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Guglielmo Amico (1194 circa – Messina, ...) è stato un diplomatico italiano, al servizio dell'imperatore Federico II.

Indice

BiografiaModifica

Guglielmo nasce intorno al 1194; non è dato sapere se sia figlio di Ruggiero Amico, poeta della Scuola Siciliana, mentre è certo che diverrà in seguito zio di Ruggiero di Lauria[1][2].

È un fedele guerriero e ambasciatore di Federico II, che per i suoi servigi gli concede il titolo di barone di Ficarra. Con la morte dell'imperatore, perde il titolo per volere di Corrado IV. Per tentare di riottenerlo, sposa nel 1253 Macalda Scaletta, influente dama di compagnia presso la corte di Carlo I d'Angiò, tuttavia senza riuscirvi.

Guglielmo Amico muore povero a Messina e Macalda, per volontà reale, è data in sposa ad Alaimo da Lentini. La nobildonna, con l'appoggio di Carlo I d'Angiò, riesce ad ottenere illegalmente il baronato che poi Giacomo I di Sicilia, destinato alla corona del regno, allora governato dalla madre Costanza nelle veci del consorte re Pietro III d'Aragona, riconsegna al legittimo erede Ruggiero di Lauria, nipote di Guglielmo. Vito Amico, tuttavia, nega l'esistenza di parentela o affinità tra Ruggiero di Lauria e Guglielmo Amico; quello che lo storico considera un regalo del principe Giacomo al suo fedele ammiraglio in realtà è una legittima restituzione al figlio di Bella Amico, Ruggiero di Lauria, nipote di Guglielmo, in quanto figlio della sorella[2][3].

NoteModifica

  1. ^ Joachim Göbbels, DE AMICIS (d'Amico, Amici), Ruggero, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 33, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1987.
  2. ^ a b F.M. Emanuele e Gaetani, Lanza, o sia Ficarra, in Della Sicilia nobile, parte II, libro III, Bologna, Forni, 1757, p. 530.
    «Caddero subito i loro Stati nelle mani del Regio Fisco, e quello della Ficarra concesso videsi a Ruggieri di Loria, che più tosto per grazia del Principe ebbe luogo di revendicarlo da potere di chi ingiustamente gliel' avea usurpato, avvegnacchè a lui legittimamente apparteneva, come sopra narrai, per esser nipote di Guglielmo Amico morto senza figli, e discendente per linea retta dal primo acquistatore.».
  3. ^ Vito Amico, Dizionario topografico della Sicilia (tradotto dal latino ed annotato da Gioacchino Dimarzo), Tipografia P. Morvillo, Palermo, 1855, p. 448.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

  • intornoamessina.it. URL consultato il 28-05-2010.
  • entasis.it. URL consultato il 28-05-2010 (archiviato dall'url originale il 16 dicembre 2010).
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