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Guido Martina

fumettista italiano

Guido Martina (Carmagnola, 9 febbraio 1906Roma, 6 maggio 1991) è stato un fumettista italiano, uno dei più prolifici sceneggiatori italiani nella storia dei fumetti Disney.

Indice

BiografiaModifica

Gli anni degli studiModifica

Nasce a Carmagnola (in provincia di Torino) nel 1906 (anche se alcune biografie indicano erroneamente il 1916), dove suo padre Ermenegildo è docente liceale[1]. La famiglia si trasferisce a Torino quando Guido ha 16 anni. Qui Guido si laurea in Lettere e in Filosofia su insistenza del padre, mentre lui avrebbe preferito studiare ingegneria[1]. A Pinerolo Martina frequenta invece la Scuola di cavalleria[2]. Un breve periodo dedicato all'insegnamento gli frutterà il nomignolo di "Professore".

Nel 1928 Guido Martina e Norberto Bobbio vincono il premio in denaro messo in palio da un concorso indetto dal GUF[3] per la produzione di una rivista teatrale goliardica. La prima rivista in graduatoria è Fra gonne e colonne scritta da Bobbio, Riccardo Morbelli e Renzo Laguzzi; la seconda è La Corte dei Miracoli di Micheletti e Martina[4]. La doppia rivista è messa effettivamente in scena al Teatro Odeon di Torino il 20 febbraio 1928. Il capocomico (e fondatore) della compagnia (Compagnia teatrale goliardica Camasio e Oxilia) è l'attore comico Ovidio Borgondo detto Cavur (nomignolo affibbiatogli da Filippo Tommaso Marinetti[5]), la stessa con cui lo studente Hertz De Benedetti mette in scena Ifigonia in Culide.

Il Cinema, la radio e l'ingresso in MondadoriModifica

Nei primi anni '30, per un limitato periodo Guido Martina è giornalista per la Gazzetta del Popolo: il giornale lo incarica di realizzare un servizio sulle sartine che celebrano un anniversario[6]. Poco interessato a questo lavoro[6], si mette presto in contatto con una società cinematografica italiana (Futurista Film[7]) per la quale realizza dei documentari in veste di sceneggiatore e regista[6]. La MGM/Gaumont gli chiede se può girare un documentario sulla Legione Straniera, così Martina è spedito in Algeria e alla fine di questa esperienza si trasferisce in pianta stabile a Parigi per alcuni anni[6], città dove poi torna più volte[1]. La passione per il cinema gli resta, tanto che negli anni '80 si diletta ancora nella realizzazione di film a passo ridotto[6].

Rientra a Torino a metà anni '30, dove inizia a scrivere sketches per la rubrica radiofonica di fantasie musicali Rivistina dell'EIAR, inoltre testi per riviste illustrate come Excelsior. Durante gli impegni radiofonici ha occasione di lavorare nuovamente con Morbelli, insieme al quale, con Angelo Nizza e l'illustratore Angelo Bioletto (coetaneo e conterraneo di Martina), scrive canovacci per il celebre varietà radiofonico I quattro moschettieri (1934-37), a cui sono legati 2 volumi illustrati da Bioletto e soprattutto un concorso a premi basato sulla raccolta di figurine disegnate sempre da Bioletto, contenute nelle confezioni dei prodotti Buitoni-Perugina, sponsor del programma. I quattro moschettieri prende le mosse dal romanzo di Dumas, ma vi confluiscono parodie di tutto ciò che è di moda nel periodo, e Martina deve aver presente gli stilemi parodistici del programma quando scriverà le sue Grandi Parodie disneyane[8]. Prende contatti anche con la Arnoldo Mondadori Editore, per cui dà il via a una collaborazione - soprattutto nell'ambito delle traduzioni dall'originale - che gli frutta almeno una storia a fumetti originale, su soggetto di Cesare Zavattini: Zorro della metropoli.

Gli anni della Guerra e l'immediato DopoguerraModifica

Iniziata la guerra, Martina è richiamato come Ufficiale di Cavalleria e finisce in Libia, dove è fatto prigioniero dagli inglesi[6]. In seguito all'Armistizio di Cassibile è spostato in Polonia, da dove è deportato in un campo di concentramento nazista in Austria[6].

Dopo la Liberazione torna a casa a piedi e vive un periodo di ingente miseria[6]. Dà alle stampe un romanzo che adombra la sua recente esperienza di guerra: Tramonto a est, Edizioni Alpe, 1945. In questi anni i giornali satirici e umoristici sono più liberi di esprimersi, e Martina (che nel campo ha già esperienza poiché ha collaborato agli storici Bertoldo e Marc'Aurelio) contribuisce a crear il milanese Fradiavolo (n. 1: 23 maggio 1945). La direzione del periodico e la sua collaborazione effettiva iniziano nel marzo 1946, con la rubrica satirica Posto di blocco[2]. Riprende i contatti con Mondadori per cui si occupa di traduzioni, e per i romanzi e per il rinato (dal 15 dicembre 1945) Topolino diretto da Mario Gentilini. Anche per il Topolino in formato "libretto" realizza le traduzioni delle storie estere, compresa la scrittura di "quadretti" di collegamento tra le storie americane, di per sé slegate, per dar loro una coerenza[6]. Proprio su Topolino comincia la sua fervida attività di sceneggiatore, soprattutto di fumetti Disney ma non solo. È lo stesso Arnoldo Mondadori a proporgli questa attività, poiché a Topolino non bastano più le sole storie Disney americane, ed è bene colmare i vuoti con sceneggiature adatte a un pubblico italiano[9]. Fra le storie Disney scritte da lui, la prima a uscire è Topolino e il cobra bianco (1948-49), iniziata sugli ultimi 26 numeri del Topolino in formato "giornale" e conclusasi inaugurando il 1° numero del Topolino tascabile, nell'aprile 1949. Questa storia è disegnata dal suo vecchio amico Angelo Bioletto. Nel frattempo sceneggia fotoromanzi sempre per Mondadori (su Avventuroso Film, poi diventata Bolero Film), e storie a fumetti per il Corriere dei Piccoli, come Le Quattro Stelle (1948) e La città d'oro (1949), entrambe per i disegni di Nadir Quinto. Fotoromanzi di Martina compaiono anche sul periodico Luna Park[6], ma la loro collocazione cronologica è ancora incerta.

Esordio e percorso disneyano in MondadoriModifica

Per Topolino, su cui per molti anni è pressoché l'unico sceneggiatore Disney italiano, Martina cura la maggior parte degli spiritosi redazionali, di cui si ricordano le rubriche fisse Confidenze di Gambadilegno, Io so quasi tutto con Pippo (dove il più delle volte inventa da sé le lettere cui rispondere[10]) e Il tè delle cinque con Minni e Clarabella. In questo tipo di contributi, Guido è noto per il suo scagliarsi in umoristiche invettive, a volte abbastanza mordaci, contro le sue colleghe redattrici, in particolare contro Enza Pecchi, prima calligrafa di Topolino e moglie di Nadir Quinto. Guido dà il nome italiano ad Archimede Pitagorico, a Paperon de' Paperoni[11] e alla Banda Bassotti[10]. Idea le celeberrime Grandi Parodie disneyane (storie che riscrivono i capolavori della letteratura mondiale facendoli interpretare dai personaggi Disney) con L'Inferno di Topolino, disegnata anche questa da Bioletto e pubblicata su Topolino libretto a partire dal numero 7 dell'ottobre 1949, per concludersi sul 12 del marzo 1950: nella storia Martina trasporta Topolino e Pippo in un viaggio nell'Inferno dantesco, incontrando, nel ruolo di dannati o messaggeri, vari personaggi disneyani, come Paperino, Ezechiele Lupo, Pietro Gambadilegno, Dumbo, José Carioca, il Gatto e la Volpe e altri. Tutte le didascalie sono endecasillabi in rima incatenata come nell'originale, le punizioni seguono la regola del contrappasso e le trovate includono riferimenti satirici alla società italiana dell'epoca (il Totocalcio, i fiammiferi del monopolio statale che non si accendono mai, la gara tra i film di Totò ed Erminio Macario). La storia riceve l'approvazione della Disney d'Oltreoceano, ma d'ora in poi i nomi degli autori non accompagneranno di volta in volta le storie: L'Inferno di Topolino presenta infatti la peculiarità del dato Verseggiatura di G. Martina, un'eccezione a una regola ferrea che sarebbe rimasta immutata per oltre tre decenni. Guido ripropone in chiave disneyana, a partire da Paperino Don Chisciotte (1956), oltre 30 classici della letteratura, da Paperino di Bergerac (disegni di Carpi) alla Paperopoli liberata (sempre Carpi), senza dimenticare Buck alias Pluto e il richiamo della foresta (disegni di Scarpa), da Paperino e il conte di Montecristo (disegni di Luciano Bottaro) a Paperino e l'oro di Reno ovvero l'anello dei Nani Lunghi (disegni di Pier Lorenzo De Vita), da Paperin Fracassa a L'amorosa istoria di Papero Meo e Gioietta Paperina (entrambe di Scarpa).

Alla fine degli anni '50 Martina è uno dei coautori delle prime edizioni della TV dei ragazzi.

Nel 1960 i rapporti con Arnoldo Mondadori si incrinano: le sue storie non Disney di Pecos Bill sono ristampate in settimanali molto venduti, gli Albi di Pecos Bill, e Guido non viene interpellato[12]. Coincide col ritiro di Martina (che si dedica tra il 1961 e il 1962 a fumetti storici per Il Vittorioso) l'impegno di Mario Gentilini nello spronare gli autori a una maggiore produttività e nell'arruolamento di nuove leve, per colmare il vuoto lasciato dallo scrittore piemontese[12]. Nella seconda metà degli anni '60 Arnoldo Mondadori ridimensiona vistosamente il controllo generale della sua impresa, che passa nelle mani del figlio Giorgio (la formalizzazione del passaggio di Arnoldo a presidente onorario avviene il 26 luglio 1968[13]). È a fine 1966 che Martina torna in sordina a lavorare per Topolino (nello specifico con la storia Paperino e l'euforgasaur), preferendo far firmare le proprie sceneggiature alla moglie Renata Rizzo (detta "Gina"), che tutt'al più avrà collaborato alla stesura dei soggetti[13]. Nell'inganno sembra cadere anche il filologo Franco Fossati, che nel suo libro Disney Made in Italy assegna appunto a Renata Rizzo - il cui nome compare nella fatture - ben 36 storie Disney tra il 1966 e il 1968, in realtà interamente attribuibili al marito, il quale riprende a firmarle da Topolino e i ribelli di Brillifrilly (Topolino n. 659 del 14 luglio 1968)[13].

Nel 1969 la redattrice Elisa Penna, ispirata dal parodistico Dorellik interpretato da Johnny Dorelli, ha l'idea di un personaggio che emuli - nel consueto spirito disneyano - gli eroi neri che spopolavano in italia sin dalla creazione di Diabolik. Mario Gentilini, anche lui promotore di quest'intuizione, contatta dunque Martina perché scriva una storia del genere. Ne scrisse una prima avventura, disegnata da Giovan Battista Carpi, e definì il taglio noir delle vicende d'esordio (più marcato rispetto a quelle che erano le intenzioni originarie), appassionandosi al personaggio tanto da scriverne una sfilza di avventure fino ai primissimi anni '90, principalmente disegnate da Massimo De Vita.

Sempre Martina è il creatore di altri personaggi minori, come Paperinika, Topolino Kid e Pippo Sei Colpi.

Pecos Bill e i libriModifica

Martina scrive negli anni '50 le sue migliori produzioni non disneyane. Crea nel 1949 la versione a fumetti del cowboy Pecos Bill (sulla collana mondadoriana degli Albi d'Oro), uno degli eroi più popolari del fumetto western italiano, che odia le armi e cattura i fuorilegge a suon di pugni e a colpi di lazo. Pecos Bill e pubblicato per 165 albi, senza sparare un colpo, fino al 1955. Le fantasiose avventure del biondo personaggio sono disegnate inizialmente da Raffaele Paparella, al quale si aggiungono poi Pier Lorenzo De Vita, Roy D'Amy e Gino D'Antonio. Il successo di Pecos Bill è tale da generare per la prima volta in Italia un vasto fenomeno di merchandising, con la vendita di oggetti e giocattoli legati al cowboy leale e coraggioso (tra i quali una improbabile pistola) e rallentare per qualche anno il decollo di Tex. Un'altra serie western è Oklahoma, che si esaurisce in pochi numeri tra il 1952 e il 1953, dato lo scarso successo rispetto al popolarissimo Pecos Bill. Scrive anche storie per Cucciolo e Tiramolla, e un saggio con cui spiega chiaramente nozioni scientifiche ai ragazzi, La storia del nostro amico satellite (Mondadori, 1959), che gli vale il Premio Bancarellino come miglior libro per ragazzi. A voler la sua vittoria sono gli studenti della città di Pontremoli, chiamati a votare come giuria popolare: infatti, sin dall'inizio il vincitore del Premio è segnalato da una votazione su cartoline postali imbucate dagli studenti[14]. Nel 1957 esce per Fabbri, in doppia versione (I Classici e Libri magnifici), il libro Le avventure di Pecos Bill, una storia illustrata del personaggio scritta da Martina.

Nel 1969 Martina si trasferisce a Roma per dare inizio a una collaborazione con la Lancio, che miete successi nell'ambito del fotoromanzo[15]. Il sodalizio non va in porto, ma l'autore resta comunque a Roma[15].

Per l'Enciclopedia Disney, edita da Mondadori nel 1972, scrive 11 dei 24 volumi da cui è costituita, per i disegni di Giovan Battista Carpi. Scrive poi, insieme alla moglie, i testi per un'altra opera divulgativa: In giro per il mondo con Disney, 21 volumi, Mondadori, 1976.

Gli ultimi anniModifica

Dalla metà degli anni '80 Martina è completamente assente dalle pagine delle testate disneyane, nonostante nella sua intervista del 1987 dichiari di continuare a scrivere a getto continuo. Romano Scarpa dichiarò ciò in un'intervista:

«Mi ricordo di un soggetto che [Martina, n.d.r.] mi mandò, una sorta di versione disneyana del telefilm Sulle strade della California, con Paperone e Rockerduck che si distinguevano in ogni sorta di nefandezze e violazioni della legge. Restituii la sceneggiatura, dicendo al direttore che io quella storia non avrei potuto disegnarla, perché era troppo lontana dal mio modo di concepire i personaggi Disney[16]»

Alla luce di questa comunicazione, è possibile che molte sceneggiature di Martina scritte negli anni '80 furono rifiutate.

Nel 1987 Martina annuncia anche un progetto che gli sta a cuore:

«Attualmente sto lavorando all'ultimazione di una nuova enciclopedia Disney: il giro delle regioni d'Italia da parte dei vari personaggi che, in questo, scoprono e fanno scoprire la nostra terra ai più giovani. Ci sto lavorando da 3 anni e penso di completarla in giugno: è probabile che verrà pubblicata nel 1989[6]»

L'autore si riferisce sicuramente al progetto noto come storia d'Italia a fumetti interpretata dai personaggi Disney[17], la cui pubblicazione è data per imminente in un'apposita collana Disney[18], invece non avrà luogo.

Soltanto 3 storie sue vedono la luce tra il 1990 e il 1991, una delle quali (Paperino e il veloce velocipede) è completamente riscritta da Alessandro Sisti. L'ultima in ordine di uscita è, postuma, La risposta di Paperinik, per un numero di Paperino Mese. Nei primi mesi del 1991 è ricoverato in gravi condizioni alla clinica romana "San Raffaele", dove concede un'ultima intervista[1] sorretto dalla moglie Renata, in vista della ripubblicazione dei suoi albi di Pecos Bill ad opera dell'Editoriale Dardo. Si spegne il lunedì 6 maggio 1991. Le sue spoglie sono conservate al Cimitero Flaminio.

CaratteristicheModifica

Delle sue centinaia di sceneggiature, più di 600 sono con personaggi Disney, e sono inconfondibili per l'umorismo surreale permeato di cultura umanistica ma anche per i loro sprazzi di feroce aggressività (soprattutto da parte di Paperone e Paperino), che nelle storie recenti non sono più tollerati. Connotano le storie di Martina anche un linguaggio forbito e un evidente piglio divulgativo, che rientra appieno nella filosofia lavorativa di Martina improntata al divulgare divertendo[19]. Martina ama infatti istruire i lettori soprattutto circa Storia e Letteratura, ma - perlopiù tramite le storie di Topolino - anche sulla Scienza. Prende anche spunto dall'attualità, dando ai lettori - ad esempio con Paperino al Tour - una visione dei fenomeni non meramente celebrativa. L'Inferno di Topolino è nota per essere l'espressione più estesa della vena poetica di Guido Martina, ma Martina è ricorso ai versi in rima per molte altre storie Disney fra gli anni '50 e '60 (non solo le avventure natalizie, in cui l'inserimento di un inno al Natale era di prammatica), sia nei dialoghi dei personaggi che nelle didascalie esplicative. Le storie disneyane di Martina sono inoltre note per mostrare spesso scene particolarmente "adulte" e ancora oggi molto controverse, tanto che spesso vengono tagliate in fase di ristampa: si pensi ad esempio alla scena di decapitazione di un'oca da parte di Pietro Gambadilegno in El Kid Pampeador o l'affettamento dei dannati ad opera di Minosse tramite un ventilatore ne L'Inferno di Topolino.

Le storie dei PaperiModifica

Martina accentua in senso nevrotico, rispetto a Carl Barks, i conflitti tra Zio Paperone e Paperino e tra Paperino e Qui, Quo e Qua. Ne è un esempio la storia Paperino Cabalista, del 1958, dove Paperone minaccia Paperino con un coltello e altre armi per motivi futili. L'autore spinge i disegnatori a calcare la mano anche in senso grafico, e a raccogliere queste sue indicazioni sono soprattutto Giovan Battista Carpi e Giulio Chierchini, i quali materializzano in mano ai Paperi sciabole e mazze chiodate durante i loro scontri e disegnano gli irati parenti con corna, zanne, bava alla bocca e pupille a forma di teschio o da cui sprizzano saette. In queste situazioni anche il linguaggio è colorito, poiché dalla loro bocca escono spesso minacce di morte (in Paperino alle Olimpiadi del 1956 Paperone arriva a recarsi da un torturatore cinese per farsi consigliare la miglior morte per il nipote) e anche invocazioni al proprio trapasso (classica è: Morte, perché tardi?). In Paperino e il Re Serpente, per auto-punirsi Zio Paperone addirittura si sottopone alla tortura di una grande ruota con incastonati scarponi a suola di ferro, che una volta azionata prende continuamente a calcioni Paperone nei posteriori, con Chierchini che indugia più del consueto nelle espressioni di dolore dello Zione. Zio Paperone spesso è ladro, contrabbandiere (ne Il romanzo di un papero povero racconta di esser stato contrabbandiere d'oppio), pirata e dedito ad affari illeciti (in Paperino cabalista si lascia irretire dal mercato delle scommesse clandestine gestite dalla mafia, in Paperino e il muro del riso invia lacci per strangolamento ai Thug), mentre per gli altri autori è solamente un affarista tirchio. In Paperino e il grande Barunz racconta che a fine '800 abbandonò il socio nelle mani di una tribù Pellerossa pronta a scotennarlo per non dividere con lui un milione di dollari. Anche Paperino nelle sue storie si dimostra particolarmente antipatico verso il prossimo, collerico e presuntuoso (soprattutto nelle storie degli anni '50), continuamente in lotta anche contro i Nipotini che da lui subiscono le tipiche bastonate nelle terga (Paperino e la scuola degli enigmi). Lo schema classico delle storie anni '50 di Martina consiste in un Paperino che a causa dei suoi limiti intellettuali finisce per perdere (quasi sempre a favore del cugino Gastone) quanto avrebbe potuto guadagnare dalla vicenda, coinvolgendo nel fallimento anche Zio Paperone, che alla fine di ogni storia si pente quindi di aver accordato fiducia al nipote, inseguendolo per la rabbia con il bastone ma anche con altre armi (tra cui un gatto a nove code). Lo scontro fra parenti si addolcisce perfino in Martina dalla fine degli anni '60, anche se l'autore mantiene comunque una situazione conflittuale fra zio e nipote: si pensi che nelle prime storie di Paperinik il nemico del vendicatore mascherato è proprio Zio Paperone, insieme al cugino Gastone. La rivalsa del personaggio di Paperino esplosa con la creazione di Paperinik non modifica sostanzialmente il suo carattere: Paperino si aliena temporaneamente dalla sua situazione cronica di perdente per vendicarsi dei torti subiti, ma non è migliorato nei modi, infatti all'inizio della prima storia di Paperinik maltratta ingiustamente un cagnolino senza che finisca "punito" per questo.

Le storie dei TopiModifica

Le storie di Topolino sono più vicine allo spirito tradizionale Disney, e sono di norma dei gialli dall'impostazione più affine alle storie americane dei comic books che alle avventure a striscia di Floyd Gottfredson (anche se pescano da queste ultime suggestioni e personaggi secondari come il Pirata Orango). Pur presentando delle sequenze d'azione, si basano infatti molto sui ragionamenti deduttivi di Topolino (con l'aiuto involontario dei ragionamenti "laterali" di Pippo), con cui Martina, seguendo l'esempio della letteratura gialla, intende guidare il lettore passo dopo passo nella soluzione degli enigmi. Fa eccezione Topolino e il doppio segreto di Macchia Nera, che è un vero thriller ansiogeno e psicologico che ricorda le situazioni-limite delle trame di Bill Walsh come Topolino contro Topolino, non a caso un tipo di script di lì a poco sfruttato al massimo grado dallo stesso disegnatore di questo ritorno di Macchia Nera, Romano Scarpa. Rispetto alle storie americane, comunque, le storie investigative di Martina fanno largo uso di situazioni estreme: Topolino e Pippo arrivano sempre a un pelo dalla morte per colpa dei malviventi, e non mancano temi "forti" quali la follia (il serial killer schizofrenico di Topolino e la setta di settembre, Pippo temporaneamente affetto da schizofrenia in Pippo e il doppio Cavaliere Nero), la tortura (un parente di Pippo impazzisce a causa delle torture subite in Africa in Topolino e l'imperatore della luce), perfino la possessione spiritica (Topolino e il fantasma raffreddato). Le sceneggiature di Martina con Topolino sono meno "turbolente" rispetto a quelle dei Paperi, perché mirano a generare suspense più che un divertimento continuato. Fondandosi spesso sulle indagini, sono piene di dettagli scientifici, ma allo stesso tempo possono aprirsi ad elementi irrazionali, tanto da includere delle suggestioni occulte o esoteriche. A scatenare questi elementi è spesso Pippo, che nelle storie di Martina assume di volta in volta, in maniera misteriosa, facoltà fisiche o medianiche eccezionali che aiutano lui e l'amico Topolino nel combattere gli antagonisti; oppure Pippo coinvolge Topolino in viaggi verso altri mondi o coordinate spazio-temporali a causa di oggetti magici appartenuti ai suoi bis-bis e conservati da anni nel suo solaio; o ancora, Pippo è solo la causa indiretta: conduce Topolino, per esempio, in un cadente chalet da lui ereditato, in cui si imbattono in un amichevole serpente che è in realtà è una fata così tramutata per una magia (Topolino e l'incantesimo di Fonte Argento).

Storie celebri sceneggiate da Guido MartinaModifica

Citazioni di Guido MartinaModifica

«Si disse che io riprendevo Disney mentre i nuovi sceneggiatori si rifacevano a me. Insomma, è una bella soddisfazione essere considerato in qualche modo il Disney italiano, no?[6]»

«Perbacco! Le confesso che io lavoro per disperazione: se non scrivessi, se non mi documentassi per poi immaginare le storie, mi annoierei a morte. Per l'anagrafe avrò più di 70 anni, ma il mio cervello rifiuta di pensare a questo e continua a farmi sognare...[6]»

NoteModifica

  1. ^ a b c d Alberto Gedda, Guido Martina, Quel Disney Made in Italy, intervista su La Stampa dell'11 maggio 1991
  2. ^ a b Luca Boschi, Dalla filosofia... alle storie, in Lidia Cannatella (a cura di), I Maestri Disney Oro n. 25, The Walt Disney Company Italia, 2003, pag. 5
  3. ^ Secondo Bobbio il concorso - presieduto da Giuseppe Blanc - fu indetto dall'Associazione Torinese Universitaria e non dal GUF, che afferma non esistesse ancora. Vedi: Alberto Papuzzi, Bobbio: "La musica nella testa", intervista a Norberto Bobbio: Copia archiviata, su sistemamusica.it. URL consultato il 27 marzo 2016 (archiviato dall'url originale il 14 maggio 2013). (ultima visita 27 marzo 2016)
  4. ^ Luca Boschi, Guido Martina sconosciuto: teatrante e fotoromanziere (terza parte): http://lucaboschi.nova100.ilsole24ore.com/2011/07/25/guido-martina-sconosciuto-terza-parte/ (ultima visita 27 marzo 2016)
  5. ^ Luca Boschi, Guido Martina sconosciuto e futurista (secondo tempo): http://lucaboschi.nova100.ilsole24ore.com/2011/05/18/guido-martina-sconosciuto-secondo-tempo/ (ultima visita 27 marzo 2016)
  6. ^ a b c d e f g h i j k l m Alberto Gedda, Guido Martina, Così inventai Paperinik, intervista su La Stampa del 5 dicembre 1987
  7. ^ L'Internet Movie Database registra 1 film scritto e diretto da Guido Martina e Tina Cordero, Velocità (1930): http://www.imdb.com/title/tt0337394/?ref_=nm_flmg_dr_1
  8. ^ Carlo Chendi, Primi passi. Chi sono e come sono diventato fumettista, in: Sergio Badino, Conversazione con Carlo Chendi, Tunué, 2006, pag. 13
  9. ^ Luca Boschi, Guido Martina sconosciuto (versione aggiornata): http://lucaboschi.nova100.ilsole24ore.com/2011/05/06/guido-martina-sconosciuto/ (ultima visita 27 marzo 2016)
  10. ^ a b Simone Pavesi - Tributo a Guido Martina, su www.animebambu.it. URL consultato il 28 agosto 2018.
  11. ^ Dario Fertilio su "L'Osservatore Romano"
  12. ^ a b Luca Boschi, Il "giallo" di Paperin Fracassa, in Le grandi storie Disney. L'opera omnia di Romano Scarpa, vol. 15, Rizzoli, 28 aprile 2014, p. 9
  13. ^ a b c Luca Boschi, Il "giallo" di Paperin Fracassa, in Le grandi storie Disney. L'opera omnia di Romano Scarpa, vol. 15, Rizzoli, 28 aprile 2014, p. 10
  14. ^ Valentina Schioppa, Guido Martina: il professore gentiluomo, Youcanprint, 2014, pag. 28
  15. ^ a b Luca Boschi, Dalla filosofia... alle storie, in Lidia Cannatella (a cura di), I Maestri Disney Oro n. 25, The Walt Disney Company Italia, 2003, pag. 9
  16. ^ Alberto Becattini, Luca Boschi, Leonardo Gori, Andrea Sani, Romano Scarpa - Sognando la Calidornia, Vittorio Pavesio Productions. Dichiarazione poi ristampata in: Lidia Cannatella (a cura di), I Maestri Disney Oro n. 25, The Walt Disney Company Italia, gennaio 2003, pag. 193
  17. ^ Luca Boschi, Dalla filosofia... alle storie, in Lidia Cannatella (a cura di), I Maestri Disney Oro n. 25, The Walt Disney Company Italia, 2003, pag. 9. Le dichiarazioni di Martina possono far pensare che il suo progetto fosse concepito come un libro illustrato, non necessariamente "a fumetti"
  18. ^ Cesare Medail, È morto Guido Martina, papà di Pecos Bill, in Corriere della Sera dell'8 maggio 1991
  19. ^ Alberto Becattini, Guido Martina, divulgatore... per ridere, in Lidia Cannatella (a cura di), I Maestri Disney Oro n. 25, The Walt Disney Company Italia, 2003, pagg. 74-77

BibliografiaModifica

  • Alberto Gedda, Guido Martina, Così inventai Paperinik, intervista su La Stampa del 5 dicembre 1987.
  • Alberto Gedda, Guido Martina, Quel Disney Made in Italy, intervista su La Stampa dell'11 maggio 1991
  • Leonardo Gori (a cura di), Capolavori Disney n. 1 [Le grandi storie di Romano Scarpa 1958/59], Editrice Comic Art, 1992, pp. 92–94.
  • Erik Balzaretti, Gianni Milone, Guido Martina - Topolino - Pecos Bill e il Professore, Edizioni Fumettoclub, 1994.
  • Lidia Cannatella (a cura di), I Maestri Disney Oro n. 25, The Walt Disney Company Italia, gennaio 2003.
  • Sergio Badino, Conversazione con Carlo Chendi. Cinquant'anni di storia del fumetto vissuti da protagonista, Tunué, 2006.
  • Franco Ressa, La Goliardia. Ovidio Borgondo "Cavur", Roberto Chiaramonte Editore, 2007.
  • Paolo Castagno (a cura di), Topolino Tremila. Di questi topi, paperi, cani, gatti, lupi, porcelli, scoiattoli, mucche, cavalli, gangaroni, orsi, kaibì, draghi, tori, grilli, elefanti, puma... ...balabù!, n. 8 de La Biblioteca del Papersera, 2013, pp. 54–72, 102-103.
  • Valentina Schioppa, Guido Martina: il professore gentiluomo. Biografia del più celebre autore Disney dagli anni '40 agli anni '80, Youcanprint, 2014. Viaggio molto breve attraverso i ricordi, la vita familiare e le opere di Martina.
  • Luca Boschi (a cura di), Le grandi storie Disney. Cronologia dell'opera omnia di Romano Scarpa, vol. 15, Rizzoli, 28 febbraio 2014, pp. 6–10.
  • Luca Boschi (a cura di), Le grandi storie Disney. Cronologia dell'opera omnia di Romano Scarpa, vol. 23, Rizzoli, 23 giugno 2014, pp. 6–12.

Collegamenti esterniModifica

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