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Il massacro di Fort Apache

film del 1948 diretto da John Ford
Il massacro di Fort Apache
Il massacro di Fort Apachе.png
Una scena del film
Titolo originaleFort Apache
Paese di produzioneStati Uniti d'America
Anno1948
Durata125 min
Dati tecniciB/N
Generewestern
RegiaJohn Ford
SoggettoJames Warner Bellah
SceneggiaturaFrank S. Nugent
ProduttoreJohn Ford
Casa di produzioneRKO
Distribuzione in italianoRKO (1948)
FotografiaWilliam H. Clothier, Archie Stout
MontaggioJack Murray
Effetti specialiDave Koehler
MusicheRichard Hageman
ScenografiaJames Basevi
CostumiMichael Meyers, Ann Peck
TruccoEmile LaVigne
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Il massacro di Fort Apache (Fort Apache) è un film western del 1948 diretto da John Ford. È il primo della trilogia sulla cavalleria statunitense girata dal regista, che proseguirà con I cavalieri del Nord Ovest (1949) e Rio Bravo (1950).

Tra gli altri interpreti si distinguono: Victor McLaglen, Pedro Armendáriz (doppiato da Alberto Sordi) e Shirley Temple (nella sua terzultima apparizione in un film).

Nel doppiaggio italiano del film il personaggio di Owen Thursday (Henry Fonda) è chiamato Oswald Turner.

Indice

TramaModifica

Stati Uniti, 1864. Il colonnello Turner, dopo una gloriosa campagna in Europa, viene trasferito a Fort Apache, nel west, come comandante. Si trasferisce lì con la giovane figlia Philadelphia. La guarnigione del forte è composta in gran parte da esperti veterani che poco apprezzano il rigido formalismo militare del colonnello, deciso a voler far parlare di sé ed a ricoprirsi di gloria con le sue imprese contro gli indiani Apache.

Tra i giovani ufficiali si distingue il tenente O'Rourke, appena diplomato a West Point. Suo padre è un sottufficiale, di stanza nello stesso forte, che aveva servito valorosamente nella Brigata Irlandese durante la Guerra di secessione americana ottenendo la Medal of Honor. Il giovane O'Rourke si invaghisce a prima vista di Philadelphia. Ma dopo una rischiosa cavalcata con la ragazza fuori dalle mura del forte, il colonnello Turner gli proibisce di portarla fuori altre volte. Durante la successiva missione di ricognizione, una squadra di soldati riporta al forte il carro militare con le vittime dell'attacco Apache salvandosi a stento da una nuova imboscata degli indiani.

Per scovare i mandanti degli attacchi, i soldati vanno a trovare Silas Meacham, responsabile governativo della riserva indiana apache stabilita in quei dintorni. Meacham sostiene di non sapere chi siano i colpevoli, ma il capitano York lo accusa di aver tradito lo spirito dell'accordo con gli indiani. Sfruttandone il lavoro e riempiendoli d'alcool, Meacham ne ha fatto degli sbandati e ha costretto Cochise a fuggire con i suoi migliori guerrieri oltre il confine del Messico.

York è convinto che riportando nella riserva Cochise si risolverebbe il problema delle scorrerie indiane; ma per riportarvelo è necessario offrire a lui e alla sua gente delle condizioni di vita migliori. Il colonnello Turner gli concede di andare in missione esplorativa. Mentre York è in viaggio, il giovane O'Rourke decide di chiedere la mano di Philadelphia al colonnello. Ma questi rifiuta, non ritenendo la famiglia del ragazzo all'altezza del suo rango e decide di far rientrare la figlia a casa. Philadelphia ci resta malissimo perché ama il ragazzo.

La missione di York ha successo: egli riesce a convincere Cochise a tornare per trattare le condizioni del rientro pacifico nei confini della riserva. Ma il colonnello Turner decide di approfittare dei rientro del capo indiano sul suolo americano per affrontarlo in campo aperto. York si oppone: ha dato la sua parola e, mostrando di essere un uomo d'onore, difende strenuamente, contro il suo superiore, il patto stipulato con il capo Apache. Ma il colonnello non vuole sentire ragioni.

Quando le due forze si incontrano, il sovrannumero degli indiani induce per un attimo Turner a trattare con Cochise; ma il suo orgoglio è smisurato e il colloquio finisce con una rottura. Gli Apache decidono dunque di combattere. York tenta di dare consigli a Turner, dissuadendolo dall'attaccare in campo aperto; ma questi lo accusa di codardia e lo solleva dall'incarico, relegandolo nelle retrovie. Ovviamente gli indiani hanno la meglio e spazzano il reggimento di Turner.

York prova ad organizzare la difesa nelle retrovie. Quando si vede piombare addosso gli indiani, che hanno già travolto il grosso del reggimento, teme il peggio. Ma Cochise si dimostra clemente e risparmia la vita a lui e ai suoi. Alcuni anni dopo York, promosso colonnello, è al comando del forte. Il giovane O'Rourke e Philadelphia sono sposati e hanno un bimbo. York, di fronte ad alcuni cronisti, tiene alto l'onore del defunto Turner, ma ricorda soprattutto i valorosi soldati che sono morti con lui.

CommentoModifica

Il racconto è una palese allusione alla vicenda del generale Custer a Little Bighorn.

Gli indiani, tenuto conto che Il massacro di Fort Apache è un film del 1948, vengono rappresentati da John Ford in una maniera sostanzialmente rispettosa[3]. Le loro ragioni - il diritto a vivere sulla propria terra, il mantenimento delle tradizioni - e le loro proteste contro i soprusi e le violenze dei bianchi, accoratamente esposte da Cochise durante l'incontro con il comandante Turner, non vengono offuscate dalla violenta battaglia finale, il cui esito disastroso per la cavalleria rimane peraltro da imputare in tutto alla proterva ottusità del colonnello.

NoteModifica

  1. ^ Owen Thursday in originale
  2. ^ Michael in originale
  3. ^ Dizionario dei Film 1996, a cura di Paolo Mereghetti, Baldini & Castoldi, Milano, 1996.

BibliografiaModifica

  • (EN) Richard B. Jewell e Vernon Harbin, The RKO Story, Arlington House, 1982, ISBN 0-517-546566.

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