comunista dell'Unione Sovietica del 1956, come errati e ipocriti, data la complicità di Krushev come uno dei favoriti di Stalin nelle Grandi purghe ed eventi simili. Essi ritenevano che la politica di Krushev di coesistenza pacifica avrebbe rovinato sul piano internazionale la lotta contro il potere capitalista.

Tentativo di subentroModifica

Ai leader del Gruppo – Malenkov, Molotov e Lazar Kaganovich – si unì all'ultimo minuto il Ministro degli Affari Esteri Dmitri Shepilov, che Kaganovich aveva convinto che il Gruppo avesse la maggioranza. In effetti la proposta del Gruppo al Politburo del Comitato centrale del PCUS di sostituire Kruschev come primo segretario con il Primo ministro Nikolaj Bulganin vinse con 7 voti (Malenkov, Molotov, Kaganovich, Bulganin, Voroshilov, Pervukhin e Saburov) contro 4 (Kruschev, Mikojan, Suslov e Kirichenko) ma Kruschev sostenne che solo il plenum del Comitato Centrale del PCUS avrebbe avuto il potere di rimuoverlo dal suo incarico. In una sessione straordinaria del Comitato Centrale, tenutasi a fine giugno, Kruschev sostenne che i suoi oppositori erano un "Gruppo anti-partito". Egli fu sostenuto dal Ministro della Difesa Georgij Zhukov, che tenne un energico discorso, in cui minacciò di usare le Forze Armate per introdurre i sostenitori di Kruschev per riconfermarlo e quest'ultimo fu riconfermato nella sua posizione di Primo Segretario.[1]

ConseguenzeModifica

Durante la tempestosa assemblea del Comitato Centrale, Zhukov – uomo di grande prestigio per il ruolo ricoperto nella seconda guerra mondiale e la sua reputazione di uomo senza paura anche di fronte all'ira di Stalin – lanciò un'amara denuncia contro i complottanti, accusandoli di avere le mani macchiate del sangue della atrocità di Stalin. Egli proseguì ancora dicendo di avere la forza militare di schiacciarli anche se avessero vinto la votazione, implicando che egli sarebbe stato in grado di ucciderli tutti, ma un Kruschev trionfante respinse ogni ulteriore azione.

Malenkov, Molotov, Kaganovich e Shepilov – i soli quattro nomi resi pubblici – furono diffamati sugli organi di stampa e furono trasferiti a funzioni di nessuna importanza politica:

Nel 1961, all'alba dell'ulteriore destalinizzazione, essi furono espulsi dal Partito Comunista e da quel momento vissero tutti una vita tranquilla.

A Shepilov fu concesso il rientro nel partito dal successore di Kruschev, Leonid Brezhnev nel 1976 ma rimase poi in ombra.

Kruschev divenne sempre più sospettoso e nello stesso anno depose il Ministro della Difesa Zhukov, che lo aveva appoggiato nella battaglia contro il Gruppo anti-partito ma con il quale aveva sempre maggiori difformità di idee politiche, accusandolo di bonapartismo. Nel 1958 il premier Bulganin, il supposto beneficiario dell'azione del Gruppo anti-partito, fu costretto a ritirarsi e il premier divenne Kruschev.

Il trattamento che Kruschev riservò ai suoi oppositori, che furono diffamati e umiliati ma non oppressi fisicamente, segnò un distacco dalle precedenti pratiche nella politica sovietica (come si vide l'ultima volta nel 1953 durante le "purghe" di Lavrenti Beria) – uno sviluppo che venne seguito durante le successive battaglie per il potere, come la stessa deposizione di Kruschev da parte di Brezhnev nel 1964 e come il fallito colpo di stato contro Mikhail Gorbachiov nell'agosto del 1991.

La seguente, parziale riabilitazione di Zhukov sotto Brezhnev, dopo l'uscita di Kruschev, fu paradossalmente vista come un gesto di rappacificazione verso la vecchia guardia del partito, poiché esso rese gli onori a un eroe di guerra (e, implicitamente, anche a Stalin che era il comandante supremo).

NoteModifica

  1. ^ The Anti-Party Group, Soviethistory.org. URL consultato il 4 novembre 2011 (archiviato dall'url originale il 25 novembre 2011).

Collegamenti esterniModifica