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Hattusili III
Re degli Ittiti
In carica 1265 a.C. –
1237 a.C.
Predecessore Muršili III
Erede Nerikkaili
Tudhaliya IV
Successore Tudhaliya IV
Nascita 1314 a.C. circa
Morte 1237 a.C.
Padre Muršili II
Madre Gassulawiya
Consorte Puduhepa
Figli Nerikkaili
Tudhaliya IV
Heshni
Maathorneferura

Hattušili III (1314 a.C. circa – 1237 a.C.) è stato un sovrano dell'impero ittita, sul trono dal 1265 al 1237 a.C.[1].

Il "Re" del NordModifica

 
Bassorilievo raffiugurante Hattušili III

Ultimo dei figli di Muršili II e della sposa principale Gassulawiya, pareva destinato a non sopravvivere all'infanzia per la salute che subito mostrò particolarmente cagionevole; per questa ragione il padre lo "consacrò" alla dea "Ishtar di Samuha", di cui poi fu sacerdote ed a cui rimase devoto fino alla fine dei suoi giorni.

Suo fratello maggiore Muwatalli II era il Tuhkanti designato dal padre, ed infatti alla morte di questi (1295) fu lui a salire al trono; Hattusili invece intraprese inizialmente la "carriera" religiosa come sacerdote di Ishtar, per poi venire nominato dal fratello Gal Mesedi, capo delle guardie reali. Quelli di inizio 13^ secolo furono anni di grandi tensioni tra le due potenze egemoni del vicino Oriente, gli Ittiti ed appunto gli Egizi; i due imperi si toccavano in area siriana, e lo scontro era inevitabile. In preparazione a questo, Muwatalli spostò la capitale più a Sud, a Tarhuntassa, in zona più prossima alle operazioni militari, dividendo così l'impero in due parti, e nominò proprio Hattusili governatore del Nord, in un vasto territorio di difficile controllo per le continue incursioni dei barbari Kaska dalla regione del Ponto anatolico. Il territorio su cui regnava Hattusili comprendeva oltre alla storica capitale Ḫattuša anche la città di Hakpis, ove si installò la corte.

Hattusili lavorò con grande diplomazia, approcciando il problema della poca stabilità del confine Nord in modo totalmente diverso dal passato [2]: oltre a ripopolare la zona a Nord di Hattusa con famiglie ittite provenienti dalle zone meridionali dell'Impero, strinse accordi proprio con le tribù Kaska, con concessioni ed aiuti, che ebbero l'effetto di limitare al minimo le scorrerie di queste popolazioni che flagellavano da decenni il Nord Ittita.

Quando scoppiò definitivamente la guerra con l'Egitto, uno scontro epocale tra le due superpotenze egemoni preannunciato da quasi un secolo di schermaglie, Muwatalli affidò proprio ad Hattusili il comando delle forze militari ittite.

Nel 1274 a.C. Egizi ed Ittiti si scontrarono nella celeberrima battaglia di Kadesh[3], in area siriana, sul confine tra i due imperi, con le forze egiziane guidate da Ramses II in persona. Lo scontro vide schierati decine di migliaia di soldati su ambo i fronti e, dopo un favorevole inizio per gli Ittiti, si concluse senza autentici vincitori e con gravi perdite su ambo i fronti. Tuttavia gli Ittiti non solo mantennero tutti i domini dell'area siriana compresi gli ultimi territori sottratti agli Egizi dove il faraone aveva contrattaccato, ma si spinsero ancora più a Sud nel controllo del territorio, sottraendo protettorati agli Egizi e risultando alla fine gli effettivi vincitori dello scontro, nel quale lo stesso Ramses sfuggì di un soffio alla cattura.

Sulla via del ritorno al Nord, durante una cerimonia religiosa, il quarantenne Hattušili conobbe una giovane sacerdotessa di Ishtar appena quindicenne, Puduhepa figlia del Sacerdote Pentishparri, se ne innamorò e la sposò. Nacque così in modo anomalo un legame che sarebbe durato a lungo ed avrebbe caratterizzato la vita politica Ittita, dal momento che Puduhepa risulterà in assoluto la donna più influente della storia Ittita[4].

Tornato ad Hapkis, in qualità di governatore del Nord, riconquistò la città "sacra" di Nerik, riedificandola e rendendola splendida; in memoria di questo evento diede il nome di "Nerikkaili" al figlio maggiore (la cui madre é ignota: Puduhepa o più probabilmente una consorte precedentemente sposata), che verrà designato in un primo momento, quando Hattusili sarà Re, suo tuhkanti, principe ereditario.

Ad Hapkis Hattusili crebbe il secondogenito del fratello Muwatalli, il principe Kurunta, inviatogli dal padre preoccupato che una eventuale congiura di palazzo potesse eliminargli entrambi gli eredi; tale legame, e la figura di Kurunta, segneranno profondamente la prossima fase della storia ittita.

La Guerra Civile: Hattusili ReModifica

Alla morte di Muwatalli, avvenuta nel 1272 a.C. per cause ignote, ascese al trono il figlio Urhi-Teshub, fratello maggiore di Kurunta, ed erede designato dal padre stesso; Urhi-Teshub era un figlio di "secondo rango"[5], ma ascese al trono verosimilmente per assenza di eredi di primo rango[6] assumendo il nome di Muršili III.

Inizialmente i rapporti tra zio e nipote furono buoni, ma verosimilmente iniziarono a deteriorarsi quando questi riportò la capitale nella storica sede di Ḫattuša [7] riducendo quindi considerevolmente i territori controllati da Hattušili. Quando in seguito tuttavia Muršili comunicò allo zio che lo avrebbe rimosso anche dal governatorato di Nerik, questi insorse, ribellandosi, e sfidando apertamente il nipote allo scontro[8]. Muršili III salì a Nord convinto di poter contare sull'appoggio dei sudditi e delle popolazioni locali, sottovalutando in maniera fatale il prestigio conquistato dallo zio sul campo, l'appoggio che gli garantiva la nobiltà Ittita nonché i buoni rapporti con le popolazioni locali, Kaska in primis, che infatti si schierarono al fianco di Hattusili. Mursili fu così costretto a retrocedere, si mise in salvo nella roccaforte di Samuha dove però lo zio lo accerchiò e alla fine sconfisse (1265). Hattusili depose il nipote, con cui tuttavia fu clemente, affidandogli un governatorato nella regione siriana di Nuhashshi, ed ascese al trono con il titolo di Hattusili III; la capitale dell'impero restò ad Hattusa, mentre affidò l'area della seconda capitale Tarhuntassa al nipote Kurunta, che durante la guerra civile era rimasto al suo fianco.

Hattusili Re, la diplomazia al potereModifica

Al contrario dell'eccellente ed irruento uomo di campo che era stato, l'Hattusili sovrano dimostro' di essere un attento e temperato diplomatico[9]: intesse' relazioni con tutti i maggiori stati dell'epoca, strinse una serie di matrimoni politici tramite la sua numerosa famiglia, si lego' alla casa regnante babilonese, egiziana, amorrita; in tutto questo sullo sfondo l'attenta presenza della regina Puduhepa, consorte perfetta ed a suo modo innovativa, che addirittura coltivo' relazioni personali con i sovrani stranieri, ed indirizzo' la politica e non solo la vita religiosa, caso senza precedenti nella storia Ittita ed in genere nel mondo antico.

Il tema diplomatico del suo regno fu in parte legato alla maturità raggiunta (Hattusili sale al trono ormai cinquantenne) ed in parte alla necessità di legittimarsi, dal momento che Hattusili era divenuto re per un "colpo di Stato". La preoccupazione principale fu dunque quella del riconoscimento pieno da parte delle altre potenze dell'epoca, anche per scongiurare i tentativi di riconquista della corona da parte di Mursili, che nel frattempo, rimosso dalla Siria e inviato ad Alasiya/Cipro, era fuggito e stava cercando di intessere relazioni internazionali proprie per riguadagnare il trono[10].

Il trattato con Ramses il GrandeModifica

Anche in questo contesto, oltre che per i timori della crescita Assira, va inquadrato lo storico trattato di Kadesh, sottoscritto a Pi-Ramesse nel Dicembre del 1259, da Hattušili col faraone Ramses II, i due grandi avversari in campo a Kadesh 15 anni prima, basato sui modelli ittiti, che, grazie alle riproduzioni sui monumenti egizi, è divenuto il più antico e meglio noto trattato di pace della storia, e per questo una copia dello stesso è esposta oggi all'ingresso del palazzo dell'ONU a New York.

Il trattato non parla di cessioni territoriali e sancisce quindi lo Status quo ed il rispetto dei rispettivi protettorati, impegna le due potenze al mutuo soccorso in caso di aggressioni esterne, sancisce regole per la reciproca estradizione di prigionieri e fuggitivi e stabilisce una relazione di amicizia e collaborazione tra i due imperi, fino ad allora acerrimi rivali.

Il trattato[11], con tanto di rispettivi dei chiamati a fare da testimoni, fu sottoscritto, oltre che dai due sovrani, anche dalla Regina Regnante ittita Puduhepa con il proprio sigillo imperiale, episodio senza precedenti che attesta la differente concezione femminile nelle due culture.

Per Hattusili tale accordo fu di estrema importanza poiché significò, oltre che un atto di significativa stabilità per l'impero ittita, il proprio personale, definitivo riconoscimento come legittimo sovrano, conquistando una verginità che mancava al proprio regno, viziato di origine dal colpo di stato del 1265.

Rameses, nel quadro delle nuove relazioni tra i due stati, sposò nel 1246 a.C. una figlia di Hattušili, di cui ci è giunto il solo nome egizio: Maathorneferura. La principessa era figlia proprio della regina Puduhepa, che dopo il trattato intrattenne un fitto e acuto rapporto epistolare personale col faraone, proseguito anche dopo la morte del marito[12].

La successioneModifica

Gli ultimi anni di regno furono completamente volti al mantenimento dell'unione familiare, segno evidente della preoccupazione del sovrano per un possibile ulteriore scontro tra i rami della famiglia reale; in particolare Hattusili sottolineò frequentemente nei testi ufficiali il rapporto fraterno tra il nipote Kurunta e suo figlio Tudhaliya, probabilmente più giovane del cugino di qualche anno, ma cresciuto assieme a questi ad Hapkis. È palese il timore di Hattusili di eventuali rivendicazioni che Kurunta potesse avanzare sul trono che era stato di suo padre Muwatalli II prima e poi di suo fratello Mursili III, e cercò di preservarne intatta la lealtà non solo confermandogli la reggenza di Tarhuntassa a più riprese, ma con continui benefit e concessioni che potessero soddisfarlo[13].

Sorprendentemente a succedere ad Hattusili non fu il figlio maggiore Nerikkaili, nominato "Tuhkanti" fino dall'inizio del regno del padre, ma il minore, Tudhaliya[14]; gli storici hanno molto dibattuto sulle ragioni di tale cambiamento di rotta[15], anche se come opportunamente sottolinea Bryce la carriera di Tudhaliya ricalco' fin dalla giovinezza quella del padre, dando l'impressione di essere stato scelto ed addestrato per governare già da lungo tempo[16].

Alla morte di Hattusili, quasi ottantenne nel 1237, salì così al trono, Tudhaliya IV, forse senza essere mai stato nominato tuhkanti, ma venendo probabilmente associato direttamente al padre in una breve coreggenza[17].

Gli studiosi ipotizzavano inizialmente che Nerikkaili potesse essere premorto al padre e che questa fosse la ragione dell'ascesa di Tudhaliya, ma è proprio il nuovo re, nell'unica tavoletta bronzea ittita mai rinvenuta[18] , quella del trattato col cugino Kurunta, a spiegare che "...mio padre rimosse mio fratello maggiore dal ruolo di tuhkanti, innalzandomi a re..."; al primo posto nell'elenco dei testimoni del trattato compare proprio il principe Nerikkaili, a conferma che il passaggio di consegne a Tudhaliya sia stata una scelta precisa di Hattusili.

Sorprendentemente ritroveremo Nerikkaili ancora nel ruolo di "tuhkanti" all'inizio del regno di Tudhaliya [19]: egli compare con tale titolo infatti nel cosiddetto "trattato di Sahurunuwa" (1240-35 ca.), che precede di pochi anni la tavoletta bronzea (1235-33 ca.). L'ipotesi più accreditata è che il Re non avesse ancora eredi maschi all'epoca del primo e li avesse avuti invece al tempo della seconda (circostanza che ci fornisce la data approssimativa di nascita dell'erede di Tudhaliya, Arnuwanda III), e che avesse voluto in tale maniera "risarcire" il fratello privato della successione dal padre.

In generale il regno di Hattusili, a dispetto del burrascoso inizio, fu pacifico, con poche rivolte e scontri armati, anche se alcuni storici come Bryce lo giudicano eccessivamente lungo, conservativo e privo della necessaria energia, caratteristica che alla lunga avrebbe indebolito l'impero; il filo conduttore del sovrano, oltre alla diplomazia, fu il timore che la sua posizione e quella della sua famiglia potessero essere messe in discussione da oppositori esterni ed interni, e si spese lungamente per legittimarsi.

NoteModifica

  1. ^ Trevor Bryce, The Kingdom of the Hittites, Oxford University Press, 1998, ISBN 978-0-19-924010-4.
  2. ^ T. Bryce: The kingdom of the Hittites, pag. 246-247
  3. ^ T. Bryce: The kingdom of the Hittites, pag. 234 e seg.
  4. ^ T. Bryce: The kingdom of the Hittites, pag 250-251
  5. ^ Si preferiva come erede un figlio della sposa principale del re, ma l'Editto di Telipinu consentiva anche il passaggio del trono ad un figlio di secondo rango; Urhi-Teshub era figlio di una sposa secondaria o di una concubina del padre, si veda T. Bryce: The kingdom of the Hittites, pag. 252-253 e note relative.
  6. ^ Singer oggi ipotizza che potesse esserlo Kurunta, ma che fosse all'epoca troppo giovane per regnare.
  7. ^ Si veda il reperto catalogato con la sigla KBo 21.15, i 11-12
  8. ^ T. Bryce: The kingdom of the Hittites, pag. 259-263
  9. ^ T. Bryce: The kingdom of the Hittites, pag. 266 e seg.
  10. ^ T. Bryce: The kingdom of the Hittites, pag. 280.
  11. ^ T. Bryce: The kingdom of the Hittites, pag.275 e seg.
  12. ^ T. Bryce: The kingdom of the Hittites, pag. 286-289
  13. ^ T. Bryce: The kingdom of the Hittites, pag.269 e seg.
  14. ^ T. Bryce: The kingdom of the Hittites, pag.272 e seg.
  15. ^ Alcuni ritengono che Nerikkaili non fosse figlio di Puduhepa come invece Tudhaliya ma di una moglie secondaria e quindi di "secondo rango", altri che la scelta di Tudhaliya fosse motivata dagli eccellenti rapporti con Kurunta, che avrebbero garantito stabilità al regno; qualcuno infine la ritiene semplicemente una scelta attitudinale che abbia fatto preferire il figlio minore per le proprie caratteristiche; il quesito resta irrisolto
  16. ^ T. Bryce: The kingdom of the Hittites, pag.295-299.
  17. ^ Come sostenuto da vari studiosi, tra cui Bryce e Van den Hout: T. Bilgin, Officials and administration in the Hittite World pag 31-32
  18. ^ Nome ufficiale del reperto Bo 86/299, scoperta sotto la porta della Sfinge ad Hattusa nel '86, trascritta da Otten e poi tradotta per primo da Beckman nel '99
  19. ^ T. Bilgin, Officials and administration in the Hittite World pag.32

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