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DescrizioneModifica

 
Geczyceras perplanum
Fossile rinvenuto nella primavera del 1971, nel corso di lavori per la costruzione di un acquedotto in località Scoppio (M. Martani, Umbria).

Si tratta di ammoniti molto comuni, caratterizzate da:[2][3][4]

«conchiglie di grande taglia, evolute o involute, da platicone a subsferocone, con area ventrale percorsa da carena, che si presenta in corrispondenza dei modelli interni dei fragmoconi appenninici e lionesi (Francia), come un rilievo sifonale. Le coste sono generalmente rectiradiate, partenti spesso da nodi ombelicali, talora da coste primarie e giungenti a ridosso del rilievo sifonale»

.

Le suture settali sono generalmente frastagliate con lobi di aspetto arborescente, tra cui quelli ombelicali (U1, U2, U3) retratti e inclinati[3][4]. L'esemplare figurato a lato ("Geczyceras" perplanum), tipico dell'area tetidea mediterranea, mostra le suture settali, di cui una evidenziata con nero di china. Le loro caratteristiche hammatoceratine si vedono bene nel lobo L, arborescente a tronco stretto, situato nella parte esterna del giro.

FilogenesiModifica

L'origine di queste forme va ipotizzata nella Tetide occidentale (mediterranea), perché compaiono, per dati recenti, prima in Appennino, poi altrove. Le forme precursori appartengono ai generi Praerycites e Rarenodia, caratteristici della zona toarciana, a H. bifrons (parte inferiore)[5]. La stretta parentela tra Rarenodia e Hammatoceratidae è confermata da uno studio cladistico del 2004[6]. Gli Autori, in base a 16 caratteri analizzati, considerano, dentro la superfamiglia Hammatoceratoidea, due famiglie, Erycitidae e Hammatoceratidae che si sarebbero differenziate da un ceppo unico nel Toarciano superiore. I Rarenodia farebbero parte di un clade esterno che si sarebbe originato prematuramente, nel Toarciano inferiore e medio, sviluppando già vari caratteri hammatoceratini, che poi si sarebbero manifestati più compiutamente in seguito. Dopo il Toarciano i dati stratigrafici europei ed extraeuropei dimostrano che le forme della famiglia si sono diffuse in altre parti del mondo, per cui sono importantissimi come fossili guida. Per altro sono importanti anche per le indicazioni paleogeografiche, poiché il dominio europeo aveva acque più fredde di quelle italiane, che appartenevano alla fascia nord-tropicale. Ciò per la probabile presenza di una barriera che rendeva difficili gli scambi.

Sono stati indagati nell'Europa mediterranea per l'evoluzione, poiché sono presenti anche nel tipico Rosso ammonitico umbro-marchigiano, noto per la sua ricchezza di fossili e per la continuità di sedimentazione; i dati stratigrafici recenti hanno dimostrato che la filogenesi è più complessa di quanto era pensabile, implicando anche relazioni con i Phymatoceratidae; per queste acquisizioni, all'origine di Phymatoceratidae e Rarenodia si pone un genere inedito poco conosciuto (Ophimatoceras), trovato nella parte media e sommitale della zona a Undicosta. Resta da capire l'origine di Praerycites, della zona a H. bifrons, da cui sono derivati gli Hammatoceratidae tipici. L'interpretazione evolutiva è resa più complessa dal fatto che non è stato ancora compreso il significato dell'adattamento funzionale dei caratteri, come è avvenuto per gli Hildoceratidae.

TassonomiaModifica

Per la scuola inglese il raggruppamento deve essere compreso nella superfamiglia Hildoceratoidea[7], per altri negli Hammatoceratoidea.[8]

Secondo il Paleobiology Database (2019) la famiglia Hammoceratidae è suddivisa nelle seguenti sottofamiglie:[1]

NoteModifica

BibliografiaModifica

  • (EN) Arkell W. J. et al., Treatise on Invertebrate Paleontology, dir. and edit. R.C. Moore, part L, Mollusca 4, Cephalopoda Ammonoidea (Lawrence, Kansas, New York, Geol. Soc. Am. and Univ. of Kansas press), 1957.
  • (EN) Howarth Michail K., Chapter 4: Psiloceratoidea, Eoderoceratoidea, Hildoceratoidea, in Treatise Online, Part L (Revised) Mollusca 4, vol. 3B, Triassic and Jurassic Ammonoidea, KU Pal. Inst. Univ. of Kansas, Lawrence, Kansas, USA, 2013, ISSN 2153-4012 (WC · ACNP).
  • (EN) Moyne S. e Neige P., Cladistic analysis of the Middle Jurassic ammonite radiation, in Geological Magazine (Cambridge Univ. Press.), 2004.
  • (FR) Rulleau L., Les Hammatoceratidae et les Erycitidae nw europeens et tethysiens du Lias et du Dogger, Edit. Rulleau et Sect. Geo-Paleo du Com. de la Carriere Lafarge a Lozanne, 2009, ISBN 9782917151327.
  • Venturi F., Origine ed evoluzione di ammoniti Hammatoceratinae nel Toarciano umbro-marchigiano, in Palaeopelagos Spec. Pubbl., v. 1, Atti 3 Inter. Sympos. Conv. Pergola, Fossili evoluzione ambiente 1990,, Centro stampa Ateneo La Sapienza di Roma, 1994.
  • Venturi F. e Ferri R., Ammoniti Liassici dell'Appennino Centrale, Città di Castello, Tibergraf, 2001.
  • Venturi F, Rea G., Silvestrini G. e Bilotta M., Ammoniti, un viaggio geologico nelle montagne appenniniche; Giurassico inferiore, S. Maria degli Angeli - Assisi, Porzi editore, 2010, ISBN 88-95000-27-7.

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