Il gatto a nove code

film del 1971 diretto da Dario Argento
Il gatto a nove code
Il gatto a nove code.JPG
Catherine Spaak e James Franciscus in una scena del film
Paese di produzioneItalia, Francia, Germania Ovest
Anno1971
Durata89 min e 112 min
Rapporto2,35:1
Generethriller, giallo
RegiaDario Argento
SoggettoDario Argento, Luigi Cozzi, Dardano Sacchetti
SceneggiaturaDario Argento
ProduttoreSalvatore Argento
Casa di produzioneSeda Spettacoli, Terra Filmkunst, Labrador Film
Distribuzione in italianoTitanus
FotografiaErico Menczer
MontaggioFranco Fraticelli
MusicheEnnio Morricone (dirette da Bruno Nicolai)
ScenografiaCarlo Leva
CostumiCarlo Leva
TruccoGiuseppe Ferranti, Piero Mecacci
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

Il gatto a nove code è un film del 1971 diretto da Dario Argento.

È il secondo capitolo della Trilogia degli animali che all'inizio degli anni settanta contribuì a consolidare la fama del regista, affermandolo come uno dei maggiori autori di thriller in Italia. È il secondo film nel quale Argento ha piena autonomia riguardo al soggetto, alla sceneggiatura e alla regia.

Il film è stato girato tra Torino, Roma e Pomezia.[1] Uscì nelle sale il 12 febbraio e all'epoca incassò 2 miliardi e 400 milioni di Lire[senza fonte].

TramaModifica

«Riassumendo, le tracce sono queste: i cinque ricercatori più Anna fanno sei; più Bianca Merusi fanno sette; le foto sparite... otto; e il tentato furto all'istituto... nove! Nove vie da seguire... un gatto a nove code.»

(Carlo Giordani e Franco Arnò riflettono riguardo all'identità dell'assassino)

Il giornalista Carlo Giordani e l'anziano enigmista non vedente Franco Arnò, anch'egli ex giornalista, indagano sulla strana morte del dott. Calabresi, un genetista morto in un misterioso incidente alla stazione ferroviaria. La tragedia sembra legata a un inspiegabile episodio di intrusione notturna nell'istituto dove Calabresi lavorava, dove pare non vi sia stato alcun furto. A tutto ciò seguono dei brutali omicidi, compiuti da qualcuno che sembra volere nascondere qualcosa.

Primo fra tutti il fotografo Righetto, amico di Giordani, il quale si trovava per caso in stazione per fotografare una diva e invece ha immortalato non solo Calabresi mentre precipitava sotto il treno, ma anche un braccio e una mano che lo spingevano. Verrà ucciso nel suo studio prima che Giordani possa andare da lui a ritirare le foto, che vengono fatte sparire.

Le tracce dei due improvvisati investigatori, che indagano parallelamente alla polizia, portano i sospetti tra le persone legate a quel laboratorio: il prof. Terzi, direttore dell'Istituto; Anna, la giovane e attraente figlia; il dott. Braun, collega tedesco omosessuale di Calabresi; il dott. Casoni, affascinante ricercatore dell'Istituto; il dott. Morbelli, freddo e silenzioso scienziato che lavora nell'Istituto; e il dott. Esson, ricercatore inglese invaghitosi di Anna.

Mentre Giordani segue la pista dei ricercatori avvicinandosi ad Anna, Franco e la sua nipotina Lori si recano da Bianca Merusi, fidanzata di Calabresi, per scoprire perché la vittima si trovasse in stazione. La donna sapeva che il compagno aveva un appuntamento importante in stazione, appuntamento che poteva dare una svolta alla sua carriera, ma l'uomo non le aveva detto con chi si dovesse incontrare. Bianca sembra però nascondere qualcosa, motivo per il quale, una volta recatasi in stazione e trovato nell'auto di Calabresi il biglietto dell'appuntamento con il nome di chi doveva vedere e nascostolo nel doppiofondo del suo ciondolo, invece di andare alla polizia contatta Franco, dicendosi disposta a consegnare solo a lui il biglietto. Il misterioso assassino però l'ha seguita e la uccide non appena lei termina la telefonata con Arnò, cercando invano il biglietto da lei nascosto.

Iniziata una relazione con Anna, Giordani inizia a fare domande anche ai ricercatori: il presunto furto nell'istituto e gli omicidi sembrano legati a degli studi sulla sindrome 47,XYY, ma gli scienziati non sembrano voler collaborare, temendo ritorsioni.

L'assassino a questo punto prende di mira Arnò e Giordani, che scampano fortunosamente ai suoi tentativi di ucciderli. Carlo decide di andare sempre più a fondo e riesce a introdursi nello studio privato del professor Terzi, scoprendo non solo che Anna non è figlia biologica del professore in quanto adottata dall'uomo ma che i due sono legati da un torbido e incestuoso rapporto. La polizia scopre anche una brutta faccenda di spionaggio industriale legata all'istituto che vedeva coinvolti Bianca e il dottor Braun. Carlo e Franco sospettano quindi del tedesco, che viene però trovato assassinato.

Lui e Arnò scoprono, indagando sulla morte della Merusi, che la donna aveva nascosto il biglietto costatole la vita nel ciondolo, e che questi si trova ancora al collo della donna, quindi nella bara. Appurato che quel biglietto contiene il nome dell'assassino, i due si recano in cimitero in piena notte, ma mentre Carlo riesce a fatica ad aprire la bara e prendere il ciondolo affidandolo a Franco, questi viene sorpreso dal killer e Giordani si ritrova chiuso dentro la tomba.

Riapparso e riuscito a liberare l'amico, Arnò ha il bastone pieno di sangue: il colpevole ha rapito Lori per farli desistere dalle indagini e si è preso il biglietto, ma lui è riuscito a ferirlo. I due insieme alla polizia giungono a Villa Terzi e Carlo accusa Anna di avergli mentito, sospettando di lei anche riguardo agli omicidi e al rapimento. L'inseguimento prosegue per i tetti e alla fine l'assassino viene smascherato: si tratta di Casoni, che cerca di uccidere Carlo ferendolo. Inseguito dalla polizia si trova davanti Franco al quale confessa ogni cosa: segretamente affetto dalla sindrome 47,XYY, si era introdotto nell'istituto per rubare le carte che parlavano della sua malattia, ma era stato scoperto e ricattato da Calabresi e aveva quindi ucciso il collega e quanti si stessero avvicinando alla verità. Quando Franco gli chiede dove sia sua nipote, Casoni gli fa credere di averla uccisa e Arnò lo spinge facendolo volare giù dalla tromba di un ascensore.

ProduzioneModifica

Fu soprattutto grazie agli americani che Il gatto a nove code poté essere realizzato: il primo film di Dario Argento, infatti, aveva avuto maggior successo negli Stati Uniti che in Italia. Cosicché, i dirigenti della società National General contattarono la Titanus, affermando che L'uccello dalle piume di cristallo a loro era piaciuto molto e che stava facendo dei grandi incassi. Di conseguenza gli americani chiesero ad Argento un nuovo film, per il quale la National General avrebbe partecipato come co-produttrice. Alla Titanus venne fatta la richiesta di inserire nel cast degli attori più famosi negli Stati Uniti che in Italia: in particolare, James Franciscus fu segnalato ad Argento perché veniva dal successo de L'altra faccia del pianeta delle scimmie.

Le riprese del film iniziarono a fine agosto del 1970. Il gatto a nove code sarebbe dovuto uscire a gennaio 1971, ma il distributore italiano, Goffredo Lombardo della Titanus, cercò di fermarlo, affermando che il film era venuto male e che non avrebbe fatto paura a nessuno. Dopo non pochi contrasti, la situazione si sbloccò e la distribuzione slittò con un ritardo di un mese rispetto al termine iniziale. Il film andò molto bene in sala: fu un grande successo e gli incassi furono doppi rispetto a quelli di L'uccello dalle piume di cristallo, cosa che permise a Dario Argento di avere minori difficoltà per la realizzazione dei suoi film successivi.

Il film prevedeva in origine una conclusione differente: dopo la morte dell'assassino, un'ultima scena mostrava James Franciscus a letto, medicato con delle fasciature per le ferite riportate nella colluttazione con l'omicida; accanto a lui Catherine Spaak. Insieme si riconciliavano.

Colonna sonoraModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Il gatto a nove code (album).

La colonna sonora è composta da Ennio Morricone. La traccia più celebre è Paranoia prima, riutilizzata anche in Death Proof, il segmento di Quentin Tarantino del film Grindhouse.

NoteModifica

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