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I Balordi
Paese d'origineItalia Italia
GenereBeat
Musica leggera
Periodo di attività musicale1966 – 1968
EtichettaDurium

I Balordi sono stati un gruppo musicale beat italiano degli anni sessanta. È il gruppo in cui suona e canta agli esordi Marco Ferradini.

Indice

StoriaModifica

Il gruppo si forma a Milano nel 1965. Della formazione che si era esibita sulla costa romagnola nell'estate del 1966, sono successivamente rimasti due elementi su quattro. Nel dicembre dello stesso anno il complesso raggiunge la formazione definitiva con i fratelli Andrea Muratori (chitarra e flauto) e Gianni (detto Gion) Muratori (cantante solista e chitarra basso), Bruno Pellegrini (chitarra solista) e Beppe Panzironi (batteria).

Antesignani del rock demenziale, dopo aver suonato in alcuni locali milanesi, incidono i loro dischi con la Durium, prodotti da Luciano Giacotto. Una delle caratteristiche del gruppo era il "travestitismo": infatti spesso sul palco si esibivano in abiti femminili[1]; inoltre si cimentavano in parodie in chiave militaresca[1]. Questo stile dissacrante procura loro non poche reazioni negative da parte dell'opinione pubblica[1].

In seguito girano l'Italia per promuovere le proprie canzoni, partecipando fra l'altro alla tournée degli Animals e all'Oscar della Canzone.

Il debutto discografico avviene nel 1966 con la canzone Vengono a portarci via, ah, aah!. Nel 1967 incidono Non è Francesca assieme a Lucio Battisti (che suona il basso), ma il disco non ha successo. La canzone viene in seguito registrata in un'altra versione da Battisti e diviene famosa. Nello stesso anno partecipano al Festival di Napoli, che vincono con O' matusa, e alla Serie Verde del Festivalbar con Domani devo fare una cosa.

Nel 1968 il gruppo cambia formazione e casa discografica: Pino Matteucci sostituisce Bruno Pellegrini alla chitarra solista e Marco Ferradini sostituì Gion Muratori alla chitarra basso e canto.

Fateli tacere è stato l'ultimo disco pubblicato dal gruppo prima dello scioglimento.

DiscografiaModifica

NoteModifica

  1. ^ a b c dalla scheda de I Balordi sul sito Sezione Musica [1].URL consultato il 7 aprile 2015.

BibliografiaModifica

  • Ursus (Salvo D'Urso), Manifesto beat, Juke Box all'Idrogeno, Torino, 1990; alla voce Balordi, I
  • Cesare Rizzi (a cura di), Enciclopedia del Rock italiano, Milano, Arcana, 1993, alla voce Balordi, pagg. 35-36.
  • Claudio Pescetelli, Una generazione piena di complessi, editrice Zona, Arezzo, 2006; alla voce Balordi, pag. 14

Collegamenti esterniModifica

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