Hunky Dory

album di David Bowie del 1971
Hunky Dory
Artista David Bowie
Tipo album Studio
Pubblicazione 17 dicembre 1971
Durata 39:04
Dischi 1
Tracce 11
Genere Folk rock
Glam rock
Art rock
Etichetta RCA Records
Produttore Ken Scott, David Bowie
Arrangiamenti David Bowie, Mick Ronson
Registrazione Trident Studios, Londra, primavera/estate 1971
Formati LP, MC, CD
Certificazioni
Dischi di platino Regno Unito Regno Unito (1)[2]
(vendite: 300 000)
David Bowie - cronologia
Logo
Logo del disco Hunky Dory
Singoli
  1. Changes/Andy Warhol
    Pubblicato: 7 gennaio 1972
  2. Life on Mars?
    Pubblicato: 22 giugno 1973
Recensioni professionali
Recensione Giudizio
Ondarock[3] 8/10 stelle
AllMusic[4] 5/5 stelle
Piero Scaruffi[5] 6/10 stelle
Rolling Stone[6] 5/5 stelle
Sputnikmusic[7] 5/5 stelle
Robert Christgau[8] A-

Hunky Dory è un album dell'artista inglese David Bowie, pubblicato nel 1971 dalla RCA Records e ristampato su compact disc per la prima volta nel 1985

Così come l'album precedente, anche Hunky Dory fu apprezzato dalla critica ma non riscosse inizialmente un grande successo commerciale e venne rivalutato solo nel 1972 con la svolta di The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars, arrivando al 3º posto nella classifica inglese oltre un anno e mezzo dopo la sua pubblicazione.[9]

Hunky Dory si trova al 108º posto nella lista dei 500 migliori album della rivista Rolling Stone,[10] al 3º posto in quella di New Musical Express, al 7º posto nella "All Time Top 100" di Melody Maker e al 25º posto nella classifica dei migliori album di sempre della rivista Mojo.[11]

Indice

Il discoModifica

« Ho iniziato a sentirmi a mio agio come cantautore con Hunky Dory. Sentivo davvero che avevo capito come scrivere canzoni a quel punto. C'erano un paio di cose per le quali ho tentato una specie di trapianto del cervello di una canzone da cabaret su un pezzo rock. Una era Life on Mars? e l'altra era Changes. »
(David Bowie[12])

Inserito cronologicamente tra l'hard rock occultista di The Man Who Sold the World e la fantascienza glam di The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars, Hunky Dory presenta tutti gli elementi chiave della musica di Bowie ed è considerato il suo primo autentico "classico". Quello che il critico Stephen T. Erlewine ha definito «un assortimento caleidoscopico di stili pop uniti insieme dal senso visionario di Bowie, un vasto melange cinematografico di arte alta e bassa, sessualità ambigua, kitsch e classe»,[4] mette in luce soprattutto l'abilità acquisita dal cantante nel riscrivere il vocabolario del rock utilizzando forme già note, ma inconfondibilmente marchiate dalla sua impronta. Titoli di canzoni che nominano Andy Warhol e Bob Dylan sono un buon indizio della piega musicale di Hunky Dory, molto più vicino al pop onirico di Space Oddity che agli stilemi proto-metal esibiti in The Man Who Sold the World.

L'origine del titolo Hunky Dory, traducibile come "eccellente", venne rivelato il 3 giugno 1971 nel corso di una sessione radiofonica alla BBC. Il general manager della Chrysalis Records, Bob Grace, raccontò di un ex ufficiale della RAF, proprietario di un pub ad Esher, il cui vocabolario «era infarcito di espressioni gergali come "prang" e "whizzo". Un'altra era "è tutto hunky-dory". Lo dissi a David e gli piacque moltissimo».[13]

Temi e significatiModifica

Hunky Dory risulta, insieme all'album precedente, il più intimo e rivelatore fra i dischi di David Bowie. Già dal titolo del brano di apertura, Changes, si intuisce l'aria di mutamento che pervade l'album rispetto a The Man Who Sold the World. I cambiamenti investirono ogni aspetto della genesi dell'album, a partire dal nuovo manager Tony Defries che, subentrato a Kenneth Pitt, aveva procurato a Bowie un contratto con la RCA per la quale avrebbe pubblicato i successivi album fino a Scary Monsters (and Super Creeps). Ma i cambiamenti riguardarono anche il lungo e complesso processo di elaborazione dei testi e della musica e Bowie decise di abbandonare le improvvisazioni in studio e dedicare all'album tutto il tempo necessario e la sua piena creatività.

 
Lou Reed, insieme a Andy Warhol e Bob Dylan, è uno degli "eroi" di Bowie celebrati nella seconda facciata dell'album.

Con Hunky Dory David Bowie cominciò a manifestare il gusto della fusione tra musica e messa in scena e del prodotto sonoro come veicolo per elementi visivi teatrali, ciò che avrebbe rappresentato il suo marchio di fabbrica almeno fino a Low del 1977.[14][15] Nel corso del 1971 iniziò a personalizzare il look e a capire l'importanza dei media, sfruttandoli per creare di sé l'immagine di una star. «Questo album è pieno dei miei cambiamenti e di quelli di alcuni dei miei amici», annunciò in una conferenza stampa, «è un album che mi ha aiutato a tirare fuori molti aspetti del mio modo di sentire, un sacco di schizofrenia».[14]

Una fonte d'ispirazione fu il tour promozionale di febbraio negli Stati Uniti, grazie al quale conobbe la scena newyorkese ed entrò in contatto con realtà musicali ed estetiche diverse.[16] Questo è particolarmente evidente nella seconda facciata dell'album, che inizia con Fill Your Heart, cover di Paul "Biff" Rose e Paul Williams, e prosegue con omaggi a Andy Warhol, Bob Dylan e Lou Reed. «L'intero album Hunky Dory rifletteva il mio recente entusiasmo per questo nuovo continente che mi si era spalancato davanti», ha detto nel 1999. «Accadde perché ero stato negli USA... fu la prima volta che una situazione esterna mi influenzò al 100%, tanto che modificò il mio modo di scrivere e cambiò totalmente il mio modo di guardare le cose».[17]

 
L'esoterista Aleister Crowley continua ad esercitare la sua influenza su David Bowie dopo The Man Who Sold the World.

In brani come Queen Bitch, The Bewlay Brothers e Oh! You Pretty Things comincia anche ad emergere l'ambiguità sessuale di Bowie, anche se è probabile che questo atteggiamento facesse parte di un più ampio concetto di teatralità che lo stava rapidamente spingendo verso la creazione di Ziggy Stardust.[14] La primavera del 1971, durante la quale vennero scritti molti dei brani di Hunky Dory, fu un periodo che lo vide abbracciare la sottocultura gay di Londra con regolari visite al Sombrero di Kensington High Street e frequentazioni dell'entourage del dress designer Freddi Burretti. Secondo la ex moglie Angela, «la gente del Sombrero cominciò quasi subito a fornirci il carburante. Il materiale su Hunky Dory veniva direttamente dalle loro vite e dai loro atteggiamenti».[14] Il 24 aprile, spinto dalla circolazione di The Man Who Sold the World con il travestimento in copertina, David raccontò al Daily Mirror di essere «ambiguo e tutto il resto», aggiungendo di non riuscire «a respirare in un'atmosfera convenzionale... trovo la libertà solo nell'ambito della mia stessa eccentricità»,[14] il tutto con nove mesi di anticipo sulla famosa intervista pubblicata da Melody Maker in cui avrebbe dichiarato la sua presunta omosessualità.

Ma il tema del cambiamento che pervade tutto l'album portò con sé anche la consapevolezza che la gioventù e la passione vengono consumate dall'inevitabile scorrere del tempo e dalla decadenza, un timore Wildeano presente in tracce come Changes, Quicksand e The Bewlay Brothers.[18] Hunky Dory non si limitò però a trattare l'angoscia creativa e introduce anche un elemento ottimistico con Kooks, dedicata al figlio Duncan che Angela aveva dato alla luce il 30 maggio 1971 e il cui soggetto attribuisce un senso più positivo a brani come Oh! You Pretty Things e Changes. Nel luglio 1972 Ron Ross scrisse su Words & Music: «Si tratta di canzoni di padri e figli. Oh! You Pretty Things, ad esempio, si rivolge agli adolescenti ma la voce sembra essere quella di un vecchio outsider che osserva i cambiamenti che lo stanno attraversando. D'altra parte Kooks è una canzoncina intonata sullo stile di Your Mother Should Know che tenta di sedurre un bambino a rimanere con i suoi irrimediabilmente eccentrici genitori, vale a dire Bowie e sua moglie Angie».[19]

Accanto a questa celebrazione del cambiamento, all'interno di Hunky Dory si possono rintracciare altri temi ricorrenti nella produzione di Bowie. Life on Mars? e Andy Warhol fanno entrambe riferimento all'arte, in particolare al grande schermo, l'atteggiamento ambiguo dell'album precedente nei confronti di guide e profeti prosegue con riferimenti a Friedrich Nietzsche e soprattutto al poeta occultista inglese Aleister Crowley, che aveva già esercitato un'influenza tangibile sull'opera di Bowie e che continuerà ad esercitarla in seguito, mentre The Bewlay Brothers riguarda la sua relazione con la malattia mentale e col fratellastro schizofrenico Terry, che aveva già trovato posto in All the Madmen e The Width of a Circle dell'anno precedente e che accompagnerà l'immaginario bowieano per molti anni.[18]

RegistrazioneModifica

Alla fine del 1970 Bowie iniziò a registrare alcuni demo negli studi londinesi di Radio Luxembourg e a provare molto del materiale che avrebbe convogliato su Hunky Dory, tra cui Oh! You Pretty Things. Il general manager e cofondatore della Chrysalis Records Bob Grace ha affermato in seguito: «Improvvisamente tutte queste grandi canzoni cominciarono ad apparire. Usavamo fare tutti i demo allo studio Radio Luxembourg perché era molto economico. Ricordo che i fili di connessione dei pickup delle chitarre non potevano essere più lunghi di pochi centimetri, altrimenti funzionavano da antenna e ricevevamo le chiamate di una vicina stazione di radiotaxi...».[20] Dopo una breve parentesi rappresentata dal tour promozionale negli Stati Uniti, nella primavera del 1971 il cantante tornò in studio e riprese a sfornare nuovo materiale, tra cui Changes e Life on Mars?.[16]

Tra gli strumentisti presi in considerazione ce n'erano alcuni con i quali aveva collaborato nei mesi precedenti tra cui Terry Cox, il batterista di Space Oddity, e Tony Hill che nel 1968 con David aveva fatto parte dei Turquoise, ma in breve tempo arrivò alla conclusione che c'era una persona di cui non poteva fare a meno.[16] Bowie telefonò a Mick Ronson, che dopo la registrazione di The Man Who Sold the World era tornato a Hull, e gli chiese di portare con sé Mick Woodmansey e un bassista. La prima scelta fu Rick Kemp, che si sarebbe invece unito agli Steeleye Span, e Ronson decise di coinvolgere Trevor Bolder con il quale aveva già lavorato nei Ronno.[16] Cominciò così a delinearsi la band che sarebbe stata conosciuta dall'anno successivo come gli Spiders from Mars.

 
Con l'ingresso del bassista Trevor Bolder si completa il gruppo che dal 1972 sarà conosciuto come The Spiders from Mars.

I tre si trasferirono nella residenza edoardiana di Bowie a Haddon Hall per provare le nuove composizioni e il cantante decise di sfruttare la sessione BBC del 3 giugno come vetrina per la sua crescente cerchia di musicisti e per alcune nuove canzoni tra cui Kooks. Dopo l'apparizione al Glastonbury Fayre del 23 giugno il gruppo si trasferì ai Trident Studios e l'incisione di Hunky Dory continuò per tutta l'estate.[13]

Un altro inserimento nella formazione fu quello del tastierista Rick Wakeman, con cui Bowie aveva già collaborato per Space Oddity e che avrebbe in seguito contribuito al successo degli Strawbs e degli Yes. «Mi invitò nella sua casa di Beckenham», raccontò in seguito, «mi disse di suonare tutte le note che volevo. Le canzoni erano incredibili, Changes, Life on Mars?, una dopo l'altra. Disse che voleva arrivare all'album partendo da una diversa angolazione, che le voleva basate sul pianoforte. Così mi disse di suonarle come avrei eseguito un pezzo di pianoforte e che lui avrebbe adattato tutto il resto attorno».[13]

Le registrazioni iniziarono con un intoppo dal momento che alcuni membri del gruppo non avevano imparato le canzoni. Nel documentario radiofonico Golden Years del 2000, Rick Wakeman ricordò le parole di David: «Avete avuto buona sistemazione per le prove, siete stati pagati, questa è un'ottima opportunità, e non le avete imparate. Adesso prendete la vostra roba e andate a provarle da un'altra parte, torneremo in studio quando avrete imparato le canzoni... Quando ripresero le registrazioni, una o due settimane più tardi, il gruppo era caldissimo! Erano tutti bravissimi e i pezzi fluivano a meraviglia».[13]

 
Il tastierista Rick Wakeman torna a collaborare con David Bowie dopo Space Oddity.

Ad agosto, il nuovo manager Tony Defries organizzò la stampa di 500 copie promozionali di un vinile chiamato BOWPROMO 1A1/1B1,[13] con canzoni di Dana Gillespie su un lato e qualche brano di Bowie sull'altro, tra cui Bombers e le versioni iniziali di Kooks e Eight Line Poem. Defries volò a New York con il promo e in pochi giorni si assicurò un contratto con la RCA Records, il cui capo della sezione A&R Dennis Katz rimase sbalordito dal materiale. «Era teatrale, musicale, le canzoni erano eccellenti, c'era poesia vera, sembrava avere tutto».[21]

Sotto la tutela di Wakeman, Bowie e Ronson trasformarono la natura pianistica delle composizioni in una serie di arrangiamenti acustici, con le uniche eccezioni di Queen Bitch e dell'assolo di chitarra in Song for Bob Dylan.[13] Abbandonato l'hard rock di The Man Who Sold the World, il talento di Mick Ronson rivelò la sua educazione classica con sontuose orchestrazioni d'archi in brani come Fill Your Heart, Life on Mars? e Quicksand. In assenza di Tony Visconti, andato a sostenere l'astro nascente Marc Bolan, David reclutò Ken Scott per mixare e co-produrre l'album. Le note di copertina riportano infatti "Prodotto da Ken Scott (assistito dall'attore)", dove l'attore era probabilmente Bowie stesso che, secondo le parole dei critici di New Musical Express Roy Carr e Charles Shaar Murray, «amava pensare a se stesso come a un attore»,[22] oltre a suonare la chitarra, il sax e, come ironicamente riportato sempre nelle note, "le parti meno complicate di pianoforte".

David e Mick Ronson, insieme a Bob Grace, selezionarono i brani una notte a casa di Scott. Fra quelli esclusi dalla track list definitiva c'erano How Lucky You Are, Right On Mother, incisa da Peter Noone lo stesso anno, Bombers e It Ain't Easy.[13]

Uscita e accoglienzaModifica

« Una voce che si trasforma con scintillanti metamorfosi da una canzone all'altra, una capacità compositiva che conquista e una teatralità che farà rosicchiare ai più abili attori drammatici i loro eye liner per l'invidia. »
(Michael Watts, Melody Maker, 1972[23])
La stampa su Hunky Dory
  • Rock Magazine: «Hunky Dory è meglio di una settimana dallo strizzacervelli».[24]
  • New Musical Express: «Hunky Dory è un capolavoro di una grande mente».[24]
  • New York Times: «Una band sorprendentemente affiatata, guidata dalla figura carismatica del chitarrista Mick Ronson, che riesce a farti girare la testa con la sua intensità e a placarti il cuore con la sua delicatezza».[24]
  • Rolling Stone: «Hunky Dory è la sua opera più facilmente accessibile, quindi più facilmente piacevole, dai tempi di Man Of Words/Man of Music del 1969».[25]

Hunky Dory uscì il 17 dicembre 1971 (in Italia avrebbe visto la luce solo nel 1973),[26] quando Bowie era già a metà strada nella registrazione dell'album successivo e stava programmando un ulteriore cambio sia d'immagine che di stile. Ciò mise in difficoltà l'ufficio marketing della RCA che non sapeva come promuoverlo, oltre ad avere dei dubbi riguardo al denaro già speso per un artista ritenuto un fenomeno da un brano solo.[27] La campagna promozionale che ne risultò fu un fiasco e nonostante il supporto tentato con la pubblicazione del singolo Changes le vendite furono scarse e Hunky Dory non riuscì ad enrtare in classifica.

Tuttavia l'album trovò rapidamente estimatori sia nel Regno Unito che negli Stati Uniti e la stampa fu pressoché unanime nel riconoscere il talento di David Bowie. Su New Musical Express venne definito «al meglio delle sue brillanti possibilità»,[24] mentre Melody Maker ne parlò come dell'erede di Mick Jagger.[13] Il New York Times considerò Bowie come «l'uomo intellettualmente più brillante ad aver scelto il disco a 33 giri come mezzo di espressione», riconoscendogli la capacità di riuscire a «fondere soffuse melodie pop, semplici ma efficaci, con parole e arrangiamenti pieni di mistero e oscure allusioni».[24] La rivista Rock lo definì «l'artista più singolarmente dotato che faccia musica oggi. Ha il genio per essere negli anni settanta ciò che Lennon, McCartney, Jagger e Dylan sono stati nei sessanta».[24]

ClassificheModifica

Nel settembre 1972, sulla scia del successo di The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars e della crescente fama internazionale di David Bowie, Hunky Dory venne rivalutato e riuscì ad entrare in classifica nel Regno Unito. Il successo fu tale che l'album arrivò al 3º posto della UK Albums Chart, due posizioni più in alto di Ziggy Stardust, e sarebbe rimasto in classifica fino al febbraio 1975.[9] «Hunky Dory mise in movimento una fantastica onda lunga», ricordò Bowie nel 1999, «credo che mi abbia assicurato, per la prima volta in vita mia, un vero pubblico. Voglio dire, la gente veniva da me e mi diceva "Buon disco, belle canzoni". Una cosa del genere non mi era mai successa prima».[27]

Nel Regno Unito Hunky Dory ha fatto nuovamente ingresso in classifica con le successive riedizioni e il 25 gennaio 1982 è stato certificato disco di platino dalla BPI.[1][9] Nel 2016, dopo la morte di David Bowie l'album ha guadagnato nuova popolarità ed è entrato nelle classifiche di molti Paesi, arrivando al 9º posto nel Regno Unito e al 57º negli Stati Uniti.

Paese Anno Posizione Classifica
Australia
1972
39
ARIA Albums Chart[28][29]
2016
45
Austria
2016
52
Ö3 Austria Top 40[30]
Danimarca
2016
26
Album Top-40[31]
Francia
2016
62
SNEP[32]
Italia
2016
57
Classifica Album[33]
Norvegia
2001
23
VG-lista[34]
Nuova Zelanda
2016
30
RIANZ[35]
Regno Unito
1972
3
UK Albums Chart[9]
1980
32
1990
39
1997
74
2001
39
2009
87
2016
9
Stati Uniti
2016
57
Billboard 200[36]
Svezia
2016
16
Sverigetopplistan[37]
Svizzera
2016
32
Schweizer Hitparade[38]

CopertinaModifica

Per l'immagine da utilizzare sulla copertina di Hunky Dory David Bowie si rivolse al fotografo Brian Ward. Fra le soluzioni vagliate ce n'era una in stile "faraone egizio", una come sfinge e una nella posizione del loto, tutte idee che il cantante aveva già espresso ad aprile nella sua intervista a Rolling Stone («Ha in mente di apparire sul palco agghindato un po' come Cleopatra», scrisse il giornalista John Mendelsohn).[39]

Alla fine nessuna delle foto venne utilizzata e la scelta ricadde su un'immagine più semplice, ispirata ad un ritratto dell'attrice Greta Garbo che rispecchiava i riferimenti cinematografici contenuti nell'album: un primo piano di Bowie con lo sguardo sognante e malinconico perso nel vuoto e i lunghi capelli biondi raccolti tra le mani. La fotografia fu ricolorata dal suo vecchio amico George Underwood per suggerire l'idea di un manifesto dipinto a mano dei tempi del muto.[27] In un periodo in cui molte copertine di album collocavano gli artisti come figure minuscole su uno sfondo post-psichedelico, David scelse apertamente e ironicamente di enfatizzare la sua icona di star.

Tra le edizioni dell'album uscite nei vari Paesi esistono differenze riguardanti il carattere e il colore del titolo, ad esempio, giallo in Australia, nero in Canada e bianco in Germania. In Spagna, dove Hunky Dory venne pubblicato con il sottotitolo A Pedir de Boca, la copertina riportava immagini diverse sul retro, di colore blu e con i titoli dei brani stampati con caratteri tipografici anziché scritti a mano. In Nuova Zelanda la RCA non riuscì a inviare in tempo il materiale per il "fronte" di copertina, così la divisione neozelandese della casa discografica decise semplicemente di usare il retro su entrambi i lati.[40]

TracceModifica

Testi e musiche di David Bowie, tranne dove diversamente indicato.

Lato A
  1. Changes – 3:37
  2. Oh! You Pretty Things – 3:12
  3. Eight Line Poem – 2:55
  4. Life on Mars? – 3:53
  5. Kooks – 2:53
  6. Quicksand – 5:08
Lato B
  1. Fill Your Heart – 3:07 (Rose, Williams)
  2. Andy Warhol – 3:56
  3. Song for Bob Dylan – 4:12
  4. Queen Bitch – 3:18
  5. The Bewlay Brothers – 5:22

Tracce bonus della riedizione 1990Modifica

Testi e musiche di David Bowie.

  1. Bombers (Inedita, 1971) – 2:38
  2. The Supermen (Versione inedita, 1971) – 2:41
  3. Quicksand (Demo acustico, 1971) – 4:43
  4. The Bewlay Brothers (Remix inedito) – 5:19

FormazioneModifica

Descrizione dei braniModifica

ChangesModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Changes (David Bowie).

Pubblicata nel gennaio 1972 come primo 45 giri estratto dall'album, Changes è un'amara riflessione in cui Bowie ricorda gli insuccessi e le auto-reinvenzioni, affrontando anche il conflitto generazionale.[41] Col tempo è diventata una delle sue incisioni chiave pur non essendo stata una hit da classifica alla sua uscita, ed è considerata da molti come il suo manifesto musicale.[41]

Oh! You Pretty ThingsModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Oh! You Pretty Things.

Bowie torna su un territorio già esplorato l'anno precedente in The Supermen, nel quale aveva immaginato l'avvento imminente di una razza di uomini superiori con spiccati richiami alla filosofia di Friedrich Nietzsche. Il concetto viene ribadito con le "cose graziose" del titolo che rappresentano una specie più evoluta che alla fine stabilirà il proprio dominio soppiantando l'homo sapiens.[42]

Eight Line PoemModifica

È forse uno dei brani forse meno conosciuti dell'album, un'istantanea scattata in una camera di città in cui Bowie è accompagnato dal pianoforte di Rick Wakeman e da una linea di chitarra country suonata da Mick Ronson. Il testo, che secondo lo scrittore William S. Burroughs ricordava The Waste Land di Thomas Stearns Eliot,[43] è quanto mai criptico e se nella traccia precedente il cantante guardava il mondo dissolversi dalla su finestra, qui viene guardato a sua volta dal suo cactus e da un gatto, con le grandi attività dell'universo sostituite dal vuoto arido del suo appartamento.[44]

(EN)

« The tactful cactus by your window surveys the prairie of your room
The mobile spins to its collision, Clara puts her head between her paws
They've opened shops down West Side, will all the cacti find a home
But the key to the city is in the sun that pins the branches to the sky »

(IT)

« Il cactus discreto vicino alla tua finestra sorveglia le praterie della tua stanza
Lo scacciaguai si attorciglia su sé stesso, Clara mette la testa tra le zampe
Hanno aperto dei negozi nel West Side, i cactus riusciranno a trovare una casa?
Ma la chiave della città è nel sole che inchioda i rami al cielo »

Il 21 settembre 1971 venne eseguita nella sessione BBC registrata per Sounds of the 70s con Bob Harris e quattro giorni dopo fece parte della scaletta del festival di Aylesbury.

Nel 2015 è stata pubblicata come lato B di Changes in un 45 giri uscito in versione picture disc per il Record Store Day.

Una cover è stata pubblicata dai Bastard Noise in uno split con gli Spastic Colon uscito nel 1998.

Life on Mars?Modifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Life on Mars?.

Altro brano entrato a far parte dei classici di David Bowie, Life on Mars? è un'esplosione di caotico "glamour" contrapposto alla grigia esistenza della protagonista che si rifugia nelle immagini dei canali televisivi in cerca di una via di fuga dai litigiosi genitori. Nel giugno 1973 venne decisa la sua pubblicazione come 45 giri per sfruttare la crescente "Ziggymania".

KooksModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Kooks (David Bowie).

Dedicata al "Piccolo Z", come riportano le note di copertina dell'album, Kooks è un'affettuosa dedica al figlio Duncan Zowie che la moglie Angela aveva dato alla luce il 30 maggio 1971. Bowie scrisse il brano in quei giorni e la eseguì nella sessione BBC del 3 giugno, una delle rare occasioni in cui venne proposta dal vivo.[45]

QuicksandModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Quicksand (David Bowie).

Come molte delle tracce dell'album, questa ballata acustica combina una melodia apparentemente semplice con un testo introverso e pieno di oscuri presagi. Attraverso una spirale di riferimenti a Churchill, Himmler e Nietzsche, il cantante medita sulle sue capacità inespresse e suggerisce di abbandonare ogni speranza per il futuro, pur evidenziando un bisogno di approfondimento e di indagine dell'Essere.[42][46]

Fill Your HeartModifica

L'unica composizione che non porta la firma di David Bowie, e che all'ultimo minuto rimpiazzò Bombers come traccia di apertura del lato B dell'album, è opera dei cantautori statunitensi Paul "Biff" Rose e Paul Williams. Con il suo inno al pensiero positivo e il vivace andamento in stile music hall sostenuto dal sassofono di Bowie fornisce un contrappunto all'angoscia di brani quali Quicksand e The Bewlay Brothers, evocando un senso di pace e consolazione e promettendo che i dolori della coscienza possano essere alleviati semplicemente con l'amore.[42][47]

(EN)

« Fear is in your head, only in your head
So forget your head and you'll be free »

(IT)

« La paura è nella tua testa, solo nella tua testa
Quindi dimentica la tua testa e sarai libero »

Fill Your Heart faceva parte del repertorio dal vivo di Bowie già dalla fine degli anni sessanta e venne eseguita nelle sessioni BBC registrate il 5 febbraio 1970 e il 21 settembre 1971. Quattro giorni dopo fu il brano d'apertura dell'esibizione al festival di Aylesbury.

Andy WarholModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Andy Warhol (brano musicale).

Pubblicata il 7 gennaio 1972 come lato B di Changes, è probabilmente il più noto tra i tributi di Hunky Dory dedicati alle influenze statunitensi di David Bowie, il cui interesse per il guru della Pop art era emerso già nel 1969 quando aveva tentato, con scarso successo, di ricreare a Beckenham un "laboratorio artistico" ispirato alla Factory dell'artista americano.[48]

Song for Bob DylanModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Song for Bob Dylan.

Quello che comincia come un omaggio diventa ben presto un'arringa piuttosto che un elogio. Bowie sottolinea il ruolo di Dylan come voce di un'intera generazione e conferma la sensazione che la sua capacità di sollevare interrogativi sui valori politici e sociali fosse in declino, così come la sua direzione artistica. Come dichiarò nel 1976, «Era in quel periodo che dissi "Ok, se non vuoi farlo tu, lo faccio io". Intravedevo un vuoto di leadership».[49]

Queen BitchModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Queen Bitch.

L'ultimo dei tributi che compongono la seconda parte di Hunky Dory è un dichiarato omaggio a Lou Reed e all'influenza esercitata sul modo di comporre di Bowie da brani come I'm Waiting for the Man e White Light/White Heat.[50] Tre anni dopo sarebbe stata pubblicata come lato B di Rebel Rebel.

The Bewlay BrothersModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: The Bewlay Brothers.

Definita "una delle più dense e impenetrabili incisioni di Bowie",[51] l'ultima traccia dell'album è una ballata folk psichedelica in cui il cantante affronta la paura della pazzia congenita, secondo l'interpretazione più accreditata un resoconto del rapporto con il fratellastro affetto da schizofrenia Terry Burns, che aveva esercitato una forte influenza su David durante la sua infanzia e la cui figura era già stata d'ispirazione per l'album The Man Who Sold the World.[52]

RiedizioniModifica

Nel 1985 è uscita la prima versione in compact disc di Hunky Dory e in seguito l'album è stato ripubblicato diverse volte.[26]

Nel 1990 è stata distribuita un'edizione rimasterizzata che includeva quattro tracce bonus tra cui l'inedita Bombers, frenetica satira hippy definita da Bowie «una specie di parodia di Neil Young».[53] Una prima incisione del 1969 venne pubblicata come singolo promozionale negli Stati Uniti mentre la versione inclusa come bonus track fu registrata durante le sessioni dell'album di cui avrebbe dovuto essere il brano d'apertura della seconda facciata al posto di Fill Your Heart, ma venne scartata all'ultimo momento.[54]

Anno Formato Etichetta Paese Note
1980
LP
RCA Records Europa, USA
1985
CD
1990
EMI/Rykodisc Regno Unito, USA, Giappone Edizione rimasterizzata
LP
Europa
1996
USA Edizione limitata Au20 Gold
1997
LP 180g
EMI Regno Unito Edizione limitata
1999
EMI/Virgin Europa, USA Edizione rimasterizzata
2001
LP
Simply Vinyl Regno Unito
2007
CD
EMI USA, Giappone
2009
Giappone Edizione limitata SHM
2014
Parlophone Europa, USA Edizione rimasterizzata
2015
Europa, USA, Australia, Giappone
2016
LP 180g
Europa, USA

NoteModifica

  1. ^ a b BPI - Certificazioni, www.bpi.co.uk. URL consultato il 30 settembre 2016.
  2. ^ [1]
  3. ^ Recensione Ondarock, www.ondarock.it. URL consultato il 30 settembre 2016.
  4. ^ a b Recensione AllMusic, www.allmusic.com. URL consultato il 30 settembre 2016.
  5. ^ Recensione Piero Scaruffi, www.scaruffi.com. URL consultato il 30 settembre 2016.
  6. ^ Recensione Rolling Stone, www.rollingstone.com. URL consultato il 30 settembre 2016.
  7. ^ Recensione Sputnikmusic, www.sputnikmusic.com. URL consultato il 30 settembre 2016.
  8. ^ Recensione Robert Christgau, www.robertchristgau.com. URL consultato il 30 settembre 2016.
  9. ^ a b c d Official Albums Chart, www.officialcharts.com. URL consultato il 4 ottobre 2016.
  10. ^ 500 Greatest Albums of All Time - Rolling Stone's definitive list of the 500 greatest albums of all time, www.rollingstone.com. URL consultato il 1 ottobre 2016.
  11. ^ David Bowie - Hunky Dory, www.acclaimedmusic.net. URL consultato il 1 ottobre 2016.
  12. ^ David Bowie FAQ: Hunky Dory (1971), www.teenagewildlife.com. URL consultato il 2 ottobre 2016.
  13. ^ a b c d e f g h Pegg (2002), p. 255
  14. ^ a b c d e Pegg (2002), p. 258
  15. ^ Gerevasi (2005), p. 60-61
  16. ^ a b c d Pegg (2002), p. 253-254
  17. ^ Readers' Poll: The Best David Bowie Albums - Hunky Dory, www.rollingstone.com. URL consultato il 3 ottobre 2016.
  18. ^ a b Pegg (2002), p. 259
  19. ^ David Bowie: Phallus in Pigtails, or the Music of the Spheres Considered as Cosmic Boogie, by Ron Ross - Words & Music (July 1972), www.5years.com. URL consultato il 3 ottobre 2016.
  20. ^ A Complete Guide to Bowie's Recording Career between 1970 and 1974, by Arthur King - Record Collector (February 1987), www.5years.com. URL consultato il 3 ottobre 2016.
  21. ^ Pegg (2002), p. 256
  22. ^ Carr e Shaar Murray (1981), p. 7-11
  23. ^ Oh, You Pretty Thing, by Michael Watts - Melody Maker (22 January 1972), www.5years.com. URL consultato il 3 ottobre 2016.
  24. ^ a b c d e f 17 December 2001 - Hunky Dory, Thirty Today!, www.davidbowie.com. URL consultato il 4 ottobre 2016.
  25. ^ David Bowie: Hunky Dory, by John Mendelsohn - January 6, 1972, www.rollingstone.com. URL consultato il 4 ottobre 2016.
  26. ^ a b David Bowie - Hunky Dory, www.discogs.com. URL consultato il 4 ottobre 2016.
  27. ^ a b c Pegg (2002), p. 257
  28. ^ ARIA Albums Chart, www.bowiedownunder.com. URL consultato il 3 ottobre 2016.
  29. ^ ARIA Albums Chart, www.australian-charts.com. URL consultato il 3 ottobre 2016.
  30. ^ Ö3 Austria Top 40, www.austriancharts.at. URL consultato il 3 ottobre 2016.
  31. ^ Album Top-40, www.danishcharts.com. URL consultato il 3 ottobre 2016.
  32. ^ SNEP, www.lescharts.com. URL consultato il 3 ottobre 2016.
  33. ^ Classifica italiana, www.italiancharts.com. URL consultato il 3 ottobre 2016.
  34. ^ VG-lista, www.norwegiancharts.com. URL consultato il 3 ottobre 2016.
  35. ^ RIANZ, www.charts.org.nz. URL consultato il 3 ottobre 2016.
  36. ^ Billboard 200, www.billboard.com. URL consultato il 3 ottobre 2016.
  37. ^ Sverigetopplistan, www.swedishcharts.com. URL consultato il 3 ottobre 2016.
  38. ^ Schweizer Hitparade, www.swisscharts.com. URL consultato il 3 ottobre 2016.
  39. ^ 1st April 1971 - Rolling Stone - David Bowie? Pantomime Rock? By John Mendelssohn, www.bowiewonderworld.com. URL consultato il 4 ottobre 2016.
  40. ^ David Bowie: Hunky Dory (RCA LSP 4623; New Zealand 1971), www.bowie-collection.de. URL consultato il 4 ottobre 2016.
  41. ^ a b Pegg (2002), p. 49-50
  42. ^ a b c Perone (2007), p. 21-23
  43. ^ Beat Godfather Meets Glitter Mainman - William Burroughs, say hello to David Bowie - By Craig Copetas, February 28, 1974, www.rollingstone.com. URL consultato il 1 ottobre 2016.
  44. ^ Eight Line Poem, www.bowiesongs.wordpress.com. URL consultato il 1 ottobre 2016.
  45. ^ Pegg (2002), p. 113
  46. ^ Pegg (2002), p. 159
  47. ^ Fill Your Heart, www.bowiesongs.wordpress.com. URL consultato il 1 ottobre 2016.
  48. ^ Pegg (2002), p. 387
  49. ^ Bowie: Now I'm a Businessman - Robert Hilburn, Melody Maker, 28 February 1976, www.bowiegoldenyears.com. URL consultato il 1 ottobre 2016.
  50. ^ Pegg (2002), p. 158
  51. ^ Carr e Shaar Murray (1981), p. 41
  52. ^ Pegg (2002), p. 249
  53. ^ Pegg (2002), p. 41
  54. ^ 8 February 2015 - Bowie Record Store Day 2015 release part 2, www.davidbowie.com. URL consultato il 5 ottobre 2016.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

  Portale Rock: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Rock