Harald I di Norvegia

re di Norvegia
Harald Bellachioma
Flateyjarbok Haraldr Halfdan.jpg
Re Harald riceve la Norvegia dalle mani del padre
Illustrazione del Flateyjarbók, XIV secolo.
Re di Norvegia
In carica c. 872 - 933
Predecessore fu il primo
Successore Eiríkr Blódøx
Nascita Hadeland
Morte Avaldsnes
Casa reale dinastia Bellachioma,
dinastia dei Yngling
Padre Hálfdan Svarti
Madre Ragnhildr Sigurdsdóttir di Ringerike
Consorte Ása Hákonsdóttir
Gyða Eiríksdóttir
Ragnhildr Eiríksdóttir
Svanhildr Eysteinsdóttir
Áshildr Hringsdóttir
Snæfrídr
Þóra Morstrstöng
Figli da Ása Hákonsdóttir
Guthormr
Hálfdanr Svarti
Hálfdanr Hvíti
Sigfrøðr
da Gyða Eiríksdóttir
Álof Árbót
Hrœrekr
Sigtryggr
Fróði
Þorgils
da Ragnhildr Eiríksdóttir
Eiríkr Blódøx
da Svanhildr Eysteinsdóttir
Óláfr Geirstaðaálfr
Björn Farmann
Ragnarr Rykkill
da Áshildr Hringsdóttir
Dagr
Hringr
Guðrøðr Skyrja
Ingigerðr
da Snæfrídr
Sigurðr Hrísi
Hálfdanr Háleggr
Guðrøðr Ljómi
Rögnvaldr Réttilbeini
da Þóra Morstrstöng
Håkon Aðalsteinsfóstri
da un'amante
Ingibjørg

Harald Bellachioma, o Araldo Bellachioma, o Harald il Chiaro (in norreno Haraldr hárfagri/Haraldr inn hárfagri; in norvegese Harald Hårfagre; Hadeland, c. 850Karmøy, c. 933), fu il primo re (872 - 930) della Norvegia.

Ricostruzione storicaModifica

Gli unici testi di una certa estensione a lui contemporanei sono i poemi scaldici Haraldskvæði e Glymdrápa di Þorbjörn Hornklofi. Il primo, pervenuto solo in parte, descrive le sue battaglie, il secondo la sua corte, entrambi sono decisamente influenzati dalla mitologia norrena ed entrambi sono due agiografie, in quanto Þorbjörn era poeta di corte di Harald. Tutte le altre fonti si limitano a brevi cenni (es. Sendibítr, Hákonarmál), o sono pervenute del tutto frammentarie, oppure furono scritte circa tre secoli dopo il suo regno, spesso con contraddizioni fra di loro[1], pertanto è arduo ricostruire le vicende storiche attorno alla figura di questo re.

BiografiaModifica

InfanziaModifica

Harald nacque attorno all'850 nell'Hadeland da Hálfdanr Guðrøðsson detto Svarti ("il Nero") e Ragnhildr, figlia di Sigurðr detto Hjørt ("il Cervo"), re di Ringerike.[2] Nel 860 il padre morì affogato nelle gelide acque del lago Randsfjorden in seguito alla rottura della superficie ghiacciata e dal momento che Harald aveva solo dieci anni, il governo delle terre conquistate fu affidato allo zio materno Guthormr, che oltre ad essere reggente, fu anche comandante dell'esercito e capitano della sua guardia personale. Molti sovrani e nobili norvegesi approfittarono della morte di Hálfdanr per estendere i loro domini: Gandálfr, re di Vingulmark, insieme ad Høgni e Fróði, principi dell'Hedmark e a Høgni Káruson catturarono gran parte del Ringerike. Gandálfr e il figlio Háki pensarono poi di attaccare per terra e per mare il Vestfold ma Guthormr riuscì ad intercettare ed annientare una forza di trecento uomini comandata dal secondo nell'Hakadal per poi sconfiggere il padre che fu costretto a ritirarsi nel suo regno. Allora i tre figli di Gandálfr, i principi dell'Hedmark, Høgni e Guðbrandr (hersir di Guðbrandsdalen) si riunirono a Ringsaker per stabilire un'alleanza. Una sera gli uomini di Guthormr circondarono silenziosamente il luogo di riunione e gli diedero fuoco, bruciando tutti coloro che vi erano all'interno fatta eccezione per i figli di Eystein che opposero resistenza ma vennero uccisi. In questo modo Harald divenne in una volta sola signore di Ringerike, Hedmark, Hadaland, Guðbrandsdalen, Romerike e Toten; poco dopo Gandálfr venne nuovamente sconfitto in battaglia e cedette il Vingulmork.[3]

Ascesa al potereModifica

Secondo una leggenda popolare contenuta nella Haralds saga ins Hårfagra, l'unificazione della Norvegia sarebbe legata ad una storia d'amore. Harald, invaghitosi di Gyða, figlia di re Eiríkr di Hordaland, le inviò una proposta di matrimonio tramite un'ambasceria. L'altera ragazza la rifiutò affermando che Harald era solo uno dei tanti monarchi della Norvegia e che lo avrebbe sposato solo quando fosse diventato re di tutta la Norvegia, come lo erano Erik Anundsson per la Svezia e Gorm per la Danimarca. Harald apprezzò il coraggio della ragazza e quella risposta lo spronò a voler diventare il primo sovrano di una Norvegia unita. Fece quindi voto di non tagliarsi né pettinarsi i capelli finché non fosse diventato l'unico re di Norvegia, per questo motivo gli fu affibbiato il soprannome di Lúfa che significa letteralmente "dai capelli folti e disordinati". Dopo l'unificazione della Norvegia e la campagna nelle Isole Britanniche, avendo mantenuto il giuramento, si fece tagliare i capelli da Rögnvaldr il Possente (inn Ríki), jarl di Møre e Romsdal che lo soprannominò "Bellachioma" (Hårfagra).[4]

La battaglia di HafrsfjordModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di Hafrsfjord.

Nell'866, Harald ottenne la prima serie di conquiste su vari piccoli regni che avrebbero composto la futura Norvegia (la zona sudorientale) e l'attuale regione di Värmland in Svezia, sotto controllo del re dello Svealand, Eric Eymundsson (Erik Anundsson). Nell'872, dopo una grande battaglia ad Hafrsfjord, vicino Stavanger, divenne re supremo (sebbene egli sia considerato il primo sovrano norvegese, in realtà controllò solo la costa occidentale).

MaturitàModifica

Non riuscendo ad eliminare definitivamente molti dei suoi avversari, il suo regno era minacciato costantemente, dato che un consistente numero di essi si erano rifugiati non solo in Islanda, ma anche nelle isole Orkney, nelle Shetland, nelle Ebridi, nelle Isole Fær Øer e in Scozia. Da qui compirono scorrerie in Norvegia e in Europa. Non tutti i suoi nemici, però, se ne andarono volontariamente. Infatti, molti capi norvegesi, ricchi e rispettati, essendo una minaccia, vennero spinti da Harald a lasciare le loro terre. Questa sua linea di condotta portò a molti insediamenti in Islanda. In un certo senso, quindi, Harald contribuì alla formazione della moderna società di quest'isola e alla scrittura della Saga islandese. Il numero di questi “esiliati” fu accresciuto da gente norvegese scontenta per la tassazione imposta da Harald sulle terre, cosa che, prima, sembra non esistesse. Alla fine, Harald fu costretto a fare una spedizione nell'ovest, per ripulire le isole e la terraferma scozzesi dai Vichinghi[5]. Un gran numero di loro si recò in Islanda, dove crearono un proprio stato, mentre Harald conquistò le piccole isole della Scozia.

Harald ebbe rapporti d'amicizia con il sovrano inglese Atelstano d'Inghilterra.

VecchiaiaModifica

L'ultima parte del suo regno fu disturbato dal disaccordo tra i suoi molti figli. Egli dette loro il titolo reale e gli assegnò terre, che governavano come suoi rappresentanti, ma ciò non pose fine al disaccordo, che, anzi, continuò anche in seguito. Divenuto molto vecchio, Harald dette il potere supremo al figlio favorito, Eirik Ascia insanguinata, con l'intento di farne il suo successore. Eirik I regnò a fianco del padre Harald, ormai ottantenne. Tre anni dopo, nel 933, quest'ultimo morì.

DiscendenzaModifica

Secondo la Haralds saga ins Hårfagra, contenuta nell'Heimskringla, Harald ebbe almeno sette mogli[6] ed almeno ventitré figli[7], molti dei quali divennero re e due di essi furono suoi successori quali re di Norvegia. Harald fu inoltre il nonno di re Harald II.

Figli avuti da Ása, figlia di Hákon Grjótgardsson, jarl di Lade:

Figli avuti da Gyða, figlia di Eiríkr, re di Hordaland:

Figli avuti da Ragnhildr, figlia di Eiríkr, re dello Jutland:

Figli avuti da Svanhildr, figlia di Eysteinn, jarl di Hedmark:

Figli avuti da Áshildr, figlia di Hringr, jarl di Ringerike:

Figli avuti da Snæfrídr, figlia Svási il Finnico:

Figli avuti da Þóra "Morstrstöng":

Altri figli:

Nei MediaModifica

Nella serie "Vikings" è interpretato da Peter Franzén.

NoteModifica

  1. ^ Krag, Claus, Harald 1 Hårfagre, su snl.no. URL consultato il 3 settembre 2012.
  2. ^ Hálfdanar saga svarta, cap. 5
  3. ^ Haralds saga ins hárfagra, cap. 1-2
  4. ^ Haralds saga ins hárfagra, cap. 3-4
  5. ^ secondo Peter H. Sawyer, questa spedizione non avvenne mai, cf. "Harald Fairhair and the British Isles", in "Les Vikings et leurs civilisation", ed. R. Boyer (Paris, 1976), pp. 105-9
  6. ^ Hrafnsmál, 47
  7. ^ Haralds saga ins Hårfagra, Cap. 33

BibliografiaModifica

Fonti primarie
Fonti moderne

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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