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Historiae (Sallustio)

opera perduta di Sallustio
Storie
Titolo originaleHistoriae
Hw-pompey.jpg
Statua di Pompeo conservata nella città di Copenaghen
AutoreGaio Sallustio Crispo
1ª ed. originale39 a.C.
Generesaggio
Sottogenerestorico
Lingua originalelatino

Historiae (Storie) è il titolo di un'opera annalistica scritta dallo storiografo latino Gaio Sallustio Crispo nel 39 a.C.

Composte dopo le due monografie, il De Catilinae coniuratione ed il Bellum Iugurthinum, mostrano l'intento di Sallustio di narrare, secondo una scansione per annum, la storia. L'opera è però incompleta; ne restano infatti solo dei frammenti, comunque significativi, assieme ad una silloge di quattro discorsi e di due lettere, tramandati dall'uso che se ne fece nelle scuole di retorica: ciò consente, almeno in parte, di ricostruirne la struttura complessiva.

L'ampiezza dell'approfondimento storico-politico e la pregevolezza letteraria che contrassegna i frammenti sopravvissuti, rendono la perdita delle Historiae una delle più gravi della letteratura latina, assieme a quella degli Ab Urbe condita libri di Tito Livio.

NarrazioneModifica

L'opera tratta il lasso di tempo compreso tra il 78, anno della morte di Silla (a questo punto terminano le Historiae scritte dallo storiografo Lucio Cornelio Sisenna, giunte incompiute, di cui Sallustio intendeva porsi come continuatore) ed il 67 a.C. (anno della vittoriosa campagna di Pompeo contro i Pirati). Si tratta dunque del periodo che già nella prima monografia (De Catilinae coniuratione, cap. 11) era stato definito cruciale nel processo di progressiva corruzione e degenerazione dello stato repubblicano. Non è però certo se lo storico intendesse proseguire la narrazione fino al 63, per ricollegarsi alla prima monografia.

StrutturaModifica

È certo che l'opera fosse strutturata in cinque libri (volumina), preceduti da un proemio e da un'ampia retrospezione sul mezzo secolo di storia precedente.

Nel proemio, di cui sopravvivono numerosi frammenti, lo storico promette di non impegnarsi più, come aveva fatto nelle monografie, in una difesa moraleggiante del ruolo della storia e dello storico, rivalutando invece la tradizione storiografica latina precedente, con una particolare lode a Catone il Censore e Gaio Fannio. Segue poi la ripresa di una tematica già sviluppata nelle monografie, la corruzione della res publica.

Al proemio seguiva una carrellata dei fatti che avevano caratterizzato il cinquantennio precedente il 78, che fungeva da vera e propria introduzione alla narrazione. Quest'ultima abbracciava un dodicennio denso di avvenimenti, con la rapida rovina della costituzione sillana e la concomitanza di più guerre.

Al centro del libro I campeggiava la figura di Silla assieme all'episodio della rivolta di Lepido; nel II dominavano le guerre di Pompeo in Hispania e Macedonia, nel III la guerra mitridatica, la fine della guerra contro Sertorio e la rivolta di Spartaco e Crixus; il libro IV abbracciava i fatti del periodo 72-70 a.C., con la conclusione della guerra servile; il V racconta l'esito della guerra di Lucullo e la guerra di Pompeo contro i pirati.

Visione pessimistica della storiaModifica

Il quadro generale è improntato ad un marcato pessimismo; sulla scena si avvicendano solo avventurieri e corrotti, in un clima di grave decadenza. Infatti, dopo la morte di Cesare, non erano più pensabili per Sallustio attese o progetti di riscatto. La sua ammirazione va a quei ribelli come Sertorio che, postosi a capo di un regno indipendente nella penisola Iberica, contesta apertamente le istituzioni repubblicane, mettendosi però in luce grazie al proprio valore, non a manovre demagogiche. Pompeo invece viene caratterizzato in modo polemico: Sallustio, fedele alla sua politica pro Caesare, non manca di atteggiarlo come un attivista che scatena le più basse passioni del popolo per meri fini politici.

BibliografiaModifica

  • Gaio Sallustio Crispo, A. Crugnola (a cura di), Antologia sallustiana, Messina, Principato, ISBN 88-416-2367-5.
  • A. La Penna, Per la ricostruzione delle «Historiae» di Sallustio, St. ital. di filol. class., 1963, p. 568.

Voci correlateModifica

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