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Guido Martina (Carmagnola, 9 febbraio 1906[1]Roma, 6 maggio 1991) è stato un fumettista italiano, primo e fra i principali autori di storie a fumetti Disney del secondo dopoguerra, arrivando a scriverne oltre un migliaio, e capostipite della scuola Disney italiana; fu l'inventore delle Parodie Disney con celebri storie come L'inferno di Topolino e molte altre entrate nella storia del fumetto italiano e ideatore di celebri personaggi come Paperinik e, esterni alla Disney, Pecos Bill, che divenne uno dei più noti personaggi del fumetto western italiano[2][3][4].

Indice

BiografiaModifica

GioventùModifica

Quando nasce, suo padre Ermenegildo è docente liceale[5]. Da Carmagnola la famiglia si trasferisce a Torino quando ha 16 anni; qui completa gli studi laureandosi in Lettere e in Filosofia[3] su insistenza del padre, mentre lui avrebbe preferito studiare ingegneria.[5] A Pinerolo frequenta la Scuola di cavalleria[6]. Per qualche tempo fa l'insegnato.[2][3] Nel 1928 vince il secondo premio di un concorso indetto dal GUF[7] per la produzione di una rivista teatrale goliardica, La Corte dei Miracoli che realizza insieme a Micheletti[8] e che venne poi messa in scena al Teatro Odeon di Torino il 20 febbraio 1928 dalla Compagnia teatrale goliardica Camasio e Oxilia del capocomico Ovidio Borgondo[9].

Nei primi anni trenta, per un limitato periodo fa il giornalista per la Gazzetta del Popolo: il giornale lo incarica di realizzare un servizio sulle sartine che celebrano un anniversario[10] ma, poco interessato a questo lavoro[10], si mette presto in contatto con una società cinematografica italiana, la Futurista Film[11], per la quale realizza dei documentari occupandosi della sceneggiatura e della regia[10]. La MGM/Gaumont lo incarica poi di realizzare un documentario sulla Legione Straniera in Algeria dove si reca e, alla fine di questa esperienza, si trasferisce a Parigi per alcuni anni[10], città dove poi torna più volte[5]. La passione per il cinema gli resta, tanto che negli anni ottanta si diletta ancora nella realizzazione di film a passo ridotto[10]. Rientra a Torino nel 1938,[2] dove inizia a scrivere sketch per la rubrica radiofonica di fantasie musicali Rivistina dell'EIAR, oltre a testi per riviste illustrate come Excelsior; con Morbelli, Angelo Nizza e l'illustratore Angelo Bioletto, scrive canovacci per il celebre varietà radiofonico I quattro moschettieri (1934-37). I quattro moschettieri prende le mosse dal romanzo di Dumas, ma vi confluiscono parodie di tutto ciò che è di moda nel periodo, e Martina deve aver presente gli stilemi parodistici del programma quando scriverà le sue Parodie disneyane[12][4]. Iniziata la guerra, venne richiamato come Ufficiale di Cavalleria in Libia, dove venne fatto prigioniero dagli inglesi; dopo l'armistizio di Cassibile è spostato in Polonia, da dove venne deportato in un campo di concentramento nazista in Austria.[10]

DopoguerraModifica

Dopo la Liberazione ritornò a casa a piedi vivendo un periodo di ingente miseria.[10] Riuscì a pubblicare un romanzo incentrato sulla recente esperienza di guerra, Tramonto a est, edito dalle Edizioni Alpe nel 1945; lo stesso anno venne chiamato a dirigere il giornale umoristico Fra' diavolo;[2][3] ma la direzione e la sua collaborazione effettiva inizieranno nel marzo 1946, con la rubrica satirica Posto di blocco.[6]

Produzione disneyanaModifica

Nello stesso periodo inizia a collaborare con la Mondadori per la quale traduce storie a fumetti Disney di produzione statunitense per il settimanale Topolino ancora pubblicato in formato giornale;[2][3] nel 1949 la collaborazione continua anche per la nuova edizione del settimanale Topolino, edito in formato libretto, per il quale continua a occuparsi di tradurre storie a fumetti di produzione estera, oltre a sceneggiare delle didascalie o dialoghi "di collegamento" tra le storie americane, di per sé slegate, per dar loro una coerenza[10]. Proprio su Topolino cominciò una fervida attività di sceneggiatore, soprattutto di fumetti Disney, e fu lo stesso Arnoldo Mondadori a proporgli questa attività, poiché le storie Disney di produzione americana erano insufficienti per la nuova edizione del periodico[13]. La prima storia Disney a essere pubblicata fu Topolino e il cobra bianco che esordì nel 1948 negli ultimi 26 numeri dell'edizione in formato "giornale" e si concluse sul primo numero della nuova edizione tascabile, nell'aprile 1949. Questa storia è disegnata dal suo amico Angelo Bioletto.

Per Topolino, su cui per molti anni è pressoché l'unico sceneggiatore Disney italiano, Martina cura la maggior parte dei redazionali e le rubriche Confidenze di Gambadilegno, Io so quasi tutto (dove il più delle volte inventa da sé le lettere cui rispondere[14]) e Il tè delle cinque. In questo tipo di contributi, è noto per le umoristiche invettive contro le sue colleghe redattrici, in particolare contro Enza Pecchi, prima calligrafa di Topolino e moglie di Nadir Quinto. Guido dà il nome italiano ad Archimede Pitagorico, a Paperon de' Paperoni[15] e alla Banda Bassotti[14]. Si inventa il genere delle Parodie Disney, nelle quali si rivisitano capolavori della letteratura interpretati da personaggi Disney ed esordite con L'inferno di Topolino, disegnata da Bioletto e pubblicata su Topolino libretto a partire dal n. 7 del 1949, nella quale Topolino e Pippo vivono un viaggio nell'Inferno dantesco, incontrando, nel ruolo di dannati o messaggeri, vari personaggi disneyani;[2][3] tutte le didascalie sono endecasillabi in rima incatenata come nell'originale dantesco, le pene dei dannati seguono la regola del contrappasso e le trovate includono riferimenti satirici alla società italiana dell'epoca[16]; la storia riceve l'approvazione della Disney e fu l'unica ad avere l'indicazione dell'autore, "Verseggiatura di G. Martina", un'eccezione a una regola ferrea che sarebbe rimasta immutata per oltre tre decenni.[10] Seguiranno altre trenta parodie di classici come Paperino Don Chisciotte (1956), Paperopoli liberata (1967), Paperino di Bergerac (1981).[3][17]

Produzione non disneyanaModifica

Nel dopoguerra per la Mondadori sceneggia anche fotoromanzi (Avventuroso Film, poi diventata Bolero Film), e storie a fumetti per altri editori come il Corriere dei Piccoli, per il quale scrive Le Quattro Stelle (1948) e La città d'oro (1949), entrambe disegnate da Nadir Quinto. Altri fotoromanzi comparvero sul periodico Luna Park[10], ma la loro collocazione cronologica è ancora incerta.

Nel 1949 crea la versione a fumetti del cowboy Pecos Bill per la collana Albi d'Oro della Mondadori, che divenne uno degli eroi più popolari del fumetto western italiano, pubblicato per 165 albi fino al 1955 e poi più volte ristampata, disegnati inizialmente da Raffaele Paparella, al quale si aggiungono poi Pier Lorenzo De Vita, Roy D'Amy e Gino D'Antonio.[3][2] Il successo del personaggio è tale da generare per la prima volta in Italia un vasto fenomeno di merchandising, con la vendita di oggetti e giocattoli legati al cowboy, e da entrare in competizione per qualche anno con Tex.[18] Un'altra serie western fu Oklahoma, ma fu di breve durata, pubblicata sempre sugli Albi d'Oro dal 1952 al 1953.[3][2] Scrive anche storie per Cucciolo e Tiramolla e un saggio scientifico per ragazzi, L'amico satellite (Mondadori, 1957), che gli vale il Premio Bancarellino.[3][2] A voler la sua vittoria sono gli studenti della città di Pontremoli, chiamati a votare come giuria popolare: infatti, sin dall'inizio il vincitore del Premio è segnalato da una votazione su cartoline postali imbucate dagli studenti[19]. Nel 1957 esce per Fabbri, in doppia versione (I Classici e Libri magnifici), il libro Le avventure di Pecos Bill, una storia illustrata del personaggio scritta da lui.[20]

Alla fine degli anni cinquanta è uno dei coautori delle prime edizioni della TV dei ragazzi.[3]

Anni sessanta e settantaModifica

Nel 1960 i rapporti con Arnoldo Mondadori si incrinano a causa di ristampe delle sue storie di Pecos Bill in una serie di settimanali molto venduti, gli Albi di Pecos Bill, per le quali non venne interpellato, e fra il 1961 e il 1962 si dedica alla realizzazione di fumetti storici per Il Vittorioso; per sopperire alla sua mancanza , Mario Gentilini, direttore di Topolino, assume nuove leve.[21] Martina riprende a collaborare per Topolino nel 1966, preferendo tuttavia usare come prestanome la moglie Renata Rizzo (detta "Gina")[22]. Nell'inganno sembra cadere anche il filologo Franco Fossati, che nel suo libro Disney Made in Italy assegna appunto a Renata Rizzo - il cui nome compare nella fatture - ben 36 storie Disney tra il 1966 e il 1968, in realtà interamente attribuibili al marito, il quale riprende a firmarle nel 1968 da Topolino e i ribelli di Brillifrilly (Topolino n. 659 del 14 luglio 1968)[22].

Nel 1969 la redattrice Elisa Penna, ispirata dal parodistico Dorellik ha l'idea di un personaggio che emuli i personaggi del fumetto nero italiano particolarmente in auge nel periodo a seguito del successo di Diabolik. Gentilini, anche lui promotore di quest'intuizione, incarica Martina perché scriva una storia del genere e questo porta alla realizzazione de Paperinik il diabolico vendicatore,[23] disegnata da Giovan Battista Carpi,[3] e definì il taglio noir delle vicende d'esordio, più marcato rispetto a quelle che erano le intenzioni originarie, appassionandosi al personaggio tanto da scriverne molte storie fino ai primi anni novanta, principalmente disegnate da Massimo De Vita. Crea inoltre altri personaggi minori, come Paperinika,[24] Topolino Kid e Pippo Sei Colpi.

Si trasferisce nel 1969 a Roma per dare inizio a una collaborazione con la Lancio, per la quale scrive alcuni fotoromanzi, ma l'esperienza è di breve durata; rimane comunque a Roma.[25]

Per l'Enciclopedia Disney, edita da Mondadori nel 1972, scrive 11 dei 24 volumi e, insieme alla moglie, scrive i testi per In giro per il mondo con Disney, opera in 21 volumi edita dalla Mondadori nel 1976.[3]

Anni ottanta e novantaModifica

Nel 1980, con l'avvento di Gaudenzio Capelli alla direzione di Topolino e di Franco Fossati alla supervisione delle sceneggiature, il numero di storie di Martina pubblicate sulle testate Disney si ridusse progressivamente, presumibilmente perché ritenute troppo violente e ciniche, o comunque non adeguate alle nuove linee editoriali. Infatti i nuovi supervisori delle sceneggiature, dapprima Fossati e poi Massimo Marconi (subentrato nel 1985), stabilirono, in conformità con il cosiddetto politically correct, di bandire dalle storie i comportamenti moralmente discutibili di personaggi "buoni" come Paperone (che nelle storie di Martina spesso e volentieri violava la legge) nonché il turpiloquio e le scene eccessivamente violente; inoltre, nel tentativo di rendere le trame meno ripetitive, si cercò di disincentivare la produzione di storie basate su canovacci eccessivamente usati in passato (soprattutto da Martina), come le indagini poliziesche di Topolino in collaborazione con Basettoni oppure le vicende in cui Rockerduck si alleava con i Bassotti (ad esempio nelle storie di Paperinik).[26] In conseguenza delle nuove linee guida stabilite da Fossati, gli eccessi tipici delle storie di ambientazione contemporanea di Martina non furono più tollerati, per cui l'autore piemontese tornò a concentrarsi sulla produzione di parodie. Ci furono anche casi di disegnatori che rifiutarono di disegnare, in parte o in tutto, alcune sceneggiature di Martina a causa della loro scorrettezza politica. Nel 1979 Luciano Bottaro si rifiutò di disegnare tre pagine della storia Zio Paperone e il benemerito del lavoro perché esse dipingevano «i disoccupati come scansafatiche soddisfatti del loro stato di esclusi dal mondo del lavoro». Romano Scarpa dichiarò di aver rifiutato di disegnare una sceneggiatura di Martina (che poi non fu più pubblicata) perché troppo lontana dal suo modo di concepire i personaggi Disney:

«Mi ricordo di un soggetto che [Martina, n.d.r.] mi mandò, una sorta di versione disneyana del telefilm Sulle strade della California, con Paperone e Rockerduck che si distinguevano in ogni sorta di nefandezze e violazioni della legge. Restituii la sceneggiatura, dicendo al direttore che io quella storia non avrei potuto disegnarla, perché era troppo lontana dal mio modo di concepire i personaggi Disney[27]»

Nella prima metà degli anni ottanta, Guido Martina sceneggiò alcune parodie di buon livello, disegnate da Giovan Battista Carpi o da Romano Scarpa che spesso rimaneggiavano la sceneggiatura originaria con il proposito di migliorarla. Nel 1982 uscirono Paperino e il vento del Sud (disegnata e rimaneggiata da Carpi) e La Storia di Marco Polo detta Il Milione (disegnata e rimaneggiata da Scarpa), mentre l'anno successivo vennero pubblicate la saga di Messer Papero e Topolino presenta: Cristoforo Colombo (entrambe disegnate e rimaneggiate da Carpi). Infine, nei numeri 1518 e 1519 di Topolino (30 dicembre 1984-6 gennaio 1985) fu pubblicata la grande parodia Buck alias Pluto e il richiamo della foresta, disegnata da Scarpa, che fu l'ultima sceneggiatura inedita di Martina pubblicata prima di un quinquennio di sosta forzata. Infatti, dal 1985 al 1990, nessuna storia inedita di Martina viene pubblicata nelle testate Disney, nonostante in una intervista del 1987 dichiari di continuare a scrivere a getto continuo.[10] Massimo Marconi, all'epoca supervisore delle sceneggiature, intervenendo sul forum del Papersera, ha spiegato che Martina continuò a sfornare sulla trentina di sceneggiature all'anno fino alla morte, ma, nonostante gli fossero pagate come sorta di "pensione", nessuna di esse veniva pubblicata perché ritenute di scarsa qualità o comunque non adeguate alle nuove linee editoriali:

«Un'ultima considerazione e poi chiudo il lungo intervento, doveroso, ma che rischia di diventare noioso. È vero che sono e continuo a essere un grande ammiratore di Martina (non tutto, ma buona parte; e comunque in relazione ai tempi), ma è altrettanto vero che il Martina accantonato da Fossati (e in seguito anche da me) non era più quello degli anni d'oro, vuoi per le dure leggi dell'anagrafe, vuoi anche per esaurimento, dopo le centinaia di storie sfornate. E sono sicuro che lo stesso Maestro condivideva questo giudizio, come conferma il fatto che, nonostante Capelli gli abbia comprato fino alla sua morte ogni anno una trentina di sceneggiature (una sorta di meritatissima pensione), non si sia mai lamentato del fatto che non una fosse pubblicata.»

(Massimo Marconi)

Soltanto tre storie inedite verranno pubblicate sulle testate Disney tra il 1990 e il 1991, una delle quali (Paperino e il veloce velocipede, pubblicata su Topolino) venne completamente riscritta da Alessandro Sisti; l'ultima, La risposta di Paperinik, fu pubblicata postuma su Paperino Mese.

Nel 1987 Martina annuncia anche un progetto che gli sta a cuore:

«Attualmente sto lavorando all'ultimazione di una nuova enciclopedia Disney: il giro delle regioni d'Italia da parte dei vari personaggi che, in questo, scoprono e fanno scoprire la nostra terra ai più giovani. Ci sto lavorando da 3 anni e penso di completarla in giugno: è probabile che verrà pubblicata nel 1989[10]»

L'autore si riferisce sicuramente al progetto noto come storia d'Italia a fumetti interpretata dai personaggi Disney[28], la cui pubblicazione, pur data per imminente in un'apposita collana Disney[29], invece non avrà luogo.

A inizio 1991 venne ricoverato in gravi condizioni in una clinica romana dove venne intervistato[5] sorretto dalla moglie Renata, in vista della ripubblicazione dei suoi albi di Pecos Bill dall'Editoriale Dardo.

Muore il 6 maggio 1991.[2] Le sue spoglie sono conservate al Cimitero Flaminio.[5]

Citazioni di Guido MartinaModifica

«Si disse che io riprendevo Disney mentre i nuovi sceneggiatori si rifacevano a me. Insomma, è una bella soddisfazione essere considerato in qualche modo il Disney italiano, no?[10]»

«Perbacco! Le confesso che io lavoro per disperazione: se non scrivessi, se non mi documentassi per poi immaginare le storie, mi annoierei a morte. Per l'anagrafe avrò più di 70 anni, ma il mio cervello rifiuta di pensare a questo e continua a farmi sognare...[10]»

NoteModifica

  1. ^ Alcune biografie indicano erroneamente il 1916.
  2. ^ a b c d e f g h i j FFF - Guido MARTINA, su www.lfb.it. URL consultato il 27 maggio 2019.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m Guido Martina, su www.guidafumettoitaliano.com. URL consultato il 27 maggio 2019.
  4. ^ a b Marco D'Angelo, Approfondimenti - Gli altri Paperoni: a scuola dal Prof. Guido Martina, su Lo Spazio Bianco, 13 dicembre 2017. URL consultato il 28 maggio 2019.
  5. ^ a b c d e Alberto Gedda, Guido Martina, Quel Disney Made in Italy, intervista su La Stampa dell'11 maggio 1991
  6. ^ a b Luca Boschi, Dalla filosofia... alle storie, in Lidia Cannatella (a cura di), I Maestri Disney Oro n. 25, The Walt Disney Company Italia, 2003, pag. 5
  7. ^ Secondo Bobbio il concorso - presieduto da Giuseppe Blanc - fu indetto dall'Associazione Torinese Universitaria e non dal GUF, che afferma non esistesse ancora. Vedi: Alberto Papuzzi, Bobbio: "La musica nella testa", intervista a Norberto Bobbio: Copia archiviata, su sistemamusica.it. URL consultato il 27 marzo 2016 (archiviato dall'url originale il 14 maggio 2013). (ultima visita 27 marzo 2016)
  8. ^ Luca Boschi, Guido Martina sconosciuto: teatrante e fotoromanziere (terza parte): http://lucaboschi.nova100.ilsole24ore.com/2011/07/25/guido-martina-sconosciuto-terza-parte/ (ultima visita 27 marzo 2016)
  9. ^ Luca Boschi, Guido Martina sconosciuto e futurista (secondo tempo): http://lucaboschi.nova100.ilsole24ore.com/2011/05/18/guido-martina-sconosciuto-secondo-tempo/ (ultima visita 27 marzo 2016)
  10. ^ a b c d e f g h i j k l m n Alberto Gedda, Guido Martina, Così inventai Paperinik, intervista su La Stampa del 5 dicembre 1987
  11. ^ L'Internet Movie Database registra 1 film scritto e diretto da Guido Martina e Tina Cordero, Velocità (1930): https://www.imdb.com/title/tt0337394/?ref_=nm_flmg_dr_1
  12. ^ Carlo Chendi, Primi passi. Chi sono e come sono diventato fumettista, in: Sergio Badino, Conversazione con Carlo Chendi, Tunué, 2006, pag. 13
  13. ^ Luca Boschi, Guido Martina sconosciuto (versione aggiornata): http://lucaboschi.nova100.ilsole24ore.com/2011/05/06/guido-martina-sconosciuto/ (ultima visita 27 marzo 2016)
  14. ^ a b Simone Pavesi - Tributo a Guido Martina, su www.animebambu.it. URL consultato il 28 agosto 2018.
  15. ^ Paperon de’ Paperoni e il suo (quasi) omonimo, su www.osservatoreromano.va. URL consultato il 28 maggio 2019.
  16. ^ Il Totocalcio, i fiammiferi del monopolio statale che non si accendono mai, la gara tra i film di Totò ed Erminio Macario.
  17. ^ Pier Luigi Gaspa, Approfondimenti - I Padri Fondatori del fumetto Disney italiano secondo Pier Luigi Gaspa, su Lo Spazio Bianco, 21 maggio 2013. URL consultato il 29 maggio 2019.
  18. ^ Guido Martina da Topolino a Pecos Bill
  19. ^ Valentina Schioppa, Guido Martina: il professore gentiluomo, Youcanprint, 2014, pag. 28
  20. ^ AA VV, La Fabbri dei Fratelli Fabbri, FrancoAngeli, 29 settembre 2010, ISBN 9788856829211. URL consultato il 29 maggio 2019.
  21. ^ Luca Boschi, Il "giallo" di Paperin Fracassa, in Le grandi storie Disney. L'opera omnia di Romano Scarpa, vol. 15, Rizzoli, 28 aprile 2014, p. 9
  22. ^ a b Luca Boschi, Il "giallo" di Paperin Fracassa, in Le grandi storie Disney. L'opera omnia di Romano Scarpa, vol. 15, Rizzoli, 28 aprile 2014, p. 10
  23. ^ Paperino il perseguitato muore e..., su Fumettologica, 11 dicembre 2014. URL consultato il 29 maggio 2019.
  24. ^ Andrea Bramini, BreVisioni - Paperinik – Le origini, vol. 2 (Martina, De Vita, Cavazzano), su Lo Spazio Bianco, 16 febbraio 2018. URL consultato il 29 maggio 2019.
  25. ^ Luca Boschi, Dalla filosofia... alle storie, in Lidia Cannatella (a cura di), I Maestri Disney Oro n. 25, The Walt Disney Company Italia, 2003, pag. 9
  26. ^ Paperi, topi e bon ton. Cfr. anche articolo pubblicato su I maestri Disney n. 34 Dalmasso, Fossati, Marconi.
  27. ^ Alberto Becattini, Luca Boschi, Leonardo Gori, Andrea Sani, Romano Scarpa - Sognando la Calidornia, Vittorio Pavesio Productions. Dichiarazione poi ristampata in: Lidia Cannatella (a cura di), I Maestri Disney Oro n. 25, The Walt Disney Company Italia, gennaio 2003, pag. 193
  28. ^ Luca Boschi, Dalla filosofia... alle storie, in Lidia Cannatella (a cura di), I Maestri Disney Oro n. 25, The Walt Disney Company Italia, 2003, pag. 9. Le dichiarazioni di Martina possono far pensare che il suo progetto fosse concepito come un libro illustrato, non necessariamente "a fumetti".
  29. ^ Cesare Medail, È morto Guido Martina, papà di Pecos Bill, in Corriere della Sera dell'8 maggio 1991.

BibliografiaModifica

  • Alberto Gedda, Guido Martina, Così inventai Paperinik, intervista su La Stampa del 5 dicembre 1987.
  • Alberto Gedda, Guido Martina, Quel Disney Made in Italy, intervista su La Stampa dell'11 maggio 1991
  • Leonardo Gori (a cura di), Capolavori Disney n. 1 [Le grandi storie di Romano Scarpa 1958/59], Editrice Comic Art, 1992, pp. 92–94.
  • Erik Balzaretti, Gianni Milone, Guido Martina - Topolino - Pecos Bill e il Professore, Edizioni Fumettoclub, 1994.
  • Lidia Cannatella (a cura di), I Maestri Disney Oro n. 25, The Walt Disney Company Italia, gennaio 2003.
  • Sergio Badino, Conversazione con Carlo Chendi. Cinquant'anni di storia del fumetto vissuti da protagonista, Tunué, 2006.
  • Franco Ressa, La Goliardia. Ovidio Borgondo "Cavur", Roberto Chiaramonte Editore, 2007.
  • Paolo Castagno (a cura di), Topolino Tremila. Di questi topi, paperi, cani, gatti, lupi, porcelli, scoiattoli, mucche, cavalli, gangaroni, orsi, kaibì, draghi, tori, grilli, elefanti, puma... ...balabù!, n. 8 de La Biblioteca del Papersera, 2013, pp. 54–72, 102-103.
  • Valentina Schioppa, Guido Martina: il professore gentiluomo. Biografia del più celebre autore Disney dagli anni '40 agli anni '80, Youcanprint, 2014. Viaggio molto breve attraverso i ricordi, la vita familiare e le opere di Martina.
  • Luca Boschi (a cura di), Le grandi storie Disney. Cronologia dell'opera omnia di Romano Scarpa, vol. 15, Rizzoli, 28 febbraio 2014, pp. 6–10.
  • Luca Boschi (a cura di), Le grandi storie Disney. Cronologia dell'opera omnia di Romano Scarpa, vol. 23, Rizzoli, 23 giugno 2014, pp. 6–12.

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