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Hernán Cortés
Retrato de Hernán Cortés.jpg
Hernán (Hernando) Cortés, ritratto di anonimo del XVIII secolo

1º e 3º Governatore della Nuova Spagna
Durata mandato 13 agosto 1521 –
24 dicembre 1521
Monarca Carlo I
Predecessore carica istituita
Successore Cristóbal de Tapia

Durata mandato 30 dicembre 1521 –
12 ottobre 1524
Monarca Carlo I
Predecessore Cristóbal de Tapia
Successore Triumvirato:
Alonso de Estrada
Rodrigo de Albornoz
Alonso de Zuazo

Marchese della Valle di Oaxaca
Durata mandato 1529 –
2 dicembre 1547
Monarca Carlo I
Predecessore carica istituita
Successore Martin Cortés

Dati generali
Firma Firma di Hernán Cortés
Hernán Cortés
Hernan Fernando Cortes.jpg
1485 – 2 dicembre 1547
SoprannomeConquistador
Nato aMedellín
Morto aCastilleja de la Cuesta
Etniaspagnola
Religionecattolica
Dati militari
Paese servitoFlag of Cross of Burgundy.svg Regno di Spagna
Forza armataEsercito spagnolo
Anni di servizio1504 - 1547
GuerreConquista dell'impero azteco
Guerre ottomano-asburgiche
BattaglieBattaglia di Otumba
Spedizione di Algeri
Comandante diTruppe spagnole in Messico contro gli Aztechi
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Hernán Cortés Monroy Pizarro Altamirano (Medellín, 1485Castilleja de la Cuesta, 2 dicembre 1547) è stato un militare, condottiero e nobile spagnolo.

Stemma di Hernán Cortés

Figlio di Martín de Monroy che antepose il cognome materno Cortés per ragioni successorie, abbatté l'Impero azteco e lo sottomise al Regno di Spagna.

Indice

La conquista del MessicoModifica

La prima regione del Messico su cui gli spagnoli sbarcarono, nel 1518, fu lo Yucatán, dove vennero a contatto con la popolazione dei Maya, da cui appresero dell'esistenza dell'impero azteco. Desideroso di saperne di più, il governatore di Cuba Diego Velázquez de Cuéllar promosse una spedizione verso l'interno e affidò il compito ad Hernán Cortés, che partì da Cuba alla volta del Messico il 18 febbraio 1519, con 11 navi, 100 marinai e 508 soldati, dotati di cavalli, animali allora sconosciuti in America, cani da combattimento e armi da fuoco. Egli aveva iniziato la sua spedizione come ribelle: infatti, per via di tensioni interne, Velázquez ne aveva firmato la destituzione dall'incarico di suo segretario, e quindi l'annullamento della spedizione per il Messico, ma in contemporanea Cortés partì con i suoi uomini verso il Centro America. Dopo i primi sentori di dissidi, Cortés diede ordine di smontare i brigantini, conservando solo vele e gomene: in questo modo intendeva assicurarsi da possibili diserzioni.

Il successo della sua impresa fu reso possibile da una serie di circostanze favorevoli: il sistema primitivo di dominio degli aztechi sulle popolazioni sottomesse e non secondariamente il fatto che i nativi non fossero mai stati a contatto con le numerose malattie infettive che i conquistadores portarono con sé dall'Europa, come vaiolo, tifo, scarlattina, con la conseguenza che il loro sistema immunitario non era in grado di farvi fronte.

Sbarcati sulla costa messicana, presso l'odierna Veracruz il 22 aprile, furono accolti più o meno favorevolmente dalle popolazioni; persino il potentissimo tlatoani (titolo traducibile con "imperatore") azteco Montezuma II mandò quasi subito ambasciate. In base a segni interpretati come premonitori ed agli stessi miti di fondazione, gli spagnoli furono inizialmente interpretati come emissari di Quetzalcoatl, una delle principali divinità azteche. Cortés non dimostrò solo in questa occasione le sue abilità, le sue doti politiche e di stratega che gli assicurarono la conquista dell'impero. L'indecisione di Montezuma nell'affrontare l'imprevisto e la sua paralisi pragmatica si sommarono al risentimento che covava in alcune popolazioni mai sottomesse pienamente.

Giunto in Messico, Cortés si affiancò degli interpreti: Gerónimo de Aguilar, uno spagnolo naufragato anni prima su quelle coste, in grado di parlare la lingua Maya e La Malinche (nome originale Malintzin, Doña Marina per gli spagnoli) figlia di un cacicco Azteco, che conosceva sia il Nahuatl che la lingua Maya. Scoperti i dissensi tra i popoli sottomessi agli Aztechi vi strinse presto alleanze. Da alcune popolazioni con cui venne in contatto Cortés, l'impero Azteco esigeva tributi in termini di tassazione e di vittime sacrificali. Cortés ebbe buon gioco nel proporsi come riparatore di torti in missione per conto dell'imperatore Carlo V e del Cattolicesimo.

La flessibilità spagnola così come la rigidità azteca si manifestavano in battaglia: gli aztechi seguivano un rituale tradizionale in guerra (gli abiti che indossavano per l'occasione, il luogo della battaglia, l'urlo prima di attaccare), facilitando con tale prevedibilità il lavoro dei conquistadores. In realtà gli aztechi cercavano di catturare vivi gli spagnoli al fine di sacrificarli agli dei. Per questo motivo essi attaccavano gli spagnoli uno per volta in quanto per un azteco prendere un prigioniero vivo al fine di sacrificarlo era un grande onore. Gli spagnoli invece combattevano all'europea, fendendo la spada su chiunque si trovava loro innanzi cagionando perciò moltissimi morti. Così, quando l'8 novembre Cortés entrò a Tenochtitlán accolto con tutti gli onori da Montezuma, aveva già con sé un esercito di circa 3.000 indios. Gli Spagnoli dopo qualche giorno di permanenza si accorsero che la situazione stava volgendo al peggio: gli Aztechi si stavano preparando ad ucciderli tutti. Vennero anche a scoprire che una falange azteca aveva attaccato Veracruz, uccidendo molti spagnoli. A questo punto, dopo aver pregato tutta la notte, decisero che l'unica strada per salvarsi era quella di arrestare Montezuma. Questi, per impedire una sollevazione popolare, disse ai suoi sudditi che si sarebbe recato volontariamente nella casa in cui alloggiavano gli spagnoli, che era di suo padre. L'imperatore strinse un rapporto abbastanza cordiale con Cortés, gli obbedì docilmente e accettò di far cessare i sacrifici umani. Cortés lo lasciò libero di governare l'impero cercando di convertirlo al cattolicesimo.

La conquista di TenochtitlánModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Caduta di Tenochtitlán.

Cortés radunò i suoi alleati e marciò sulla capitale azteca con un grande esercito. Il 13 agosto 1521, dopo due mesi e mezzo di assedio, Tenochtitlán fu espugnata nuovamente, e nel giro di un anno gli spagnoli presero il controllo dell'intero paese.

Governatore della Nuova SpagnaModifica

Il Messico divenne una colonia spagnola dal nome "Nuova Spagna"; l'imperatore Carlo V nominò Cortés suo governatore.

Cortés e l'impresa di AlgeriModifica

Anche Cortés partecipò alla spedizione di Algeri nell'ottobre del 1541. Carlo V, nel tentativo di contrastare la supremazia turca nel Mediterraneo, organizzò una spedizione per conquistare Algeri che in quel momento stava sotto il comando di Hassan Agà, un sardo rinnegato. L'offensiva, che partì da Cagliari, fu un fallimento ma fu un'occasione per Cortés per una permanenza in Sardegna; qui l'hidalgo incontrò un amico nella persona di Domenico Pastorello, vescovo di Cagliari. Costui entrò stabilmente nella cerchia di amicizie di Hernán Cortés.

Cortés morì nei pressi di Siviglia il 2 dicembre del 1547. Il corpo è tumulato, dal 1629, a Città del Messico nella chiesa di Gesù Nazareno.

Opere di CortésModifica

  • La conquista del Messico, a cura di Cesco Vian, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1961.
  • La conquista del Messico, Introduzione e traduzione di Luisa Pranzetti, Collana BUR Storia, Milano, BUR, 1987.

BibliografiaModifica

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