Guerre bulgaro-bizantine

Guerre bulgaro-bizantine
BG BYZ.JPG
In senso orario da destra: la battaglia di Anchialo; il Khan Omurtag; gli imperatori di Bulgaria e di Bisanzio negoziano la pace; l'imperatore Niceforo II Foca.
Data680 - 1355
LuogoImpero bizantino, impero bulgaro
EsitoStatus quo
Schieramenti
Comandanti
Voci di guerre presenti su Wikipedia

Le guerre bulgaro-bizantine furono una serie di conflitti combattuti tra i bizantini e i bulgari che iniziarono quando i bulgari migrarono nella penisola balcanica nel VII secolo, e riuscirono a creare un proprio regno nei Balcani a spese di Bisanzio, che ci rimise territorialmente. I bizantini ed i bulgari continuarono a scontrarsi per tutto il secolo successivo con variabili successi, fino a quando i bulgari, condotti da Krum, inflissero una serie di devastanti sconfitte ai bizantini. Dopo la morte di Krum nell'814, suo figlio Omurtag negoziò un trattato di pace di trent'anni. Nell'893, durante la successiva grande guerra, l'imperatore bulgaro Simeone I sconfisse i bizantini, mentre tentava di formare un grande impero nell'Europa orientale, ma i suoi tentativi fallirono.

Nel 971 l'imperatore bizantino Giovanni I Zimisce conquistò parte dell'impero bulgaro sconfiggendo Boris II e conquistando Preslav, la capitale bulgara. Costantinopoli sotto Basilio II annesse completamente al suo impero la Bulgaria nel 1018 come conseguenza della disfatta bulgara nella Battaglia di Kleidion (1014). Ci furono alcune ribellioni contro la dominazione bizantina tra il 1040 ed il 1041, e negli anni 1070 e 1080, ma fallirono tutte. Nel 1185, tuttavia, Teodoro Pietro e Ivan Asen iniziarono una rivolta, che l'impero bizantino, indebolito da lotte dinastiche interne, non riuscì a sedare; la rivolta ebbe successo ed i bulgari riottennero l'indipendenza da Bisanzio.

Dopo che con la quarta crociata i crociati conquistarono Costantinopoli nel 1204, l'imperatore bulgaro Kalojan tentò di stabilire delle relazioni amichevoli con i crociati, ma l'appena creato Impero latino rifiutò ogni offerta di alleanza con i bulgari. In seguito al rifiuto crociato dell'alleanza con i bulgari, Kalojan decise invece di allearsi con i niceani, uno degli stati bizantini creatisi dopo la caduta di Costantinopoli, riducendo il potere dei crociati in quell'area. Anche se suo nipote Boril si alleò con l'impero latino, i successori di Boril si schierarono dalla parte dei niceni, nonostante continuassero a subire da essi alcuni attacchi. Dopo il collasso dell'impero latino, i bizantini, approfittando di una guerra civile bulgara, conquistarono parte della Tracia, ma l'imperatore bulgaro Teodoro Svetoslav riconquistò queste terre. Le guerre bulgaro-bizantine continuarono fino all'arrivo degli ottomani che conquistarono l'impero bulgaro nel 1422 e l'impero bizantino nel 1453.

Campagna di AsparuhModifica

Il primo scontro tra Bizantini e Bulgari avvenne quando il figlio minore del Khan Kubrat, Asparuh si mosse a occidente, occupando l'odierna Bessarabia meridionale. Asparukh sconfisse i Bizantini di Costantino IV, che condusse un'operazione combinata per terra e per mare contro gli invasori e assedio il loro accampamento fortificato a Ongal. Ammalatosi, l'imperatore dovette lasciare l'esercito, che si fece prendere dal panico e venne sconfitto dai Bulgari. Nel 681, Costantino fu costretto a riconoscere lo stato Bulgaro in Mesia e dovette pagare del denaro in modo da evitare future incursioni nella Tracia bizantina[1]. Otto anni dopo, Asparukh condusse una vittoriosa campagna contro la Bizantina Tracia.

Campagne di TervelModifica

Tervel, che venne menzionato per la prima volta nelle fonti bizantine nel 704, quando il deposto imperatore Giustiniano II venne da lui a chiedergli aiuto, aiutò Giustiniano a ritornare sul trono in cambio dell'amicizia, di doni, e della mano della figlia. Con un esercito di 15.000 cavalieri fornitegli da Tervel, Giustiniano avanzò verso Costantinopoli e riuscì a entrare nella città nel 705. Il restaurato imperatore giustiziò coloro che lo avevano spodestato, gli imperatori Leonzio e Tiberio III, insieme a molti dei loro sostenitori. Giustiniano premiò Tervel con molti doni, il titolo di kaisar (Cesare), che lo rese secondo solo all'imperatore e il primo re straniero nella storia bizantina a ricevere questo titolo, e probabilmente una concessione territoriale nella Tracia nordorientale, una regione chiamata Zagore. Non si sa se la figlia di Giustiniano Anastasia si sposò con Tervel come promesso.

Solo tre anni dopo, Giustiniano II stesso violò questo accordo e tentò di riprendersi con le armi l'area ceduta. Tervel lo sconfisse nella Battaglia di Anchialo (o Ankhialo) nel 708. Nel 711, dovendo affrontare una seria rivolta in Asia Minore, Gustiniano chiese di nuovo aiuto a Tervel, ma ottenne un poco entusiasta supporto: Tervel mandò solo 3.000 uomini in supporto di Giustiniano. Sconfitto con l'astuzia dall'imperatore ribelle Filippico, Giustiniano venne catturato e giustiziato, mentre ai suoi alleati bulgari venne permesso di ritirarsi nella loro patria. Tervel approfittò del caos a Bizanzio per saccheggiare la Tracia nel 712, giungendo fino alle vicinanze di Costantinopoli.

Secondo il Imennik, Tervel sarebbe morto nel 715. Tuttavia, lo storico bizantino Teofane Confessore sostiene che Tervel ebbe un ruolo nel tentativo di restaurare il deposto Imperatore Anastasio II nel 718 o 719. Se Teofane dicesse la verità, potrebbe essere Tervel l'imperatore bulgaro che firmò un nuovo trattato (che confermava il tributo annuale che i bizantini dovevano pagare alla Bulgaria e le concessioni territoriali in Tracia, regolando le relazioni commerciali e il trattamento dei rifugiati politici) con l'imperatore bizantino Teodosio III nel 716, e anche il re bulgaro che aiutò i bizantini a difendere la città di Costantinopoli da un assedio arabo nel 717–718. Secondo Teofane, in quell'occasione i Bulgari massacrarono circa 22.000 arabi.

Campagne di Costantino VModifica

 
I Bulgari massacrano i Bizantini
 
Byzantine–Bulgarian Wars (741–775)

Dopo la morte di Sevar, la Bulgaria attraversò un lungo periodo di crisi e di irrequietezza, mentre i bizantini consolidavano le loro posizioni. Tra il 756 e il 775, il nuovo imperatore bizantino Costantino V condusse ben nove campagne contro i bulgari in modo da portare il confine bizantino al Danubio[2]. Dato al frequente cambio di re (otto khan in vent'anni) e la costante crisi politica, la Bulgaria era sul punto di collassare.

Nella sua prima campagna nel 756, Costantino V ebbe successo e riuscì a sconfiggere i bulgari due volte, ma nel 759, Vinekh, il khan bulgaro, inflisse una sconfitta decisiva all'esercito bizantino nella battaglia del Passo Riški[3]. Vinekh cercò di fare pace con i bizantini, ma venne assassinato dai nobili bulgari. Il nuovo re, Telec, fu sconfitto nella battaglia di Anchialo nel 763[4]. Nelle successive campagne, entrambi gli eserciti non ottennero nessun successo significativo, perché i bizantini non riuscivano a passare attraverso le montagne dei Balcani e la loro flotta fu distrutta due volte da forti tempeste (2.600 navi vennero affondate da una tempesta nel 765[5],[6]). Nel 774, i bizantini sconfissero i bulgari a Berzitia ma questo fu l'ultimo successo di Costantino V: come conseguenza della loro sconfitta, i bulgari presero molte precauzioni per sbarazzarsi delle spie bizantine a Pliska. Il khan Telerig mandò un emissario segreto a Costantino V, con cui comunicava la propria intenzione di fuggire dalla Bulgaria e trovare rifugio presso l'imperatore, chiedendone l'ospitalità. Telerig riuscì in tal modo a far sì che l'imperatore lasciasse scoprire i propri agenti in Bulgaria, i quali vennero rintracciati e giustiziati. Non ci fu una ritorsione da parte di Bisanzio dato che Costantino V morì nel 775.

Campagne di Costantino VI e Irene d'AteneModifica

Nel 791, l'imperatore bizantino Costantino VI (ma di fatto sua madre, Irene, vera reggente dell'Impero) lanciò una spedizione punitiva contro la Bulgaria, rea di aver effettuato delle incursioni nella valle dello Strimone a partire dal 789. L'imperatrice co-regnante Irene, desiderava infatti recuperare i territorio persi nei Balcani ed attuare una spietata politica di ellenizzazione della popolazione slava.

Tuttavia Kardam prevenne l'invasione bizantina e si scontrò con il nemico presso Adrianopoli in Tracia. L'esercito bizantino venne sconfitto e messo in fuga.

Nel 792, Costantino VI condusse un altro esercito contro i bulgari e si accampò a Marcellae, presso Karnobat, che fortificò. Kardam arrivò con il suo esercito il 20 luglio e occupò le alture vicine. Costantino VI ordinò di attaccare il nemico, ma nella risultante battaglia di Marcellae i Bizantini vennero di nuovo sconfitti e messi in fuga. Kardam occupò l'accampamento imperiale e catturò i servi dell'imperatore. Dopo essere tornato a Costantinopoli, Costantino VI firmò un trattato di pace e accettò di pagare un tributo annuale alla Bulgaria.

Dal 796, il governo imperiale non si dimostrò più disposto a pagare il tributo e Kardam per persuadere i bizantini a pagare minacciò di devastare la Tracia in caso contrario. Secondo lo storico Teofane il Confessore, Costantino VI si prese gioco della richiesta mandando come "tributo appropriato" sterco invece di oro e promettendo di condurre una nuova armata contro l'ormai vecchio Kardam a Marcellae. Ancora una volta l'esercito imperiale si diresse a nord e si scontrò di nuovo con Kardam presso Adrianopoli. Le armate si guardarono uno con l'altro per 17 giorni senza combattere, mentre i due monarchi cercavano un accordo. Alla fine, il conflitto venne evitato e la pace venne ripristinata alle stesse condizioni del 792.

Un anno dopo Costantino VI verrà fatto uccidere da sua madre, Irene, che assumerà a tutti gli effetti il governo dell'Impero, diventando imperatrice reggente.

Campagne del khan KrumModifica

Il khan Krum avviò una politica aggressiva nei Balcani, saccheggiando la valle dello Strimone (fiume) nell'807. Lì sconfisse un esercito bizantino e si impossessò di un enorme quantità di oro (che doveva servire per pagare il salario ai soldati bizantini[7]). Nell'809, Krum assediò e conquistò Serdica (Sofia), massacrando la guarnigione bizantina nonostante la sua promessa di una buona condotta. Questo provocò la reazione dell'imperatore bizantino Niceforo I, che procedette a insediare le popolazioni anatoliche lungo la frontiera per proteggerle. Tentò anche di riconquistare e rifortificare Serdica, ma la sua impresa fallì.

Conflitto con Niceforo IModifica

Agli inizi dell'811, Niceforo I organizzò una grandiosa spedizione contro la Bulgaria, e avanzò fino a Marcellae (presso Karnobat). Qui Krum tentò di negoziare la pace l'11 luglio 811, ma Niceforo era determinato a continuare la sua avanzata. Il suo esercito riuscì a evitare le imboscate bulgare sui Monti Balcani e sconfisse un'armata bulgara di 12.000 uomini che cercò invano di fermare la sua avanzata verso la Mesia. Un altro esercito bulgaro di 50.000 soldati venne sconfitto prima che i bizantini raggiungessero le mura della capitale bulgara, Pliska[8], che cadde il 20 luglio. Qui Niceforo, che era stato ministro delle finanze prima di diventare imperatore, si impossessò dei tesori di Krum e ordinò al suo esercito di incendiare la città e, con molta crudeltà, di massacrare la popolazione locale[9].

Preoccupato per la mancanza di disciplina nel suo esercito, Niceforo decise di ritirarsi in Tracia. Nel frattempo, Krum aveva mobilitato gran parte dei suoi sudditi (donne incluse) e aveva iniziato a preparare trappole e imboscate lungo le gole di montagna in modo da decimare l'esercito bizantino. All'alba del 26 luglio i Bizantini caddero in un'imboscata nella gola di Vărbica[10]. Niceforo venne ucciso in battaglia insieme a molte delle sue truppe, mentre suo figlio Stauracio venne portato al sicuro dalla guardia del corpo imperiale dopo aver ricevuto una ferita paralizzante al collo. Secondo la tradizione, Krum teneva il teschio dell'imperatore insieme con l'argento e lo utilizzava come bicchiere. Per la sua brutalità, Krum venne soprannominato "il nuovo Sennacherib".

Conflitto con Michele I RangabeModifica

 
Krum raduna il suo esercito per sconfiggere i bizantini

Stauracio fu costretto a abdicare dopo un breve regno (morì a causa di quella ferita nell'812), e gli successe al trono il cognato Michele I Rangabe. Nell'812 Krum invase la Tracia bizantina, conquistando Develtos e costringendo la popolazione delle fortezze vicine a rifugiarsi a Costantinopoli. Krum offrì a Bisanzio il ritorno alle condizioni del trattato di pace del 716. Non volendo compromettere il suo regime con la debolezza, il nuovo imperatore Michele I rifiutò la proposta, ostentatamente opponendosi alla clausola sullo scambio di disertori. Per fare più pressioni sull'imperatore, Krum assediò e conquistò Mesembria (Nesebăr) nell'autunno dell'812.

Nel febbraio 813, i bulgari effettuarono delle incursioni in Tracia, ma vennero respinti dai bizantini. Incoraggiato da questo successo, Michele I radunò truppe da tutto l'impero e con esse si diresse a nord, sperando in una vittoria decisiva. Krum condusse il suo esercito a sud verso Adrianopoli e si accampò presso Versinikia. Michele I allineò il suo esercito per combattere i bulgari, ma né i bizantini né i bulgari attaccarono per due settimane. Alla fine, il 22 giugno 813, i bizantini sferrarono il primo attacco ma vennero immediatamente messi in fuga dal nemico[11]. Con la cavalleria di Krum all'inseguimento, la disfatta di Michele I era completa e Krum avanzò fino a Costantinopoli, che assediò. A causa della disfatta, Michele fu costretto a abdicare e a diventare un monaco — fu il terzo imperatore bizantino a perdere il potere o la vita a causa di Krum.

Conflitto con Leone V l'ArmenoModifica

Il nuovo imperatore, Leone V l'Armeno, chiese la pace, e riuscì a organizzare un incontro con Krum. Quando arrivò Krum gli arcieri bizantini lo attaccarono e lo ferirono mentre il re dei bulgari fuggiva. Furioso per l'attacco a tradimento, Krum devastò i dintorni di Costantinopoli e si diresse a casa, conquistando Adrianopoli[12] per strada e trapiantando i suoi abitanti (inclusi i genitori del futuro imperatore Basilio I) lungo il Danubio. Nonostante l'avvicinarsi dell'inverno, Krum approfittò del buon tempo per inviare un esercito di 30.000 uomini in Tracia, che conquistarono Arkadioupolis (Lüleburgaz) e catturarono circa 50.000 prigionieri. Il bottino di guerra arricchì Krum e la sua nobiltà, e includeva elementi architettonici utilizzati nella ricostruzione di Pliska, che venne ricostruita grazie al lavoro degli artigiani bizantini prigionieri.

Krum trascorse l'inverno a preparare una grande campagna contro Costantinopoli, ma prima che essa iniziasse, morì il 13 aprile 814; gli successe il figlio Omurtag.

Trattato di pace di OmurtagModifica

 
Omurtag invia una delegazione ai Bizantini

Appena salito al trono, Omurtag decise, dopo aver rifiutato tutte le offerte di pace bizantine, di invadere l'impero bizantino. I bulgari penetrarono a sud fino all'odierna Babaeski, ma vennero sconfitti lì dall'Imperatore Leone V l'Armeno, e Omurtag scappò dal campo di battaglia con il suo veloce cavallo.

La possibilità di un'alleanza anti-bulgara tra bizantini e franchi, la necessità di consolidare l'autorità bulgara nelle terre appena conquistate e la minaccia delle tribù delle steppe persuasero Omurtag a firmare un trattato di pace ventennale con i bizantini nell'815, il cui testo venne inciso su una colonna trovata presso il villaggio di Selci, nell'oblast di Šumen. Secondo quell'iscrizione il trattato riguardava la questione dei confini in Tracia e la questione degli slavi che rimasero a Bisanzio in cambio degli altri prigionieri di guerra. Il trattato venne rispettato da entrambe le parti e venne rinnovato dopo ascesa al trono del nuovo imperatore bizantino Michele II nell'820. Nell'823 Tommaso lo Slavo si ribellò all'imperatore bizantino e assediò Costantinopoli per impadronirsi del trono. Il khan Omurtag inviò un esercito per aiutare Michele II a soffocare la rivolta; i bulgari attaccarono i ribelli dalle retrofile e li sconfissero.

Breve guerra con TeofiloModifica

Dopo la scadenza del trattato di pace ventennale nell'836, l'Imperatore Teofilo saccheggiò alcune regioni oltre il confine bulgaro. I bulgari si vendicarono, e sotto il comando di Isbul, il ministro di Malamir raggiunsero Adrianopoli. A quel tempo, se non prima, i bulgari annessero al loro impero Filippopoli (Plovdiv) e i suoi dintorni. Alcune iscrizioni monumentali a noi pervenuteci accennano alle vittorie bulgare e altre accennano alla continuazione dei lavori di ricostruzione di Pliska. La guerra terminò, tuttavia, quando le popolazioni slave nei pressi di Salonicco si ribellarono ai Bizantini nell'837.

L'Imperatore Teofilo chiese aiuto ai bulgari per debellare la ribellione, ma contemporaneamente ordinò alla sua flotta di percorrere il delta del Danubio ed evacuare clandestinamente alcuni dei prigionieri bizantini portati nella Bulgaria transdanubiana da Krum e Omurtag. Per vendicarsi Isbul invase le coste bagnate dall'Egeo di Tracia e Macedonia e conquistò la città di Filippi, dove fece incidere un'iscrizione memoriale, a noi pervenuteci, in una chiesa locale. Durante la sua campagna, Isbul potrebbe aver sottomesso la tribù slava degli smoljani.

Ambizioni imperiali di Simeone IModifica

 
I Bulgari mettono in fuga i Bizantini a Bulgarophygon nell'896

Quando Simeone I ascese al trono nell'893, la lunga tregua tra i due imperi stava per giungere alla fine. Un nuovo conflitto scoppiò quando l'imperatore bizantino Leone VI il Saggio, persuaso dalla moglie Zoe Carbonopsina e dal padre, trasferì il mercato dove si vendeva merce bulgara da Costantinopoli a Salonicco, dove i mercanti bulgari vennero pesantemente tassati. Costretto all'azione, nell'autunno 894 Simeone invase l'Impero bizantino da nord, incontrando poca resistenza a causa della concentrazione della maggior parte delle truppe bizantine in Anatolia orientale per respingere le invasioni arabe. Informato dell'offensiva bulgara, il sorpreso Leone mandò un esercito costituito da guardie e altre unità militari a fermare Simeone, ma le sue truppe vennero sconfitte e messe in fuga nel thema di Macedonia. I magiari riuscirono a sconfiggere l'esercito di Simeone due volte ma nell'896 vennero sconfitti nella battaglia del Sud Buh. La guerra finì nell'896 con una grande vittoria bulgara presso Bulgarophygon nella Tracia orientale. Il mercato ritornò a Costantinopoli e i bizantini dovettero pagare un tributo annuale alla Bulgaria. Inoltre con l'aiuto dei peceneghi Simeone riuscì a respingere un'invasione magiara, il cui popolo si era alleato con i bizantini.

Dopo la morte di Leone VI l'11 maggio 912 e l'ascesa al trono del figlio ancora fanciullo Costantino VII sotto la reggenza del fratello di Leone Alessandro, che espulse la moglie di Leone Zoe dal palazzo, Simeone reclamò il titolo imperiale e cercò di sostituirsi a Bizanzio come nazione più potente della regione, probabilmente creando un nuovo impero bulgaro-bizantino. Alessandro morì il 6 giugno 913, lasciando la capitale nell'anarchia e il governo dell'impero nelle mani di un'assemblea di reggenza capeggiata dal patriarca Nicola Mystikos. Ciò diede al capo bulgaro la grande opportunità di tentare una campagna contro la capitale bizantina, e così attaccò in forze nel luglio-agosto e raggiunse Costantinopoli senza incontrare una seria resistenza. I negoziati si protrassero fino alla soluzione del pagamento dei tributi che i bizantini non avevano versato, la promessa che Costantino VII avrebbe sposato una delle figlie di Simeone e soprattutto il riconoscimento di Simeone quale imperatore (zar) dei bulgari dal patriarca Nicola nel palazzo di Blachernai. Fino alla fine del suo regno Simeone si fece indicare come "Imperatore dei bulgari e dei romani".

Subito dopo la visita di Simeone a Costantinopoli, Zoe, la madre di Costantino, fece ritorno a palazzo su pressione del giovane imperatore e procedette immediatamente ad eliminare i reggenti. Con un complotto riuscì ad assumere il potere nel febbraio 914, rimuovendo dal governo il patriarca Nicola, disconoscendo e oscurando il suo riconoscimento del titolo imperiale di Simeone e rifiutando il matrimonio pianificato del proprio figlio con una delle figlie di Simeone. Come rappresaglia invase la Tracia nell'estate del 914 e prese Adrianopoli. Nel 917, un esercito bizantino particolarmente potente guidato da Leo Phokas, figlio di Niceforo Foca, invase la Bulgaria accompagnato dalla marina bizantina sotto il comando Romano Lekapenos, che navigò fino ai porti bulgari sul Mar Nero. Sulla strada per Mesembria (Nesebǎr), dove pensavano di essere rifornite di truppe dalla flotta, le forze di Foca si accamparono vicino al fiume Achelaos, non lontano dal porto di Anchialo (Pomorie). Dopo essere stato informato dell'invasione, Simeone corse ad intercettare i bizantini e li attaccò dalle colline circostanti mentre erano accampati disordinatamente. Nella battaglia di Anchialos del 20 agosto 917, una delle più grandi della storia medievale, i bulgari misero completamente in fuga i bizantini ed uccisero la maggior parte dei loro comandanti, anche se Phokas riuscì a scappare a Mesembria. Come risultato di questa vittoria Simeone portò nella sua orbita i leader peceneghi e cominciò un'offensiva contro i domini bizantini in Europa. I bulgari inseguirono il resto dell'esercito bizantino e li raggiunsero al villaggio di Katasyrtai nelle immediate vicinanze di Costantinopoli.

Simeone adottò una politica aggressiva riguardo ai principati serbi che supportavano continuamente Bisanzio. Le truppe bulgare condotte da Todor Sigrica e Marmais invasero il paese, deponendo i signori locali come Petar Gojniković e Pavle Branović. Nello stesso tempo, l'ammiraglio Romano Lekapenos rimpiazzò Zoe come reggente del giovane Costantino VII nel 919 e avanzò al rango di co-imperatore nel dicembre 920, assumendo l'effettivo governo dell'impero. Non più capace di arrivare al trono bizantino per mezzi diplomatici, l'infuriato Simeone doveva di nuovo muovere guerra per imporre il proprio volere. Tra il 920 ed il 922, la Bulgaria aumentò la pressione su Bisanzio, facendo campagne militari in Tessaglia raggiungendo l'istmo di Corinto, e ad est in Tracia, attraversando i Dardanelli per assediare la città di Lampsaco. Le forze di Simeone apparvero davanti a Costantinopoli nel 921, quando chiesero la deposizione di Romano e presero Adrianopoli, e nel 922, quando vinsero a Pigae, radendo al suolo la maggior parte del Corno d'Oro e assediando Bizye.

 
Simeone manda inviati ai fatimidi. Madrid Skylitzes.

Impossibilitato a conquistare Costantinopoli, Simeone pianificò una grande campagna nel 924 e mandò degli inviati al califfo fatimide Ubayd Allah al-Mahdi Billah, che possedeva una potente flotta di cui Simeone aveva bisogno. Il califfo si trovò d'accordo e mandò i propri rappresentanti al sovrano bulgaro per stilare l'alleanza. Ad ogni modo gli inviati vennero catturati dai bizantini in Calabria. Romano offrì la pace agli arabi, aumentando questa offerta con doni generosi e riuscì a rovinare l'accordo con la Bulgaria.

Nel 924 Simeone mandò un'armata guidata da Časlav Klonimirović a deporre un suo ex alleato, Zaharije Pribisavljević. Ebbe successo e Zaharije scappò in Croazia. Nell'estate dello stesso anno, Simeone arrivò a Costantinopoli e chiese di essere ricevuto dal patriarca e dall'imperatore. Si accordò con Romano stilando una tregua il 9 settembre 924, secondo la quale Bisanzio avrebbe pagato alla Bulgaria una tassa annuale, riconsegnando però in mani bizantine alcune città sulla costa del Mar Nero. Nel 926, le truppe di Simeone invasero la Croazia, al tempo alleata con i bizantini, ma vennero fermate dall'esercito di re Tomislavo nella battaglia delle colline bosniache. Temendo una rappresaglia bulgara, Tomislavo accettò di rinunciare all'alleanza con Bisanzio e strinse al pace sulla base dello status quo, negoziato dal legato papale Madalbert.

Simeone morì di un attacco cardiaco nel suo palazzo a Preslav il 27 maggio 927, dopo quattordici anni di guerra contro l'impero bizantino.

Relazioni di Pietro con i bizantiniModifica

 
La vittoria bulgara ad Anchialo

Il figlio di Simeone, Pietro I governò per un lungo periodo di pace per l'impero, ma dopo che sua moglie morì nella metà degli anni 960, l'imperatore Niceforo II Foca si rifiutò di pagare il tributo annuale alla Bulgaria nel 966, lamentandosi dell'alleanza bulgara con i magiari e intraprendendo una dimostrazione di forza al confine bulgaro. Dissuaso dal compiere un attacco diretto, Niceforo II mandò un messaggero al principe kieviano Svjatoslav Igorevič per organizzare un attacco contro la Bulgaria da nord. Sviatoslav lanciò una campagna con una vasta forza d'attacco, e spinse i bulgari sul Danubio, assediando circa 80 fortezze bulgare nel 968. Impressionato dal successo dell'alleato e sospettoso delle sue effettive intenzioni, l'imperatore Niceforo II si affrettò quindi a fare la pace con la Bulgaria e organizzò il matrimonio dei suoi eredi, i futuri imperatori Basilio II e Costantino VIII, a due principesse bulgare. Due dei figli di Pietro vennero mandati a Costantinopoli, sia come negoziatori, sia come ostaggi onorari. Allo stesso tempo, Pietro riuscì ad assicurare la ritirata delle truppe di Kiev, incitando i tradizionali alleati della Bulgaria, i peceneghi, ad attaccare i territori kievani.

Sottomissione all'Impero bizantinoModifica

 
I bizantini saccheggiano la capitale bulgara Preslav

Nel 968 Boris II, futuro imperatore di Bulgaria, andò di nuovo a Costantinopoli per negoziare un accordo di pace con l'imperatore Niceforo II, ed apparentemente come ostaggio onorario. Questo accordo era destinato a porre una fine al conflitto tra la Bulgaria e Bisanzio, che avrebbero unito le proprie forze contro il principe Svjatoslav I di Kiev, che l'imperatore bizantino aveva messo contro i bulgari. Nel 969 una nuova invasione dalla Rus' sconfisse nuovamente i bulgari e Pietro I abdicò per farsi monaco. In circostanze che non furono completamente chiare, fu permesso a Boris II di tornare in Bulgaria e occupare il trono del padre.

Boris II non fu capace di fermare l'avanzata kievana e si ritrovò forzato ad accettare Svjatoslav come alleato e di voltare le spalle ai bizantini. Un'armata kievana nella Tracia bizantina venne sconfitta ad Arcadiopoli nel 970, ed il nuovo imperatore bizantino Giovanni I Tzimiskes avanzò verso nord. Non riuscendo ad assicurare la difesa dei passi dei monti balcani, Svjatoslav permise ai bizantini di penetrare nella Mesia e stringere d'assedio la capitale bulgara Preslav. Anche se bulgari e bizantini si trovarono uniti nella difesa della città, i bizantini riuscirono a dar fuoco alle strutture e ai tetti di legno con dei missili infuocati ed a prendere la fortezza. Boris II divenne quindi un prigioniero di Giovanni I Zimisce, che continuò ad inseguire i russi, assediando Svjatoslav a Drăstăr (Silistra), mentre affermava di agire come alleato e protettore di Boris e trattando il monarca bulgaro con il dovuto rispetto. Dopo che Svjatoslav accettò lo status quo e se ne ritornò a Kiev, l'imperatore bizantino fece ritorno a Costantinopoli in trionfo. Lontano dall'aver liberato la Bulgaria come aveva affermato, Giovanni si portò appresso Boris II e la sua famiglia, insieme con il contenuto della tesoreria imperiale bulgara nel 971. Con una cerimonia pubblica a Costantinopoli, a Boris II furono tolte le insegne imperiali e venne dato il titolo di corte bizantino di magistros come risarcimento. Le terre bulgare in Tracia e nella bassa Mesia divennero quindi parte dell'impero bizantino e vennero poste sotto governatori bizantini.

Conquista bizantina della BulgariaModifica

 
La vittoria dei bizantini sui bulgari, tardo XI secolo, Madrid Skylitzes.
 
L'esercito bulgaro conquista Edessa ed uccide il governatore

Anche se la cerimonia del 971 era stata concepita come una fine simbolica dell'impero bulgaro, i bizantini non furono capaci di affermare il proprio controllo sulle regioni occidentali della Bulgaria. Queste rimasero sotto il governo dei propri governatori, e specialmente di una nobile famiglia guidata da quattro fratelli chiamati i Kometopouloi (cioè., "i figli del conte"), chiamati Davide, Mosè, Aronne, e Samuele. Il movimento venne considerato "una rivolta" dall'imperatore bizantino, ma apparve più che altro come una sorta di reggenza in luogo del prigioniero Boris II. Quando cominciarono a fare incursioni nei territori vicini sotto l'autorità bizantina, il governo bizantino ricorse ad uno stratagemma concepito per compromettere la leadership di questa "rivolta". Ciò includeva il permettere a Boris II ed a suo fratello Roman di scappare dalla loro prigionia onoraria alla corte bizantina, nella speranza che il loro arrivo in Bulgaria avrebbe causato una divisione tra i Kometopouloi e gli altri leader bulgari. Quando Boris II e Roman entrarono nella regione sotto controllo bulgaro nel 977, Boris II scese da cavallo ed andò avanti a suo fratello. Scambiato per un notabile bizantino a causa dei suoi vestiti, Boris venne colpito al petto da una sentinella sordomuta. Roman riuscì a farsi identificare dalle altre guardie e venne debitamente accettato come imperatore. Ad ogni modo, dato che era un eunuco (i bizantini lo avevano castrato così che non potesse avere eredi), non poteva salire al trono. Invece suo fratello Samuele riuscì a fronteggiare i bizantini. E anche se alla fine i Romei riuscirono ad annettere l'intera Bulgaria, Samuele resistette per decenni, e fu anche l'unico uomo ad aver mai sconfitto Basilio II in battaglia, quando nel 986 massacrò l'esercito del Basileus in una tremenda imboscata nella battaglia delle Porte di Traiano, ma l'imperatore (uno dei pochi sopravvissuti all'assalto) mentre tornava a Costantinopoli con ciò che rimaneva del suo esercito giurò solennemente che tutta la Bulgaria, un giorno, avrebbe pagato col sangue la sua disfatta. La vittoria di Samuele spinse papa Gregorio V a riconoscerlo come zar, e venne incoronato a Roma nel 997. Nel 1002 iniziò una guerra su larga scala. Questa volta l'esercito di Basilio era più forte. L'imperatore era determinato a conquistare la Bulgaria una volta per tutte. Spostò la maggior parte del potenziale bellico dalle campagne orientali contro gli arabi e Samuele fu costretto a ritirarsi nel cuore della sua terra. Comunque, continuando a perseguitare il potente esercito bizantino Samuele sperava di forzare Basilio a concordare una pace. Per circa dodici anni questa tattica mantenne indipendente la Bulgaria e tenne persino Basilio lontano dalle principali città bulgare, inclusa la capitale Ocrida.

Ad ogni modo, il 29 luglio 1014 a Kleidion (o Belasica) (nell'odierno distretto di Blagoevgrad), Basilio II riuscì a bloccare l'esercito bulgaro ed a indurre una battaglia mentre Samuele era assente. Fu una vittoria schiacciante e, secondo le leggende posteriori[13], accecò 14.000 prigionieri, lasciando un uomo ogni cento con un occhio solo, in modo che potesse guidare gli altri a casa. La vista di questa atrocità fu troppo persino per Samuele, che si diede la colpa della sconfitta e morì meno di tre mesi dopo, il 6 ottobre. Anche se la storia è probabilmente una leggenda creata in tempi posteriori, Basilio II fu noto da quel momento come Bulgaroctono, il massacratore di bulgari.[13]

L'impero bulgaro indipendente sopravvisse a Samuele solo per meno di quattro anni, e non fu in grado di liberarsi del governo bizantino fino al 1185. Senza l'impero di Samuele, i bizantini poterono governare sull'intera penisola balcanica per la prima volta dopo le migrazioni slave del VI-VII secolo d.C.

La resistenza bulgaraModifica

Ivan VladislavModifica

Anche se l'impero bulgaro era stato conquistato, i bulgari continuarono a resistere ai bizantini. L'imperatore bulgaro Ivan Vladislav restaurò le fortificazioni di Bitola nel 1015 e sopravvisse indenne ad un tentativo di assassinio intrapreso da agenti bizantini. Nonostante i bizantini avessero saccheggiato Ocrida, non riuscirono a prendere Pernik e ricevettero informazioni preoccupanti, soprattutto sul fatto che Ivan Vladislav stava tentando di indurre i peceneghi a venire in suo soccorso, seguendo il modo di agire tipico dei suoi predecessori.

Mentre le armate bizantine erano penetrate in profondità nella Bulgaria nel 1016, Ivan Vladislav fu in grado di radunare le sue forze e cominciare un assedio di Durazzo nell'inverno del 1018. Durante una battaglia davanti alla città, Ivan Vladislav venne ucciso. Dopo la sua morte, la maggior parte dell'aristocrazia bulgara e della sua corte, inclusa la vedova Marija, si arrese a Basilio II in cambio della garanzia di aver salva la vita e di conservare lo status nobiliare e le proprietà. Una fazione di nobili si raccolse intorno ai figli più grandi di Ivan e continuò a resistere per molti mesi prima di soccombere.

Pietro IIModifica

 
I bulgari proclamano Petăr Deljan imperatore

Il proclamato imperatore bulgaro Pietro II in seguito condusse una grande rivolta contro i bizantini. Pietro II Deljan prese Niš e Skopje, prima cooperando e quindi eliminando un altro potenziale leader, Tihomir, che aveva guidato una ribellione nella regione di Durazzo. Dopo ciò Pietro II marciò su Salonicco, dove si trovava l'imperatore bizantino Michele IV. Michele fuggì, lasciando la sua tesoreria ad un certo Mihail Ivac. Quest'ultimo, che era probabilmente un figlio di Ivac, generale sotto l'imperatore Samuele, cambiò subito fronte e consegnò il grosso della tesoreria a Pietro fuori dalla città. Salonicco rimase in mani bizantine, ma la Macedonia, Durazzo e parti della Grecia settentrionale furono occupate dalle forze di Pietro II. Ciò ispirò altre rivolte slave contro il dominio bizantino in Epiro ed in Albania.

I successi di Pietro II Deljan terminarono, ad ogni modo, con l'interferenza di suo cugino, Alusian. Alusian, il cui padre Ivan Vladislav aveva ucciso il padre di Pietro, Gabriel Radomir, nel 1015, si unì alle file di Pietro apparentemente come disertore della corte bizantina, dove era caduto in disgrazia. Alusian venne accolto da Pietro II, che gli affidò un'armata con la quale attaccare Salonicco. L'assedio venne comunque distrutto dai bizantini e l'armata sconfitta. Alusian riuscì a malapena a scappare e fece ritorno ad Ostrovo. Una sera, durante una cena, Alusian approfittò dell'ubriacatura di Pietro II e gli tagliò il naso e lo accecò con un coltello da cucina nel 1041. Poiché Alusian discendeva da Samuele, venne subito proclamato imperatore al posto di Pietro II dalle sue truppe, ma progettava di fare defezione per Bisanzio. Mentre le truppe bulgare e quelle bizantine si stavano preparando per la battaglia, Alusian disertò per il nemico e si diresse a Costantinopoli, dove gli furono restituiti i possedimenti e lettere e gli fu riassegnato il titolo di corte di magistros.

Nel frattempo, anche se accecato, Pietro II Deljan riprese il comando delle forze bulgare, ma l'imperatore bizantino Michele IV era determinato ad approfittare della situazione ed avanzò contro di lui. In una battaglia poco chiara vicino ad Ostrovo, i bizantini sconfissero le truppe bulgare e Pietro II venne catturato e portato a Costantinopoli, dove probabilmente fu giustiziato.

Le saghe norrene riportano la partecipazione del futuro re norvegese Harald Hardråda, che, a quanto scritto, uccise Pietro II sul campo di Battaglia come membro della guardia variaga. Questa tradizione può essere supportata da una fonte laconica nella cosiddetta "Cronaca bulgara apocrifa". In entrambi i casi, Pietro II può essere morto nel 1041.

Pietro IIIModifica

Le truppe del neo-incoronato Pietro III presero Niš ed Ocrida, ma subirono una pesante sconfitta davanti a Kastoria. Il contrattacco bizantino occupò Skopje con l'aiuto di Georgi Voiteh, che dapprima tradì Pietro III, e poi tentò di tradire i bizantini, ma invano. In un'altra battaglia Pietro II fu catturato dai bizantini e mandato, insieme a Georgi Voiteh come prigioniero a Costantinopoli. Georgi Voiteh morì nel tragitto, mentre l'ex imperatore Pietro II finì in prigione prima a Costantinopoli e poi ad Antiochia.

Teodoro Pietro ed il secondo impero bulgaroModifica

Nel 1185 Teodoro Pietro e suo fratello minore Ivan Asen comparvero di fronte all'imperatore bizantino Isacco II a Kypsela per richiedere una pronoia, ma tale richiesta venne rifiutata ed Ivan Asen venne schiaffeggiato nella discussione che ne nacque. I due fratelli insultati fecero ritorno in Mesia e, approfittando del malcontento creato dalla pesante tassazione imposta dall'imperatore bizantino per finanziare la sua campagna contro Guglielmo II di Sicilia e per celebrare il proprio matrimonio con Margherita di Ungheria, sollevarono una rivolta contro il dominio bizantino.

La ribellione non riuscì a prendere immediatamente la storica capitale della Bulgaria, Preslav, ma stabilì una nuova capitale a Tărnovo, presumibilmente il centro della rivolta. Nel 1186 i ribelli subirono una sconfitta, ma Isacco II non approfittò della vittoria e tornò a Costantinopoli. Con l'aiuto dei cumani, una popolazione insediata a nord del Danubio, Pietro IV ed Ivan Asen ripresero le loro posizioni e fecero delle incursioni in Tracia. Quando Isacco II penetrò di nuovo in Mesia nel 1187 non riuscì a catturare né Tărnovo né Loveč, e quindi firmò un trattato che riconosceva la nascita del secondo impero bulgaro, ma entrambe le parti non avevano alcuna intenzione di mantenere la pace. Quando le armate della terza crociata, guidata da Federico Barbarossa, imperatore del Sacro Romano Impero, avanzarono verso Costantinopoli, alcuni rappresentanti di Pietro IV ed Ivan Asen lo contattarono per offrirgli assistenza militare contro Isacco II a Niš e di nuovo ad Adrianopoli.

Rappresaglia fallita di Isacco IIModifica

Dopo il passaggio delle armate della terza crociata, Isacco II decise di occuparsi definitivamente dei bulgari. La spedizione venne pianificata su larga scala e raggiunse Tărnovo e quindi la pose sotto assedio per un periodo prolungato. Pietro IV aveva incoronato Ivan Asen come co-imperatore nel 1189 e, senza abdicare, si ritirò a Preslav. Incaricato di difendere Tărnovo, Ivan Asen I convinse l'imperatore bizantino a ritirarsi diffondendo la voce dell'arrivo di un grande esercito cumano in soccorso della città assediata. L'esercito bizantino in ritirata fu colto di sorpresa in un'imboscata nei passi dei Monti Balcani e Isacco II riuscì a malapena a scappare nel 1190.

La sorte era decisamente a favore dei bulgari, che presero la zona di Sredec (Sofia) e Niš nel 1191, la zona di Belgrado nel 1195, la zona di Mělník e Prosek nel 1196, e fecero diverse incursioni a sud fino a Serres. Quando l'imperatore bulgaro Ivan Asen I venne assassinato, il suo successore Kalojan continuò una politica di aggressione contro l'impero bizantino, stringendo un'alleanza con Ivanko, l'assassino di Ivan Asen I, che era passato in precedente al servizio bizantino ed era diventato governatore di Filippopoli (Plovdiv). Un altro alleato di Kalojan fu Dobromir Hriz, che governava l'area di Strumica. La coalizione si dissolse velocemente, dato che i bizantini sopraffecero sia Ivanko che Dobromir Hriz. Nonostante ciò Kalojan conquistò Konstanteia (Simeonovgrad) in Tracia e Varna dall'impero bizantino nel 1201, e la maggior parte della Macedonia slava nel 1202.

Ascesa dell'Impero latinoModifica

 
Valacchia-Bulgaria ed Impero Latino nel Duecento

La guerra tra bulgari e bizantini si trovava in uno stadio di stallo, quando le armate della quarta crociata presero Costantinopoli e crearono l'impero latino, eleggendone imperatore Baldovino I delle Fiandre.

Anche se Kalojan si era offerto ai crociati come alleato contro l'impero bizantino, la sua offerta fu disprezzata, a l'impero latino espresse l'intenzione di conquistare tutte le terre dell'ex impero bizantino, incluse quelle sotto il governo di Kalojan. Il conflitto fu scatenato dall'aristocrazia bizantina in Tracia, che si ribello al dominio latino nel 1205 e chiese aiuto a Kalojan, offrendo la propria sottomissione.

Guerre latineModifica

Anche se nel periodo di tempo tra il 1204 ed il 1261 bulgari e bizantini combatterono soprattutto contro i latini, entrambe le parti mantenevano un certo risentimento reciproco. Nonostante i successi bulgari contro i latini, gli aristocratici bizantini cominciavano a cospirare una ribellione contro il dominio bulgaro. Anche Kalojan cambiò atteggiamento e si rivolse spietatamente contro i suoi ex-alleati, adottando il titolo di Romeoctono ("Rōmaioktonos - uccisore dei romani"), come controparte del titolo di Basilio II "Bulgaroctono". Ma in generale le relazioni tra i bulgari e l'impero di Nicea, il principale stato erede di Bisanzio, rimasero buone, ed il nuovo atteggiamento pro-niceano della Bulgaria culminò col matrimonio di Elena, figlia di Ivan Asen II, con il futuro imperatore Teodoro II, figlio dell'imperatore Giovanni III Vatatze. L'unione dinastica venne celebrata nel 1235 e coincise con la restaurazione del patriarcato bulgaro con il consenso dei patriarchi orientali. In seguito i bulgari decisero di non aiutare né l'impero latino né Nicea, dato che entrambi gli imperi erano troppo occupati a combattersi a vicenda per attaccare la Bulgaria.

Guerre civili bulgareModifica

 
Costantino Tih, imperatore di Bulgaria (1257-1277)

Poco dopo la restaurazione dell'impero bizantino sotto Michele VIII Paleologo, si ritrovò coinvolto nella guerra civile in Bulgaria. Michele VIII sosteneva Michele Asen III, e mandò diverse armate bizantantine nel tentativo di imporre Ivan Asen III sul trono bulgaro invece di Ivailo, l'allora governatore della Bulgaria. Nonostante Ivailo avesse scongiurato vari tentativi, fu bloccato per tre mesi a Drăstăr (Silistra) dall'alleato mongolo di Michele VIII. Durante questo intervallo di tempo un'armata bizantina mise sotto assedio la capitale bulgara Tărnovo e, essendo giunta la notizia della presunta morte di Ivailo, la nobiltà locale si arrese e accettò Ivan Asen III come imperatore nel 1279.

Poco tempo dopo, ancora nel 1279, Ivailo apparve improvvisamente davanti a Tărnovo con un'armata, ma non riuscì a prendere la città ben fortificata. Tuttavia sconfisse una forza di soccorso bizantina ben più grande vicino a Varna ed un'altra sui passi dei Balcani. Perse le speranze di soccorso, Ivan Asen III fuggì da Tărnovo nel 1280, mentre suo cognato, Giorgio Terter I occupò il trono. Il nuovo imperatore unificò temporaneamente l'aristocrazia ed Ivailo perse gradualmente sostegno.

Guerre bizantine di Teodoro SvetoslavModifica

Durante il XIII secolo sia i bizantini che i bulgari cominciarono a indebolirsi, e spesso si allearono per respingere nemici più potenti come l'Orda d'Oro e i popoli turchi. Nel 1301 ad ogni modo il nuovo imperatore bulgaro Teodoro Svetoslav ebbe diversi scontri con i bizantini. Dapprima, l'ex imperatore Michele Asen II, che provò senza successo ad avanzare in Bulgaria con un'armata bizantina circa nel 1302. Come conseguenza delle vittorie, Teodoro Svetoslav si sentì abbastanza sicuro per passare al contrattacco nel 1303 e prendere le fortezze nella Tracia nordorientale, incluse Mesembria (Nesebăr), Anchialo (Pomorie), Sozopolis (Sozopol), ed Agatopoli (Ahtopol) nel 1304. La rappresaglia bizantina non ebbe successo nella battaglia del fiume Skafida vicino a Sozopoli, dove il co-imperatore Michele IX Paleologo fu costretto a fuggire. Ad ogni modo la guerrà continuò, con Michele IX e Teodoro Svetoslav che saccheggiavano a vicenda la terre dell'altro. Nel 1305 lo zio di Teodoro Svetoslav, Aldimir, aprì dei negoziati con i bizantini, e Teodoro Svetoslav annesse le terre dello zio. Nel 1306 Teodoro Svetoslav acquistò i servizi dei mercenari ribelli alani contro i bizantini, che fece stanziare in Bulgaria, e tentò aperture invano con i mercenari della compagnia catalana, che si erano anch'essi ribellati contro i datori bizantini. La guerra terminò con un trattato di pace nel 1307, cementato da un matrimonio tra il vedovo Teodoro Svetoslav e Teodora, figlia del co-imperatore Michele IX.

Guerre bizantine di Giorgio Terter IIModifica

Dopo la morte del padre nel 1322 il nuovo imperatore, Giorgio Terter II venne coinvolto attivamente nella guerra civile dell'impero bizantino, quando il trono fu conteso da Andronico II Paleologo e da suo nipote Andronico III Paleologo. Approfittando della situazione Giorgio II invase la Tracia bizantina e, incontrando poca o del tutto nulla resistenza, conquistò la città di Filippopoli (Plovdiv) e parte dell'area circostante nel 1322 o 1323. Vi fu installata una guarnigione bulgara sotto il comando di un generale chiamato Ivan il Russo, mentre uno scriba di corte pregava Giorgio II come "possessore dello scettro bulgaro e greco". Una nuova campagna durante lo stesso anno portò alla conquista di varie fortezze intorno ad Adrianopoli, ma i bulgari stavolta vennero sconfitti e respinti da Andronico III. L'imperatore bizantino si stava preparando ad invadere la Bulgaria, quando venne a sapere che Giorgio II era morto, apparentemente di cause naturali.

Guerre di Michele Asen IIIModifica

 
Costantino XI, ultimo imperatore bizantino

La morte di Giorgio II fu seguita da un breve periodo di confusione ed incertezza, che venne utilizzato dall'imperatore bizantino Andronico III. I bizantini invasero la Tracia nordorientale e presero alcune città importanti. Allo stesso tempo, un pretendente sostenuto dai bizantini, Vojsil, fratello dell'ex imperatore bulgaro Smilec, si insediò a Krăn, controllando la valle tra i Monti Balcani e la Sredna Gora. A questo punto il neoeletto imperatore bulgaro Michele Asen III marciò verso sud contro Andronico III, mentre un'armata bizantina stava assediando Filippopoli (Plovdiv).

Anche se Michele Asen III riuscì a costringere Andronico III a ritirarsi, i bizantini riuscirono a riprendere Filippopoli, mentre i bulgari cambiavano la guarnigione. Nonostante questa perdita, Michele Asen III fu in grado di espellere Vojsil e recuperare il controllo sulla Tracia settentrionale e oriebntale nel 1324. Questa situazione fu confermata da un trattato di pace con l'impero bizantino, sigillato dal matrimonio di Michele Asen III con Teodora Paleologina, la sorella di Andronico III, che era stata sposata in precedenza con Teodoro Svetoslav.

Guerra civile bizantinaModifica

Nel 1327 Michele Asen III fu coinvolto nella rinnovata guerra civile dell'impero bizantino, prendendo le parti del cognato Andronico III, mentre suo nonno e rivale Andronico II ottenne il sostegno del re serbo. Andronico III e Michele Asen III si incontrarono e conclusero un'alleanza antiserba. Nonostante ciò Michele Asen III aprì dei negoziati con Andronico II, offrendo sostegno militare in cambio di denaro e la cessione di alcune zone di confine. Avanzando verso il confine con il suo esercito, Michele Asen III mandò un distaccamento ad aiutare Andronico II, ma con l'intenzione effettiva di catturare l'imperatore. Avvertito dal nipote, Andronico II tenne lontano prudentemente il distaccamento bulgaro dalla capitale e da sé stesso. Rinunciando al proprio progetto, Michele Asen III tentò di prendersi alcune terre con la forza, ma si ritirò prima dell'avanzata di Andronico III. Vi fu un altro chiarimento davanti ad Adrianopoli nel 1328 che si concluse senza scontri e con il rinnovo del trattato di pace, dopo il quale Michele Asen III fece ritorno al suo paese, non senza prima essersi assicuranto un grosso pagamento.

Difesa della Bulgaria da parte di Ivan AleksandărModifica

 
Ivan Aleksandăr

Verso gli anni 1340 le relazioni bulgare con l'impero bizantino andarono temporaneamente deteriorandosi. Ivan Aleksandăr chiese l'estradizione di suo cugino Šišman, uno dei figli di Michele Asen III, minacciando il governo bizantino di guerra. La dimostrazione di forza di Ivan Aleksandăr si ritorse contro di lui, dato che i bizantini si accorsero del bluff e mandarono contro di lui la flotta dell'alleato turco, l'emiro di Smirne. Sbarcando sul delta del Danubio, i turchi di Umur Beg saccheggiarono l'entroterra e attaccarono le città bulgare nelle vicinanze. Costretto a ritirare le sue richieste, Ivan Aleksandăr invase ancora una volta l'impero bizantino alla fine del 1341, affermando che era stato chiamato dalla gente di Adrianopoli, Qui le sue truppe vennero sconfitte due volte dagli alleati turchi dei bizantini.

Tra il 1341 ed il 1347 l'impero bizantino precipitò in una seconda prolungata guerra civile, tra la reggenza per l'imperatore Giovanni V Paleologo il suo guardiano Giovanni VI Cantacuzeno. I vicini dell'impero bizantino approfittarono della guerra civile, e mentre Stefan Uroš IV Dušan di Serbia si schierò con Giovanni VI, Ivan Aleksandăr sostenne Giovanni V e la sua reggenza. Anche se i due governanti balcanici sostenevano i fronti opposti, mantennero la loro alleanza. Come prezzo del sostegno di Ivan Aleksandăr, la reggenza di Giovanni V gli cedette la città di Filippopolie nove importanti fortezze sui monti Rodopi nel 1344.

Caduta della Bulgaria e dell'Impero bizantinoModifica

Nel 1422 la Bulgaria cadde nelle mani dei turchi ottomani, e nel 1453 venne conquistata Costantinopoli. Dato che entrambe divennero parte dell'impero ottomano, ciò significò la fine della lunga serie di guerre bulgaro-bizantine.

NoteModifica

  1. ^ Theophanes Confessor. Chronographia, p.357-360
  2. ^ Theophanes Confessor. Chronographia, p.429
  3. ^ Theophanes Confessor. Chronographia, p.431
  4. ^ Nicephorus. Opuscula historica, p.69-70
  5. ^ Nicephorus. Opuscula historica, p.73
  6. ^ Theophanes Confessor. Chronographia, p.437
  7. ^ Theophanes Confessor. Chronographia, p.484-486
  8. ^ Anonymus Vaticanus, p.148-149
  9. ^ Chronique de Michel de Syrien, p.17
  10. ^ Theophanes Confessor. Chronographia, p.489-492
  11. ^ Scriptor Incertus. Historia. p.337-339
  12. ^ Georgius Monachus. Chronicon, col.981
  13. ^ a b Catherine Holmes, the Governance of Basil II

BibliografiaModifica

  • John V.A. Fine Jr., The Early Medieval Balkans, Ann Arbor, 1983.
  • Balkans : A history of Bulgaria, Serbia, Greece, Rumania, Turkey / by Nevill Forbes ... [et al.]. 1915.
  • History of Bulgaria / Hristo Hristov; [translated from the Bulgarian, Stefan Kostov; editor, Dimiter Markovski]. Khristov, Khristo Angelov. c1985.
  • History of Bulgaria, 1393-1885 / [by] Mercia Macdermott. MacDermott, Mercia, 1927- [1962].
  • Concise history of Bulgaria / R.J. Crampton. Crampton, R. J. 1997.
  • Short history of Bulgaria / [by] D. Kossev, H. Hristov [and] D. Angelov; [Translated by Marguerite Alexieva and Nicolai Koledarov; illustrated by Ivan Bogdanov [and] Vladislav Paskalev]. Kossev, D. 1963.
  • Short history of Bulgaria / Nikolai Todorov; [L. Dimitrova, translator]. Todorov, Nikolai, 1921- 1975.
  • 12 Myths in Bulgarian History/ [by] Bozhidar Dimitrov; Published by "KOM Foundation," Sofia, 2005.
  • The 7th Ancient Civilizations in Bulgaria [The Golden Prehistoric Civilization, Civilization of Thracians and Macedonians, Hellenistic Civilization, Roman [Empire] Civilization, Byzantine [Empire] Civilization, Bulgarian Civilization, Islamic Civilization/ [by] Bozhidar Dimitrov; Published by "KOM Foundation," Sofia, 2005 (108 p.)
  • Jordan Andreev, Ivan Lazarov, Plamen Pavlov, Koj koj e v srednovekovna Bălgarija, Sofia 1999.
  • John Skylitzes II, 455, 13
  • Hélène Ahrweiler, Les Europeens, pp. 150, Herman (Paris), 2000.
  • Woodhouse 1986, 109; Sp. Lambros, Argyropouleia, Athens 1910, 7,29
  • Edward Gibbon, Decline and Fall of the Roman Empire, chapter 53.

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica