Il grande coltello

film del 1955 diretto da Robert Aldrich
Il grande coltello
Il grande coltello (film 1955).JPG
Jack Palance e Shelley Winters in una scena
Titolo originaleThe Big Knife
Lingua originaleinglese
Paese di produzioneStati Uniti d'America
Anno1955
Durata111 min
Dati tecniciB/N
Generedrammatico
RegiaRobert Aldrich
Soggettodal dramma teatrale di Clifford Odets (1949)
SceneggiaturaJames Poe
ProduttoreRobert Aldrich
Casa di produzioneThe Associates & Aldrich Company
FotografiaErnest Laszlo
MusicheFrank Devol
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Il grande coltello (The Big knife) è un film del 1955 diretto e prodotto da Robert Aldrich.

TramaModifica

Charlie Castle è un attore di Hollywood di grande successo, vive in un'enorme casa con tutti i servizi associati alla sua celebrità. La moglie Marion si è separata da lui, portando con sé il loro giovane figlio, e medita il divorzio in quanto ne ha abbastanza dei vizi del marito, il quale ha rinunciato ai suoi ideali per le più basse aspettative di Hollywood. Patty Benedict, influente giornalista di gossip, vuole informazioni sul matrimonio, ma Castle si rifiuta di confermare ogni cosa.

Marion non vuole che il marito rinnovi per altri sette anni il suo contratto con il potente Stanley Shriner Hoff, padrone degli studios, e non accetterà una riconciliazione con suo marito se egli firmerà. Castle vuole essere libero da ogni fardello e si rifiuta categoricamente di accettare il contratto. Tuttavia Hoff e il suo braccio destro, Smiley Coy, sono a conoscenza della verità dietro un incidente in cui Castle era al volante in stato di ubriachezza e che aveva provocato la morte di un ragazzo e di cui Buddy Bliss, amico di Castle, si era assunto la responsabilità.

Disposto a fare qualsiasi cosa, Hoff sfida Castle ed è pronto al ricatto riguardo all'incidente per costringere l'attore a impegnarsi nell'accordo di sette anni.

Castle vuole disperatamente riconquistare Marion, a cui però il suo amico scrittore Hank Teagle ha proposto il matrimonio. Castle chiede di fare film migliori di quelli che gli propone Hoff e implora il suo agente, Nat, di aiutarlo a liberarsi dalla richiesta, ma alla fine cede e firma il nuovo contratto.

Nel frattempo, Smiley avvicina Castle per rivelargli che Dixie Evans, una attricetta che era con l'attore la notte dell'incidente, sta minacciando di rivelare i particolari dell'accaduto. Smiley suggerisce che Castle la inviti, per parlare con lei e vedere se riesce a persuaderla a tacere. Castle lo fa e comprende che lei vuole danneggiare Hoff, non Castle.

Marion ritorna mentre Dixie è con Castle, e accusa il marito di fare il doppio gioco. La coppia ha una conversazione intensa ma alla fine Marion chiarisce che è disposta a provare di nuovo a ricomporre il loro matrimonio.

Successivamente, Dixie va nell'ufficio di Hoff e provoca un tale sconvolgimento che Hoff e Smiley decidono che deve essere messa a tacere in modo permanente. Smiley mette a punto un piano per raggiungere questo obiettivo che coinvolge Castle ma questi, finalmente spronato a difendere i suoi ideali, chiama Hoff e Nat e, con Marion presente, sfida questi uomini spietati che lo ricattano e impone che non accada nulla a Dixie.

Hoff e Smiley provano un'altra manovra di ricatto producendo registrazioni segretamente fatte tra Marion e Hank. Né Marion né Castle sono colpiti da questo tentativo e, infine, un Hoff indignato lascia andare Castle.

Marion ha deciso di lasciare il passato alle spalle e riconciliarsi con suo marito. Ma Castle viene a sapere che Dixie, dopo essere uscita barcollante da un bar, è stato investita e uccisa da un autobus cittadino. Nonostante i propri tentativi di riscattarsi, Castle è sconvolto dal fatto che abbia tradito un amico, sacrificato la sua integrità e angosciato la donna che adora e si toglie la vita.

CriticaModifica

Il grande coltello, prodotto dallo stesso regista, seguì di pochi mesi l'"apocalittico"[1] noir fantapolitico Un bacio e una pistola, ottenendo il Leone d'argento alla Mostra del cinema di Venezia del 1955. Lo svolgimento della vicenda in un unico luogo, la villa hollywoodiana di Charles Castle, i toni e le gestualità della recitazione[2] ne denunciano con evidenza la derivazione teatrale: il soggetto era un dramma di Clifford Odets, che aveva ottenuto un certo successo a Broadway.

A dispetto di ciò la critica europea e, in particolare i Cahiers du Cinéma, acclamarono la nascita di un nuovo "autore". "Oltre a presentare un affresco molto esatto di Hollywood, The Big Knife è il film americano più raffinato e intelligente che abbiamo visto da molti mesi a questa parte"; così si esprimeva quello stesso anno François Truffaut[3].

Per la riuscita di un film in cui l'"azione avanza non per il gioco dei sentimenti, né per quello delle azioni, ma per definizione morale dei personaggi"[4] era fondamentale l'abilità degli interpreti. Spiccano Jack Palance nei panni di un personaggio debole e tormentato, ben diverso dai ruoli di "cattivo", cui i tratti duri e spigolosi del suo volto lo avevano relegato agli inizi della carriera e il mefistofelico Rod Steiger, patriottico (per far firmare il contratto a Castle usa la penna del generale MacArthur) e spietato produttore, per il cui personaggio Robert Aldrich, per sua stessa ammissione, si era ispirato alla figura di Harry Cohn, tycoon della Columbia Pictures[5][6].

RiconoscimentiModifica

NoteModifica

  1. ^ Renato Venturelli, "L'età del noir", Giulio Einaudi editore, Torino, 2007; pag.435
  2. ^ François Truffaut, "I film della mia vita", Marsilio editore, Venezia, 1992
  3. ^ "I film della mia vita"; cit
  4. ^ François Truffaut, "I film della mia vita"; cit.;
  5. ^ Georges Sadoul, "Dizionario dei film", Sansoni, Firenze, 1968
  6. ^ "Il Mereghetti. Dizionario dei film 2008", Baldini Castoldi Dalai editore, Milano, 2007

Collegamenti esterniModifica

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