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I due carabinieri

film del 1984 diretto da Carlo Verdone
I due carabinieri
I due carabinieri (1984) - Boldi, Montesano, Verdone.JPG
Massimo Boldi, Enrico Montesano e Carlo Verdone in una scena del film
Lingua originaleitaliano
Paese di produzioneItalia
Anno1984
Durata120 min
Generecommedia, poliziesco
RegiaCarlo Verdone
SoggettoLeonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Carlo Verdone
SceneggiaturaLeonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Carlo Verdone
ProduttoreMario Cecchi Gori, Vittorio Cecchi Gori
Distribuzione in italianoCEIAD Columbia
FotografiaDanilo Desideri
MontaggioAntonio Siciliano
MusicheFabio Liberatori
ScenografiaFranco Velchi
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

I due carabinieri è un film del 1984 di Carlo Verdone, interpretato dallo stesso Verdone con Enrico Montesano, Massimo Boldi e Paola Onofri.

Indice

TramaModifica

Marino è un ragazzo trentenne cocciuto e tutto d'un pezzo, ultimo erede di una famiglia di Carabinieri; Glauco è invece un quarantenne spigliato ed estroverso, perennemente spiantato. I due si conoscono a Roma durante le selezioni per l'arruolamento nell'Arma, attraverso cui cercano di dare una svolta alle loro vite: consolidano la loro amicizia durante il corso formativo e, dopo il giuramento, si ritrovano a far coppia anche in servizio. A loro si unisce occasionalmente anche Adalberto, un ragazzo dall'animo sensibile, che ha scelto la divisa per vincere le sue insicurezze oltreché fuggire dall'opprimente famiglia.

Nella capitale Glauco e Marino vengono impiegati in diversi servizi, tra cui un piantonamento in ospedale di un detenuto malavitoso che, approfittando dell'ingenuità dei due, riesce a mettere dei soldi nella tasca della giacca dell'uniforme di Glauco. Al rientro in caserma i due si accorgono del fatto e il giorno successivo cercano "gentilmente" di riconsegnare i soldi. Il detenuto, con l'aiuto di altri due complici, riesce ad uscire dall'ospedale sotto il naso dei due carabinieri, che una volta accortisi, lo inseguono con un taxi riuscendo a infine a ricondurre il detenuto in ospedale.

Rita è la cugina di Marino, di cui lui è sempre stato maniacalmente invaghito e vorrebbe che rimanesse senza fidanzato per tutta la vita. Egli non sospetta però che Glauco, dopo averla conosciuta al giuramento, successivamente si sarebbe frequentato proprio con lei. Deluso dall'ennesimo rifiuto della cugina e dalla sua preferenza nei confronti di Glauco e capendo che questi si faceva sempre più valere come fidanzato, durante il servizio, Marino decide di trasferirsi da Roma in Piemonte.

Il destino vuole che nella piccola caserma di Piazzo, si ricomponga la triade perché, oltre a Marino, anche Glauco e il fanciullesco Adalberto si ritrovano lì: il primo perché una volta saputo del trasferimento di Marino decide di trasferirsi anch'egli spinto, soprattutto, da un forte sentimento amicale nei suoi confronti; il secondo invece era stato fatto trasferire per volontà dei genitori, che lo volevano più vicino a casa. Iniziano le birichinate e le vicende che celebrano l'Arma, ricordando, tra sentimento ed ironia, il delicato ruolo dei carabinieri.

 
Rita (Paola Onofri) tra l'interesse amoroso Glauco e il possessivo cugino Marino.

I tre vengono infatti impiegati per un servizio antidroga in un casolare nel quale Adalberto uccide un trafficante, salvando la vita al maggiore dei carabinieri. La sera, rimasti soli nella fredda caserma piemontese, per vincere la malinconia, decidono di farsi una partita a carte e casualmente all'interno di una scatola trovano pochi grammi della cocaina sequestrata. Marino e Glauco cedono alla tentazione di sniffarla, facendola provare anche all'inconsapevole Adalberto, sconsolato per aver ucciso una persona.

Mentre questi esce di pattuglia sotto l'effetto della droga (la quale è riuscita a fargli cambiare umore), Glauco e Marino vanno a trovare due donne piemontesi conosciute qualche giorno prima durante la ricezione di una denuncia finendo inevitabilmente sotto le lenzuola. Glauco l'indomani all'alba, preso dal rimorso, chiama Rita chiedendole di raggiungerlo in Piemonte per incontrarsi, ormai consapevole che non può fare a meno di lei. Adalberto la stessa mattina perde la vita aprendo il bagagliaio di un'autobomba abbandonata.

I rapporti tra Marino e Glauco vanno a rotoli quando il primo sospettando che il secondo avesse occultato una bustina di droga durante il sequestro per rivendersela, lo trova in realtà in una camera di hotel a Torino in compagnia di Rita. Marino, ormai invaso dalla gelosia, non condivide tale situazione e inevitabilmente finisce alle mani con il collega/amico. Entrambi, quindi, vengono convocati dal Colonnello per valutare la loro posizione disciplinare visto che l'alterco iniziale era sfociato in rissa al centro di Torino.

L'ufficiale concede a loro un periodo di licenza per riposarsi e "riflettere". Entrambi si ritrovano in un treno diretto a Roma e Marino, dopo l'ennesimo tentativo di riappacificazione di Glauco, cambia vagone finendo nelle mani di uno squilibrato che, armato di mitra, tiene in pugno il vagone di un gruppo di boy scout e minaccia di ucciderli uno ad uno qualora non dovessero assecondare le sue richieste. A salvare la vita di tutti sarà la furbizia di Glauco che, camuffandosi da frate, si riscoprirà eroe riuscendo a disarmare il malvivente e a farlo uccidere. Sarà così perdonato e riceverà il benestare dell'amico cocciuto per portare all'altare Rita.

ProduzioneModifica

Il film è stato girato tra Lazio e Piemonte. Gran parte della pellicola è ambientata a Roma e provincia, con riprese in luoghi della città eterna come il lungotevere Flaminio, nella finzione casa di Glauco e teatro di altre vicissitudini tra lui e Marino, o l'ospedale Sant'Eugenio e il quartiere EUR — con la basilica dei Santi Pietro e Paolo, e il cosiddetto Fungo al Parco Centrale del Lago — attraverso cui si snoda l'inseguimento in taxi, o ancora piazza di Siena dove ha luogo la parata che chiude il film, o l'oratorio del Gonfalone teatro del matrimonio tra Glauco e Rita.[1]

 
Il monte Soratte visto da Civita Castellana, nel Lazio, trasformato nel film in un'ambientazione piemontese.

Circa i set inerenti l'ambiente lavorativo, il concorso di ammissione all'Arma è stato ripreso presso la vera Scuola Allievi Carabinieri di Roma, mentre il successivo addestramento è stato girato alla città militare della Cecchignola, nell'Agro Romano; sempre in quest'area, la basilica di Sant'Aurea a Ostia Antica è teatro del funerale di Adalberto. Rimanendo in territorio laziale, la sequenza dell'operazione antidroga, nella finzione ambientata nel Nord Italia, in realtà è stata messa in scena a Civita Castellana, nei pressi del monte Soratte. Il sequestro e successivo conflitto a fuoco a bordo del treno, in cui rimane ferito Glauco, è stato invece ripreso alla stazione di Poggio Mirteto, in provincia di Rieti.[1]

Tra i luoghi delle riprese piemontesi, le sequenze ambientate a Piazzo sono state girate nello storico borgo biellese, così come altre riprese esterne a Torino, inerenti l'hotel in cui Marino sorprende Glauco e Rita, in piazza Carlo Felice (seppur "mescolate" per gli interni liberty con un palazzo romano), e la stazione di Porta Nuova.[1]

Colonna sonoraModifica

Il tema musicale utilizzato nei titoli di testa, è stato in seguito ripreso nel film di Maurizio Ponzi Il tenente dei carabinieri (1986), in cui Montesano è protagonista, ancora accanto a Boldi.

NoteModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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