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Ignazio Isidoro Thaon di Revel e Saint-André
Ignazio Thaon di Revel.jpg
Governatore di Genova, Viceré di Sardegna, Governatore di Torino, Luogotenente generale del Regno di Sardegna, Vicepresidente del Consiglio di Stato, Maresciallo di Savoia, Ministro sardo-piemontese all'Aia e Parigi,
Conte di Pralungo
Stemma
In carica 1790 –
26 gennaio 1835
Predecessore Filippo Provana di Pralungo
Successore Ottavio Thaon di Revel
Nome completo Ignazio Isidoro Thaon di Revel e Sant'Andrea
Trattamento Sua Eccellenza
Nascita Nizza, 10-05-1760
Morte Torino, 26-01-1835
Sepoltura Cimitero Monumentale di Torino
Dinastia Thaon di Revel
Padre Carlo Francesco Thaon di Revel e Sant'Andrea
Madre Maddalena, dei conti Galleani di Todone
Consorte Sabina, dei conti Spitalieri di Cessole
Figli 12 figli: Federico, Carolina, Leonello, Ottavio Thaon di Revel, Orazio, Alessandro, Marziano, Flavia, Carlo, Adriano, Ersilia, Genova Thaon di Revel
Religione Cattolicesimo
Motto ET SAPIENTI PRODEST

Ignazio Isidoro Thaon di Revel e Saint-André (Nizza, 10 maggio 1760Torino, 26 gennaio 1835) conte, è stato un militare italiano.

Indice

BiografiaModifica

Appassionato di studi letterati, intrapraprese la carriera militare come il padre, Carlo Francesco Thaon di Revel e Sant'Andrea con quale (insieme al fratello maggiore Giuseppe Alessandro) fu aiutante di campo durante la guerra delle Alpi[1]. Uomo di fiducia dei Savoia, fu in seguito incaricato a svolgere diverse missioni di rilievo sia di ordine diplomatico che politico e militare.[2]

Missioni diplomatiche durante l'occupazione franceseModifica

Nominato ministro plenipotenziario (ambasciatore) del regno di Sardegna all'Aia (giugno 1789 - agosto 1791), nel maggio del 1796 negoziò la pace con la Francia Rivoluzionaria. Con il trattato di Parigi, i Thaon di Revel e Saint-André perdono i loro feudi nella contea di Nizza e il castello di Saint-André. Nel 1797 fu nominato governatore provvisorio di Asti. Con la creazione della Repubblica Piemontese, si rifiutò di collaborare con la nuova amministrazione imposta dal Direttorio. Fuggì, nel maggio del 1799, insieme al fratello Giuseppe Alessandro prima a Grenoble poi dal domicilio coatto di Digione per raggiungere, dopo un viaggio piena di insidie e difficoltà, Torino. Diversamente dal padre e dal fratello che dopo la battaglia di Marengo raggiungessero Carlo Felice Di Savoia in Sardegna, preferì ritirasi nella proprietà di Cimena presso Chivasso dove rimase per tutta la durata della occupazione francese del Piemonte.

Al congresso di ViennaModifica

Al rientro dei Savoia (15 aprile 1814), in virtù del rifiuto di collaborare con i francesi e per la fedeltà dei membri del suo casato verso la corona, fu nominato membro del consiglio di reggenza. Nel 1815 fu mandato in missione a Parigi dove alle trattative di pace, con abilità, ottenne la restituzione della Savoia al regno di Sardegna. Il 25 settembre 1814 ottenne da Vittorio Emanuele I, il titolo di conte di Pralungo (creato per la seconda volta), dando così inizio al ramo cadetto dei conti nella dinastia dei Thaon.

In veste di ministro plenipotenziario al congresso di Vienna nel 1815, ricevette dagli inglesi il possesso di Genova che venne così a far parte del Regno di Sardegna[3][4][5].

Oltre alle questioni relativi ai compensi territoriali poi sanciti, si adoperò per un problema di grande importanza per il Regno della Sardegna che riguardava la successione al trono. Re Vittorio Emanuele I non aveva eredi diretti maschi e suo fratello, Carlo Felice non aveva figli. Secondo la legge di famiglia del 1307, la successione doveva toccare al ramo secondogenito, i Savoia-Carignano rappresentato allora da Carlo Alberto. Nel suo soggiorno prima a Parigi poi in missione a Londra, Ignazio Revel lavorò con molto impegno per far riconoscere il principe Carlo Alberto come erede eventuale alla corona di Sardegna. Si ottenne il favore per questa successione della Francia e Inghilterra, contraria invece l'Austria che sostenne, senza successo, la candidatura di Francesco IV, duca di Modena[6][7].

Rientrato dal congresso di Vienna, Vittorio Emanuele gli affidava il governatorato di Genova, carica che tenne per un paio di anni. Durante il periodo genovese, istituì la questura. Battezzò il suo ultimo figlio nato, in onore della città, Genova.

Nominato nel 1818 viceré di Sardegna, lasciò Genova per Cagliari e al rientro in Piemonte nel 1820, succedette alla morte del fratello maggiore nel governatorato di Torino.

Moti carbonari del 1820-1821Modifica

Il sovrano sconfessò la costituzione spagnola concessa dal principe di Carignano e durante i tumulti, il Revel si recò alla corte imperiale francese per ottenere l'appoggio delle armate dei Luigi XVIII per sedare le rivolte. Consigliò a Vittorio Emanuele I la resistenza energica oppure l'abdicazione[8] a favore del fratello Carlo Felice di Savoia. Dopo l'allontanamento dal trono di Vittorio Emanuele I, raggiunge a Modena Carlo Felice da cui riceve l'incarico di stabilire contatti con diplomatici con l'Austria per assicurarsi un intervento della Santa Alleanza in caso di necessità.

Nel 1821 fu nominato luogotenente generale del Regno con pieni poteri di alter ego (il 19 aprile), con il preciso compito di ristabilire l'ordine nello stato dopo le rivolte studentesche a Torino. Provvide difatti, con la caduta del governo provvisorio di Santorre Santa Rosa, al ristabilimento dell'ordine. La repressione della sommossa fu durissima, istituì una Regia Delegazione per giudicare quanti si erano compromessi nella cospirazione. Furono emessi 71 condanne a morte, 5 all'ergastolo e 20 a pene detentive da 5 a 20 anni. Molti dei cospiratori condanati erano però fuggiti all'estero e solo 2 militari subirono la condanna a morte. Secondo la testimonianza di Ludovico Sauli d'Igliano, funzionario del ministero degli esteri a Torino (e alcuni storici) sostenne che fu lo stesso Ignazio Thaon che fece consegnare i passaporti e lasciare che i più compromessi prendessero la via dell'esilio[8]. La decisione del Revel fu motivata, dice il Roberto Guerri "pensando che la restituita autorità legittima avrebbe amato meglio punire i semplici nomi degli assenti, anziché cacciar in prigione e castigare un'infinità di vittime infelici"[6]. Non mancò di influire lo status sociale dei cospiratori, esponenti in gran parte della nobiltà piemontese, legati anche da vincoli di amicizia e parentela con i Thaon.

Nel mese di marzo dello stesso anno, Ignazio Thaon inviò una lettera al cancelliere Metternich perché intercedesse presso l'imperatore Francesco I d'Asburgo a favore di Silvio Pellico, condannato dal tribunale Lombardo-Veneto a 15 anni di duro carcere nel processo contro la setta dei Federati[9]. Dall'imperatore ricevette un prevedibile diniego ma attesta la stima e alta considerazione da parte del Metternich[10]. Esortò Carlo Felice a ridurre la questione della responsabilità di Carlo Alberto di Savoia principe di Carignano a un affare di famiglia, di cui non dovessero ingerirsi le potenze internazionali.

Gli ultimi anniModifica

Riassunse in seguito il governatorato di Torino che mantenne sino alla morte, nel 1835.

Fu nominato Maresciallo di Savoia (1829) e nel 1831, vicepresidente del Consiglio di stato.

Venne insignito del Gran Cordone SS. Maurizio e Lazzaro, commendatore del Merito Militare di Savoia e il 15 agosto 1820, cavaliere dell'Ordine Supremo SS. Annunziata.

TestamentoModifica

Thaon si distinse anche per le sue doti di eccellente latinista[11], componendo un libro di memorie e diverse opere di natura storico-politiche "De la révolution du Piémont avec des observations sur les diverses formes de gouvernement" (Losanna 1822), "Testament politique" (Parigi 1826), e di guerre "Mem. sur la guerre des Alpes... tirés des papiers du comte Ignace Thaon de Revel" di Bartolommeo Aquarone (Torino 1871).

L. Arimattei riporta nel suo libro "Una dinastia di uomini illustri: la famiglia Thaon di Revel" (Faenza, 1937), alcune massime del pensiero politoco di Ignazio Isidoro quali:

" I sistemi politici non devono essere fatti per un mondo ideale ma per uomini come sono, come furono e come potranno essere".

"Si mettono in contrasto i popoli con la realtà, presentando loro come possibile una perfezione che è una chimera. La storia attesta che ciascun popolo, il quale ha tentato di mettere in pratica teorie astratte, si è sempre avviato alla più grande rovina"[12]

Matrimonio e discendenzaModifica

Sposò Sabina, dei conti Spitalieri di Cessole ed ebbe da lei dodici figli, tra cui:

Onorificenze sabaudeModifica

NoteModifica

  1. ^ guerra delle Alpi
  2. ^ Thaon di Revel, Ignazio, su treccani.it.
  3. ^ I soldati italiani di Lord Bentinck 1812-1816, su books.google.it.
  4. ^ Impero Francese (1804 - 1814), su dati.san.beniculturali.it.
  5. ^ REGNO DI SARDEGNA (1814-1861), su guidagenerale.maas.ccr.it.
  6. ^ a b Roberto Guerri, Il lungo risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel " Per l'Italia e per il Re", a cura di Stato Maggiore della Difesa Ufficio Storico, 2015, p. 13.
  7. ^ Carlo Alberto, principe di Carignano, in La Rassegna Nazionale, Firenze, 1º settembre 1901, p. 9.
  8. ^ a b Thaon di Revel, Ignazio in "Enciclopedia Italiana", su treccani.it.
  9. ^ la setta dei Federati
  10. ^ Roberto Guerri, Missione a Vienna 1850-1853, in Il lungo risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel "Per l'Italia e per il Re", Stato Maggiore della Difesa Ufficio Storico, illustrazioni di Quinto Cenni, 2015, p. 58.
  11. ^ Manno A., Il patriziato subalpino, tratto dal sito Vivant
  12. ^ Antonio Bellezza-Prinzi, I Thaon di Revel nella storia di Ternavasso, del Piemonte e dell'Italia.., 1987, p. 135.
  13. ^ Sito del Senato della Repubblica

BibliografiaModifica

  • Quando San Secondo diventò giacobino. Asti e la Repubblica del luglio 1797. A cura di Ricuperati G. Ed. dell'Orso, Torino 1999. ISBN 88-7694-412-5
  • I Thaon di Revel nella storia di Ternavasso, del Piemonte e dell'Italia a 300 anni dalla nascita della contea di Revel e di Saint André. Antonio Bellezza - Prinsi, Chieri 1987.
  • Una Dinastia di Uomini Illustri, la famiglia Thaon di Revel nella storia del Piemonte e dell'Italia. Luigi Arimattei, Faenza - Fratelli Lega Editori, 1937.
  • Il lungo Risorgimento del General Genova Thaon di Revel, per l'Italia e per il Re. Roberto Guerri, Stato Maggiore della Difesa Ufficio Storico, 2015.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

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