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Hanna Reitsch

aviatrice tedesca

BiografiaModifica

In gioventù fu una fervente nazista, ricevette diverse decorazioni e fu nominata capitano per la sua intensa attività di collaudatrice di velivoli civili e militari e per la conquista di diversi record mondiali, in particolare nel volo a vela.

Fu tra l'altro collaudatrice dello Junkers Ju 87 "Stuka", del Dornier Do 17 e del primo elicottero pilotabile, il Focke-Achgelis Fa 61. Quando per la Germania la vittoria sembrava impossibile, fu lei la prima a proporre a Hitler la costituzione di squadriglie di kamikaze tedeschi. Si propose come pilota collaudatrice per una versione dotata di cabina di pilotaggio della bomba volante V1-e, detta Reicherberg.[1]

All'epoca la maggior parte delle ausiliarie dell'aviazione tedesca erano impegnate in ruoli di supporto, in particolare come addette alle comunicazioni radio; la Reitsch era, invece, assieme alla Von Stauffenberg, l'unica impiegata come collaudatrice. Meno chiaro e più defilato è il ruolo di Thea Rasche, pilota famosa negli anni '30 per i record ottenuti, che risulta inquadrata nel corso della seconda guerra mondiale come tenente/pilota al pari di Elly Beinhorn.

Nell'aprile del 1945, insieme al generale Robert Ritter von Greim, si recò con il suo Fieseler Fi 156 Storch nel centro di Berlino, che stava per cadere in mano ai sovietici, per raggiungere Adolf Hitler nel bunker in cui si era rifugiato. Questi aveva convocato von Greim per nominarlo nuovo capo della Luftwaffe. La Reitsch tentò inutilmente di convincere il Führer a farsi trarre in salvo e di farsi almeno affidare i sei figli di Joseph Goebbels. Hanna Reitsch raccontò che durante questo incontro Adolf Hitler sentì via radio la notizia dei fatti di piazzale Loreto e riferì successivamente che il Führer ebbe una "crisi di furore e di rabbia verso gli italiani" e temette una sorte simile[2].

In quell'occasione mostrò la sua grande bravura di pilota atterrando in una strada ingombra di calcinacci e rottami e rimanendo illesa. Von Greim invece fu ferito ad una gamba da un colpo di antiaerea. Dopo la fine della guerra, e dopo essere stata trattenuta in prigionia diciotto mesi da parte degli Alleati per essere interrogata, continuò a volare, partecipando a gare internazionali di volo a vela, conquistando medaglie e nuovi record. Nel 1951 scrisse il primo di quattro libri, un'autobiografia dal titolo Fliegen mein Leben.

Invitata da Indira Gandhi e Nehru, visitò l'India nel 1959 e vi fondò una scuola di aviazione. Nel 1961 visitò gli Stati Uniti d'America, invitata dal presidente John Fitzgerald Kennedy. Nel 1962 si trasferì per quattro anni in Ghana, su invito del presidente Kwame Nkrumah, dove fondò una scuola di volo a vela. La scuola era comandata da J. E. S. de Graft-Hayford e accoglieva diversi alianti, tra i quali dei doppi (Schleicher K7, Slingsby T.21 e un Bergfalk) e dei singoli (Schleicher K8).

Morì a Francoforte sul Meno nel 1979 per un attacco di cuore.

Record e medaglieModifica

Nel 1952 si qualificò terza nei campionati mondiali di volo a vela tenutisi in Spagna: fu l'unica donna a partecipare. Nel 1955 conquistò il record femminile di altezza nel volo a vela (6848 m). Conquistò due volte il record femminile di distanza di volo a vela, nel 1976 (715 km) e nel 1979 (802 km), volando lungo la catena montuosa degli Appalachi, negli Stati Uniti d'America. Fu la prima donna ad attraversare le Alpi in aliante. A tutti questi riconoscimenti bisogna aggiungere la Croce di Ferro di prima classe (nel marzo del 1941 aveva ottenuto la Croce di Ferro di seconda classe) conferitale da Hitler in persona. Fu la prima e unica donna a ricevere questa onorificenza.

  Croce di Ferro di I classe

NoteModifica

  1. ^ Russell Naughton, Hanna Reitsch (1912-1979), Pioneer Aviatrix, su www.ctie.monash.edu.au. URL consultato il 28 settembre 2017.
  2. ^ Il fatto è narrato anche da Indro Montanelli ne La Storia d'Italia di Indro Montanelli, prodotta dalla Cecchi Gori Editoria Elettronica Home Video e curata da Mario Cervi, disponibile all'URL: https://www.youtube.com/watch?v=5FWLvbKKjZQ, sulla base di Storia d'Italia (Montanelli)

BibliografiaModifica

  • Sophie Jackson, Hitler's heroine Hanna Reitsch, The History Press, 2014.

Voci correlateModifica

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Collegamenti esterniModifica

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