Hattušili I

sovrano ittita
Hattušili I
Imperatore Antico Impero ittita
In carica 1650 a.C. ca. - 1620 a.C. ca.
Predecessore Labarna I
Successore Muršili I
Altri titoli gran re, re d'Hatti, signore di Kušara, Labarna
Morte Kushara, 1620 a.C. ca.
Luogo di sepoltura Kushara
Padre Papahdilmah
Consorte Kaddusis
Figli Huzziyas; Labarnas o Labarnaš (figlio di una sorella, citata come "la serpe", però adottato da Hattušili ); Hastayar ? (Potrebbe anche essere stata una moglie secondaria) che fu probabilmente madre di Muršili I, (anche lui adottato come figlio); Happi re di Zalpa e un'altra figlia il cui nome non è noto.

Hattušili I (XVII secolo a.C.1620 a.C. circa) è stato un grande sovrano dell'antico impero ittita..

L'ascesa al tronoModifica

Hattušili I o Labarna II (Labarnaš II, Hattušiliš I)[1] fu re degli Ittiti approssimativamente dal 1650 a.C. al 1620 a.C., succedendo a Labarna I, ed è considerato oggi, e nell'antichità, uno dei più grandi sovrani di questo popolo; fu colui che riedifico' la città-madre ittita di Hattusa.

Labarna I era salito al trono avendo sposato la figlia del re PU-Sarruma, Tawananna, che poi lo aveva adottato, preferendelo come erede al figlio maschio biologico Papahdilmah[2].

PU-Sarruma incorono' Labarna come erede a Sanahuitta, probabilmente la capitale ittita dopo la distruzione di Hattusa, ma una parte della nobilta' non accetto' la scelta del re e sostenne Papahdilmah nella sua rivendicazione del trono; il giovane Hattušili, figlio probabilmente di Papahdilmah[3] invece restò leale al volere del nonno, come lui stesso spiega nel "testamento di Hattušili"[4], nonostante ciò significasse andare contro il padre; Labarna vinse lo scontro, divenne re, e adottò il nipote, indicandolo in seguito come proprio erede.

Alla morte di Labarna I, il futuro Hattušili I reclamò il trono [5]come erede designato dal Re e come membro di sangue della stirpe reale, essendo egli stesso nipote di PU-Sarruma[6].

Pare che la zia Tawananna, Regina Regnante, abbia cercato in un primo tempo di difendere i diritti dinastici dei propri figli biologici, ma inutilmente: si giunse allo scontro, in cui prevalse Hattušili, che salì al trono e probabilmente bandì Tawananna[7].

Questi antefatti spiegherebbero il racconto della guerra che il re Hattušili dovette combattere con un pretendente al trono proveniente dalla città di Arinna[8].

È curioso notare come il grande re Labarna I, fondatore dell'impero ittita e quasi venerato dai suoi successori, non appartenesse alla stirpe dei re ittiti e che la grande regina Tawananna, anch'essa quasi venerata dalle regine successive, terminò la sua vita in esilio.

La famigliaModifica

Il nome Hattušili significa uomo di Ḫattuša e fu aggiunto al nome regale Labarna quando questi trasferì la capitale del regno a Ḫattuša, città cuore del regno ittita, che il sovrano fece riedificare dopo la distruzione infertale da Anitta re di Kanesh quasi un secolo prima.

 
Hattuša, porta dei leoni

Sua moglie e Regina Regnante ittita fu probabilmente Kaddusi (Kaddušiš), anche se una minoranza di studiosi[9] la ritiene moglie di Labarna I.

Il re ebbe numerosi figli, con i quali tra l'altro i rapporti furono spesso complicati: Huzziyas, governatore di Tappasanda (Tappaššanda), forse il maggiore, che poi fu incarcerato in quanto ribellatosi al padre; Labarnas o Labarnaš (figlio di una sorella però adottato da Hattušili), probabilmente tuhkanti del Re, cioè erede designato, in seguito diseredato per contrasti tra il Re e la madre; la figlia Hastayar[10] che fu probabilmente madre del successore di Hattušili, il nipote Muršili I; Happi, governatore ribelle di Zalpa, ucciso dalle armate di Hattusili, ed almeno un'altra figlia il cui nome non ci è noto.

Gli AnnaliModifica

Hattušili I come poi il suo successore Muršili I intraprese una serie di campagne militari sfruttando la potenza dell'esercito ittita che disponeva di cavalli, di rivoluzionari carri da guerra a tre uomini (un auriga, un arciere e un portatore di scudo) e di armi e armature in bronzo.

 
Carro da guerra ittita

Nei suoi annali[11][12] sono descritti i primi suoi sei anni di regno:

Primo anno (Campagna verso nord)Modifica

Nel primo anno di regno le operazioni militari rimasero confinate in Cappadocia, e riguardarono soprattutto le dispute familiari legate a una successione che non fu per niente lineare; la scelta degli obiettivi bellici fu legata anche alla decisione di spostare la capitale ad Hattusa ed alla necessità conseguente di controllare con saldezza i territori ad essa limitrofi[13].

Il primo obiettivo fu la città di Sanahuitta che Hattusili assediò' ma non espugnò: si limitò invece a sottrarle i territori circostanti, occupandoli[14]. È interessante notare come si tratti della stessa città che si ribellò al nonno di Hattusili, il Re PU-Sarruma, quando questi vi proclamò sovrano e proprio successore Labarna I; i nobili di Sanahuitta si schierarono invece in favore di Papahdilmah, con ogni probabilità il padre biologico di Hattusili e figlio primogenito di PU-Sarruma. È probabile pertanto che Labarna perdesse in quella circostanza il controllo della città e dell'area circostante sulla quale, probabilmente, regnò Papahdilmah e che, ancora in mano al ramo della famiglia ribellatosi al nonno, Hattusili si accinse a riconquistare come primo atto del suo regno[15]. Tuttavia l'impresa fu lasciata a metà: privata dei territori circostanti ed indebolita economicamente, fu ritenuta troppo dispendioso da espugnare, forse per le sue importanti fortificazioni[16], così Hattusili rinvio' l 'assalto finale ad un secondo momento.

Pertanto Hattusili diresse le armate a Nord ed assedio' e sottomise la città di Zalpa, sul Mar Nero, probabilmente perduta al controllo di Hattusa anch'essa al momento della ribellione di Papahdilmah. Qualunque sia stata la sistemazione pensata per la città da Hattusili, essa non fu evidentemente definitiva in quanto negli anni a venire Zalpa sarebbe stata protagonista di un ben più sanguinoso conflitto originato da una ennesima rivolta verso il sovrano[17]; ciò che Hattusili aveva ottenuto al momento era stato comunque rimarchevole: aveva pacificato l'area circostante alla sua nuova capitale, e poteva adesso permettersi di mettere in atto quella politica espansionistica che ne avrebbe contraddistinto il regno.

Secondo anno (Campagna siriana)Modifica

L'anno successivo organizzò una spedizione militare di ampia portata tale da giustificare quanto Hattušili diceva di sé stesso e cioè di "aver fatto del mare i suoi confini".

Attraverso la città di Adaniya e attraversando le montagne entrò in Siria e attaccò la città di Alalakh, di cui era re Ammitaqu, un vassallo d'Ammurapi d'Aleppo. La città fu espugnata e distrutta. Alalakh è probabilmente la moderna Tell Açana, situata vicino ad Antiochia, le cui rovine furono studiate dall'archeologo britannico Sir Leonard Woolley dal 1937 al 1949.

La priorità data alla conquista di questa città suggerirebbe un approccio verso la Siria attraverso la Cilicia e il passo di Belen sopra le montagne di Nur. Successivamente pose l'assedio alla città di Warsuwa o Urshu (Waršuwa o Uršu, città posta sul fiume Eufratte sopra Karkemiš) governata da un re sconosciuto (successivamente citato come "il servitore del dio delle tormente"), probabilmente vassallo di Kargamis (Kargamiš, Karkemish). La città ottenne il supporto del re di Aleppo, del re di Zaruar e del re di Zuppa ma alla fine fu conquistata (questo assedio ispirò un altro documento che c'è giunto in lingua akkadica[18]). Ultimo obiettivo della campagna fu la città di Ikakali e, nel viaggio di ritorno, le città di Tashiniya e Tishiniya (Tašhiniya o Tišhiniya) (tutte non identificate ma bisogna ricordare che in questi annali di guerra venivano chiamate città anche piccoli villaggi fortificati).

È curioso notare come nel resoconto ittita della campagna non compaia mai un riferimento agli eserciti del regno di Yamkhad (o Iamkhad, con capitale Aleppo) che rimase per tutto il regno di Hattušili la principale potenza del nord siriano.

Terzo anno (Campagna contro il regno di Arzawa)Modifica

Nel resoconto del terzo anno di regno compaiono i nomi di due popoli che avranno un peso importante nella futura storia del regno ittita. Il primo di questi è Arzawa[19], un potente regno esteso nella parte sud ovest della penisola anatolica, contro cui Hattušili I organizzò, in questo anno, una campagna militare. "Nel terzo anno" dunque "si diresse a occidente verso Arzawa", però non riuscì a conquistare la capitale e si limitò al saccheggio delle coltivazioni e del bestiame. [[File:Ancient Orient.png|thumb|upright=1.8|left|Anatolia al tempo di Hattušili

Mentre l'esercito imperiale ed il re erano impegnati nella campagna in Arzawa, una devastante invasione da Est colse impreparata e sguarnita la madrepatria ittita: una poderosa incursione di tribù di Hurriti devastò l'Anatolia centrale: tutti i territori precedentemente conquistati da Labarna ed Hattusili si ribellarono e, come il sovrano racconta negli annali, "solo la citta di Hattusa rimase fedele"[20].

Il precipitoso rientro di Hattusili deve aver messo in fuga gli Hurriti, ma l'attacco ottenne l'effetto di sollevare quelle popolazioni che mal sopportavano il potere ittita[21]. Tuttavia facendo base dalla roccaforte di Hattusa, il sovrano iniziò le operazioni di riconquista, secondo la politica adottata da Anitta in precedenza e dagli imperatori ittiti delle generazioni future: tolleranza massima per chi si sarebbe arreso, distruzione e morte per chi avesse opposto resistenza (Come nel caso di Ulma, distrutta e maledetta). In breve tempo tutto il regno tornò sotto il controllo di Hattusili.

Nonostante questo resoconto trionfale sulla cacciata degli Hurriti dal regno ittita, Hattušili I dovette continuare ad affrontare questo popolo per tutti gli anni a venire.

Quarto anno (Seconda campagna verso nord)Modifica

Era tempo di sistemare definitivamente i conti con Sanahuitta o Sanahut (Šanahuitta o Šanahut, al nord o nord-est di Hattusa), base della ribellione contro il nonno del re e verosimilmente ancora in mano al ramo ribelle della famiglia. Hattusili pose la città sotto un lungo assedio e stavolta nemmeno le imponenti fortificazioni difensive poterono salvarla: dopo sei mesi d'assedio la città e la sua élite regnante caddero. L'episodio verrà ricordato dal re per anni, anche negli scritti futuri:

«"Quanti anni sono trascorsi e quanti hanno sfuggito la loro punizione? Dove sono le case delle grandi famiglie di Sanahuitta? Non sono forse state distrutte?"[22]»

Con la caduta di Sanahuitta tutte le altre città rivoltose dell'area caddero, alcune anche senza opporre resistenza[23].

Quinto anno (Seconda campagna siriana e attraversamento dell'Eufrate)Modifica

Nel quinto anno fu rinnovata la campagna di Siria; dopo la distruzione della città di Zaruna attaccò la città urrita di Hasu (Haššu), a est del fiume Eufrate, che probabilmente era divenuta la capitale del regno conosciuto in Assiria col nome di Regno di Mana, operazione condotta da un generale e capo della guardia reale Lapalsis (Lepalšiš) e, forse, da un funzionario di corte chiamato "figlio di Karahnuilis". Ammurapi II re di Yamkhad (Aleppo), il figlio di Lim Yarima III, inviò i suoi generali Zukraši e Zaludi con rinforzi per contribuire a difendere la città, ma furono sconfitti dall'esercito ittita fra le montagne Adalur (Amanus classico): ormai libero di agire Hattušili I attraversò l'Eufrate (fu il primo re ittita a farlo) e andò a distruggere Hasu. Tornò infine a Hattuša con il bottino di guerra, che fu offerto al tempio del dio delle tormente. Successivamente marciò contro la città di Tawanaga, catturò il suo re e lo fece decapitare; di seguito distrusse la città di Zippasna e offrì il bottino ottenuto alla divinità di Arinna. Infine attaccò la città di Hahhu o Hakhkhu che fu conquistata dopo tre battaglie alla sua periferia (anche questa volta il bottino fu per la divinità di Arinna).

Sesto anno (Seconda campagna contro Arzawa, campagna contro Aleppo)Modifica

La cronaca si ferma in questo sesto anno. Non sappiamo quando fu sottomesso il regno di Arzawa (Anatolia occidentale). Sicuramente fu sottomessa Wilusa o Wiluša (Troade). Arzawa era un regno formato da almeno cinque regni (Arzawa, Mira, Hapalla, Terra del fiume Seha, e Wilusa) confederati. Il regno di Wilusa (Wiluša) fu l'omerica Ilio anche se è possibile che all'epoca fosse piuttosto la regione della Troade, senza includere la città di Troia, forse indicata in questo periodo in lingua ittita come Taruisa o Taruiša (in testi di epoca imperiale con Wilusa si intenderà sia la città omerica sia il relativo regno).

La capitale d'Arzawa era Apasa (Apaša, oggi Efeso). Arzawa non tardò a recuperare la sua indipendenza mentre Wilusa rimase alleata degli Ittiti come testimoniato dai regali periodicamente inviati da Willusa al re ittita. Hattušili I infine portò un nuovo attacco contro Aleppo ma fu ferito gravemente in battaglia. Il regno di Aleppo (Yamkhad) includeva il regno vassallo di Alalakh (che controllava il passo di entrata nell'Asia Minore e in Siria dall'Anatolia). Il re di Aleppo fu sconfitto e alcuni territori occupati, ma la capitale non fu conquistata. Yamkhad fu comunque ridotto a un regno secondario.


La rivolta di ZalpaModifica

Come già avvenuto durante il regno di suo nonno, Hattusili, in un momento imprecisato, dovette fronteggiare la rivolta della città vassalla di Zalpa, sul Mar Nero. La città era stata storicamente indipendente, talvolta alleata ed altre ostile agli ittiti, fino a quando era stata definitivamente sottomessa nel corso del 18^ secolo.

Dal cosiddetto "testo di Zalpa"[24] ci giunge notizia di una rivolta della città costiera ad Hattusili, in quanto i nobili si erano rifiutati di consegnare al re ittita un non meglio identificato Labarna[25]ed il principe Happi, figlio ribelle di Hattusili[26]che pare regnasse come vassallo sulla citta'. Era probabilmente in atto un piu ampio tentativo di colpo di stato ai danni di Hattusili ed in favore di un certo Damnassu[27], membro anch'egli della famiglia reale ittita, fomentato da Happi ed appoggiato dalla élite di Zalpa.

Damnassu fu catturato dall'esercito di Hattusili e portato in catene ad Hattusa mentre Happi e Labarna riuscirono a fuggire; Hattusili comunque li insegui', cinse Zalpa d'assedio, espugnò e distrusse la città; i ribelli furono uccisi nello scontro[28].

La morte di HattušiliModifica

Il re, dopo una delle sue numerose imprese militari, fece ritorno ferito gravemente nella sua città Kushara. Uno dei suoi figli, Huzziya, fu diseredato ed incarcerato per ribellione contro il padre: le grandi famiglie di Tappasanda, città ittita di cui Huzziya era governatore, pare infatti chiedessero esenzioni fiscali sobillando la rivolta; in effetti nel proprio "Testamento" Hattušili parla più di atti profanatori e di necessità di purificare il Palazzo della citta'[29] che non di problemi fiscali.

«[Guardate] mio [figlio] Huzziya! Io, il re, lo [avevo fatto signore] in Tapassanda; ma quelli lo coinvolsero con le loro calunnie [e me lo inimicarono (dicendogli)]: Ribellati a tuo padre! Le 'grandi case' [di Tapassanda] non [sono state purificate:] fa' tu la purificazione![30][31]»

L'episodio resta oscuro, ma le conseguenze per Hattusili furono di portata rilevantissima: lo scontro col figlio procuro' al re l'ostilità di gran parte della nobiltà che spinse una sorella del Re, nota dai testi come "La Serpe", verosimilmente madre di Labarna[32], il nipote adottato e scelto da Hattusili per succedergli, a schierarsi apertamente contro il sovrano. Le proporzioni dello scontro in seno alla famiglia reale, forse solo politico e non armato, devono essere state importanti, come ci narra lo stesso Hattusili, e non essersi limitate a Tappasanda ma estese a tutto il regno, inclusa la capitale:

«"Quando imprigionai Huzziya, il popolo di Hatti mi divenne ostile, anche ad Hattusa[33]

Il sovrano tuttavia reagì col consuetò vigore: sentendo approssimarsi la fine, convocò gli alti ufficiali e funzionari nel palazzo di Kussara e pronunciò l'amaro discorso che è giunto fino a noi, trascritto in una tavoletta bilingue ittita - akkadico[34], e che risulta uno dei primi esempi di notazione di sentimenti in un documento ittita:

«Ora io sono ammalato. Prima avevo proclamato Labarnas figlio di fronte a voi dicendo: 'egli siederà sul trono!'. Il re lo ha chiamato figlio e continuamente lo ha istruito e tenuto presso di sé. Ma egli si è dimostrato un figlio inutile: 'egli non versò lacrime, egli non mostrò misericordia', egli è freddo, egli non è misericordioso. Io, il re, lo presi con me e lo feci crescere nella mia saggezza. E ora? Nessuno più eleverà il figlio di sua sorella! Per le parole del re non ha nessun interesse! Ascolta solo le parole di sua madre, la serpe! Ascolta le fredde parole dei suoi fratelli e delle sue sorelle. Ma il re ha udito ed ha capito. Basta! Egli non è mio figlio ... Così ora Mursili I è mio figlio![35]»

Labarnas fu diseredato e rinchiuso in un tempio come sacerdote, mentre la "Serpe" bandita da corte con la confisca dei beni personali. Il re così nominò suo successore un altro nipote, Mursilis, forse figlio d'Hastayar, una figlia del re o una moglie secondaria, che era ancora molto giovane all'epoca.

E nonostante la forte opposizione interna, fu proprio Muršili a succedergli con il nome di Mursili I: vista la sua giovane età, governò i primi tre anni con l'aiuto di un tutore, il fratello fidato del Re, Pimpira, così come deciso dallo stesso Hattušili I[36].

Nota documentaleModifica

Il materiale documentale sull'impero ittita a disposizione degli studiosi è veramente notevole. Nella prima metà del secolo scorso gli scavi archeologici condotti a Ḫattuša (nei pressi dell'attuale villaggio turco di Boğazkale) da ricercatori tedeschi e turchi hanno portato alla luce una biblioteca di tavolette di argilla molto più vasta di quella, più famosa, della Ninive di Assurbanipal. Nuovo materiale inoltre continua a essere ritrovato attraverso gli scavi in altre città ittite come Mashat (l'antica Tapigga), Ortakoy (l'antica Sapinuwa), Kushakli (l'antica Sharisha) e in antiche città di regni confinanti come le siriane Karkemish, Emar e Ugarit. Tutto il materiale ritrovato a Ḫattuša è stato raccolto e classificato in due serie:

  1. Testi cuneiformi da Boğazköy, riferiti in nomenclatura col titolo in tedesco Keilschrifttexe aus Boghazköi (sigla KBo) e che, a oggi, ha raggiunto i 61 volumi;
  2. Documenti cuneiformi da Boğazköy, riferiti in nomenclatura col titolo in tedesco Keilschrifturkunden aus Boghazköi (sigla KUB) che raccoglie i testi ritrovati nelle prime spedizioni condotte dall'archeologo berlinese Hugo Winkler e dallo studioso turco Theodor Makridi del museo di Istanbul dal 1906 al 1912 e che erano conservate al museo di Berlino fino al 1989 quando furono restituite alla Turchia. Tale serie ha raggiunto nel 1990 i 60 volumi.[37][38].

Altri documenti, provenienti da altri siti, sono stati raccolti in altre serie indicate con le sigle ABoT (Ankara Arkeoloji Müzesinde bulunan Bogazköy Tabletleri), Bo (Inventory numbers of Boghazköy tablets excavated), FHG (E. Laroche, Fragments hittites de Geneve), FHL (J.-M. Durand et E. Laroche, Fragments hittites du Louvre, Memorial Atatuerk, Paris), HFAC (Hittite Fragments in American Collections), HKM (S. Alp, Hethitische Keilschrifttafeln aus Maşat Hüyük, Ankara), HT (Hittite Texts in the Cuneiform Character in the British Museum), IBoT (Istanbul Arkeoloji Müzesinde bulunan Boğazköy Tabletleri), VAT (Inventory numbers of tablets in the Staatliche Museen in Berlin), VBoT (Verstreute Boghazköi-Texte) e VSSMB.

Molti altri documenti non sono ancora stati pubblicati e altri ancora sono scritti in lingue diverse come l'accadico, il luvio, il hurrita e sono raccolti in altre serie.

La ricostruzione storica degli eventi dei primi anni dell'antico regno ittita non è dunque un problema di documentazione bensì di interpretazione. La successione dinastica ittita ha subito molte deviazioni violente con frequenti usurpazioni al trono da parte di membri della nobiltà e della stessa famiglia reale. Le storie tratte dalla vita dei primi e famosi re come Labarna I, Hattušili I e lo stesso Muršili I sono state spesso riscritte e utilizzate dai posteri per giustificare queste deviazioni violente dell'asse ereditario. Con queste cautele, i testi più importanti da cui ricostruire la storia della vita di Hattušili I sono il "Testamento" e gli "Annali". Dall'analisi di questi testi[39] è tratta la gran parte di quanto scritto in questa pagina.

NoteModifica

  1. ^ La lettera š in Ittita rappresenta il suono sh per cui nei testi si può trovare sia la versione Hattušili, considerata più corretta, che quella traslitterata Hattushili.
  2. ^ “Divenga re il primo principe maschio. Se non c'è il primo principe maschio, divenga re il secondo maschio. Se non vi è un principe maschio, si prenda un marito per la prima figlia e questi divenga re.” Il proclama di Telipinu, § 28, posteriore di circa 2 secoli ad Hattusili, chiarirà le regole della successione dinastica, probabilmente proprio perché necessario, in quanto una regola univoca non esisteva; nella fase dell'antico regno è possibile che il Re scegliesse da solo e liberamente il proprio erede, dandogli in sposa la figlia prescelta per essere regina, e poi adottandolo.
  3. ^ Si veda la lista delle offerte "C", nome ufficiale del reperto KubXXVII 77.
  4. ^ Si veda la traduzione di Petra Goedegebure:The bilingual testament of Hattusili I.
  5. ^ Hattusili si definì "figlio di un fratello di Tawananna""Tabarna Hattusili, Gran Re, re del paese di Hattusa, uomo di Kušara, ha regnato sul paese di Hattuša, il figlio di un fratello di Tawananna": dagli annali di Hattušili I.
  6. ^ Pecchioli Daddi, p. 19.
  7. ^ "Nel futuro nessuno potrà pronunciare [il nome] di Tawannanna! Nessuno potrà pronunciare i nomi dei suoi figli [e figlie]!" (Editto di Hattušili, I - KBo 3.27).
  8. ^ Pecchioli Daddi, p. 17-18.
  9. ^ Tra cui Blasweiler
  10. ^ Alcuni storici la considerano in realtà una moglie secondaria, ed il modo in cui il Re le si rivolge nel "testamento" appare poco filiale ad aumenta i dubbi ("Lavami accuratamente, tienimi tra le tue gambe, omonimi nella terra"); si veda a tal proposito J. Blasweiler: Purushanda and The old kingdom of Hattusa; pagg. 10-11.
  11. ^ Information about the Hittites - Hittite History Archiviato il 12 dicembre 2013 in Internet Archive.
  12. ^ Del Monte, p. 41-43.
  13. ^ T.Bryce: The kingdom of the Hittites. Pag.69.
  14. ^ Annali: I, 4-8.
  15. ^ T.Bruce: The kingdom of the Hittites. Pag.69-70
  16. ^ T.Bryce: The kingdom of the Hittites. Pag.76.
  17. ^ Annali: I, 9-14.
  18. ^ The Seige of Uršu - Copia archiviata, su waww.hittites.info. URL consultato il 12 dicembre 2013 (archiviato dall'url originale il 12 dicembre 2013).
  19. ^ Copia archiviata, su pages.sbcglobal.net. URL consultato il 2 febbraio 2004 (archiviato dall'url originale il 2 febbraio 2004).
  20. ^ Annali: I, 24-26.
  21. ^ T. Bryce: The kingdom of the Hittite. Pag. 74-76.
  22. ^ Testamento di Hattusili:20, III 44-45
  23. ^ T. Bryce: The kingdom of the Hittites. Pag.76.
  24. ^ Nome ufficiale del reperto CTH 3
  25. ^ Per ipotesi sull'identità di questo personaggio si veda Klinger, StBot 37, pag. 119-120
  26. ^ Si veda KBo 22.2 obv. 4-6.
  27. ^ J. Blasweiler: Purushanda and The old kingdom of Hattusa, pag.5.
  28. ^ J. Blasweiler: Purushanda and The old kingdom of Hattusa, pag.5.
  29. ^ J. Blasweiler: Purushanda and The old kingdom of Hattusa, pp. 16-19.
  30. ^ Pecchioli Daddi, p. 12-13.
  31. ^ Del Monte, p. 43-45.
  32. ^ J. Blasweiler: Purushanda and The old kingdom of Hattusa, pp. 17-18
  33. ^ Si veda la traduzione del "Testamento" di Petra Godegebure, riga 13.
  34. ^ http://www.hittites.info/translations.aspx?text=translations/historical%2fSuccession+Proclamation+Hatt+I.html KUB 1.16 (BoTU 8)+ KUB 40.65: bilingual akk.-hitt.
  35. ^ Del Monte, p. 42-43.
  36. ^ Pecchioli Daddi, p. 11.
  37. ^ de Martino, p.9-15.
  38. ^ Catalogo dei testi Ittiti CTH: Copia archiviata, su mesas.emory.edu. URL consultato il 15 maggio 2009 (archiviato dall'url originale il 5 luglio 2009).
  39. ^ I testi sono consultabili in rete, in lingua inglese in rete all'indirizzo http://www.hittites.info/ ed in parte in italiano all'indirizzo Copia archiviata (PDF), su omero.humnet.unipi.it. URL consultato il 16 maggio 2009 (archiviato dall'url originale il 30 ottobre 2008).

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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