Guerra civile lituana (1381-1384)

Prima lotta di potere tra Vitoldo e Jogaila per il titolo di Granduca di Lituania
Guerra civile lituana del 1381–1384
parte della lotta di potere tra Vitoldo e Jogaila
Treaty of Dovydiškės between Jogaila and Order.png
La causa apparente della guerra: il trattato di Dovydiškės
Dataagosto 1381 – luglio 1384
LuogoGranducato di Lituania
EsitoRiconciliazione temporanea tra Vitoldo e Jogaila
Schieramenti
Comandanti
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La guerra civile lituana del 1381–1384 è la prima lotta di potere tra i cugini Jogaila, granduca di Lituania e futuro re di Polonia, e Vitoldo il Grande. Essa cominciò dopo che Jogaila firmò, in segreto con l'Ordine teutonico, il trattato di Dovydiškės, ai danni di Kęstutis, zio di Jogaila e padre di Vitoldo. Kęstutis assunse per poco tempo il potere nel Granducato, ma fu tradito da alcuni alleati di Jogaila a Vilnius. Durante i negoziati per un tregua, Kęstutis e Vitoldo vennero arrestati e trasportati al castello di Kreva. Kęstutis morì lì una settimana dopo (si discute della complicità di Jogaila al riguardo), mentre Vitoldo riuscì a scappare e a rifugiarsi nello Stato monastico, dove chiese ausilio ai cristiani: in seguito, le loro forze congiunte saccheggiarono le terre lituane. Alla fine, i cugini si riconciliarono, dato che Jogaila aveva bisogno di stabilità interna in previsione dei negoziati con la Moscovia e il Regno di Polonia circa la possibile cristianizzazione della Lituania. Tale conflitto non pose fine alla lotta di potere in maniera definitiva; al contrario, questa proseguì durante la successiva guerra civile del 1389–1392, risoltasi con la sottoscrizione del trattato di Astrava. Dopo più un decennio di scontri, Vitoldo diventò granduca e regnò la nazione per trentotto anni.

Contesto storicoModifica

I fratelli Algirdas e Kęstutis regnarono insieme pacificamente il Granducato di Lituania per un lungo periodo dopo aver deposto Jaunutis, altro loro consanguineo. Algirdas, l'allora granduca, trascorreva la maggior parte del suo tempo occupandosi delle province orientali della Lituania, abitate da popoli slavi di fede ortodossa. Kęstutis, in vece di Algirdas, amministrava perlopiù la sezione occidentale, dovendo preoccuparsi soprattutto della difesa contro i cavalieri teutonici, a quel tempo molto aggressivi nella loro crociata.[1] Algirdas morì nel 1377 e consegnò il trono a Jogaila, il figlio maggiore del suo secondo matrimonio con Uliana di Tver'. Kęstutis e Vitoldo continuarono a collaborare con Jogaila anche quando il suo diritto di eredità fu messo in discussione da Andrei di Polock, primogenito di Algirdas e della sua prima moglie Maria di Vicebsk.[2]

A preoccupare i lituani continuò ad essere l'ordine teutonico, il quale avviò una grande campagna nell'inverno del 1378, durante la quale le truppe giunsero a Brėst e fino al fiume Pryp"jat'.[3] L'ordine livoniano saccheggiò Upytė, mentre un altro contingente minacciò la capitale Vilnius.[2] Nell'estate del 1379, il fratello di Jogaila Skirgaila fu spedito dai tedeschi per discutere della situazione, delle possibili modalità di convertirsi al cristianesimo, e della cessazione del sostegno ad Andrei da parte dell'ordine livoniano.[4] I dettagli della spedizione rimangono tuttavia ignoti; secondo alcune dicerie, il lituano era giunto in visita persino all'Imperatore del Sacro Romano Impero.[5] Al di là della nebulosità delle conversazioni, le fonti solevano spesso riferire tale episodio il primo di una lunga serie di trame alle spalle di Kęstutis.[6] Nel frattempo, Kęstutis propose di negoziare una tregua con i suoi avversari sulla base di uno scambio di prigionieri. Il 29 settembre 1379, fu firmata a Trakai una tregua decennale. Si trattò dell'ultimo trattato siglato da Kęstutis e Jogaila in maniera congiunta. Ad esso seguirono negoziati segreti durati tre giorni a Vilnius tra Jogaila e i teutonici.[7] Alla fine, leggendo tra le righe dell'atto, si comprendeva che la pace avrebbe riguardato solo le terre cristiane nel sud, a differenza dei territori pagani di Kęstutis nella Lituania settentrionale e orientale, ancora vulnerabili ad attacchi.

Nel febbraio 1380, Jogaila, senza Kęstutis, stipulò una tregua di cinque mesi con l'ordine livoniano al fine di proteggere i suoi domini lituani e cessare il sostegno della Terra Mariana ad Andrei di Polock.[2] Il 31 maggio 1380, Jogaila e il Gran maestro Winrich von Kniprode firmarono in segreto il trattato di Dovydiškės: le clausole del documento risultavano, nel complesso, confuse e non del tutto chiare.[8] In base ai termini dell'accordo, Jogaila accettava di non intervenire durante gli attacchi dei cavalieri ai danni di Kęstutis e dei suoi figli. Non sarebbe stata considerata una violazione il fornire l'aiuto considerato necessario perché suo zio e i suoi cugini non s'insospettissero. Il motivo reale per cui questo accordo venne stretto non è mai stato del tutto chiaro: qualche storico attribuisce la responsabilità alla madre di Jogaila Uliana di Tver', mentre altri puntano il dito contro il suo consigliere Vaidila (morto nel 1381).[9] Un punto di vista alternativo, forse più esauriente, tiene conto del contesto storico e si concentra sulla differenza generazionale: Kęstutis era vicino agli ottanta anni di vita ed era determinato a non accettare il cristianesimo (come era accaduto sin da quando si erano affermati i Gediminidi), mentre suo nipote era ne aveva cinquanta di meno ed era altrettanto determinato a trovare un modo per modernizzare il proprio paese e a convertirlo.[10] Altri ancora hanno suggerito che il trattato era innanzitutto diretto contro Andrei e i suoi alleati – suo fratello Demetrio di Brjansk e il granduca di Mosca Demetrio di Russia. Jogaila, avendo assicurato il suo fronte occidentale, si alleò con l'Orda d'Oro contro la Moscovia per l'imminente battaglia di Kulikovo.

Guerra civileModifica

Il golpe di Kęstutis e il contro-golpe di JogailaModifica

 
Vitoldo e Kęstutis imprigionati da Jogaila. Dipinto di Wojciech Gerson

All'inizio del 1381, senza violare il trattato di Dovydiškės, i cavalieri teutonici saccheggiarono due volte il ducato di Trakai e la Samogizia.[2] Durante le incursioni verso Trakai, i crociati impiegarono per la prima volta nelle loro incursioni delle bombarde[11] e distrussero con tale strumento in maniera rapida Naujapilis, facendo circa 3.000 prigionieri. Nell'agosto 1381, Kuno von Liebenstein, komtur di Osterode e padrino di Danutė di Lituania, mise Kęstutis al corrente del trattato segreto.[12] Quando Kęstutis chiese a Vitoldo se sapesse qualcosa a riguardo, negò di esserne a conoscenza e sospettò una trappola dei teutonici.[13] Nell'autunno 1381, Kęstutis approfittò della ribellione di Polack contro Skirgaila, uno dei fratelli di Jogaila, il quale era troppo lontano per poter sedare la rivolta e la sua assenza gettò le fondamenta per conquistare la capitale.[14][9] Kęstutis divenne granduca e suo nipote Jogaila venne catturato sulla strada del ritorno:[10] Vaidila fu giustiziato[15] e solo dichiarandosi fedele allo zio, Jogaila venne rilasciato e gli venne restituito il patrimonio, incluse anche le città di Kreva e Vicebsk.[2] Kęstutis riprese intanto la sua guerra di lunga data contro i cavalieri teutonici razziando la Varmia e tentando di espugnare Georgenburg (Jurbarkas).[3]

Il 12 giugno 1382, con Kęstutis lontano a combattere un altro dei suoi nipoti, Kaributas (dopo il 1350-dopo il 1404) nella città di Novhorod-Sivers'kyj[5] e suo figlio Vitoldo si trovava a Trakai, i residenti di Vilnius, sobillati dal mercante Hanul di Riga, (morto fra il 25 febbraio 1417 e il 12 dicembre 1418) permisero alle armate di Jogaila di entrare di soppiatto nel centro abitato.[2][14] I mercanti erano infatti del tutto insoddisfatti delle politiche mercantili di Kęstutis (soprattutto con riferimento ai pesanti dazi imposti per le merci che entravano e uscivano dalla Livonia, cuore pulsante della Terra Mariana)[14] e Jogaila colse la situazione a proprio vantaggio per riprendersi il trono e riallearsi con i cavalieri teutonici.[16] il 6 luglio, Jogaila firmò la tregua di Bražuolė della durata di due mesi con i cavalieri teutonici[3] e Vitoldo si ritirò da Trakai per attaccare le forze congiunte di Jogaila e dell'ordine teutonico, e la città si arrese il 20 luglio.[17] Fu allora che Kęstutis si mosse per radunare i propri alleati in Samogizia, proprio quando in contemporanea suo figlio Vitoldo reclutava uomini a Hrodna e suo fratello minore Liubartas nel Principato di Galizia-Volinia.[18]

Nell'agosto del 1382 le armate di Kęstutis e Jogaila si incontrarono a Trakai per un combattimento che non iniziò mai,[2][14] perché entrambe le parti acconsentirono a negoziare. Kęstutis e Vitoldo si recarono nell'accampamento di Jogaila dove vennero immediatamente arrestati e spediti al castello di Kreva.[14] I soldati reclutati dall'anziano nobile lituano fecero gradualmente ritorno alle terre d'origine. Il 15 agosto circa Kęstutis fu trovato morto nella sua cella da Skirgaila;[19] subito dopo, si diffuse la voce che si fosse suicidato, ma è incerto se Jogaila avesse assunto un qualche ruolo o meno.[20][21] Fu organizzato per lui un funerale pagano (l'ultimo nella storia del continente europeo)[22][23] in grande stile e il suo corpo venne bruciato insieme ai suoi cavalli e alle sue armi a Vilnius.[22][21][23]

Fuga di VitoldoModifica

Vitoldo rimase in prigione fino all'autunno 1382. Riuscì a fuggire con l'aiuto di sua moglie Anna, che ricevette il permesso di far visita al marito. Secondo diverse fonti, Vitoldo si cambiò i vestiti con quelli di Anna o di una delle sue serve e riuscì ad uscire di nascosto.[19] Dapprima Vitoldo cercò appoggio rivolgendosi a sua sorella Danutė e a suo marito Janusz I di Varsavia, poi si rivolse a Siemowit IV di Masovia.[24] Non riscontrando grande appoggio, scelse infine di recarsi dagli avversari di lunga data, i cavalieri teutonici, chiedendo protezione e aiuto militare contro Jogaila. Secondo Wigand di Marburgo, Birutė, madre di Vitoldo, fu annegata a Brėst, probabilmente in risposta alla sua fuga.[15] Morirono inoltre due parenti della madre, Vidimantas e Butrimas.[15]

I cavalieri non accolsero Vitoldo con entusiasmo,[3] anche in virtù del fatto che al tempo Jogaila stava negoziando con l'ordine teutonico. Il 31 ottobre 1382, vide la luce il trattato di Dubysa, il quale prevedeva diverse condizioni nei tre documenti di cui si componeva per la sua applicazione.[25] Si trattava di una ricompensa per il loro aiuto nella sconfitta di Andrei e di Kęstutis[5] e in esso, in primis, Jogaila giurava di battezzarsi e di convertire il Granducato di Lituania al cristianesimo;[26] la Samogizia, regione che separava fisicamente lo Stato monastico in Prussia dalla Terra Mariana amministrata dai cavalieri di Livonia, venne ceduta all'ordine fino al fiume Dubysa dal secondo atto.[27][28][29] Si trattò della prima volta in cui, a crociata ancora in corso, la Lituania rinunciava alla Samogizia.[30] Il terzo atto prevedeva la costituzione di un'alleanza militare per quattro anni: entrambe le parti promisero di aiutarsi a vicenda contro eventuali attacchi esterni.[27] Jogaila accettò inoltre di non scatenare un conflitto senza l'approvazione dell'ordine, a prescindere dal nemico in questione.[29] Tuttavia, la ratifica del trattato venne continuamente posticipata perché tali disposizioni, come si può intuire, limitavano la sovranità di Jogaila. Una delle motivazioni per cui fu procrastinata riguardò una guerra in Masovia, cominciata da Jogaila senza consultare i cavalieri,[24] i quali stavano cercando di porre nuovamente Vitoldo contro Jogaila.[31] Alcuni suggerirono che Jogaila già sapesse dell'opportunità di sposare Edvige e diventare poi re della Polonia.[32] Vi è chi sostiene che Uliana, madre di Jogaila, disapprovasse la conversione al rito cattolico in quanto lei ortodossa.[33] Rinunciando a proseguire il periodo di stallo, l'ordine teutonico dichiarò guerra il 30 luglio.[26]

RiconciliazioneModifica

Nei primi giorni di settembre, i cavalieri e Vitoldo espugnarono per poco tempo il controllo di Trakai e attaccarono, senza successo, Vilnius.[24] Il 21 ottobre 1383, a Tapiau, durante una piccola cerimonia Vitoldo fu battezzato nel rito cattolico, ricevendo il nome di Wigand (in lituano Vygandas) dal suo padrino Wigand, komtur di Ragnit. Vitoldo ricevette Nuova Marienburg, un castello sul fiume Nemunas vicino alla foce del Dubysa, dove si congiunse con i suoi parenti e i suoi seguaci, banditi dalle loro dimore da Jogaila.[34] Tra di essi figurava un suo fratello, Tautvilas Kęstutaitis: Vitoldo tentò di assicurarsi altresì le simpatie dei samogiti. Il 30 gennaio 1384, a Königsberg, egli firmò il trattato omonimo e promise di diventare vassallo dell'ordine e di cedere loro parte della Samogizia, fino al fiume Nevėžis, inclusa Kaunas. A maggio 1384, i cavalieri iniziarono la costruzione di una nuova fortezza a Kaunas, chiamata Nuova Marienverder. Il 14 giugno 1384, Vitoldo rinnovò le sue promesse, date a gennaio a Königsberg, in questa nuova fortificazione.

Nel frattempo Jogaila, probabilmente influenzato da sua madre, ortodossa, Uliana di Tver',[25] cercò di allearsi con il Granducato di Mosca: la donna supervisionò infatti i preparativi per maritare Sofia, figlia di Demetrio di Russia, e spingere il figlio ad accettare il battesimo nel rito ortodosso.[35] Al fine di portare a termine questo piano, doveva riconciliarsi con Vitoldo e terminare la guerra civile.[10] Nella primavera 1384, Jogaila gli offrì la Volinia con Luc'k, ma Vitoldo rifiutò, e pretese che gli fosse stato restituito tutto il suo patrimonio che comprendeva Trakai, allora governata da Skirgaila. A quel punto, Jogaila promise di restituire Trakai non appena Skirgaila si fosse stabilito a Polock.[3] A luglio, Vitoldo accettò e decise di abbandonare i cavalieri teutonici, procedendo infatti in seguito a bruciare due castelli teutonici sul fiume Nemunas (Nuova Marienburg e Georgenburg).[34] Nuova Marienverder fu assediata per sei settimane dalle forze congiunte di Jogaila e Vitoldo prima di alzare bandiera bianca.[11] Nel corso di tali incursioni, Vitoldo catturò Marquard von Salzbach, un prigioniero rivelatosi in seguito prezioso nei contatti tra Vitoldo e i tedeschi.

ConseguenzeModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra civile lituana (1389-1392).
 
Paesaggio tipico della Volinia, una delle regioni più contese tra Polonia e Lituania in cui Vitoldo abbracciò la fede ortodossa

Vitoldo ritornò in Lituania senza un accordo formalmente scritto con Jogaila, ricevendo comunque Hrodna, Brėst, Podlaskie e Vaŭkavysk. Per ricevere la Volinia dopo la morte di suo zio Liubartas, Vitoldo dovette accettare la fede ortodossa.[36] Skirgaila continuò dunque a regnare su Trakai quando Vitoldo giurò fedeltà a Jogaila: fu a quel punto che diventò uno dei suoi numerosi duchi regionali. Jogaila stava prendendo, come detto, in considerazione diverse proposte di battesimo. Avendo rifiutato di ratificare il trattato di Dubysa, si spinse subito in trattativa con Mosca, ma si trattava di un alleato pericoloso e che rischiava di inglobare la Lituania: l'ortodossia non avrebbe inoltre salvato lo stato dagli attacchi dei teutonici.[25] Inoltre, la Moscovia aveva perso un po' del suo potere e influenza dopo l'assedio di Mosca del 1382 da parte dei mongoli.[1] Una terza opzione gli fu presentata dalla Polonia: la Polonia stava cercando uno sposo adatto per Edvige di Polonia e un degno candidato a diventare re di Polonia. Nell'agosto 1385, Jogaila firmò l'unione di Krewo, con la quale promise di cristianizzare la Lituania, sposare Edvige, e suggellare un'unione personale tra la Lituania e la Polonia:[37] nel 1386, completò il percorso abbracciando il cattolicesimo è ricevendo la corona. Skirgaila rimase in qualità di suo reggente in Lituania e, approfittando dell'assenza di Jogaila, Andrei di Polock tornò a rivendicare il trono di Lituania. Durante questo periodo Vitoldo rimase fedele al sovrano polacco (da allora noto come Ladislao II Jagellone), aiutando Jogaila e Skirgaila a sconfiggere Andrei.[3]

Il 28 aprile 1387, dopo la sconfitta di Andrei, Skirgaila ricevette Polock e Trakai, tradendo così la promessa fatta a Vitoldo per la quale avrebbe ricevuto Trakai mentre Skirgaila Polock. Cercando di compiacere suo cugino, Ladislao II Jagellone gli consegnò Luc'k (ma lasciò un polacco a capo del castello di Luc'k) e Volodymyr-Volyns'kyj:[3] una simile scelta, anziché distendere le relazioni, le inasprì. Allo stesso tempo, mentre Skirgaila esercitava le funzioni dell'assente granduca, continuò a crescere il malcontento dei lituani, i quali mal sopportavano la crescente ingerenza polacca nello stato. Il sentimento più percepibile dell'aristocrazia locale era un profondo scetticismo nella decisione di rendere meno distinte le distinzioni fra la Polonia e la Lituania, sia a livello giuridico che amministrativo.[38] Gli ingannati cavalieri teutonici continuarono a rivendicare la Samogizia e a effettuare scorrerie in vari contesti.

Se si tengono in considerazione tutte queste circostanze, si riesce a comprendere dove Vitoldo ritrovò le forze per convincersi nella sua lotta di potere. Recandosi nello Stato monastico, chiese perdono per il suo comportamento e fece scoppiare un'ulteriore guerra civile con il loro sostegno, terminata solo con il trattato di Astrava del 1392. In esso, Vitoldo si dichiarava disposto ad assistere in futuro Ladislao in cambio di una forte autonomia in Lituania: fu da quel momento che iniziò il suo lungo mandato, durato 38 anni, che gli permise di guadagnarsi, per via della sua oculata gestione e dopo la sua morte, l'appellativo di Vitoldo il Grande.

NoteModifica

  1. ^ a b S. C. Rowell, Baltic Europe, in Michael Jones (a cura di), The New Cambridge Medieval History c.1300–c.1415, VI, Cambridge University Press, 2000, pp. 709–710, ISBN 0-521-36290-3.
  2. ^ a b c d e f g Kiaupa et al., pp. 124–126.
  3. ^ a b c d e f g (LT) Zenonas Ivinskis, Vytauto jaunystė ir jo veikimas iki 1392 m., in Paulius Šležas (a cura di), Vytautas Didysis, Vilnius, Vyriausioji enciklopedijų redakcija, 1988 [1930], pp. 7–32, OCLC 25726071.
  4. ^ Urban, p. 168.
  5. ^ a b c Urban, pp. 170–171.
  6. ^ Kučinskas, p. 159.
  7. ^ Kučinskas, p. 161.
  8. ^ (LT) Inga Baranauskienė, Kas buvo Kęstučio nužudymo organizatrius?, in Naujasis Židinys-Aidai, vol. 5, n. 173, maggio 2005, pp. 180–186. URL consultato l'8 luglio 2008 (archiviato dall'url originale il 29 febbraio 2008).
  9. ^ a b Joseph B. Koncius, Vytautas the Great, Grand Duke of Lithuania, Miami, Franklin Press, 1964, pp. 21–23.
  10. ^ a b c Juozas Jakštas, Lithuania to World War I, in Albertas Gerutis (a cura di), Lithuania: 700 Years, traduzione di Algirdas Budreckis, 6ª ed., New York, Manyland Books, 1984, pp. 57–58, ISBN 0-87141-028-1.
  11. ^ a b Eric Christiansen, The Northern Crusades, Londra, Penguin Books, 1997, pp. 164–165, ISBN 0-14-026653-4.
  12. ^ (LT) Zenonas Ivinskis, Lietuvos istorija iki Vytauto Didžiojo mirties, Roma: Lietuvių katalikų mokslo akademija, 1978, pp. 271–279. LCC 79346776.
  13. ^ (LT) Ignas Jonynas, "Dovydiškės sutartis" in Lietuviškoji enciklopedija, VI, Kaunas: Spaudos Fondas, 1937, pp. 1341–1344.
  14. ^ a b c d e Frost, p. 30.
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  16. ^ (EN) Andrew Rawson, A Clash of Thrones: The Power-crazed Medieval Kings, Popes and Emperors of Europe, The History Press, 2015, ISBN 978-07-50-96678-8, p. 140.
  17. ^ Kučinskas, p. 173.
  18. ^ (EN) Mečislovas Jučas, The Battle of Grünwald, National Museum, 2009, ISBN 978-60-99-50745-3, p. 116.
  19. ^ a b Frost, p. 31.
  20. ^ (EN) V. Stanley Vardys, Lithuania: The Rebel Nation, Routledge, 2018, ISBN 978-04-29-96771-9, p. 12.
  21. ^ a b (EN) Stasys Samalavičius, An Outline of Lithuanian History, Diemedis Leidykla, 1995, p. 34.
  22. ^ a b (EN) Richard A. Fletcher, The Barbarian Conversion: From Paganism to Christianity, University of California Press, 1999, ISBN 978-05-20-21859-8, p. 505.
  23. ^ a b (EN) Suniti Kumar Chatterji, Balts and Aryans in Their Indo-European Background, Indian Institute of Advanced Study, 1968, p. 48.
  24. ^ a b c Urban, pp. 173–174.
  25. ^ a b c Kiaupa et al., pp. 127–128.
  26. ^ a b (EN) Andrew Rawson, A Clash of Thrones: The Power-crazed Medieval Kings, Popes and Emperors of Europe, The History Press, 2015, ISBN 978-07-50-96678-8, p. 140.
  27. ^ a b Kiaupa et al., p. 127.
  28. ^ (EN) Saulius A. Suziedelis, Historical Dictionary of Lithuania (ed. 2), Scarecrow Press, 2011, ISBN 978-08-10-87536-4, p. 296.
  29. ^ a b (EN) Joseph B. Koncius, Vytautas the Great: Grand Duke of Lithuania, Franklin Press, 1964, p. 22.
  30. ^ (EN) Loreta Daukšytė, The Borders of Lithuania: The History of a Millennium, "Baltų lankų" leidyba, 2010, ISBN 978-99-55-23346-6, p. 12.
  31. ^ Urban, p. 174: "Due mesi dopo, quando il Gran maestro decise di solcare le acque del Nemunas, portò con sé i vescovi della Varmia e della Pomesania, con l'intenzione di battezzare Jogaila. Le acque poco profonde costrinsero le loro navi a fermarsi a Christmemel, dove Skirgaila le incontrò e spiegò che Jogaila stava aspettando a ventiquattro chilometri di distanza nell'entroterra".
  32. ^ (LT) Zenonas Ivinskis, "Dubysos sutartys" in Lietuviškoji enciklopedija, 7, Kaunas: Spaudos Fondas, 1933-1944, pp. 94–96. LCC 37032253.
  33. ^ (EN) V. Stanley Vardys, Lithuania: The Rebel Nation, Routledge, 2018, ISBN 978-04-29-96771-9, p. 12.
  34. ^ a b Urban, pp. 175–177.
  35. ^ Aleksander Gieysztor, The kingdom of Poland and the grand duchy of Lithuania, 1370–1506, in The New Cambridge Medieval History, c.1415–c.1500, vol. 7, Cambridge University Press, 1998, pp. 731, ISBN 0-521-38296-3.
  36. ^ Urban, p. 178.
  37. ^ Norman Davies, God's Playground: A History of Poland. The Origins to 1795, I, Revisedª ed., Oxford University Press, 2005, pp. 94–95, ISBN 978-0-19-925339-5.
  38. ^ Daniel Z. Stone, The Polish-Lithuanian State, 1386–1795, Seattle, University of Washington Press, 2001, p. 10, ISBN 0-295-98093-1.

BibliografiaModifica