Humphrey Bogart

attore statunitense

Humphrey DeForest Bogart (New York, 25 dicembre 1899Los Angeles, 14 gennaio 1957) è stato un attore statunitense.

Humphrey Bogart nel 1940
Statuetta dell'Oscar Oscar al miglior attore 1952

Una delle icone del cinema hollywoodiano, la sua inconfondibile figura viene ancora ricordata dagli appassionati di cinema a distanza di molti anni dalla morte, tanto che l'American Film Institute ha inserito Bogart al primo posto tra le più grandi stelle della storia del cinema.[1]

BiografiaModifica

Le originiModifica

 
Humphrey Bogart in Anima e corpo (1931)

Humphrey Bogart nacque il giorno di Natale del 1899,[2] da una famiglia agiata di origine britannica, olandese e spagnola: suo padre Belmont De Forest Bogart era un noto chirurgo, la madre Maud Humphrey una disegnatrice pubblicitaria. A poco più di un anno di età sarà l'inconsapevole modello di un ritratto che la madre riesce a vendere alla Mellin per una campagna di prodotti dietetici per bambini. L'infanzia dorata, trascorsa senza episodi significativi nella elegante casa dell'Upper West Side di Manhattan insieme alle due sorelline minori, non fece presagire l'adolescente ribelle e intollerante che diverrà qualche anno più tardi.

Dopo il diploma delle inferiori alla Trinity Grammar School, si iscrisse alla Philips Academy di Andover nel Massachusetts, dove tutti speravano si preparasse ad affrontare un percorso universitario, magari a Yale. Ma il giovane Humphrey deluse le aspettative dei suoi, guadagnandosi dopo pochi mesi un'espulsione per indisciplina, a seguito della quale decise di arruolarsi volontario in marina, appena dopo l'entrata degli Stati Uniti nel conflitto mondiale. Al periodo del servizio militare sembra risalire l'incidente che gli provocherà la cicatrice al labbro superiore, che costituirà il suo celebre segno distintivo. Le circostanze in cui si ferì sono controverse e, anche in questo caso, come per l'incerta data di nascita o l'espulsione dal college, è difficile distinguere la verità dalle astute contraffazioni degli addetti stampa delle major, il cui compito era quello di aggiungere un alone romantico alla figura del divo di turno.

Gli esordiModifica

Terminato il servizio militare un amico d'infanzia, figlio di un produttore teatrale, gli procurò dei lavori dietro le quinte dei palcoscenici di Brooklyn. In breve Bogart passò a recitare le prime battute sulla scena, e nel 1921 ottenne il primo ruolo da professionista. Tra il 1922 e il 1929 recitò in ben ventuno produzioni di Broadway, interpretando generalmente ruoli da giovane sfrontato e scansafatiche. Sulla scena conobbe Helen Menken, che nel 1926 diventò sua moglie. Il matrimonio, abbastanza burrascoso per i frequenti litigi, durò solo un anno, anche se i due rimasero amici. Subito dopo si legò a un'altra giovane collega, Mary Philips, che sposò nel 1928. Anche questa unione non fu facile: il carattere di Mary emerse quando, arrestata per ubriachezza molesta, staccò il dito di un poliziotto con un morso.

Nei primi anni trenta Bogart venne notato da alcuni agenti della Fox con i quali si impegnò per sei film. Questa prima esperienza a Hollywood lo deluse, malgrado la paga interessante, e Bogart decise di tornare a recitare a Broadway, dove fra l'altro aveva stretto una grande amicizia con Spencer Tracy, un professionista che stimerà sempre. Tra il 1932 e il 1935 partecipò ad altre sette produzioni teatrali, l'ultima delle quali fu La foresta pietrificata di Robert E. Sherwood. Gli venne assegnata la parte di Duke Mantee, pericoloso killer evaso, mentre la parte del protagonista andò all'amico Leslie Howard. La pièce ebbe ben 197 repliche e Howard, consapevole che il successo del lavoro dipendeva in gran parte da Bogart, promise all'amico di aiutarlo a ottenere lo stesso ruolo nell'eventuale versione cinematografica.

Gli anni dei gangster-movieModifica

 
Humphrey Bogart in una locandina originale di Legione nera (1937)
 
Bogart nel trailer de La foresta pietrificata

Quando la Warner Brothers comprò i diritti de La foresta pietrificata e decise di realizzarne un film, il ruolo di Duke andò a Edward G. Robinson, all'epoca artista di punta della casa cinematografica, ma Howard minacciò di non firmare il contratto e fece ottenere la parte a Bogart. Il film uscì nel 1936 e Bogart ottenne una serie di entusiastiche recensioni, ma la Warner lo relegò in ruoli stereotipati di gangster: nel giro di pochi film, il suo personaggio andò sulla sedia elettrica dodici volte e ricevette condanne per un totale di circa ottocento anni di detenzione. Fuori dagli studi iniziò a comportarsi come i suoi personaggi, atteggiandosi a duro ed esagerando con l'alcool e il fumo.

Lo strapotere delle major, che all'epoca era assoluto, non permetteva agli artisti la scelta dei copioni: un attore che rifiutava una parte poteva vedersi sospesa la paga senza spiegazioni, pertanto Bogart si impegnò con costanza, pur rendendosi conto che la Warner dava la priorità ad attori come James Cagney, George Raft, Paul Muni o il già citato Robinson, e non intendeva per il momento fare di lui un divo, riservandogli le parti scartate da questi e da altri attori. Nel 1937 girò Le 5 schiave, accanto a Bette Davis. Una delle attrici era Mayo Methot, una donna dal carattere simile al suo: fra i due nacque una forte attrazione e nel 1938 la coppia si sposò.

Nessun matrimonio sarà più turbolento: la terza signora Bogart, pur gentile e ragionevole, sotto gli effetti dell'alcool diventava intrattabile, lanciando addosso a suo marito ogni oggetto a portata di mano. I due si azzuffavano perfino in pubblico anche se, nonostante la vita burrascosa fuori dagli studi, Bogart continuò a osservare con rigore e puntualità i suoi impegni di lavoro. Intanto il suo carattere schietto e intollerante di ogni ipocrisia cominciò a procurargli qualche noia con la stampa, ma lui non sapeva fare a meno di esprimere le proprie opinioni, per quanto scomode fossero. Iniziò a emergere una precisa corrispondenza tra l'uomo Bogart e i personaggi che interpretava: la sua incapacità a mentire, le sue coraggiose prese di posizione talvolta faranno tremare la stampa dell'epoca e l'establishment di Hollywood.

L'ascesa verso il successoModifica

 
James Cagney e Humphrey Bogart nel film I ruggenti anni Venti (1940)

Le pellicole interpretate da Bogart a tutto il 1940 furono ben trentanove. Benché molto spesso calato in personaggi improbabili e in ruoli senza spessore, non gli mancarono le buone occasioni per dimostrare le proprie capacità drammatiche: oltre al già citato La foresta pietrificata ricordiamo Strada sbarrata (1937), Gli angeli con la faccia sporca (1938), I ruggenti anni Venti (1939) e Strada maestra (1940), quest'ultimo diretto da Raoul Walsh. La vera occasione giunse nel 1941 con Una pallottola per Roy, ancora una volta per la regia di Walsh.

Pur interpretando l'ennesimo gangster, Bogart conferì al suo ruolo una coloritura eroica e gli attribuì valori positivi quali il coraggio, la generosità e quel codice d'onore che sarà una delle costanti dei personaggi da lui interpretati in seguito. Il ruolo di Roy Earle, rifiutato da tutti gli attori di punta della Warner, cambiò il corso della carriera di Bogart e lo rivelò alla critica e al pubblico come una stella di prima grandezza. Sceneggiatore del film fu John Huston, che Bogart imparò presto a stimare sia come scrittore sia come uomo riconoscendogli, e forse invidiandogli, qualità che egli non possedeva: innanzitutto la statura (1 metro e 85 contro il metro e settanta di Bogart), poi la sua cultura e il buon rapporto con il padre (l'attore Walter Huston), cosa che a lui era sempre mancata.

Huston d'altro canto riconosceva a Bogart la pervicacia, l'impegno e la serietà nel lavoro: «Humphrey non ha preso mai sul serio se stesso, ma il suo lavoro sì». Tra i due si sviluppò un sodalizio non solo professionale, ma anche umano: entrambi avevano la passione per l'alcool e per il mare. Bogart acquistò da Dick Powell uno yacht di quindici metri e, per almeno trenta week-end l'anno, continuerà per tutta la vita ad andare in barca. Come ex-marinaio era pratico di navigazione ed era rispettato da tutta la gente di mare, soprattutto da chi conosceva e trattava con sufficienza i divi di Hollywood che, una volta arricchiti, si improvvisavano "lupi di mare".

Gli anni d'oroModifica

 
Statua raffigurante Bogie in Casablanca (1942), presente da Madame Tussauds a Londra

Sempre del 1941 è l'altro film che impose Bogart come grande protagonista: Il mistero del falco, che vide esordire alla regia proprio il suo amico John Huston. Fedele al romanzo di Dashiell Hammett da cui era tratto, il film si rivelò un capolavoro del genere noir e il personaggio di Sam Spade contribuì a fissare definitivamente la figura di Bogart nell'immaginario collettivo: impermeabile chiaro, cappello floscio a larghe tese, sigaretta all'angolo della bocca, volto corrucciato e l'inconfondibile sorriso a denti stretti, reso singolare dalla cicatrice sul labbro.

Huston lo diresse nuovamente in Agguato ai tropici (1942), ma la sua chiamata alle armi mandò in fumo i successivi progetti. Bogart si dedicò a un film a basso costo, diretto da Michael Curtiz e basato su un'incomprensibile sceneggiatura che più volte venne rimaneggiata per il rapido volgere degli eventi bellici (gli attori che vi lavoravano hanno più volte dichiarato di non capire la trama di ciò che stessero recitando). Eppure Casablanca diventò un classico del cinema di tutti i tempi e ottenne l'Oscar per il miglior film, migliore regia e migliore sceneggiatura non originale. Humphrey Bogart, protagonista assieme a Ingrid Bergman, ebbe la candidatura, ma l'Oscar verrà assegnato a Paul Lukas.

 
Humphrey Bogart nel trailer di Casablanca (1942)

Durante la lavorazione di Casablanca i rapporti tra Bogart e la sua terza moglie precipitarono: Methot, convinta dell'esistenza di una storia sentimentale tra suo marito e Bergman, tentò il suicidio e arrivò anche a colpire alla schiena il marito con un coltello. Le successive riprese di Acque del Sud (1944), tratto dal romanzo Avere e non avere di Ernest Hemingway, segnarono la definitiva rottura tra i due e il successivo divorzio. Bogart si innamorò quasi immediatamente della protagonista femminile del film, la giovane e bella esordiente Lauren Bacall (1924-2014), ma la loro differenza di età (lui 44 anni, lei 19) non mancò di destare qualche problema. La coppia comunque si sposò nel 1945 e lavorerà ancora insieme nei film Il grande sonno (1946), un altro grande classico del noir, La fuga (1947), in cui venne usato l'espediente della cinepresa "in soggettiva", e l'avventuroso L'isola di corallo (1948).

 
Bogart nel 1945

I Bogart presero la residenza nell'esclusivo sobborgo di Holmby Hills, tra Beverly Hills e Bel Air, e si circondarono di amici, tra cui Judy Garland, Spencer Tracy, Katharine Hepburn, Frank Sinatra e David Niven. Più volte si recarono a Washington, insieme ad altri artisti, per protestare contro l'attività della Commissione per le attività antiamericane, che alla fine degli anni quaranta, indagando sulla presunta presenza di comunisti nell'industria cinematografica, diede il via alla cosiddetta caccia alle streghe.

Dal matrimonio con Lauren Bacall nasceranno due figli: nel 1949 Stephen Humphrey e nel 1952 Leslie Howard, in omaggio al grande amico Leslie Howard nel frattempo scomparso in guerra, verso il quale Bogart nutrì sempre un grande senso di riconoscenza per l'aiuto ricevuto all'inizio della carriera.

Nel 1948 John Huston gli offrì un ruolo ne Il tesoro della Sierra Madre. Diversi anni prima Huston aveva letto l'omonimo romanzo scritto da un misterioso autore che lavorava sotto pseudonimo e ne era rimasto affascinato. Tornato dalla guerra, dove aveva prestato servizio come documentarista, si dedicò alla trasposizione cinematografica e ne scrisse la sceneggiatura. Il film descrive l'incontro di tre personaggi al limite della legalità che partono per il Messico alla ricerca di un filone d'oro. Dopo averlo trovato, i tre uomini da leali compagni d'avventura si trasformano in esseri cinici e sospettosi, che finiscono con l'annientarsi fra loro perdendo il bottino e andando incontro a una tragica sorte. Il film non sbancò i botteghini ma guadagnò tre Oscar. Paradossalmente anche questa volta Bogart mancò il prestigioso riconoscimento, mentre Walter Huston, padre di John, vinse come miglior attore non protagonista.

 
Katharine Hepburn e Humphrey Bogart durante le riprese de La regina d'Africa (1948)

Nello stesso periodo Bogart fondò una propria casa di produzione, che chiamò Santana Productions dal nome del suo yacht, con la quale girò quattro film che, per una serie di circostanze, non daranno le soddisfazioni artistiche e commerciali sperate. Dopo La città è salva (1951), l'attore chiuse il contratto con la Warner, e fu ancora John Huston a offrirgli un altro ruolo, quello del proprietario di un malandato battello che si lascia convincere da una zitella puritana (Katharine Hepburn) a percorrere le acque di un fiume dell'Africa per andare all'attacco di una nave da guerra tedesca. Il film, il primo a colori per Bogart, prese lo stesso nome del battello, La regina d'Africa. La lavorazione fu lunga e travagliata: le riprese nel caldo umido e soffocante della Repubblica Democratica del Congo furono costellate di incidenti. Attacchi di dissenteria crearono seri problemi a tutti i componenti della troupe, salvo Huston e Bogart («merito dell'alcool», come ironicamente avranno poi modo di affermare), il battello affondò e ci vollero tre giorni per riportarlo a galla, alcune incomprensioni con la gente del luogo ritardarono la lavorazione e l'intero accampamento della troupe fu invaso dalle formiche. Nonostante tutto ciò il risultato fu un sorprendente miscuglio di eroismo bellico e di pungente ironia, e si fondò per intero sull'esperta recitazione dei due protagonisti. Il film fu un trionfo commerciale e consentì a Bogart di vincere l'ambito Oscar, sconfiggendo la rivelazione Marlon Brando, grande favorito con Un tram che si chiama Desiderio.

Gli ultimi anniModifica

 
William Holden e Humphrey Bogart in Sabrina (1954)

Dopo La regina d'Africa nessuno mise più in discussione le capacità drammatiche di Bogart, che d'ora in poi poté permettersi di scegliere personalmente i copioni. Alcune delle sue preferenze tuttavia caddero su progetti più modesti, come Essi vivranno! (1952), sulla guerra di Corea, la commedia Non siamo angeli (1955), La mano sinistra di Dio (1955) e Il tesoro dell'Africa, girato in Italia con un cast comprendente anche Gina Lollobrigida. Anche il ruolo di Larry Larrabee in Sabrina, per il quale fu scritturato in extremis dopo il forfait di Cary Grant, non fu molto congeniale a Bogart, nonostante le modifiche apportate allo script.

 
Humphrey Bogart e Lauren Bacall ripresi sulla Piazzetta di Portofino, nel 1954, nel periodo in cui venivano girate nella riviera ligure le scene de La contessa scalza

Gli scontri non solo verbali con il regista Billy Wilder e con il co-protagonista William Holden, e le affermazioni poco diplomatiche di Bogart sulle qualità femminili e artistiche di Audrey Hepburn animarono la lavorazione del film, che ebbe comunque successo. Indovinata fu invece la parte del capitano Queeg in L'ammutinamento del Caine, un film che gli fece ottenere la terza candidatura all'Oscar grazie all'interpretazione del nevrotico comandante di una nave che deve fronteggiare la ribellione del suo equipaggio.

 
Loculo di Humphrey Bogart

Con Ore disperate (1955), Bogart tornò per la prima volta dopo molti anni a interpretare la figura di un gangster, uno spietato criminale che, evaso dalla prigione assieme ad alcuni complici, tiene in ostaggio una tranquilla famigliola con un bambino. Mentre girava Il colosso d'argilla nel 1955, Bogart iniziò ad accusare una disfonia che gli rendeva difficile la pronuncia delle battute. Fu il primo sintomo di quello che all'inizio sembrò essere un piccolo restringimento dell'esofago, ma che in realtà era un carcinoma dell'esofago. Qualche mese più tardi, nel disperato tentativo di bloccarne la diffusione ai tessuti vicini, l'attore venne sottoposto a un intervento chirurgico altamente debilitante, della durata di nove ore, che mise in serio pericolo la sua vita. Per circa un anno cercò di combattere la malattia credendo di farcela, ma, alle due e venticinque del mattino del 14 gennaio 1957, Humphrey Bogart morì nella sua casa di Holmby Hills, nel distretto di Westwood, a Los Angeles. La mattina dello stesso giorno il corpo venne portato al Forest Lawn Memorial Park, dove fu cremato.[3]. La cerimonia funebre si tenne la mattina del 17 alla All Saints' Episcopal Church (Chiesa Episcopale di Tutti i Santi) di Los Angeles; al posto della bara vi era un modellino del suo yacht Santana. Vi parteciparono decine e decine di colleghi e maestranze degli studi, e John Huston pronunciò un memorabile discorso in suo onore. Le ceneri, contrariamente alle sue volontà (le avrebbe volute disperse nell'Oceano Pacifico dal suo yacht, ma all'epoca era una pratica illegale), vennero tumulate in una celletta dello stesso Forest Lawn Memorial Park.[3]

Il mitoModifica

 
Francobollo USA dedicato a Humphrey Bogart

Humphrey Bogart incarna uno dei più grandi miti di Hollywood. Le televisioni continuano a riproporre i suoi film, la RAI gli ha dedicato nell'estate del 1975, in prima serata, una delle più vaste e complete retrospettive mai trasmesse, restaurando alcune pellicole, ridoppiandone altre (la tradizionale voce di Bruno Persa e quella dei doppiaggi made in USA venne rimpiazzata da quella ugualmente efficace di Paolo Ferrari), proponendo addirittura alcuni inediti, e anche le nuove generazioni si appassionano alla sua figura. Il via a questa celebrazione sembrerebbe averlo dato Woody Allen con il suo famoso Provaci ancora, Sam, ma in realtà il culto ha avuto inizio molto prima, forse quando lo stesso Bogart era ancora in vita, forse da Casablanca in poi.

Il suo successo con le donne, il suo fisico non eccezionale in cui chiunque poteva identificarsi, il comune denominatore dei suoi personaggi, tutti nel bene e nel male accomunati da un senso di lealtà, di generosità e di eroismo, hanno fatto con il tempo di Humphrey Bogart un personaggio carismatico al di là delle indubbie qualità di recitazione. Anche al di fuori degli schemi correnti, lo scienziato e il gangster, il capitano e la spia incarnavano una nobiltà d'animo che è in fondo il corrispondente moderno dell'ideale romantico.

Bogart scacchistaModifica

Humphrey Bogart era un eccellente scacchista. Durante i primi anni trenta, prima di iniziare la carriera di attore, giocava a scacchi per soldi nei parchi di New York e a Coney Island. Nel film Casablanca, si vede una scacchiera con una posizione tratta da una sua partita per corrispondenza (l'immagine è però non ben definita). Ottenne una patta in una simultanea data da Samuel Reshevsky e giocò anche con George Koltanowski, all'epoca detentore del primato mondiale di simultanee alla cieca. Era un arbitro della United States Chess Federation e frequentava spesso l'Hollywood Chess Club. Nel 1945 lui e la moglie Lauren Bacall apparvero sulla copertina della rivista Chess Review. Il sito web chessgames.com riporta quattro sue partite.[4]

FilmografiaModifica

CinemaModifica

TelevisioneModifica

 
La stella di Bogart sulla Hollywood Walk of Fame

Premi e riconoscimentiModifica

Premio Oscar

Doppiatori italianiModifica

Nelle versioni in italiano dei suoi film Humphrey Bogart è stato doppiato da:

  • Bruno Persa ne Le 5 schiave, Il sapore del delitto, Angeli con la faccia sporca, Il terrore dell'Ovest, La bolgia dei vivi, Il ritorno del dottor X, Strisce invisibili, Il vendicatore, Una pallottola per Roy, Il circo insanguinato, Sesta colonna, Il terrore di Chicago, Casablanca, Sotto le stelle di Hollywood, Sahara, Il giuramento dei forzati, Nebbie, Il grande sonno, La seconda signora Carroll, La fuga, Il tesoro della Sierra Madre, L'isola di corallo, Assalto al cielo, La città è salva, Essi vivranno!
  • Emilio Cigoli in Solo chi cade può risorgere, I bassifondi di San Francisco, Tokyo Joe, Diritto di uccidere, Damasco '25, L'ultima minaccia, Il tesoro dell'Africa, L'ammutinamento del Caine, Sabrina, La contessa scalza, Non siamo angeli, La mano sinistra di Dio, Ore disperate, Il colosso d'argilla
  • Paolo Ferrari nei ridoppiaggi di Angeli con la faccia sporca, Agguato ai Tropici, Il giuramento dei forzati, Acque del sud, Il grande sonno, I bassifondi di San Francisco, Il mistero del falco, Il sapore del delitto, Convoglio verso l'ignoto, Casablanca[6]
  • Piero Leri nei ridoppiaggi de La foresta pietrificata e L'uomo di bronzo
  • Gualtiero De Angelis ne La regina d'Africa
  • Otello Toso in Strada sbarrata
  • Gero Zambuto in Ed ora... sposiamoci!
  • Pino Locchi ne I ruggenti anni venti
  • Dario Penne in Legione nera
  • Fabrizio Pucci in Tramonto (ridoppiaggio)

NoteModifica

  1. ^ (EN) AFI's 50 Greatest American Screen Legends, American Film Institute. URL consultato il 16 novembre 2014.
  2. ^ In passato, il giorno di nascita dell'attore fu indicato nel 23 gennaio 1900, poi risultato errato, vedi Birth of Rekoning.
  3. ^ a b The Death of Humphrey Bogart, su www.findadeath.com. URL consultato il 29 agosto 2017 (archiviato dall'url originale il 6 settembre 2017).
  4. ^ The chess games of Humphrey Bogart, su chessgames.com. URL consultato il 23 marzo 2014.
  5. ^ Il film è la riproposizione televisiva de La foresta pietrificata, già interpretata da Bogart nel suddetto film e a teatro nei primi anni trenta
  6. ^ https://www.antoniogenna.net/doppiaggio/film/casablanca.htm

BibliografiaModifica

  • (EN) Ray Stuart Immortals of the Screen, Bonanza Books, New York 1965
  • Il Radiocorriere annate 1973/75
  • Alan Barbour (a cura di Ted Sennett), Humphrey Bogart - Storia illustrata del cinema, Milano Libri Edizioni, luglio 1975
  • Hollywood 1930/1959, a cura di Mario Guidorizzi, Mazziana Verona 1986

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN68937671 · ISNI (EN0000 0001 2138 0063 · SBN IT\ICCU\RAVV\088434 · LCCN (ENn50010086 · GND (DE118512862 · BNF (FRcb11943193h (data) · BNE (ESXX983748 (data) · NLA (EN35240788 · NDL (ENJA00620387 · WorldCat Identities (ENlccn-n50010086