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Guerra polacco-lituana
parte della Guerra sovietico-polacca
Sejny Parada.jpg
Parata della cavalleria a Sejny
Data1º settembre 1920 - 7 ottobre 1920
LuogoSuwałki, Polonia
EsitoVittoria polacca e rottura delle relazioni diplomatiche fino all’ultimatum polacco alla Lituania (1938)
Schieramenti
Comandanti
Voci di guerre presenti su Wikipedia
Mappa che mostra le aree contese tra la Polonia e la Lituania, la Repubblica della Lituania Centrale e i confini dopo il 1922
Linee di demarcazione tra la Lituania e la Polonia, 1919-1939

La guerra polacco-lituana fu un conflitto armato avvenuto tra la Lituania indipendente e la Polonia, dal 1º settembre 1920 al 7 ottobre 1920. Fece parte di un conflitto più esteso, che aveva come scopo il controllo delle città di Vilnius (in polacco: Wilno), Suwałki e Augustów tra la fine della Grande Guerra e l'ottobre del 1920. La Polonia sostenne di aver conseguito una vittoria nel conflitto, tuttavia, a neanche due giorni dalla firma del trattato di pace per fermare le ostilità con la Lituania, la Polonia creò la Repubblica della Lituania Centrale.

Mentre nella storiografia lituana il conflitto è considerato come guerra separata, in altre tradizioni storiche (inclusa quella polacca e sovietica) è quasi sempre trattata come parte della guerra sovietico-polacca[1][2][3][4][5][6].

AntefattiModifica

A seguito dell'inizio della guerra sovietico-polacca (anche detta "Guerra russo-polacca") nel 1919, la maggioranza del territorio lituano fu subito occupata dall'Armata Rossa, che sconfisse e ricacciò indietro le unità di autodifesa polacche e lituane; subito dopo però, i sovietici furono obbligati a ritirarsi dall'Armata Polacca. Il 19 aprile 1920, l'esercito polacco conquistò Vilnius (come già accaduto circa un anno prima). Anche se la Lituania era neutrale nella guerra russo-polacca, a causa dell'obbligo per l'esercito polacco di passare attraverso il territorio lituano, iniziarono le ostilità con la Polonia[7].

La Lituania si unì alla RSSF Russa nella guerra russo-polacca nel luglio 1919. Tale decisione fu presa questa nella speranza riprendere possesso di Vilnius e di allentare la Polonia, la quale mirava ad assoggettare pure altre aree del Paese baltico; inoltre, le autorità lituane decisero di proseguire su tale strada anche per la pressione esercitata dai russi, che premevano con l'Armata Rossa ai confini della Lituania. Con il trattato di pace tra la Lituania e la Russia del 12 luglio 1920, la sovranità di alcuni territori della Lituania, inclusa Vilnius, tornò alla Lituania. Il governo annunciò il suo intento di assegnare lo status di capitale alla storica città principale del Granducato di Lituania, appunto Vilnius. Non poterono che scatenarsi reazioni da parte della Polonia, la quale sosteneva che la neo-capitale lituana fosse in realtà popolata principalmente da polacchi e ebrei, mentre i lituani costituivano solo il 2% della popolazione. In seguito al trattato di Mosca, la Polonia de jure non ebbe mai diritto a governare su Vilnius[7]. La Polonia cercò di convincere i lituani a rivedere la propria posizione, in virtù delle comunità etniche presenti nella regione: i baltici costituivano gruppi di dimensione discreta in molte aree rurali dei territori occupati dalla Polonia (sia nei dintorni che direttamente a Švenčionys, Druskininkai, Raduň, Gervyati, ecc.), ma complessivamente non raggiungevano il 10% della popolazione totale; i bielorussi costituivano quasi il 25% della popolazione, e i polacchi erano la maggioranza.[8]

Nel 1920, la regione di Vilnius fu occupata dall'Armata Rossa per la seconda volta, anche se de jure il territorio apparteneva alla Lituania. Quando l'Armata Rossa fu sconfitta nella Battaglia di Varsavia, i sovietici decisero di restituire la regione di Vilnius alla Lituania.

Il conflittoModifica

InizioModifica

Alla fine di giugno del 1920, durante l'offensiva estiva contro Varsavia, le autorità lituane iniziarono ad avviare i contatti con le autorità sovietiche. Una commissione diplomatica inviata a Mosca firmò un accordo (trattato sovietico-lituano del 1920) il 12 luglio, con il quale la Russia autorizzava lo Stato lituano a impadronirsi del territorio della regione di Suwałki strappandola alle forze polacche che si ritiravano. Due giorni dopo, l'area contesa di Vilnius fu conquistata dall'Armata Rossa e restituita al governo lituano. Dopo il trattato lituano-sovietico, la linea di demarcazione tra le truppe sovietiche e lituane fu fissato a nord di Augustów (linea Orany-Merecz fiume-Augustów). Il 19 luglio, la città di Sejny fu conquistata dal Gruppo Marijampolė, sotto il comando del maggiore Valevičius. Dieci giorni dopo, l'Armata Rossa si impadronì di Augustów e nei giorni seguenti i lituani conquistarono Suwałki. Le deboli unità polacche si ritirarono verso Łomża, dove furono circondate dall'Armata sovietica e furono obbligate ad attraversare il confine con la Prussia Orientale, dove furono internate.

 
Vista dall’alto del fiume Nemunas presso il confine attuale tra Lituania e Bielorussia. Tali aree furono oggetto di aspra contesa tra polacchi e lituani

Le forze armate lituane iniziarono ad organizzarsi nelle aree riconquistate. Tuttavia, dopo la sconfitta bolscevica nella Battaglia di Varsavia, divenne fondata la paura di perderle una seconda volta. Le truppe rosse sconfitte iniziarono a ritirarsi dalla regione, e il loro ritiro espose pericolosamente l'area di Augustów, di cui la Lituania reclamava il possesso. Sapendo che l'armata polacca era occupata nei preparativi per la battaglia del fiume Nemunas, le autorità lituane decisero di conquistare la città di Augustów, evento che avvenne il 26 agosto. Allo stesso tempo, furono inviati messaggeri alle truppe polacche, per intimare loro di non oltrepassare la linea Grabowo-Augustów-Sztabin, ritenuta dai lituani la nuova linea di demarcazione tra Polonia e Lituania.

Anche se la conquista del territorio di Suwałki fu cruciale nelle successive operazioni polacche contro l'Armata Rossa, i comandanti dell'esercito polacco non vollero impegnarsi di nuovo in un conflitto armato. La Missione Militare Polacca a Kaunas, come anche i diplomatici alla Conferenza di pace di Parigi del 1919, iniziarono a fare pressione sul governo lituano per ripristinare lo Status quo ante bellum dei confini tra i due stati. Le autorità lituane rifiutarono, ma l'Alto Consiglio della Conferenza di Pace di Parigi accettò di riconoscere internazionalmente la cosiddetta Linea Foch (chiamata come il Maresciallo di Francia Ferdinand Foch), che divideva la Polonia e la Lituania su base etnica. Secondo quella linea, sia la città contesa di Vilnius e le città di Suwałki, Augustów e Sejny furono lasciate nel territorio polacco.[9]

Volendo impadronirsi dell'area contesa per avere la meglio sull'esercito sovietico in ritirata, il comandante della 2ª Armata Polacca, il generale Edward Rydz-Śmigły (in seguito Maresciallo di Polonia), ordinò il 27 agosto che le forze lituane fossero respinte dalle aree contese fino all'altro lato della linea; questa mossa era caldeggiata altresì dalla Triplice Intesa. Il comandante non si aspettava alcuna opposizione, ma nel caso in cui le unità lituane avessero inteso ingaggiare una battaglia, queste avrebbero dovuto essere circondate, disarmate e immediatamente allontanate.

Il giorno seguente, il Gruppo iniziò la sua avanzata verso Augustów in due colonne dall'area di Białystok. Allo stesso tempo, il Primo Reggimento di Fanteria della Polonia assalì sorprendendoli i difensori lituani della città e disarmò una compagnia del X Reggimento di Fanteria lituano, assicurandosi il controllo del centro abitato. Le forze lituane si ritirarono verso nord, su richiesta dei comandanti polacchi. La sera del 30 agosto, uno squadrone della Brigata di Cavalleria Piasecki, sotto il comandante Zygmunt Piasecki, raggiunse la città di Suwałki e chiese alle forze lituane di ritirarsi. Il giorno seguente, il colonnello Nieniewski entrò nella città, insieme ai suoi soldati.

Nello stesso tempo, nell'area del villaggio di Giby, tra i laghi Gieret e Pomorze, una compagnia di fanteria lituana rifiutò di ritirarsi e rispose al fuoco. Volendo evitare spargimenti di sangue, il comandante polacco chiese a un membro della Missione Militare Francese in Polonia, il generale Manneville, di mediare e dopo una breve conferenza, i lituani si ritirarono. Il 31 agosto Sejny fu infine conquistata. Per evitare ulteriori conflitti con le forze lituane, il comandante polacco rifiutò di inviare altre squadre di controllo e invitò le squadre di ricognizione a non oltrepassare la linea di demarcazione.

Il 1º settembre 1920 fu ristabilito il corpo governativo provvisorio con sede a Suwałki (Rada Ludowa Okręgu Suwalskiego - Consiglio Popolare dell'Area di Suwałki) e tutti tribunali chiusi dalle autorità lituane furono riaperti. Finché le autorità elette nelle elezioni del 1919 non tornarono al governo, le città e i villaggi dovettero essere governati da starost provvisori.

L'offensiva lituanaModifica

L'area di Suwałki, persa con il ritiro polacco, fu riconquistata con alcune perdite in entrambi gli schieramenti. I diplomatici polacchi a Parigi e Kaunas cercarono di raggiungere un accordo con i lituani sul riconoscimento della Linea Foch come futuro confine polacco-lituano. La Triplice Intesa comunque progettò di lasciare la città di Vilnius alla Polonia, mentre lo Stato lituano vedeva la città come sua capitale. Il futuro della Lituania Centrale non era chiaro e le autorità lituane decisero di utilizzare l'area di Suwałki come carta jolly nei negoziati con i polacchi e i francesi. Il 2 settembre 1920 iniziò un'offensiva lituana contro le città di Suwałki e Augustów, recentemente perse.

L'Operazione Augustavas, come era chiamata dai comandanti lituani, fu condotta dalla Seconda Divisione di Fanteria della Lituania, composta da 7.000 soldati con macchine da guerra e pezzi di artiglieria. L'assalto fu pianificato lungo tre linee principali: Kalvarija-Suwałki, Sejny-Giby-Augustów e Lipsk-Augustów. Lo scopo era quello di colpire le truppe polacche tagliando i collegamenti tra le truppe di Nieniewski e il resto dell'esercito polacco che combatteva nella Battaglia del fiume Niemen nel sud.

Dopo una serie di combattimenti nei villaggi di Żubryn, Kleszczówek e Gulbieniszki, l'assalto lituano a Kalwaria fu respinto e orientato verso nord. Il fronte sud-orientale fu comunque rotto nell'area di Sztabin e Kolnica e dal 4 settembre l'esercito lituano raggiunse Augustów. Anche l'assalto a Sejny, città situata a solo due chilometri dalla Linea Foch ebbe successo. Dal mezzogiorno del 2 settembre, presso Berżniki, si svolse la prima battaglia. Un comandante della cavalleria polacca operante nella regione, non credeva nella forza delle truppe lituane, che poi circondarono la sua unità e la disarmarono. Poco dopo iniziò il grande assalto a Sajny; dopo diverse ore di combattimento alla periferia della città, entrambi i fronti subirono ingenti perdite, pertanto il maggiore polacco Skrzyński chiese il cessate il fuoco. Dopo aver conferito con gli ufficiali lituani, questi chiesero a Kaunas di confermare gli ordini. I polacchi in seguito, vista l'inferiorità numerica, lasciarono la città dirigendosi verso Krasnopol e Krasne senza ulteriori opposizioni.

Nei giorni seguenti le forze polacche si ritirarono da Sejny ancora verso sud, verso l'area dei laghi Nowa Wieś e Wigry. Allo stesso tempo fu preparata una controffensiva lungo la via Augustów-Sejny; l'operazione iniziò il 5 settembre e costituì un successo per i polacchi: le forze lituane che avanzavano da Sejny furono sbaragliate e Augustów cadde di nuovo in mano polacca. Tre battaglioni di fanteria lituani furono circondati e quasi completamente annientati, mentre le restanti forze si ritirarono. La controffensiva ebbe successo e il 9 settembre le forze polacche riconquistarono Sejny; il giorno seguente i lituani furono costretti a ritirarsi dall'altro lato della Linea Foch.

Le battaglie continuarono fino al 27 settembre, ma le linee polacche rimasero intatte. Allo stesso tempo, i negoziati diplomatici ripresero a Suwałki e il 7 ottobre 1920 fu firmato un accordo di cessate il fuoco. Il cosiddetto Accordo di Suwałki fu un accordo militare che accettò temporaneamente la Linea Foch come base per le future trattative polacco-lituane sulla questione del confine.

ConseguenzeModifica

Anche se fu solo una soluzione temporanea, il governo lituano rifiutò di firmare un qualunque accordo politico con la Polonia finché non fu obbligata dall'ultimatum del 1938: pertanto, il documento del 7 ottobre rimase una delle basi legali del confine polacco-lituano nella regione. La linea di demarcazione che correva lungo la Linea Foch fu poi accettata come confine di stato de facto tra i due Paesi.

D'altra parte, il futuro della città di Vilnius era ancora irrisolto e fu trattato con altre misure. La Lituania rifiutò di effettuare qualsiasi negoziato sullo status della regione di Vilnius, sostenendo che la città fosse la sua capitale. Il comandante polacco Józef Piłsudski ordinò al suo subordinato, il Generale Lucjan Żeligowski, di sconfiggere i lituani e di riconquistare la città, senza una formale dichiarazione di guerra alla Lituania. Dato che i lituani non volevano entrare in alleanza con la Polonia e volendo evitare un conflitto e la conseguente condanna internazionale, la Polonia inscenò una falsa ribellione delle unità polacche nella regione di Vilnius, il che permise all'esercito polacco di prendere il controllo degli insediamenti locali il 9 ottobre 1920.[10]

I combattimento ripresero il 28 ottobre. Nel frattempo, 20 aerei da guerra e il XIII reggimento di cavalleria sotto il comando del colonnello Butkiewitcz furono trasferiti dalla Polonia per sostenere il nuovo stato fantoccio.[11] Il 20 e il 21 ottobre si svolsero ulteriori battaglie presso il villaggio di Pikeliškiai. Il 7 novembre l'esercito di Żeligowski iniziò la sua avanzata verso Giedraičiai, Širvintos e Kėdainiai; Żeligowski ignorò le proposte della commissione di controllo militare della Società delle Nazioni riguardo al ritiro dalle linee e iniziò i negoziati.[12]

Il 17 novembre, la Russia sovietica propose aiuto militare ai lituani, ricevendo però un secco rifiuto. In quel momento, la cavalleria del generale Lucjan Żeligowski, nel frattempo divenuto capo del provvisorio Stato della Lituania Centrale (ovvero la Lituania "polacca" con capitale a Vilna), aveva rotto le linee di difesa nemiche e compì un coraggioso assalto, trovandosi il 18 novembre nei pressi di Kavarskas e minacciando così quella che era la capitale nemica: Kaunas.

Le truppe di Żeligowski, non ricevendo che scarso aiuto dallo Stato polacco e prive d'aiuto dalle truppe regolari polacche (il governo polacco, nonostante avesse ispirato la "ribellione" di Żeligowski e della sua divisione - la I divisione irregolare lituano-bielorussa - nome ufficiale usato nella nomenclatura polacca - non volle intromettersi ufficialmente nel conflitto a causa dell'opinione negativa che ciò avrebbe potuto procurargli agli occhi delle alleate potenze occidentali), dovettero ritirarsi verso Vilna.

Nonostante le richieste polacche su Vilna, la Società delle Nazioni scelse di chiedere alla Polonia di ritirarsi, ma quest’ultima non accondiscese alla richiesta. Difatti, Żeligowski aveva già proclamato la nascita di uno nuovo Stato, la Lituania Centrale appunto, comprendente Vilna e la sua regione, abitata del resto in grande maggioranza da polacchi ed ebrei. L'idea era quella di costringere il governo lituano di Kaunas ad accettare i piani federativi dei polacchi, consistenti nella creazione di una "Grande Lituania" nei confini storici e comprendente tre cantoni, ognuno dei quali sarebbe stato abitato da una maggioranza diversa: Lituania Occidentale, con capoluogo a Kaunas, a maggioranza etnica lituana; Lituania centrale con Vilna capitale, a maggioranza polacca; Lituania orientale, con capoluogo a Minsk, a maggioranza bielorussa. A sua volta, questa "Grande Lituania" avrebbe fatto federalmente parte della Polonia. Tuttavia, il progetto fallì per una duplice causa: i delegati del governo polacco, che proprio in quel periodo patteggiavano accordi di pace con la Russia ed erano esponenti della destra nazionalista (Narodowa demokracja) e conseguentemente ostili alle idee federative (delle quali "padre" era Józef Pilsudski, loro acerrimo nemico politico), lasciarono in mano ai sovietici la regione di Minsk per sbarazzarsi della minoranza bielorussa (cancellando così la possibilità di istituire il cantone della Lituania Orientale); in secondo luogo inoltre, i lituani di Kaunas, anche se praticamente ormai sconfitti, continuavano a rifiutare l'idea della federazione. Del resto, una Litania privata della regione di Minsk, avrebbe avuto meno peso negli eventuali rapporti federativi con la Polonia e la paura di essere direttamente inglobati in essa risultava un timore difficile da ignorare.

A quel punto, la Società avrebbe potuto chiedere alle truppe britanniche e francesi di intervenire per sostenere la propria decisione, ma la Francia non voleva inimicarsi la Polonia, vista come una possibile alleata in una futura e ipotetica guerra contro la Germania; la Gran Bretagna, in uno scenario siffatto, non era preparata ad agire da sola. I polacchi rimasero pertanto in possesso di Vilna e il Governo della Lituania Centrale provvisorio chiamato Komisja Rządząca Litwy Środkowej (Commissione Governante della Lituania Centrale) tenne le elezioni parlamentari. La Dieta di Wilno (Sejm wileński), costituita nel frattempo, votò il 20 febbraio 1922 chiedendo alla Polonia l'incorporazione come Voivodato di Vilnius. Vinse così l'opzione della destra nazionalista polacca, la quale mirava sin dall'inizio ad inglobare direttamente di Vilna. Il grande sconfitto politico fu Pilsudski (egli stesso lituano di etnia polacca) e la sua idea federativa, forse troppo romantica, di costituire uno Stato dell'Europa centro-orientale grande abbastanza per poter opporsi ai tradizionali nemici dall'est e dall'ovest, si inabissò.

La Conferenza degli Ambasciatori della Società delle Nazioni accettò lo status quo nel 1923 e la regione di Vilnius rimase un territorio conteso tra la Polonia e la Lituania: quest'ultima continuò a ritenere Vilnius la sua capitale costituzionale oltre che della regione di Vilnius, anch'essa contesa. Le relazioni polacco-lituane cominciarono a normalizzarsi dopo i negoziati della Società delle Nazioni del 1927, ma fino al 1938 la Lituania non instaurò normali relazioni diplomatiche con la Polonia e perciò accettò de facto i confini. Questa contesa contribuì a peggiorare le relazioni tra le due nazioni per decenni e costituì uno dei motivi per cui la federazione Międzymorze di Józef Piłsudski non fu mai instaurata.

NoteModifica

  1. ^ (DE) Ferdinand Seibt, Handbuch der europäischen Geschichte, Friedrichstadt, Union Verlag, 1987, pp. 1072-1073, ISBN 3-12-907540-2.
  2. ^ (PL) Piotr Krzysztof Marszałek, Rada Obrony Panstwa z 1920 roku: studium prawnohistoryczne, Breslavia, Università di Breslavia, ISBN 83-229-1214-5.
  3. ^ (PL) Mieczysław Wrzosek, Grzegorz Łukomski, Bogusław Polak, Wojna polsko-bolszewicka, 1919-1920: działania bojowe - kalendarium, Koszalin, Wyższa Szkoła Inżynierska, 1990, pp. 136-142, ISSN 0239-7129.
  4. ^ (PL) Piotr Łossowski, Stosunki polsko-litewskie w latach 1918-1920, Varsavia, Książka i Wiedza, 1966.
  5. ^ (PL) Piotr Łossowski, Historical Institute of the Warsaw University (corporate author), Litwa, Varsavia, Trio, 2001, ISBN 83-85660-59-3.
  6. ^ (PL) vari autori, Andrzej Koryn, Wojna polsko-sowiecka 1920 roku: przebieg walk i tło międzynarodowe, Varsavia, Wydawn. Instytutu Historii PAN, 1991, pp. 45-51, ISBN 83-00-03487-0.
  7. ^ a b Vilenas Vadapalas. Lietuvos Respublikos suverenitetas Vilniaus kraštui [La sovranità della Lituania nella Regione di Vilnius] in Lietuvos rytai; straipsnių rinkinys [L'est della Lituania; la raccolta di articoli]. Vilnius 1993. ISBN 9986-09-002-4
  8. ^ Ambasciata della Repubblica di Polonia in Italia, 'Storia della Polonia (PDF), Roma, 2002, p. 17.
  9. ^ Storia della Lituania: Guerra polacco-lituana, Granducato di Lituania, Rivoluzione cantata, Khanato di Crimea, Books LLC, 2011, ISBN 978-12-32-61655-9
  10. ^ (I rapporti) furono travagliati dal contenzioso per Vilnius con la Polonia, con cui solo nel 1938 fu raggiunto un accordo, e dalla questione di Memel (odierna Klaipėda)
  11. ^ (EN) George J. Lerski. Dizionario Storico della Polonia, 966-1945, Greenwood Publishing Group, 1996, ISBN 978-03-13-26007-0, p.309.
  12. ^ Pranas Čepėnas, Naujųjų laikų Lietuvos istorija, Chicago, Dr. Griniaus fondas, 1986, p. 634.

Voci correlateModifica

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