Apri il menu principale
Guglielmo I Salusio IV
Giudice di Cagliari
Stemma
In carica 1188-1214
Predecessore Pietro Torchitorio III
Successore Benedetta,
con il marito Barisone
Giudice di Arborea
In carica 1195-1206
Predecessore Pietro I di Arborea
Successore Ugone I di Arborea
Altri titoli Marchese di Massa e Corsica
Nascita 1160
Morte 1214
Dinastia Lacon-Massa
Padre Oberto Obertenghi, Marchese di Massa e di Corsica
Madre Giorgia di Lacon-Gunale
Coniugi Adelaide Malaspina
Guisiana di Capraia
Figli Benedetta
Agnese
Preziosa

Guglielmo I Salusio IV (11601214), noto anche come Guglielmo di Massa, è stato giudice di Cagliari dal 1188 fino al 1214, anno della sua morte. Bellicoso e spietato contro i suoi nemici, è stato uno dei più importanti giudici sardi e grande protagonista della storia di tutta l'area tirrenica a cavallo fra il XII e il XIII secolo. Il famoso trovatore occitano Peire Vidal gli dedicò il sirventes "Pos ubert ai mon ric tezaur" ("a un Marques de Sardenha/ Q'ab joi viu ab sen regna" - al Marchese di Sardegna/ che vive con gioia e con senno regna).

BiografiaModifica

I Lacon-MassaModifica

 
Il presunto stemma del giudicato di Cagliari

Cittadino pisano, era nipote del precedente giudice cagliaritano Costantino II Salusio III, sua madre era Giorgia de Lacon-Gunale (figlia minore di Costantino), mentre suo padre era il nobile lunigianense di ascendenza longobarda Oberto Obertenghi, marchese di Massa e Corsica. Prese il potere a seguito di una spedizione militare contro il giudice regnante Pietro Torchitorio III. Con lui ebbe inizio la nuova dinastia dei Lacon-Massa che si estinguerà però con i nipoti.[1]

Poco dopo l'ascesa al trono giudicale partecipò probabilmente alla Terza Crociata, al seguito dell'arcivescovo di Pisa Ubaldo Lanfranchi.[2]

Il regno di Guglielmo IModifica

(SC)

«In nomine de Pater et Filiu et Sanctu Ispiritu. Ego iudigi Salusi de Lacunu [...], uoluntate de Donnu Deu potestando parte de KKaralis»

(IT)

«Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Io re Salusio di Lacon [...], per volontà del Signore Dio governando il Regno di Cagliari [...]»

(Estratto dalla seconda Carta marsigliese)

Il suo regno fu caratterizzato dalle continue guerre con gli altri giudicati sardi. Attaccò per primo il giudicato di Torres (1194), guidato all'epoca da Costantino II, occupando il castello del Goceano dove imprigionò la moglie catalana del giudice turritano Prusininda che, nonostante le pressioni di papa Celestino III che spingeva per una sua liberazione, morì di malnutrizione e stenti l'anno seguente (1195) a Santa Igia. In seguito dichiarò guerra al giudicato di Arborea e nel 1198 dopo aver sconfitto in battaglia il giudice arborense Pietro I (re di Arborea in condominio con Ugone I) dilagò sulla città di Oristano, capitale del giudicato, mettendola a ferro e fuoco e costringendo il clero e il popolo a riconoscerlo come loro sovrano. Guglielmo divenne così momentaneamente giudice, oltreché di Cagliari, anche di Arborea, unificando de facto i due regni.[3] Intanto nel 1196 i genovesi avevano attaccato Santa Igia, saccheggiandola e distruggendo il palazzo giudicale[4].

Ebbe due mogli, Adelaide Malaspina e Guisiana Burgundione di Capraia, e tre figlie dalla prima consorte: Preziosa che diede in sposa a Ugone I di Arborea, Agnese, futura reggente, il cui marito fu Mariano II di Torres (furono i genitori di Adelasia) e Benedetta, sua erede, che nel 1214 sposerà Barisone, figlio dello sconfitto Pietro I.

La curatoria della Marmilla a seguito di un accordo fra Guglielmo e suo suocero Ugone verrà annessa nel 1206 al giudicato cagliaritano.

Nel mentre, nel 1204 aveva occupato temporaneamente il giudicato di Gallura (al momento con problemi di successione), ma venne fermato da Papa Innocenzo III. Successivamente Elena di Gallura scelse di sua spontanea volontà, e contro il parere del papa, di maritarsi con il pisano Lamberto Visconti che diventerà il nuovo giudice di Gallura e che respingerà il nuovo assalto di Guglielmo il quale tentava nuovamente di impadronirsi del regno gallurese.

Morte del giudiceModifica

Nel 1213 venne sconfitto in battaglia dalla fazione dei Visconti di Pisa presso il fiume Frigido nei pressi di Massa, in Toscana. Questa sconfitta mise definitivamente fine alle sue speranze di consolidare il dominio sull'isola e di mantenere il controllo sui suoi possedimenti continentali dell'alto Tirreno (ereditati dal padre).

Guglielmo morì nel 1214 e gli subentrarono sul trono la primogenita Benedetta e suo marito Barisone II d'Arborea, che assumerà il nome di Barisone Torchitorio IV.[5]

NoteModifica

  1. ^ Casula, p.46
  2. ^ Pinna, p.347
  3. ^ Pinna, p.81
  4. ^ Storia di Sardegna del barone Giuseppe Manno, Volume 1 pp.336
  5. ^ Pinna, p.160

BibliografiaModifica

  • Francesco Cesare Casula, La Storia di Sardegna , Sassari 1994.
  • Raimondo Pinna, Santa Igia , la città del giudice Guglielmo, Roma 2010.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN308304638 · WorldCat Identities (EN308304638