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I due gemelli veneziani

I due gemelli veneziani
Commedia in tre atti
AutoreCarlo Goldoni
AmbientazioneVerona
Composto nel1747
Personaggi
  • Il dottor Balanzoni, avvocato bolognese in Verona
  • Rosaura, creduta sua figlia, poi scoperta sorella dei due gemelli
  • Pancrazio, amico del dottore e suo ospite
  • Zanetto, gemello sciocco
  • Tonino, gemello spiritoso
  • Lelio, nipote del dottore
  • Beatrice, amante di Tonino
  • Florindo, amico di Tonino
  • Brighella, servo in casa del dottore
  • Colombina, serva in casa del dottore
  • Arlecchino, servo di Zanetto
  • Tiburzio, orefice, che parla
  • Bargello, che parla
  • Uno staffiere di Beatrice, che non parla
  • Birri
  • Servitori
 

I due gemelli veneziani è una commedia in tre atti in prosa di Carlo Goldoni scritta e rappresentata per la prima volta a Pisa nel 1747, con Cesare D'Arbes nel doppio ruolo di Zanetto e Tonino. La commedia ottenne un vasto successo, fu replicata a Venezia, Firenze, Mantova e in altre città italiane[1] e rimase per lungo tempo il cavallo di battaglia dell'attore[2]. Nel 1751 fu portata a Vienna[3].

TramaModifica

Verona. Zanetto, figlio sciocco di un mercante e cresciuto a Bergamo, arriva in città per incontrarsi con la sua futura sposa, Rosaura, figlia del dottor Balanzoni. Zanetto ha un fratello gemello, Tonino, che è cresciuto a Venezia e che si distingue da lui perché dotato di grande intelligenza e fascino. Il caso vuole che nello stesso periodo anche Tonino si trovi a Verona, poiché deve incontrarsi con la sua amata Beatrice, affidata alle cure dell'amico Florindo affinché la difenda dalla corte insistente di un certo Lelio. Una serie di coincidenze ed equivoci dà luogo ad uno scambio fra i due gemelli Zanetto e Tonino, che si ritrovano quindi al centro di varie peripezie. Mentre Colombina, la serva di casa Balanzoni, cerca di farsi dare in sposa al servitore di Zanetto, Arlecchino, l'anziano Pancrazio, ipocrita amico del dottore, ha messo gli occhi su Rosaura e cerca di convincerla a mandare a monte le nozze, ma non riuscendovi, uccide Zanetto, avvelenandolo. Smascherato dal sagace Tonino, Pancrazio si darà la morte, bevendo lo stesso veleno.

PoeticaModifica

Scritta appositamente per esaltare le capacità attoriali di Cesare D'Arbes[4], con quest'opera - che secondo Giuseppe Ortolani deve il suo successo alla vivacità dell'intreccio e al gioco degli equivoci più che al carattere dei personaggi[3] - il commediografo veneziano volle cimentarsi con il tema dei gemelli identici (e più in genere del doppio), che da Plauto in poi è un tema classico del teatro, della narrativa e del cinema. Nella prefazione all'edizione a stampa, Goldoni volle precisare in cosa consisteva il suo apporto innovativo: L'argomento de due simili, sebbene maneggiato da tanti ne' tempi addietro in tante fogge, mi è paruto atto a produr sempre nuove e non più immaginate Commedie. Quella di Plauto, intitolata i Menecmi, è la fonte universale donde tutti gli altri, che vennero poi, cavaron le loro. Una cosa mi è certamente riuscita in questa Commedia, che non so a qual altro Comico Poeta sia mai riuscita. Per ben condurre al suo termine la mia azione, mi è convenuto far morire in iscena uno de’ due Gemelli, e la di lui morte, che difficilmente tollerata sarebbe in una Tragedia, non che in una Commedia, in questa mia non reca all’uditore tristezza alcuna; ma lo diverte per la sciocchezza ridicola, con cui va morendo il povero sventurato. Io non credo arrogante la mia franca asserzione, quando ricordomi delle risa da cui si smascellavano gli spettatori universalmente, sul momento delle sue agonie e de' suoi ultimi respiri. Peraltro esser può che, in leggendola, il ridicolo che vi è non risalti tanto, quanto fece animato dalla grazia del valoroso Comico. Ma la Commedia è Poesia da rappresentarsi, e non è difetto suo che ella esiga, per riuscir perfettamente, de’ bravi Comici che la rappresentino, animando le parole col buon garbo d’un’azione confacevole; checché ne possan dir i severi Critici, egli è certo che tutti coloro i quali han veduto rappresentar la morte di Zanetto, han confessato esser ella uno de’ pezzi più ridicoli e nuovi della Commedia[1].

NoteModifica

  1. ^ a b Carlo Goldoni, prefazione a I due gemelli veneziani
  2. ^ [1]
  3. ^ a b Tutte le opere di C. Goldoni, a cura di G. Ortolani, I, Milano, Mondadori Editore, 1936
  4. ^ la Commedia dei Due Gemelli, da me scritta in quel tempo pel valorosissimo Cesare d’Arbes, che solito a recitare colla maschera di Pantalone, sostenne questa mirabilmente a viso scoperto, Carlo Goldoni, prefazione a I due gemelli veneziani

Collegamenti esterniModifica