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Con l'espressione homo religiosus ("uomo religioso") gli studiosi delle scienze umane, antropologi delle religioni e fenomenologi delle religioni indicano quell'uomo che:

«assume nel mondo un modo specifico di esistenza, che si esprime nelle numerose forme religiose che la storia ci mostra. Egli si riconosce dal suo stile di vita;»

(Julien Ries. L'uomo religioso e la sua esperienza del sacro. In Opera omnia vol.III. Milano, Jaca Book, 2007, pag.9.)

«crede sempre all'esistenza di una realtà assoluta, il sacro, che trascende questo mondo ma che in esso si manifesta e che quindi lo santifica e lo rende reale»

(Mircea Eliade. Il sacro e il profano.)

L'autore che coniò l'espressione homo religiosus fu Gerardus van der Leeuw (1890-1950) che lo oppose all'homo negligens:

«Possiamo quindi intendere la definizione del giurista Masurio Sabino: "religiosus est, quod propter sanctitatem aliquam remotum ac sepistum a nobis est". Ecco precisamente in che cosa consiste il sacro. Usargli sempre debiti riguardi: è questo l'elemento principale della relazione fra l'uomo e lo straordinario. L'etimologia più verosimile fa derivare la parola religio da relegere, osservare, stare attenti; homo religiosus è il contrario di homo negligens

(Gerardus van der Leeuw. Phanomenologie der Religion (1933). In italiano: Gerardus van der Leeuw. Fenomenologia della religione. Torino, Boringhieri, 2002, pag.30.)