Harry Belafonte

musicista, attore e attivista statunitense
Harry Belafonte
Harry Belafonte 2011 Shankbone.JPG
NazionalitàStati Uniti Stati Uniti
GenereCalypso
Album pubblicati36
Studio34
Live2
Raccolte0
Sito ufficiale

Harold George Bellanfanti Jr., meglio noto come Harry Belafonte (New York, 1º marzo 1927), è un musicista, attore e attivista dei diritti civili statunitense.

Fu soprannominato "Re del calypso" per aver reso popolare la musica caraibica negli anni cinquanta: uno dei suoi brani più celebri è Banana Boat Song. Per tutto l'arco della sua carriera, Belafonte si è battuto a favore di cause legate ai diritti umani e umanitarie. Negli ultimi anni è stato fra i critici più decisi dell'amministrazione Bush.[1]

BiografiaModifica

Nasce nel quartiere Harlem di New York nel 1927 da una governante giamaicana e da padre cuoco della Martinica (Antille francesi); si trasferisce nel 1935 con sua madre ad Aboukir, un villaggio della Giamaica. Nel 1939 torna a New York e frequenta la George Washington High School, dopodiché si arruola nella marina degli Stati Uniti durante la Seconda guerra mondiale.

La sua carriera di musicista inizia alla fine degli anni quaranta, quando comincia a esibirsi in vari spettacoli collaborando anche con l'American Negro Theatre. Nel 1952 incide per la RCA Victor il suo primo singolo, Matilda. Ma il grande successo arriva prima con l'album Belafonte nel 1956 e poi con Calypso, il primo album a vendere più di un milione di copie. Nell'album è compresa anche la famosa Banana Boat Song. Belafonte continua a incidere per la RCA negli anni sessanta e settanta, portando alla ribalta in America cantanti come Miriam Makeba e Nana Mouskouri. Nel suo album Midnight Special (1962) suona anche un giovane armonicista, Bob Dylan.

Nel 1959, nel ruolo del minatore Ralph Burton, è protagonista della pellicola La fine del mondo, un film fantascientifico post-apocalittico in cui, dopo un disastro termonucleare, il minatore pare essere l'ultimo rimasto sulla terra fino all'incontro con una ragazza (interpretata da Inger Stevens) di cui si innamora e che porterà ad un'accesa rivalità con colui che in seguito si rivela il terzo sopravvissuto. Per motivi di censura (negli Stati Uniti del tempo vigeva ancora l'apartheid), nel film non ci sono scambi di effusioni e aperti sentimentalismi tra il protagonista e la ragazza.

Nel 1985 partecipa a USA for Africa, un supergruppo di 45 celebrità della musica pop, tra cui Michael Jackson, Lionel Richie, Stevie Wonder e Bruce Springsteen, cantando We Are the World prodotta da Quincy Jones e incisa a scopo benefico. I proventi raccolti vengono devoluti alla popolazione dell'Etiopia, afflitta in quel periodo da una disastrosa carestia. Il brano vince il Grammy Award come "canzone dell'anno", come "disco dell'anno", e come "miglior performance di un duo o gruppo vocale pop".

Durante la sua lunga carriera, oltre a interpretare vari film, mantiene un forte impegno per il riconoscimento dei diritti dei neri americani. È il primo afroamericano della storia a ricevere il Kennedy Center Honors nel 1989; successivamente riceve anche la National Medal of Arts (1994) e il Grammy Lifetime Achievement Award (2000).

Tiene il suo ultimo concerto nel 2003, mentre nel 2012 riceve il Pardo alla carriera dal Festival internazionale del film di Locarno.[2]

Discografia parzialeModifica

 
Harry Belafonte durante la marcia dei diritti civili, nel 1963
Album in studio
Live
Raccolte

Filmografia parzialeModifica

AttoreModifica

CinemaModifica

OnorificenzeModifica

  Membro Onorario dell'Ordine della Giamaica (Giamaica)
  Esploratore dell'Ordine della Caccia al bufalo (Manitoba)
«Per i contributi artistici alla Winnipeg Symphony Orchestra.»
— 29 maggio 1977[3]
  National Medal of Arts
— 14 ottobre 1994[4]
  Ordine dei Compagni di O.R. Tambo in Oro (Sudafrica)
«Per il suo eccellente contributo al sogno di un mondo migliore per tutti, libero da razzismo, povertà e sfruttamento e per il suo contributo globale all'umanitarismo alla musica e alla cinematografia.»
— 24 aprile 2007[5]
  Ordine dei Compagni di O.R. Tambo in Argento (Sudafrica)
«Per il suo eccellente contributo alla lotta contro l'oppressione razziale, dedicando la sua vita all'attività umanitaria e per i contributi alle arti della musica e della cinematografia.»
— 22 aprile 2008[6]
  Kennedy Center Honors
— 2 dicembre 1989[7]

NoteModifica

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Collegamenti esterniModifica

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