Harakiri (film 1919)

film del diretto da
Harakiri
Harakiri (film).jpg
Poster del film
Titolo originaleHarakiri
Paese di produzioneGermania
Anno1919
Durata80 min

2525 metri (Lotte), 2238 (Socci)

Dati tecniciB/N
rapporto: 1,33:1
film muto
Generedrammatico
RegiaFritz Lang
SoggettoJohn Luther Long e David Belasco (pièce teatrale)
SceneggiaturaMax Jungk
ProduttoreErich Pommer
Casa di produzioneDecla-Bioscop
FotografiaMax Fassbänder
ScenografiaHeinrich Umlauff
Interpreti e personaggi

Harakiri o Madame Butterfly è un film muto tedesco diretto nel 1919 da Fritz Lang.[1]

TramaModifica

Il daimyo Tokugawa è ambasciatore del Giappone in Occidente. Sua figlia O-Take-San rifiuta di diventare una geisha del tempio, come vorrebbe il bonzo che amministra il culto. Tokugawa deve farsi harakiri. La giovane fugge e si rifugia presso un ufficiale di marina danese di cui si innamora e da cui avrà un figlio. Purtroppo l'ufficiale la dimentica e si sposa con un'altra donna. O-Take-San si suiciderà seguendo, come il proprio padre, il costume giapponese.

ProduzioneModifica

Il film è stato prodotto dalla Decla.

SoggettoModifica

Il soggetto del film fu tratto dalla commedia Madame Butterfly di John Luther Long e David Belasco.

SceneggiaturaModifica

La commedia fu adattata da Max Jungk che scrisse il trattamento per il film.

RipreseModifica

Il film fu girato nell'intervallo di tempo fra la prima parte e la seconda del film Die Spinnen (I ragni). I costumi e gli accessori erano autentici, forniti dal Museo Etnografico diretto da I.F.G. Umlauff.

PrimaModifica

La prima si ebbe il 18 dicembre 1919 alla Marmorhaus, un celebre cinema sul Kurfürstendamm, a Berlino.[2]

CriticaModifica

Der Kinematograph del 31 dicembre 1919 lo recensisce in modo molto favorevole, lodandone la regia. Sottolinea il fascino esotico del film e il valore culturale del contenuto volto a far scoprire allo spettatore usi e costumi del popolo giapponese. Descrive la festa in cui vengono sparsi fiori e la sfilata sul fiume delle barche illuminate, la casa in cui la protagonista trascorre i giorni del suo matrimonio con l'ufficiale europeo, definita come “una favola tra sogni fioriti”.

Anche il Berliner Börsenzeitung del 21 dicembre 1919 commenta in modo positivo il film, affermando che “le scene ricordano preziose miniature” e che “gli esterni sono splendidi e di effetto eccezionalmente pittorico”.[3]

NoteModifica

  1. ^ Peter Bogdanovich, Il cinema secondo Fritz Lang, Parma, Pratiche Editrice, 1988, pgg.111-112.
  2. ^ Stefano Socci, Fritz Lang, Il Castoro cinema, Milano 1995, pag.136.
  3. ^ Lotte H. Eisner, Fritz Lang, Mazzotta, Milano 1978, pp.24-26.

BibliografiaModifica

  • Lotte H. Eisner, Fritz Lang, Mazzotta, Milano 1978.
  • Peter Bogdanovich, ‘‘Il cinema secondo Fritz Lang’’, Parma, Pratiche Editrice, 1988.
  • Stefano Socci, Fritz Lang, Il castoro cinema, Milano 1995.

Collegamenti esterniModifica

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