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Totò come Rosario Chiàrchiaro nell'episodio La patente del film Questa è la vita (1954)

Lo iettatore o menagramo è una figura tradizionale, fortemente stereotipata, alla quale un pregiudizio superstizioso attribuisce nel contesto sociale il potere di portare sfortuna, solitamente in modo non intenzionale. Questo potere prende il nome di iettatura.

Lo iettatore si dice anche, con una metafora, uccello del malaugurio, corvo o gufo,[1] in riferimento alle credenze secondo cui alcuni uccelli sarebbero latori di sventura, o per il loro verso lugubre notturno (strigidi) o per l'abitudine di cibarsi di carogne (corvi).

Indice

EtimologiaModifica

I termini iettatore e iettatura con le varianti jettatore e jettatura risalgono al XVIII secolo[2][3] e derivano indirettamente dal latino iacto, ovvero dal suo composto metafonetico eiecto («getto»), attraverso il napoletano iettare («gettare»).[4][5] Il riferimento è alla ritenuta capacità dello iettatore di gettare il malocchio, cioè di recare ad altri la malasorte attraverso lo sguardo. Il termine menagramo, composto di menare («portare») e gramo («cose misere, infelici»), si riferisce appunto a questo supposto effetto nefasto.[6]

OriginiModifica

La figura dello iettatore appare figlia dell'Illuminismo napoletano ed emerge per la prima volta nel 1787 in un libello del giurista Nicola Valletta, intitolato Cicalata sul fascino volgarmente detto jettatura, che rappresenta il primo saggio sull'argomento.[7] Valletta inaugura un lungo filone di trattati: nel XIX secolo se ne trovano infatti ad opera di Marugj (Capricci sulla jettatura 1815), Schioppa (Antidoto al fascino detto volgarmente jettatura 1830), Pitrè (La jettatura e il malocchio in Sicilia 1884) e altri.[4][8]

Nota Benedetto Croce che prima della Cicalata non si trova alcuna traccia della iettatura nella letteratura sulle credenze magiche.[9] Ciò lascerebbe supporre che la credenza non esistesse affatto, se non fosse che il Valletta, citando anche un poemetto di Cataldo Carducci, ne parla come di un fenomeno antico che ha soltanto cambiato nome.[10]

Del resto, lo iettatore si può ritenere una sorta di forma moderna, svincolata dalla magia, dello spargitore intenzionale di malocchio. La credenza trovò terreno fertile nel secolo dei lumi così come ne trovò la letteratura fantastica.[11] Più esattamente si diffuse tra le classi agiate, mentre la credenza nella magia restava confinata nelle campagne.[12]

Questa tendenza è stata ricostruita come «magismo secondario», «ascesa del folklore», e sarebbe dovuta alla delusione della speranza che scienza e tecnologia potessero rimediare all'insicurezza dell'uomo, mentre ne determinano piuttosto l'aggravamento (Lanternari).[13] V'è chi, considerando le peculiarità della iettatura rispetto alle superstizioni di natura magica, e cioè la sua diffusione tra le classi colte che tuttavia vi guardavano tra il serio e il faceto, parla di «compromesso fra l'antico fascino stregonesco [...] e i temi del razionalismo settecentesco» (De Martino).[14]

Gli illuministi napoletani assistettero a una vera proliferazione di «iettatori» – cioè alla diffusione della credenza –[9] e tentarono di spiegare razionalmente il fenomeno: ad esempio in termini di mesmerismo e in riferimento a una supposta trasmissione di influssi.[15] Il medico Giovanni Leonardo Marugj interpreta il potere dello iettatore come una forza fisica esercitata da minute particelle che emanerebbero dal corpo del portatore di sventura e investirebbero le cose e le persone circostanti.[16]

Gli sforzi degli illuministi potrebbero spiegarsi – oltre le ironie, pur presenti, ad esempio nel Valletta che fu fiero avversario della superstizione – come tentativi di «dissolvere» una «zona d'ombra», razionalizzandola, in coerenza con la fiducia nella ragione umana.[17][18]

CaratteristicheModifica

ConcettoModifica

Sebbene taluno distingua tra iettatore di presenza e iettatore d'intenzione, nel senso che il primo recherebbe sventura in modo involontario e il secondo (ritenuto più raro) di proposito,[19] la figura tradizionale dello iettatore si caratterizza perlopiù per l'assenza della volontà di nuocere[4][20] o della stessa invidia:[11][21] manca cioè una componente attiva nello scagliare il malocchio (fattura), il quale si produrrebbe per via della semplice negatività intrinseca dello iettatore.[20]

StereotipoModifica

 
L'antropologo Giuseppe Pitrè

La figura dello iettatore si è calata in un preciso cliché. Pitrè nel 1884 descrive uno iettatore siciliano come un uomo dal «viso magro, [d]al colorito cupo, olivigno, [d]al naso adunco, e specialmente [d]agli occhi biechi e loschi, rossi o blu (cioè percorsi da una vena), piccoli, porcigni, ingrottati».[4][22]

Questa descrizione, del tipo più frequente sebbene non esclusivo, risale di almeno uno o due secoli, a riprova del fatto che la tradizione della iettatura ha radici più antiche. Se ne trova una analoga in Gutiérrez, mutuata da Girolamo Cardano.[23][24]

(LA)

«Fascini indicia sunt color malus, oculi tristes et demissi cum lachrymis aut nimium sicci, suspiria aut cor triste, vigiliae, insomnia mala, macies in toto corpore.»

(IT)

«I segni del fascino sono il colorito livido, gli occhi tristi, bassi e lacrimosi o troppo secchi, i sospiri o l'animo triste, la veglia, l'insonnia, la magrezza del corpo.»

(Juan Lázaro Gutiérrez, Opusculum de fascino)

Il colorito cupo parrebbe corrispondere all'epiteto napoletano di faccia 'ngialluta rivolto dal popolo a san Gennaro tutte le volte che non si ripete il miracolo del sangue. In questo modo i napoletani apostroferebbero il santo dandogli dello iettatore, poiché la mancata liquefazione del sangue è interpretata come un presagio di sventura per la città.[25]

Lo iettatore talvolta può «caricare» la sua stessa figura, vestendo di nero e indossando occhiali scuri;[26] può lamentare le proprie sventure o interessarsi delle altrui;[27] infine, è spesso una persona di ottima cultura e sovente un uomo.[11][21]

EtichettaModifica

Se lo iettatore come individuo portatore di sventura è soltanto una figura dell'immaginario collettivo, il ruolo sociale dello iettatore è un fenomeno reale. La fama di iettatore nasce da un'etichetta addossata a un soggetto, che per proprie caratteristiche fisiche e morali (timidezza, permalosità, antipatia) è già predisposto ad assumere il ruolo; si consolida poi per effetto della memoria selettiva (che tra le innumerevoli eventualità legate alla presenza dello «iettatore» dà importanza solo agli eventi nefasti) e può sfociare anche in emarginazione e persecuzione,[26] fino a rendere lo «iettatore» un capro espiatorio al quale attribuire la colpa di tutti i mali.[21]

Benché possa nascere per gioco,[26] la fama di iettatore è dunque foriera di conseguenze anche gravi per la persona che la subisce, come dimostrano ad esempio i casi di due noti cantanti italiani le cui carriere sono state pesantemente segnate dalla diceria.[21]

 
Un cornetto rosso

RitualiModifica

La tradizione popolare impone il compimento di scongiuri al passaggio dello iettatore. Tra questi si ricordano: toccare oggetti di ferro, come chiodi o chiavi, toccare corni (in particolare il corno rosso), toccarsi i testicoli, fare le corna, sputare o segnarsi.[28][29]

Casi storiciModifica

La fama di iettatore ha investito numerosi personaggi storici, inclusi poeti come George Byron, così percepito anche a causa della sua zoppia, e Heinrich Heine.[30] Tra i capi di stato troviamo Napoleone III, Guglielmo II,[30] Alfonso XIII;[31] tra i capi di governo il primo ministro italiano Antonio Salandra.[32]

La nomea non ha risparmiato neppure alcuni papi, come Pio IX e Leone XIII.[19][30] Il primo in particolare fu protagonista di diversi eventi sfortunati (tra cui il crollo della canonica di Sant'Agnese e un fulmine abbattutosi sulla cattedrale di Velletri), e diversi scrittori riportano che al suo passaggio il popolo s'inchinava ma non si tratteneva dagli scongiuri. Pio IX da parte sua in più occasioni ironizzò sul proprio presunto potere iettatorio.[33]

 
Pio IX
L'ultimo papa re è beato per la Chiesa cattolica. Una voce contemporanea, cavalcata anche da scrittori anticlericali (Imbriani), gli attribuiva fama di iettatore.[34]

Mussolini era molto superstizioso e durante il ventennio fascista non pochi personaggi incapparono nella triste fama di iettatori.[19] Tra questi principalmente il ministro degli esteri britannico Anthony Eden, al quale il duce rivolse addirittura il gesto delle corna vedendolo inciampare e cadere a Palazzo Venezia.[19][35] Dal canto suo, Galeazzo Ciano riferisce che Starace udì, per poi farlo arrestare, il deputato Egilberto Martire spargere su di lui la fama di iettatore.[36]

Profili culturaliModifica

ScientificiModifica

Non esistono prove scientifiche dell'esistenza della iettatura, che rimane una pura superstizione. La credenza in essa si fonda su un comune errore logico del tipo post hoc ergo propter hoc: se un evento sfortunato si verifica dopo l'apparizione dello «iettatore», a quest'ultima viene attribuita la causa del primo, mentre in realtà tra i due fatti esiste solo un rapporto temporale. La convinzione si può rafforzare anche per causa di suggestione: la fede nella iettatura cioè può condurre un soggetto ad agire proprio in modo da determinare gli eventi negativi temuti, secondo il meccanismo della profezia autoavverata.[8][26]

Piuttosto, le scienze sperimentali tentano di spiegare i motivi della credenza nella iettatura, nel malocchio e nell'irrazionale in genere. Una teoria sostiene che questa credenza dipenda da lievi alterazioni neuronali (epilessia dell'ippocampo). Il fenomeno è tuttavia troppo esteso per potersi spiegare solo in questi termini e non riconoscere, invece, prevalenti ragioni psicologiche e socioculturali.[8]

La iettatura è dunque oggetto di studio delle scienze sociali (antropologia culturale, sociologia, psicologia), che analizzano la credenza, le sue forme e la sua diffusione da vari punti di vista (sociale, economico, storico, geografico), ricollegandola spesso a un bisogno di controllo degli eventi e di rassicurazione di fronte all'incertezza dell'esistenza.[37] Le sue origini remote sono ravvisate da alcuni, oltre che in un animismo atavico (Freud),[38] in alcuni meccanismi biologici e psicologici che regolano la determinazione delle gerarchie tra i primati e producono in questi animali il fastidio di essere fissati dallo sguardo altrui.[8]

GiuridiciModifica

Il diritto non crede nel soprannaturale e ritiene perciò irrilevante la iettatura. Dal punto di vista penale, ad esempio, l'omicidio tentato per mezzo di poteri paranormali è un caso di scuola di reato impossibile per inidoneità dell'azione. Anche quando intenzioni malevole si sostanzino in un comportamento che per puro caso determina la morte o la lesione della vittima (come indurla a prendere un mezzo di trasporto che subirà un incidente), non sussiste reato per mancanza del nesso causale.[39] Al contrario, come ha chiarito la Corte di cassazione, additare qualcuno come iettatore può integrare il reato di diffamazione e rappresenta una condotta discriminatoria.[40]

ArtisticiModifica

Lo iettatore più potente della storia
 
Alexandre Dumas

Cesare della Valle di Ventignano (1776-1860) fu poeta, storico, filosofo e tragediografo; una delle sue opere divenne il libretto del Maometto secondo di Rossini.[41] Ma in vita fu perseguitato da una sinistra fama di formidabile iettatore: è lui infatti a ispirare il personaggio del principe di *** del Corricolo di Dumas.[42] Figura a cavallo tra storia, leggenda e finzione letteraria, il duca di Ventignano si è visto attribuire una lunga serie di sciagure: dalla morte di parto della madre all'impotenza del genero,[19] dall'incendio del Teatro San Carlo alla stessa caduta del Regno delle Due Sicilie.[43]

Dopo la trattatistica, nel XIX secolo si inaugurò anche la tradizione letteraria sulla iettatura. Dumas nel Corricolo (1841) narra le gesta del principe di ***, alla cui nefasta influenza lo scrittore attribuisce perfino la morte del papa, Pio VIII, avvenuta dopo che egli si era recato a porgergli i suoi omaggi.[44] Théophile Gautier fu autore di un romanzo breve intitolato Jettatura (1857), il cui protagonista, Paolo d'Aspromonte, finisce per accecarsi per la disperazione.[45]

Nella letteratura italiana è celebre la figura di Rosario Chiàrchiaro, immortalata da Pirandello nella novella La patente (1911). Il protagonista, perseguitato dalla nomea, aspira al riconoscimento giuridico della sua condizione: in tal modo potrebbe sfruttarla economicamente, ricevendo compensi in cambio della propria astensione dal maleficio. La novella ebbe anche una trasposizione teatrale dello stesso autore.

Al tema della iettatura, in chiave però più comica che umoristica, è dedicata inoltre la commedia teatrale Non è vero... ma ci credo di Peppino De Filippo (1942).

La patente è stata anche portata al cinema da Luigi Zampa, come episodio del film Questa è la vita (1954). Il Chiàrchiaro è interpretato da Totò, che dà corpo a tutti gli stereotipi sulla figura dello iettatore: aspetto dimesso ed emaciato, occhiali scuri, abito scuro, un bastone da passeggio con per pomello un piccolo gufo.

Nella commedia cinematografica italiana degli anni 1980 è rimasto famoso il personaggio di Crisantemi, il calciatore interpretato da Antonio Zambito nel film L'allenatore nel pallone (1984), che porta sfortuna alla propria squadra ed è la disperazione del trainer Oronzo Canà.

Nella musica classica si ricorda una boutade di Gioachino Rossini, che dedicò un'ironica composizione per pianoforte al collega Jacques Offenbach per la sua fama di iettatore. Il Petit caprice (style Offenbach) ha in molti passaggi la peculiarità di dover essere eseguito con indice e mignolo, secondo la diteggiatura originale, così che le mani possano compiere il gesto delle corna.

Nei fumetti troviamo Oscar Paperone, personaggio Disney creato dagli italiani Carlo Chendi e Romano Scarpa (1962): cugino di Paperino e nipote di Paperon de' Paperoni, è temutissimo da quest'ultimo come iettatore.

NoteModifica

  1. ^ Iettatore, in Treccani.it – Sinonimi e contrari, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 18 maggio 2016.
  2. ^ Francesco Sabatini e Vittorio Coletti, Scheda sul vocabolo "iettatore", in Il Sabatini Coletti - Dizionario della Lingua Italiana, Corriere della Sera, 2011, ISBN 88-09-21007-7.
  3. ^ Francesco Sabatini e Vittorio Coletti, Scheda sul vocabolo "iettatura", in Il Sabatini Coletti - Dizionario della Lingua Italiana, Corriere della Sera, 2011, ISBN 88-09-21007-7.
  4. ^ a b c d Iettatura, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 18 maggio 2016.
  5. ^ Scheda sul vocabolo "iettare", su Garzanti Linguistica. URL consultato il 18 maggio 2016.
  6. ^ Scheda sul vocabolo "menagramo", su Garzanti Linguistica. URL consultato il 18 maggio 2016.
  7. ^ Nicola Valletta, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  8. ^ a b c d Pinto.
  9. ^ a b Croce, pp. 20-24.
  10. ^ Valletta, pp. 10-11.
  11. ^ a b c Massimiliano Panarari, Lo jettatore? Una persona perbene, in Europaquotidiano, 3 marzo 2012. URL consultato il 18 maggio 2016 (archiviato dall'url originale l'11 giugno 2016).
  12. ^ Galasso, p. 267.
  13. ^ Lanternari, pp. 122-123.
  14. ^ De Martino, pp. 158-159.
  15. ^ Così Antonino Schioppa, Antidoto al fascino detto volgarmente jettatura (PDF), in Giuseppe Izzi (a cura di), Scrittori della jettatura, Roma, Salerno editrice, 1980. URL consultato il 18 maggio 2016.
  16. ^ Marugj, p. 16.
  17. ^ Lombardi Satrianipassim.
  18. ^ Galasso, p. 271.
  19. ^ a b c d e Burgio, pp. 136-137.
  20. ^ a b Galasso, p. 268.
  21. ^ a b c d Marco Belpoliti, Lo jettatore è quello che paga per tutti, in La Stampa, 14 febbraio 2012. URL consultato il 18 maggio 2016.
  22. ^ Pitrè citato da Elliott, p. 30.
  23. ^ Gutiérrez, p. 117.
  24. ^ Galasso, p. 285.
  25. ^ Galasso, p. 286.
  26. ^ a b c d Nenzioni, pp. 63-66.
  27. ^ Centini, p. 12.
  28. ^ Archivio per lo studio delle tradizioni popolari, p. 432.
  29. ^ Centini, p. 112.
  30. ^ a b c Wallis Budge, p. 365.
  31. ^ Potts, p. 6.
  32. ^ Ezio Riboldi, Vicende socialiste. Trent'anni di storia italiana nei ricordi di un deputato massimalista, Milano, Azione Comune, 1964, p. 120. URL consultato il 18 maggio 2016.
  33. ^ Stefano Tomassini, Roma, il Papa, il Re. L'Unità d'Italia e il crollo dello Stato Pontificio, Milano, Il Saggiatore, 2011, pp. 33-34, ISBN 978-88-6576-086-4. URL consultato il 18 maggio 2016.
  34. ^ Rosa Franzese e Emma Giammattei, Studi su Vittorio Imbriani, Napoli, Guida, 1990, pp. 593-594, ISBN 978-88-7835-031-1. URL consultato il 18 maggio 2016.
  35. ^ Sebastiano Messina, Jettatore, menagramo, vindice: il Picconatore colpisce così, in Repubblica, 29 dicembre 1999. URL consultato il 18 maggio 2016.
  36. ^ Salvatore Lupo, Il fascismo. La politica in un regime totalitario, Roma, Donzelli, 2005, p. 415, ISBN 978-88-7989-924-6. URL consultato il 18 maggio 2016.
  37. ^ Centini, pp. 89-90.
  38. ^ Centini, p. 89.
  39. ^ Tullio Padovani, Diritto penale, 10ª ed., Milano, Giuffrè, 2012, pp. 135-142, ISBN 978-88-14-17373-8. URL consultato il 18 maggio 2016.
  40. ^ Cassazione, dare dello iettatore è reato: «Superstizioni alla base di discriminazioni», in Repubblica, 6 marzo 2013. URL consultato il 18 maggio 2016.
  41. ^ Alfonso della Valle, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  42. ^ De Martino, p. 162.
  43. ^ Capecelatro.
  44. ^ (FR) Alexandre Dumas, Le Corricolo, Parigi, Calmann-Lévy, 1851. URL consultato il 18 maggio 2016.
  45. ^ Théophile Gautier, Jettatura (PDF), traduzione di Teodoro Serrao, Milano, Sonzogno, 1910. URL consultato il 18 maggio 2016.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

  • Crescenzo Pinto, Malocchio, su cicap.org. URL consultato il 18 maggio 2016.