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Guardie donne nei campi di concentramento nazisti

Manifesto per il 70º anniversario della nascita delle Aufseherinnen

Delle 55.000 guardie che prestarono servizio nei campi di concentramento nazisti, circa 3.700 erano donne. Nel 1942, le prime guardie donna giunsero ad Auschwitz e Majdanek da Ravensbrück. L'anno successivo il regime nazista cominciò ad escludere le guardie donne a causa della scarsa attenzione nella sorveglianza. Il corrispondente tedesco per questa posizione era SS-Aufseherin (plurale: "Aufseherinnen"), che ha il significato di "guardia" o "sorvegliante" donna.

Indice

ReclutamentoModifica

Le guardie di sesso femminile erano generalmente di estrazione sociale medio-bassa e svolgevano perlopiù lavori saltuari[1]. Tuttavia a Ravensbrück quattro "aufseherinnen" (Annemie von der Huelst, Gertrud von Lonski at Neuengamme, Euphemia von Wielen ed Ellen Freifrau von Kettler) erano di origine aristocratica[2]. Le volontarie erano assunte tramite annunci sui giornali tedeschi che rivolgendosi alle donne le invitavano ad esternare il loro amore per il Reich e ad arruolarsi nelle SS-Gefolge ("reparti femminili delle SS"). La Lega delle ragazze tedesche divenne uno dei più importanti veicoli di diffusione della dottrina nazista tra le donne[3]. Tuttavia molte donne non erano ufficialmente membri delle SS, anche se alcune di loro erano iscritte alle Waffen-SS. In realtà le donne che prestarono servizio nelle SS come membri ufficiali furono meno di venti, soprattutto perché l'iscrizione alle Schutzstaffel era chiusa alle donne. Altre donne, come per esempio Therese Brandl ed Irmtraut Sell, appartenevano alle divisioni Totenkopf ("Testa di morto").

Inizialmente, intorno al 1938, le prime guardie donne vennero impiegate a Lichtenburg e a Sachsenhausen. Dopo il 1939 molte di loro vennero trasferite nel campo di Ravensbrück nei pressi di Berlino. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, i Nazisti costruirono campi in tutti gli stati occupati, soprattutto in Polonia, in Francia e nei Paesi Bassi. Le esercitazioni delle Aufseherinnen erano simili a quelle della loro controparte maschile: le donne frequentavano corsi che duravano dalle quattro settimane fino ad un periodo di sei mesi ed erano supervisionate dalle maggiori. Herta Ehlert, aufseherin in numerosi campi di concentramento, descrisse durante il Processo di Belsen il suo periodo di esercitazione come "fisicamente ed emotivamente impegnativo". Secondo la sua testimonianza, alle apprendiste veniva insegnato come punire i prigionieri e come reagire alle ribellioni ed ai rallentamenti del lavoro. La stessa Ehlert sostiene che Dorothea Binz, la maggiore del campo di Ravensbruck a partire dal 1942, insegnava alle reclute donne il sadismo, che definiva "piacere malizioso".

Gradi militariModifica

Le guardie di sesso femminile erano generalmente conosciute con il titolo di SS-Helferin (Tedesco: "Aiutante Donna delle SS") e potevano ricoprire cariche analoghe ai ranghi regolari delle SS. Alcune posizioni erano quella di Rapportführerin ("Responsabile del Rapporto"), Erstaufseherin ("Guardia Maggiore"), Lagerführerin ("Comandante del Campo" [alta carica]) o Oberaufseherin, ovvero "Osservatore Avanzato" (tra cui Luise Brunner, Maria Mandl ed Anna Klein). Nella gerarchia nazista, nessuna donna avrebbe potuto dare ordini ad un uomo poiché il rango di SS-Helferin era considerato al di sotto di tutte le cariche maschili delle SS e le donne non erano riconosciute come membri ufficiali, ma solo come ausiliari. Nessun campo di concentramento nazista fu mai affidato ad un comandante donna. Ravensbruck, l'unico campo riservato alle prigioniere di sesso femminile, era principalmente guidato da uomini, aiutati da una minoranza di assistenti donne.

Aspetti della vita delle aufseherinnenModifica

In molti campi ci furono relazioni tra le guardie donne e gli uomini delle SS, tanto che il comandante Heinrich Himmler ordinò ai suoi uomini di considerare le donne di pari rango. Nel relativamente piccolo sottocampo di Helmbrechts vicino a Hof, in Germania, il comandante del campo Doerr intraprese apertamente una relazione sentimentale con la sorvegliante Helga Hegel. La corruzione era uno degli altri aspetti della vita delle aufseherinnen. Ilse Koch, conosciuta come "la strega di Buchenwald", era la maggiore delle guardie nell'omonimo campo e nello stesso tempo era moglie del comandante del campo, Karl Koch. Entrambi furono accusati di essersi appropriati indebitamente di milioni di marchi, per cui Karl Koch fu arrestato e giustiziato dal regime alcune settimane prima che il campo di Buchenwald fosse liberato dalle truppe statunitensi; comunque Ilse fu scagionata.

Sebbene le aufseherinnen fossero ben note per la loro crudeltà, alcune di loro si comportarono diversamente. Karla Kunig, che prestò servizio nei campi di Ravensbruck e nel sottocampo di Dresden-Universelle, fu accusata di eccessiva gentilezza nei confronti dei prigionieri e finì licenziata nel gennaio 1945. Dal 13 febbraio 1945, data del bombardamento alleato di Dresda, si persero le sue tracce.

Aufseherinnen processate di recenteModifica

Arrestata senza processo dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti all'età di 84 anni mentre viveva a San Francisco, Elfriede Lina Rinke aveva nascosto il suo segreto alla propria famiglia, agli amici e al marito Fred (un ebreo tedesco) per più di sessant'anni. La Rinkel era emigrata negli USA alla fine della Seconda guerra mondiale per ricostruirsi una nuova vita.[4]

L'ultimo processo contro una sorvegliante delle SS fu quello del 1996 contro la aufseherin Luise Danz, che aveva prestato servizio a Plaszów, a Majdanek, ad Auschwitz e a Malchow. La signora Danz era già stata condannata all'ergastolo nel Processo di Auschwitz del 1947 e rilasciata per buona condotta nel 1956. Nel 1996 fu indagata e processata per l'omicidio di una giovane donna nel campo di concentramento di Malchov alla fine della guerra. Lo psicologo presente al processo dichiarò alla corte che il processo sarebbe stato troppo impegnativo per l'anziana donna e tutte le accuse furono ritirate. Luise Danz, tuttora in vita, ha ora 91 anni. La maggioranza delle sorveglianti tuttora in vita ha più di 75 anni. L'unica ex-aufseherin ad aver raccontato pubblicamente la sua storia è stata Herta Bothe, che prestò servizio nel campo di Stutthof, nel sottocampo di Bromberg-Ost e a Bergen-Belsen. In seguito al Processo di Belsen era stata condannata a dieci anni di carcere e fu rilasciata a metà degli anni cinquanta. In un'intervista del 2004, quando le fu chiesto se si fosse mai vergognata di essere stata una guardia in un campo di concentramento rispose:

«Cosa intende? ...Ho fatto un errore, no... L'errore è stato che era un campo di concentramento, ma dovevo andarci - altrimenti avrei voluto esserci dentro, questo è stato il mio errore[5]

NoteModifica

  1. ^ Konnilyn G. Feig, Hitler's Death Camps: The Sanity of Madness, Holmes & Meier, 1981, ISBN 0-8419-0676-9.
  2. ^ Brown, Daniel Patrick (2002), The Camp Women. The Female Auxiliaries Who Assisted the SS in Running the Nazi Concentration Camp System, pp. 226, 242. Atglen, Pa.: Schiffer Publishing Ltd. ISBN 0-7643-1444-0
  3. ^ Eugene Aroneanu, Inside the Concentration Camps: Eyewitness Accounts of Life in Hitler's Death Camps, Greenwood Publishing Group, 1996, ISBN 0-275-95446-3.
  4. ^ Articolo del Guardian sulla vicenda.
  5. ^ Friederike Dreykluft, Holokaust, MPR Film und Fernsehproduktion, 2004 (miniserie TV)

Voci correlateModifica

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