Hostel

film del 2005 diretto da Eli Roth
Hostel
Hotel logo.svg
Titolo originaleHostel
Lingua originaleinglese
Paese di produzioneUsa, Germania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Islanda
Anno2005
Durata90 min
Genereorrore
RegiaEli Roth
SoggettoEli Roth
SceneggiaturaEli Roth
ProduttoreEli Roth, Mike Fleiss, Chris Briggs
Produttore esecutivoQuentin Tarantino, Scott Spiegel, Boaz Akin
FotografiaMilan Chadima
MontaggioGeorge Folsey Jr.
Effetti specialiK.N.B. Effects Group, Pacific Title and Art Studio, Precinct 13 Entertainment
MusicheNathan Barr
ScenografiaFranco-Giacomo Carbone
CostumiFranco-Giacomo Carbone
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Hostel è un film horror/splatter scritto, diretto e prodotto nel 2005 da Eli Roth. Nel 2007 è uscito il sequel, Hostel: Part II, sempre diretto da Eli Roth. Nel 2011 è uscito Hostel: Part III diretto invece da Scott Spiegel.

TramaModifica

Due ragazzi statunitensi, Paxton e Josh, sono al loro primo viaggio Interrail in Europa: qui conoscono Oli, un ragazzo islandese che si unisce a loro. I tre si recano ad Amsterdam; durante una delle nottate a base di sesso e droga al quartiere a luci rosse (il De Wallen), capita loro di rimanere fuori dall'ostello in cui alloggiano: l'orario per rientrare è scaduto e devono prepararsi a passare la notte in giro per la città. Incontrano un ragazzo che si offre di ospitarli e che, in seguito, li informa dell'opportunità di recarsi in Slovacchia, in un ostello vicino a Bratislava, abitualmente frequentato da ragazze bellissime e disponibili.

Durante il viaggio in treno incontrano uno strano uomo d'affari olandese: l'uomo inizia a corteggiare Josh, che lo respinge bruscamente. Giunti all'ostello slovacco, scoprono che dovranno condividere la loro stanza con due ragazze, Natalya e Svetlana. Il giorno seguente, Oli sparisce e gli impiegati della reception, interrogati, li informano che il loro amico ha pagato il conto ed è andato via. Lo stesso giorno mentre Paxton e Josh sono in città, trovano un uomo con lo stesso giubbotto di Oli e decidono di seguirlo al Torture Museum.

Scoprono che non è Oli quello che stanno inseguendo, e subito dopo ricevono un MMS dall'amico con su scritto "I go home". Nella scena subito successiva si vede la testa mozzata di Oli e un carnefice che si dirige verso una ragazza asiatica per tagliarle un dito del piede. Invitati dalle ragazze in discoteca, Josh e Paxton vengono drogati, e svengono. Il primo si sveglia legato a una sedia dove l'uomo d'affari del treno lo sevizia, perforandogli il corpo con un trapano e tagliandogli i tendini di Achille. Paxton invece perde conoscenza, rimanendo per sbaglio chiuso in un ripostiglio della discoteca. Il giorno seguente Paxton chiede delucidazioni alle due ragazze, le quali gli spiegano che i suoi amici si sono recati ad una mostra. Natalya si offre di portarlo sul luogo ma, una volta giunti, qualcosa di strano si palesa agli occhi del ragazzo: l'edificio che dovrebbe ospitare la mostra appare come una vecchia fabbrica in stato di abbandono, e il parcheggio antistante è pieno di automobili lussuose e facoltosi uomini d'affari.

Quando Paxton entra, scopre che quello è un luogo di torture e vede l'olandese del treno mentre seziona il cadavere dell'amico sparito. Cerca di scappare, ma due guardiani lo bloccano e lo legano ad una sedia, affinché possa essere torturato. Poco dopo arriva il suo carnefice, un tedesco che - per una sorta di feticismo - si eccita a sentir soffrire e implorare in lingua inglese; tuttavia Paxton conosce la lingua tedesca e la usa per persuaderlo a liberarlo, ma ottiene soltanto di farsi chiudere la bocca con un pallotto di gomma agganciato a una benda. Il torturatore comincia le sevizie, dapprima spaventandolo con delle forbici, quindi, dopo averlo colpito al petto con un bastone uncinato, prende una pistola e gliela punta alla testa. In seguito, brandisce una motosega e gli mozza l'anulare e il mignolo della mano sinistra. Tuttavia avviene un incidente: il carnefice tedesco scivola sulla pozza di sangue provocata dall'amputazione, cade, e la motosega lo mùtila alla gamba; Paxton riesce a liberarsi e a trucidarlo prima che il torturatore riesca ad afferrare di nuovo la motosega in mano.

Intanto una guardia, mentre sta guardando un filmato porno, sente un grido in tedesco: in realtà è una trappola tesa da Paxton, che fingendosi legato alla sedia, mentre la guardia osserva il corpo del boia morto, lo uccide con due colpi di pistola. Durante la fuga finisce nella stanza dove un uomo brucia i cadaveri in un forno crematorio e, dopo essersi nascosto fra i corpi, lo uccide con una martellata; poi si ritrova nello spogliatoio dei torturatori dove incontra un uomo che, credendolo uno di loro, gli parla dei suoi metodi di tortura.

Da quell'uomo, Paxton viene a conoscenza dell'Èlite Hunting Club, una sorta di società segreta i cui membri pagano ingenti somme per torturare ignari turisti. La polizia ne sarebbe al corrente ma è corrotta. Il ragazzo continua la sua fuga, ma, sentendo le urla di una ragazza, decide di salvarla. Entrando nella stanza trova l'uomo intento a torturare Kana, una ragazza giapponese conosciuta nell'ostello.

Il torturatore le brucia il viso con una fiamma ossidrica, facendole quasi perdere un occhio. Il ragazzo uccide l'uomo con la pistola di lui abbandonata negli spogliatoi. Dopo avere tagliato il bulbo oculare che pendeva dall'orbita di Kana, Paxton fugge con la ragazza. I due rubano un'auto dal piazzale del luogo di tortura e correndo in città inseguiti, incontrano le due ragazze, Svetlana e Natalia assieme al ragazzo di Amsterdam: Paxton, accecato dall'odio, li uccide investendoli.

Con l'aiuto di una baby gang locale, raggiungono la stazione ferroviaria. A questo punto, la giovane giapponese vede il suo volto martoriato riflesso in un vetro e si suicida gettandosi sotto un treno. Grazie alla distrazione creata dal suicidio il ragazzo riesce a salire sul treno e abbandona la città. Durante il viaggio si accorge che sul suo stesso treno c'è anche l'olandese. Quando il treno giunge a destinazione, lo segue nei bagni della stazione di Berlino, dove lo assale, gli taglia due dita, gli sbatte la porta in faccia, lo affoga nel gabinetto e lo sgozza, uccidendolo, con un bisturi.

CuriositàModifica

  • Eli Roth, regista del film, appare in un cameo, interpretando uno degli ospiti all'ostello di Amsterdam intento a fumare da un bong.
  • Poiché nel film compaiono svariate scene di tortura e di violenza, all'ingresso dei cinema insieme al biglietto fornivano un sacchetto per vomitare.[1]
  • Sulla locandina italiana c'è scritto: «Avvertenze: contenuti violenti, scene cruente, inquadrature brutali, la vera sfida è guardarlo fino in fondo».
  • Il film è stato uno tra i primi titoli venduti anche nel formato Blu-ray Disc.
  • Eli Roth ha dichiarato in una intervista al festival del cinema horror di Sitges che l'ispirazione per girare il film è nata leggendo i contenuti di un sito Internet, che concedeva la possibilità in Thailandia di uccidere un uomo pagando 10.000 dollari[2].
  • La città dove è situato l'ostello in realtà non si trova in Slovacchia, come viene detto nel film, ma è Český Krumlov, città della Repubblica Ceca.
  • Nel film viene proposta Treti Galaxie, una canzone interpretata dal ceco Michal David, che è una reinterpretazione di Stella Stai di Umberto Tozzi.

AccoglienzaModifica

Il sito Rotten Tomatoes riporta che il 60% delle 104 recensioni professionali ha dato un giudizio positivo sul film; su Metacritic il film detiene un punteggio del 55 su 100, basato sul parere di 21 critici.

RiconoscimentiModifica

Vincitore di 4 premi e candidato ad altri 5.

DivietiModifica

Il film in Italia venne vietato ai minori di 14 anni per la violenza estrema.

ControversieModifica

La realizzazione del film è stata accompagnata da forti critiche da parte della Slovacchia e dalla Repubblica Ceca. Funzionari slovacchi furono disgustati dalla rappresentazione del film del loro Paese come sottosviluppato, povero, dalle terre incolte e sofferente per una criminalità diffusa, per la guerra e la prostituzione,[3] temendo che tutto ciò avrebbe potuto "danneggiare la buona reputazione della Slovacchia" dando l'impressione agli stranieri che fosse un luogo pericoloso[4]. L'ufficio del turismo della Slovacchia invitò Roth nel loro Paese, affinché potesse vedere che non era composto di fabbriche e di bambini che uccidono per la gomma da masticare.

Tomáš Galbavý, membro del Parlamento Slovacco, commentò: "Sono offeso da questo film. Penso che tutti gli Slovacchi dovrebbero sentirsi offesi."[4] In sua difesa, Roth ha dichiarato che il film non voleva essere offensivo, sostenendo che gli "Americani non sanno nemmeno dell'esistenza di questo Paese. Il mio film non è un'opera geografica, ma si propone di mostrare l'ignoranza degli Americani sul Mondo che li circonda."[4][5] Roth ha ripetutamente affermato che nonostante il film Non aprite quella porta e i suoi numerosi seguiti, la gente continua ad andare in Texas.[6]

NoteModifica

  1. ^ "Hostel (2006): horror piatto, monocorde e fuori luogo", scheda disponibile qui; ultimo accesso il 21 giugno 2007.
  2. ^ Le 5 terrificanti leggende metropolitane realmente accadute, su quelchenonsapevi.it. URL consultato il 22 settembre 2014 (archiviato dall'url originale il 10 novembre 2014).
  3. ^ Rob Cameron, Smash hit horror Hostel causes a stir among citizens of sleepy Slovakia, Radio Prague, 24 febbraio 2006. URL consultato il 7 settembre 2008.
  4. ^ a b c Slovakia angered by horror film, BBC News, 27 febbraio 2006. URL consultato il 4 maggio 2010.
  5. ^ Hostel: April 2006 Archives, su sonypictures.com. URL consultato il 4 maggio 2010 (archiviato dall'url originale il 17 agosto 2010).
  6. ^ Close-Up Film Features Archiviato il 25 settembre 2010 in Internet Archive.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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