Ignazio Cafisi

vescovo cattolico italiano
Ignazio Cafisi
vescovo della Chiesa cattolica
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Incarichi ricoperti Vescovo titolare di Eno e vescovo ausiliare di Agrigento
Nato Favara il 23 settembre 1762
Consacrato vescovo aprile 1830 a Palermo dal cardinale Pietro Gravina
Deceduto Favara il 10 aprile 1844

Ignazio Cafisi (Favara, 23 dicembre 1762Favara, 10 aprile 1844) è stato un vescovo cattolico italiano.

Indice

BiografiaModifica

Età giovanileModifica

Nacque a Favara il 23 settembre 1762 da Salvatore Cafisi (medico) e Isabella Franco. Così come lo zio Giuseppe, arciprete, anche lui intraprese la strada della vocazione religiosa. Iniziò a fare il chierichetto presso la parrocchia del suo paese ed in seguito prima frequentò la facoltà di lettere e poi quella di teologia presso il seminario di Agrigento. Successivamente si trasferì al collegio dei Santi Agostino e Tommaso e infine all'Istituto Minerva di Roma, dove nel 1790 il cardinale Francesco Maria Pignatelli, gli presentò Papa Pio VI.

Attività cattolicaModifica

Il 23 dicembre del 1786 fu ordinato sacerdote ad Agrigento. Nel 1802 assistette alla morte di suo zio che per lui fu come un maestro spirituale. Ottenne la Chiesa del Santissimo Rosario di Favara, poi quella del Transito e infine ottenne la chiesa madre divenendo il nuovo arciprete del paese, succedendo a don Domenico Rosa. Nel 1829 fu chiamato dal vescovo di Agrigento, Mons. Pietro D'Agostino, come canonico della Cattedrale di San Gerlando. Durante questo periodo venne eletto vescovo in partibus infidelium dell'Arcidiocesi di Eno venendo consacrato a Palermo nella chiesa della Martorana dall'arcivescovo, poi cardinale, Pietro Gravina e dai co-consacranti i vescovi Michele Natale e Cesare Benso. Inoltre viene designato vescovo ausiliare di Agrigento e per tale titolo visitò più volte la diocesi quando verso la fine del 1843 fu colpito da una lunga malattia. Fece ritorno a Favara per vivere gli ultimi giorni fra le cure ed i conforti dei suoi nipoti, i figli di suo fratello Stefano, morto pochi anni prima. Morì il 10 aprile 1844 dopo 4 mesi di sofferenza. Le sue spoglie riposano nella cattedrale di Agrigento.

FontiModifica

Collegamenti esterniModifica