Apri il menu principale

Il fornaretto di Venezia (film 1939)

film del 1939 diretto da Duilio Coletti
Il fornaretto di Venezia
Roberto Villa jpeg.jpg
Roberto Villa in una foto di scena del film
Paese di produzioneItalia
Anno1939
Durata73 min
Dati tecniciB/N
Generedrammatico, storico
RegiaDuilio Coletti
SoggettoFrancesco Dall'Ongaro
SceneggiaturaDuilio Coletti, Luciano Doria, Tomaso Smith
ProduttoreMax Calandri
Casa di produzioneVi.Va
Distribuzione in italianoArtisti Associati
FotografiaJan Stallich
MontaggioMaria Rosada
MusichePiero Giorgi
ScenografiaEnrico Verdozzi, Antonio Tagliolini
CostumiBianca Emanuela Bacicchi
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

Il fornaretto di Venezia è un film del 1939 diretto da Duilio Coletti, su ispirazione dall'omonimo racconto popolare veneziano e dal derivato dramma teatrale in cinque atti Il fornaretto di Francesco Dall'Ongaro.

Fu distribuito nelle sale cinematografiche a partire dal 23 ottobre 1939 ed ebbe un ottimo successo di pubblico, consacrando Roberto Villa come uno degli attori di punta del cinema italiano dell'epoca fascista.

TramaModifica

Venezia, 1507: Piero Tasca è un giovane ed onesto garzone, soprannominato il fornaretto in quanto figlio del fornaio Stefano Tasca, che viene ingiustamente accusato dalla polizia dell'omicidio del vizioso nobile Alvise Duodo, da lui ritrovato cadavere tra i calli della città, durante il suo abituale giro per la consegna mattutina del pane: Alvise era un uomo che Piero non aveva in simpatia, in quanto in passato aveva attentato all'onore della sorella minore Annetta. Il vero colpevole del delitto di Alvise è Lorenzo Loredano, un altro nobile presso cui lavora la fidanzata di Piero, Olimpia Zeno, che l'uomo ha ucciso dopo aver scoperto che questi intratteneva una relazione adulterina con la di lui moglie, Elena.

Durante il processo, Olimpia, che non sa che Piero è stato arrestato con l'accusa di essere l'assassino del Duodo, per proteggere la sua padrona, afferma, mentendo, che era lei ad essere l'amante di Alvise e non Elena, offrendo così involontariamente agli accusatori di Piero il movente del delitto. Quest'ultimo, durante la prigionia, sottoposto a terribili torture, ammette di essere l'omicida del nobile, ma solo per sfuggire agli atroci supplizi a cui è costretto; tale confessione, estorta con la violenza, unita alla falsa deposizione di Olimpia, gli costa la condanna al patibolo; a nulla servono i disperati tentativi dell'amata, della sorella e del padre per dimostrare l'innocenza del ragazzo, Piero viene infatti giustiziato, e solo dopo la sua morte, Lorenzo Loredano ammetterà di essere il vero colpevole del delitto.

CuriositàModifica

Duilio Coletti firmò il film con lo pseudonimo John Bard per ragioni pubblicitarie, facendo credere che la pellicola fosse stata diretta da un regista statunitense. Lo pseudonimo è riportato sui manifesti anche nella riedizione del film, distribuita nelle sale italiane alla fine degli anni quaranta.

Collegamenti esterniModifica

  Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema