Hitais

Famiglia nobile albanese

La famiglia Hitaj o Lesko nel periodo pre-ottomano (discendenti attuali famiglia Hitai o Hitaj di Saseno e dell'Epiro del Nord[1]) ha origini nella regione dell'Albania meridionale della Caonia nell'Epiro nord occidentale . I membri di questa famiglia hanno ricoperto cariche di funzionari, cavalieri, e nobili nel periodo del dominio delle Isole Ionie da parte della Repubblica di Venezia oltre che vassalli di principi Albanesi per tutto il medioevo.

L'attuale stemma di famiglia Hitais - Hitaj - Hitai. Modificato nella fine dell XVIII° secolo dopo aver rimosso i due leoni laterali che erano un chiaro segno della vicinanza della famiglia con la Repubblica di Venezia. Rimane ad oggi lo scudo crociato a difesa della Repubblica con il simbolo distintivo della lettera (H) ove nel culmine si trova una spada rovesciata ad indicare la fermezza. Il giglio alla base fu usato successivamente come ornamento ma simboleggia anche una fiamma, esso serve ad indicare l'importanza e il blasone famigliare. Lo stemma araldico finisce con un nastro che indica la dicitura latina "Hitais adversus ignis et gladio", che letteralmente significa "Attraverso il fuoco e la spada"
Lesko - Hitais - Hitai - Hitaj
StatoPrincipato d'Epiro, Repubblica di Venezia, Stato Pontificio, Principato d'Albania, Regno di Grecia, Regno d'Albania, Regno d'Italia.
Casata di derivazioneLesko Hitais
Casata principaleHitai (Hitaj)
TitoliCittadino di Venezia, Signore dell'Epiro del Nord e di Corfù, Barone di Saseno.
FondatoreAthanas Lesko Hitais
Attuale capoBernardi Hitai
Data di fondazione1690
EtniaEpiriota - Greca - Albanese - Italiana
Rami cadettiBernardi Hitai di Reggio Calabria, Albani Hitai di Piana degli Albanesi, Nicolasi Hitais di Roma

StoriaModifica

OriginiModifica

I primi accenni storici della famiglia Hitaj o "Hitais" (pronunciato in forma latina) li troviamo tra i documenti veneziani della famiglia patrizia della serenissima, gli Ottoboni[2],

dei cittadini della Repubblica Veneziana. Marco Ottoboni, allora Cancelliere della Repubblica, annota più volte il nome del suo vassallo epiriota nell’isola di Corfù (territorio Veneziano dal 1202 al 1797).

Il nome a cui si fa riferimento tra i documenti della cancelleria veneziana è quello di Grigor Lesko, cavaliere epiriota di lingua albofona al servizio del potente cancelliere della repubblica Marco Ottoboni. Grigor, faceva le veci di funzionario della serenissima nella costa meridionale dell Epiro. Successivamente per ordine del cancelliere si trasferì con parte della sua famiglia nell'isola greca di Corfù, come riportano i documenti per la raccolta dei dazi datati 1625.

La famiglia Lesko, rimase al servizio della repubblica di Venezia fino alla morte di Marco Ottoboni, fatto che li costrinse a rientrare in Albania, allora sotto il dominio dell'impero Ottomano.

Travolti dai debiti e con la mancanza di appoggi di influenza da parte di altre famiglie importanti il figlio di Grigor Lesko; Athanas, si convertì alla fede islamica per avere agevolazioni sociali e sgravi fiscali da parte del governo turco-ottomano, trasformando il proprio cognome in Hitaj, derivante dalla parola araba "Hita" ( provvidenza, in arabo: حيطة ) letteralmente, uomo della provvidenza.

Pur convertendosi alla fede musulmana la famiglia Hitaj riallaccio i rapporti con i loro benefattori veneti dopo l'incoronazione al soglio pontificio di Pietro Vito Ottoboni, (Papa Alessandro VIII).

 
Hajri Athanas Hitais II, cavaliere d'Epiro [Ritratto illustrativo del 1794]
 
Busto realizzato da Domenico Guidi raffigurante Pietro Vito Ottoboni, poi Papa Alessandro VIII[3] (1689 -1691)

L’anno successivo l'incoronazione a Papa nel 1689, con un decreto papale, Papa Alessandro VIII nel 1690 nomina prima Signore poi Barone dell'Isola di Saseno[4], il nipote di Grigor Lesko, il giovane Murat Hitaj (ribattezzato dai veneti con il nome del padre in Athanas Hitais) sotto decreto del Papa diventa così il primo nobile della casata con il titolo di Barone di Saseno per la Santa Romana Chiesa, e signore di Corfù e dell'Epiro del Nord per la Repubblica di Venezia.

Da notare che i titoli nobiliari erano meramente riconosciuti sulla carta dallo stato pontificio e dalla Repubblica di Venezia, lasciando però de facto la famiglia Hitaj senza nessun potere sui territori a loro assegnati, poiché concretamente possedimenti dell'Impero Ottomano.

Dopo la morte di Papa Alessandro VIII, la famiglia Hitais continuò a servire per un breve periodo sia Roma che Venezia, salvo poi tornare a ricoprire gli interessi esclusivi della Serenissima per conto degli Ottoboni.

All'inizio della seconda metà del 1700 gli Hitais si divisero in diversi rami cadetti trasferendosi in tutto l'Epiro, tra il sud dell’Albania e il nord della Grecia. Altri ceppi famigliari si rifugiarono dai Borbone delle Due Sicilie, reali del Regno di Napoli nel sud Italia. Malgrado qualche fonte sporadica, nella maggioranza di essi non si ebbe notizia per quasi tutto XIX secolo. Infatti per tutto l’Ottocento il territorio dell'Epiro dove abitavano gli Hitais era martoriato da guerre intestine per il controllo della regione, allora sotto influenza dell'impero ottomano, a guida del generale turco Ali Pasha.

Dopo la spartizione dell'Epiro in due regioni distinte da parte di Grecia ed Albania, anche i rami derivanti dalla famiglia Lesko Hitais vennero separati in due regni diversi, formando una diaspora in tre nazioni distinte; Grecia, Albania ed Italia. Gran parte dei rami famigliari in territorio greco vennero da subito privati dei titoli nobiliari dalla Monarchia Greca per concedere i titoli a nuove casate elleniche. I pochi rimasti vennero assimilati nella cultura turco-ottomana, oppure si estinsero per mancanza di eredi nel corso degli anni. Il ramo albanese-epiriota e quello italiano sono sopravvissuti con le proprie discendenze.

Nel XX secoloModifica

Durante i primi anni venti del 1900 il titolo di Barone dell'Isola di Saseno venne riconosciuto nuovamente ad i Bej Hitaj di Kuç dall'allora Principe d'Albania e di Wied, Guglielmo di Wied Skanderbeg II. Titolo che fu ereditato dal figlio di Isa Bej di Kuç, durante il regno di Re Zog I, un legame che si andò a consolidare grazie anche alla parentela con l'imprenditore e nobile albanese Shefqet Vërlaci. Il riconoscimento del titolo venne garantito alla famiglia Hitaj anche in epoca fascista quando la corona albanese fu "donata" a Re Vittorio Emanuele III dopo la fuga di Re Zog. Il legame della famiglia Hitai con il partito fascista si consolidò notevolmente quando Sheqet Verlaci fu nominato Senatore del Regno d'Italia per volere dell'allora ministro degli esteri, e genero di Mussolini, il conte Galeazzo Ciano.

Diversi componenti della famiglia Hitaj ricoprirono numerosi ruoli pubblici nella prefettura di Valona durante il periodo dell'egemonia fascista[5] nel Regno d'Albania. Alcuno di essi vennero arrestati poi rilasciati al termine della seconda guerra mondale dal regime comunista appena instaurato in Albania. Durante il periodo comunista in Albania che segui la dittatura di Enver Hoxha, i titoli nobiliari e le famiglie di alto rango greche, epiriote ed albanesi vennero abolite, eliminandone per lo più le tracce documentabili o la maggior parte dei riferimenti storici.

Con l’avvento del XX secolo o alcune decadi prima i discendenti della famiglia Hitais, Nicolasi Hitais a con sede a Roma e Benevento, Bernardi Hitais presso la città di Reggio Calabria, e Albani Hitais e Lesco a Piana degli Albanesi sono i primi discendenti della famiglia a trasferirsi completamente nella penisola italica.

Nell'Ottocento il nome Lesko o Lesco è stato definitivamente eliminato davanti al nome Hitais suddividendosi in altri due rami famigliari. Il più grande ramo degli Hitais dopo la famiglia Hitaj ed Hitai con tali rimembranze è quello dei Leskaj, dei quali quasi la totalità dei discendenti vive in Albania. Fin dall'inizio del 1900 invece il nome della casata principale è stato modificato in maniera definitiva in Hitaj o Hitai. Attualmente il nome viene scritto in entrambe le diciture, ma dagli eredi del titolo viene preferita la variante senza "j", nella maggior parte dei casi per questione di pronuncia in Italia, angora preferita ancora la versione Hitaj nella penisola balcanica.[6]

In Italia le versioni italiche come Bernardi o Albani vengono tutt'ora utilizzate da diverse famiglie di origini nobiliari e non.

OnorificenzeModifica

  Gran Maestro dell'Ordine dell'Aquila Nera

NoteModifica

  1. ^ FRA ATENE E TIRANA L’OMBRA LUNGA DELL’EPIRO DEL NORD - Limes, in Limes, 5 febbraio 1997. URL consultato il 15 febbraio 2018.
  2. ^ OTTOBONI in "Enciclopedia Italiana", su www.treccani.it. URL consultato il 15 febbraio 2018.
  3. ^ Diocesi di Frascati - PIETRO VITO OTTOBONI (1683-1687) (PAPA ALESSANDRO VIII), su www.diocesifrascati.it. URL consultato il 23 febbraio 2018 (archiviato dall'url originale il 10 marzo 2016).
  4. ^ L'isola di Rina Durante, in Linkiesta, 29 agosto 2013. URL consultato il 15 febbraio 2018 (archiviato dall'url originale il 16 febbraio 2018).
  5. ^ IL PARTITO FASCISTA ALBANESE, su spazioinwind.libero.it. URL consultato il 15 febbraio 2018.
  6. ^ La variante che presenta ancora la "j" è tuttora utilizzata dal ramo famigliare non ereditario presente per lo più in Epiro, Albania, Italia meridionale e Grecia settentrionale

Voci correlateModifica

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